76, Adotta un libro, La tirannia degli esperti, di William Easterly, 8 gennaio 2026
La tirannia degli esperti, di William Easterly Pag.416 Il libro ricostruisce la storia delle politiche di sviluppo mostrando come la lotta alla povertà sia stata spesso guidata da una visione tecnocratica che considera i poveri solo come oggetto di intervento, non come soggetti titolari di diritti. Easterly critica l’idea dominante secondo cui la povertà deriverebbe leggi di più
75, Adotta un libro, Meritocrazia, di Roger Abravanel, 8 gennaio 2026
Meritocrazia, di Roger Abravanel Pag.377 “Meritocrazia. Quattro proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e più giusto” analizza le cause profonde della stagnazione italiana, individuandole non solo in vincoli macroeconomici ma soprattutto nella mancanza di merito nei meccanismi di selezione, promozione e responsabilità nelle istituzioni, nella scuola e nelle leggi di più
74, Adotta un libro, Gestire progetti grandi e piccoli, di Harvard Business Essentials, 8 gennaio 20...
Gestire progetti grandi e piccoli, di Harvard Business Essentials Pag.182 “Gestire progetti grandi e piccoli. Le regole fondamentali per stare nei tempi e nel budget” della collana Harvard Business Essentials è una guida operativa pensata per manager e professionisti chiamati a guidare iniziative di diversa complessità, dai piccoli incarichi interfunzionali ai progetti strategici di lungo leggi di più
73, Adotta un libro, Bancarotta, di Joseph E.Stiglitz, 8 gennaio 2026
Bancarotta, di Joseph E.Stiglitz Pag.440 “Bancarotta. L’economia globale in caduta libera” è il grande affresco critico con cui Joseph E. Stiglitz ricostruisce la crisi finanziaria esplosa negli Stati Uniti a partire dal 2007, seguendone gli effetti dirompenti sull’economia mondiale. Il libro mostra come deregolamentazione, innovazione finanziaria opaca e fede cieca nel mercato abbiano preparato il leggi di più
72, Adotta un libro, Mefistofele, di Elido Fazi, 8 gennaio 2026
Mefistofele, di Elido Fazi Pag.160 L’opera è un pamphlet economico‑politico in cui Elido Fazi immagina di convocare Mefistofele, il diavolo del Faust di Goethe, come consulente per uscire dalla crisi economica europea. Partendo dall’idea che l’Europa del futuro – più solida sui mercati, democratica e socialmente coesa – non nascerà da un miracolo, Fazi costruisce leggi di più
Il libro ricostruisce la storia delle politiche di sviluppo mostrando come la lotta alla povertà sia stata spesso guidata da una visione tecnocratica che considera i poveri solo come oggetto di intervento, non come soggetti titolari di diritti. Easterly critica l’idea dominante secondo cui la povertà deriverebbe principalmente da carenze tecniche – infrastrutture, competenze, investimenti – correggibili da esperti e governi forti, sostenuti da istituzioni internazionali. In questa prospettiva “autoritaria”, lo sviluppo viene delegato a dirigenti considerati benevoli e a organismi tecnici che progettano dall’alto soluzioni standardizzate, legittimando regimi che comprimono libertà civili, pluralismo e responsabilità politica. Attraverso casi storici che vanno dalla Cina coloniale all’Africa post‑coloniale e all’America Latina della Guerra fredda, l’autore mostra come l’ossessione per risultati misurabili di breve periodo abbia spesso coperto violazioni dei diritti e consolidato élite estrattive. La tesi centrale è che la vera causa della povertà non sia la mancanza di competenze, ma l’assenza di diritti politici ed economici che permettano ai poveri di cercare autonomamente soluzioni, di cooperare nei mercati e di controllare il potere. Solo istituzioni inclusive, fondate su libertà individuali, stato di diritto e responsabilità democratica, possono generare innovazione diffusa, apprendimento dal basso e sviluppo sostenibile, mentre la fede nei “piani degli esperti” produce dipendenza, repressione e fallimenti ripetuti. Il libro è dunque un invito a spostare il baricentro dalle politiche per la povertà alle politiche per la libertà, restituendo voce ai poveri e limitando la discrezionalità di governi e organismi tecnici.
William Easterly (1957) è un economista statunitense specializzato in sviluppo, noto per le sue posizioni critiche verso l’aiuto internazionale top‑down e il ruolo eccessivo degli esperti nelle politiche di crescita. Dopo una lunga carriera alla Banca Mondiale, è divenuto professore di economia alla New York University e co‑direttore del Development Research Institute, affermandosi come una delle voci più influenti nel dibattito su povertà globale, istituzioni e libertà individuali.
Per l’Adozione sarà data priorità alle modalità di consegna meno onerose Per avere il libro scrivi a fedro.luparello@gmail.com … è gratuito! Per saperne di più su “Adotta un libro” cerca la omonima pagina su Facebook! Libro n.76
“Meritocrazia. Quattro proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e più giusto” analizza le cause profonde della stagnazione italiana, individuandole non solo in vincoli macroeconomici ma soprattutto nella mancanza di merito nei meccanismi di selezione, promozione e responsabilità nelle istituzioni, nella scuola e nelle imprese. Abravanel descrive un sistema dominato da familismo, raccomandazioni e protezioni corporative che soffocano il talento e scoraggiano i giovani migliori, spingendoli spesso all’emigrazione. Il saggio prende a modello i paesi che hanno investito sull’istruzione e sull’accesso competitivo alle migliori università, mostrando come la “meritocrazia dell’istruzione” diventi motore di crescita, innovazione e mobilità sociale. Il cuore del libro è costituito da quattro proposte operative: introdurre criteri trasparenti di valutazione nella pubblica amministrazione e nelle aziende; legare carriere e retribuzioni a risultati misurabili; riformare il sistema educativo per premiare impegno e risultati degli studenti; rendere “accountable” la giustizia e la burocrazia, superando la cultura del sospetto e i favoritismi che paralizzano le decisioni. Abravanel insiste sulla necessità di una nuova élite competente, selezionata per capacità e non per appartenenza, capace di guidare il paese fuori dalla bassa crescita attraverso concorrenza, responsabilità e valorizzazione del capitale umano. Il libro combina diagnosi impietosa e proposte concrete, invitando a un cambiamento culturale che restituisca al merito un ruolo centrale nella vita economica e civile.
Roger Abravanel (Tripoli, 1946) è un saggista e consulente di management italo‑israeliano, laureato in ingegneria chimica al Politecnico di Milano e poi MBA all’INSEAD. Dopo una lunga carriera in McKinsey, dove è stato direttore dell’ufficio italiano, ha ricoperto incarichi in consigli di amministrazione, svolgendo attività di advisor in private equity e partecipando a iniziative imprenditoriali ad alto contenuto tecnologico. Dal 2008 è editorialista del “Corriere della Sera” e autore di saggi sul merito, sulle élite e sulla modernizzazione economica e istituzionale dell’Italia.
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Gestire progetti grandi e piccoli, di Harvard Business Essentials
Pag.182
“Gestire progetti grandi e piccoli. Le regole fondamentali per stare nei tempi e nel budget” della collana Harvard Business Essentials è una guida operativa pensata per manager e professionisti chiamati a guidare iniziative di diversa complessità, dai piccoli incarichi interfunzionali ai progetti strategici di lungo periodo. In un contesto caratterizzato da cambiamenti rapidi e forte pressione competitiva, il libro mostra come sempre più attività organizzative vengano strutturate in forma di progetto e richiedano competenze specifiche di pianificazione, coordinamento e controllo. Vengono illustrati i passaggi chiave: definizione di obiettivi chiari e misurabili, costruzione del team, pianificazione delle attività, budgeting, gestione dei rischi e monitoraggio dello stato di avanzamento. Attraverso strumenti pratici, check-list e indicazioni concrete, il volume aiuta a impostare correttamente la fase iniziale, a guidare l’esecuzione e a valutare i risultati finali, mantenendo l’allineamento a tempi e budget concordati. Un’attenzione particolare è dedicata alla motivazione del gruppo di lavoro, alla comunicazione con gli stakeholder e alla capacità di correggere la rotta in presenza di scostamenti, così da aumentare sistematicamente le probabilità di successo del progetto. Lo stile è sintetico e orientato all’azione, adatto sia a chi si avvicina per la prima volta al project management sia a responsabili esperti che desiderano affinare metodo e strumenti.
L’edizione originale inglese, “Managing Projects Large and Small: The Fundamental Skills for Delivering on Budget and on Time”, è attribuita a Richard A. Luecke all’interno della collana Harvard Business Essentials. Luecke è autore e coautore di numerosi testi manageriali su cambiamento organizzativo, gestione dei progetti e competenze di leadership, pubblicati da Harvard Business School Press e rivolti a manager che cercano strumenti sintetici e applicabili nella pratica.
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“Bancarotta. L’economia globale in caduta libera” è il grande affresco critico con cui Joseph E. Stiglitz ricostruisce la crisi finanziaria esplosa negli Stati Uniti a partire dal 2007, seguendone gli effetti dirompenti sull’economia mondiale. Il libro mostra come deregolamentazione, innovazione finanziaria opaca e fede cieca nel mercato abbiano preparato il terreno allo scoppio della bolla immobiliare e al collasso del sistema bancario. Stiglitz racconta la “battaglia fra idee” tra chi difende le politiche che hanno aggravato la crisi e chi propone un nuovo paradigma, fondato su regole più severe, trasparenza e tutela dell’interesse pubblico. Analizza gli errori della Federal Reserve, del Tesoro americano e delle istituzioni internazionali, mettendo in luce come il costo del salvataggio di banche e finanza sia stato scaricato su contribuenti, lavoratori e ceti medi. L’opera si chiude con un’agenda di riforme per rendere il capitalismo più stabile, equo e sostenibile, indicando nelle disuguaglianze, nell’azzardo morale e nella cattiva governance i nodi da sciogliere per evitare nuove crisi sistemiche.
Joseph E. Stiglitz (Gary, Indiana, 1943) è un economista statunitense di orientamento neo-keynesiano, professore alla Columbia University e tra i principali critici della globalizzazione così come è stata gestita nelle ultime decadi. Ha ricevuto il premio Nobel per l’Economia nel 2001 per i suoi studi sulle asimmetrie informative, è stato chief economist della Banca Mondiale e presidente dei consiglieri economici del presidente Clinton, e svolge un intenso ruolo di divulgatore nel dibattito pubblico internazionale.
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L’opera è un pamphlet economico‑politico in cui Elido Fazi immagina di convocare Mefistofele, il diavolo del Faust di Goethe, come consulente per uscire dalla crisi economica europea. Partendo dall’idea che l’Europa del futuro – più solida sui mercati, democratica e socialmente coesa – non nascerà da un miracolo, Fazi costruisce un dialogo serrato con il demonio, simbolo di energia trasformativa e di rottura degli equilibri stagnanti. Nel testo vengono analizzate le politiche di austerità della Germania e della Banca centrale europea, contrapposte alle strategie espansive della “troika neo‑keynesiana” (Stati Uniti, Regno Unito, Giappone), che Mefistofele guarderebbe con favore come leva per rilanciare crescita, occupazione e investimenti. Attraverso il prisma del Faust, l’autore smaschera luoghi comuni sull’ortodossia monetaria, critica l’uso ideologico dei riferimenti culturali da parte di alcuni leader europei e propone un cambio di rotta che accetti una dose di “azzardo” diabolico pur di evitare la stagnazione secolare. Lo stile coniuga divulgazione economica, ironia e riferimenti letterari, offrendo al lettore non solo un’interpretazione originale del capolavoro goethiano, ma anche una riflessione politica sull’Europa contemporanea e sulle condizioni necessarie per un nuovo patto sociale.
Elido Fazi (Acquasanta Terme, 1952) è un economista, editore e scrittore italiano. Laureato in Economia alla Sapienza di Roma, ha conseguito un master in Economics all’Università di Manchester e ha lavorato per anni nel giornalismo economico internazionale, fino al ruolo di vicepresidente per l’Europa meridionale dell’Economist Intelligence Unit. Nel 1994 ha fondato la casa editrice Fazi Editore, diventata una delle principali realtà indipendenti italiane, e come autore si è occupato di crisi economica, finanza e temi europei, con saggi e romanzi a forte taglio critico e divulgativo.
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“Buona idea! Esercizi per il pensiero creativo” è un manuale pratico in cui Edward De Bono mostra come la creatività possa essere allenata sistematicamente, al pari di una competenza professionale. Al centro del libro c’è l’uso di parole casuali come innesco per produrre idee nuove: De Bono propone 62 giochi ed esercizi che spingono il lettore a rompere gli schemi logici abituali e a esplorare connessioni inaspettate. Le parole vengono combinate per inventare fiabe, spot pubblicitari, slogan o programmi politici, ma anche per costruire ambientazioni, personaggi e intrecci narrativi, così da esercitare la capacità di trasformare stimoli minimi in strutture di senso articolate. L’autore insiste sull’importanza del “cosa potrebbe essere” rispetto al “cosa è”: l’obiettivo non è valutare immediatamente le idee, ma generare quantità e varietà di prospettive, sospendendo il giudizio per aprire la strada all’innovazione. Attraverso attività semplici e ripetibili, il libro mira a formare abitudini mentali flessibili, rendendo più spontaneo l’uso del pensiero laterale nella vita quotidiana e nel lavoro, e facendo percepire la creatività non come talento raro, ma come abilità che chiunque può esercitare
Edward De Bono (1933-2021) è stato medico, psicologo e teorico del pensiero creativo di origine maltese, noto come “padre del pensiero laterale”. Ha studiato a Oxford come Rhodes Scholar e ha conseguito un dottorato in medicina a Cambridge, insegnando poi in università come Oxford, Cambridge, London e Harvard, oltre che in diversi atenei internazionali. Autore di oltre settanta libri tradotti in molte lingue, ha ideato strumenti di pensiero come il pensiero laterale, il metodo dei Six Thinking Hats e i programmi CoRT per le scuole, collaborando con aziende, governi e istituzioni in tutto il mondo.
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“L’organizzazione perfetta. La Regola di San Benedetto. Una saggezza antica al servizio dell’impresa moderna” utilizza l’esperienza millenaria dei monasteri benedettini come laboratorio organizzativo per rileggere problemi e potenzialità dell’impresa contemporanea. Folador mostra come queste comunità siano riuscite per quindici secoli a coniugare stabilità, efficienza e coesione, grazie a una chiara definizione di finalità, ruoli e responsabilità, e a un forte patrimonio di valori condivisi. Il monastero appare così come un modello di “organizzazione perfetta”, capace di tenere insieme dimensione produttiva, cura delle persone e senso del lavoro, in un equilibrio che parla direttamente alle aziende alle prese con complessità, cambiamento e crisi di motivazione.
Attraverso la lettura della Regola di San Benedetto, l’autore individua alcuni cardini: la centralità della comunità rispetto all’individuo, la leadership intesa come servizio, l’importanza dell’ascolto, della disciplina e della stabilità come condizioni per l’innovazione e la responsabilità diffusa. Le pratiche dei monasteri – dall’organizzazione del tempo alla rotazione dei compiti, fino alla cura degli ambienti – vengono tradotte in principi di management concreti: progettare strutture chiare, alimentare relazioni di fiducia, coniugare risultati economici e bene comune. Ne emerge un modello di impresa come progetto sociale, in cui il profitto è conseguenza di una comunità di lavoro motivata e consapevole, anziché unico fine dell’agire organizzativo.
Massimo Folador è consulente di direzione e formatore, fondatore di Askesis Società Benefit, attiva nello sviluppo organizzativo e nella valorizzazione della cultura d’impresa. Insegna Business Ethics e sviluppo sostenibile alla LIUC–Università Cattaneo, è attento studioso del monachesimo benedettino e ha pubblicato diversi volumi di management, tra cui “L’organizzazione perfetta”, “Il lavoro e la Regola”, “Un’impresa possibile” e “Verso un’economia integrale”
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“Lavorare con persone difficili” di Roy Lilley è un manuale pratico che aiuta a riconoscere e gestire i comportamenti problematici sul lavoro, trasformando le relazioni conflittuali in collaborazioni più efficaci. Le “persone difficili” vengono descritte come colleghi, capi o collaboratori che ostacolano il lavoro, creano tensioni, mettono in imbarazzo o generano clima tossico, ma anche come individui dotati di risorse che, se comprese, possono diventare un valore per l’organizzazione. Il libro propone una guida rapida ai sette classici “tipi” di personalità difficili (per esempio il dominante aggressivo, il passivo‑resistente, il perfezionista ipercritico), offrendo schede sintetiche su come riconoscerli, cosa li motiva e quali errori evitare nell’interazione quotidiana. Per ciascun tipo, Lilley suggerisce strategie comunicative concrete: tecniche per mantenere la calma, fissare limiti chiari, negoziare obiettivi, disinnescare critiche distruttive e trasformare lo scontro personale in un confronto centrato sui risultati. L’accento è posto sulla responsabilità individuale: non si tratta solo di “cambiare gli altri”, ma di modificare il proprio stile di comunicazione, sviluppando autoconsapevolezza, assertività e capacità di dare feedback in modo costruttivo. L’autore insiste sull’importanza di distinguere tra comportamento e persona, di comprendere i meccanismi di difesa che stanno dietro a molte condotte difficili e di usare queste informazioni per ridurre il conflitto e migliorare la cooperazione all’interno del gruppo di lavoro. Il testo, pensato per manager, capi squadra e professionisti, ma utile a chiunque lavori in team, combina esempi concreti, check‑list operative e consigli immediatamente applicabili, con l’obiettivo di trasformare situazioni potenzialmente paralizzanti in opportunità di crescita professionale e organizzativa.
Roy Lilley è un analista di politiche sanitarie, scrittore e divulgatore britannico, noto per i suoi lavori sulla gestione dei servizi sanitari e sulle dinamiche organizzative. È stato amministratore e presidente di enti del National Health Service, oltre che commentatore per giornali e riviste specializzate, e ha pubblicato oltre venti libri su management, comunicazione e gestione delle persone, tra cui manuali dedicati proprio al rapporto con collaboratori “difficili”
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Colazione da Socrate è un saggio divulgativo che trasforma una giornata qualunque in un itinerario filosofico, dall’alba alla notte, mostrando come ogni gesto quotidiano possa illuminarsi alla luce dei grandi pensatori. Attraverso uno stile narrativo agile e ironico, il libro invita a interrogare la propria routine come farebbe Socrate davanti a un cappuccino.
Ogni capitolo prende le mosse da un’azione ordinaria – svegliarsi, fare colazione, andare al lavoro, discutere con il partner, fare la spesa, navigare su internet – e la mette in dialogo con filosofi e correnti di pensiero diversi, da Socrate a Kant, da Nietzsche alla psicoanalisi. L’autore mostra come dietro decisioni apparentemente banali si nascondano domande radicali su identità, libertà, desiderio, senso del dovere e rapporto con gli altri.
La giornata-tipo diventa così una mappa esistenziale in cui il pendolarismo richiama il tema del destino, le riunioni sul lavoro rimandano al potere e all’autenticità, la pausa pranzo all’etica del piacere, le email e i social alla costruzione dell’io pubblico e privato. Con esempi concreti e un tono spesso giocoso, Rowland Smith suggerisce piccoli scarti di consapevolezza che possono cambiare il modo in cui si vive ciò che di solito si dà per scontato.
L’obiettivo non è insegnare teoria filosofica, ma mostrare come la filosofia possa essere uno strumento pratico per leggere meglio le proprie emozioni, le scelte lavorative, le relazioni affettive e persino le noie e le frustrazioni del quotidiano. Colazione da Socrate propone così una sorta di “manuale implicito” per vivere con più lucidità, in cui ogni gesto diventa occasione di pensiero critico e di autoesplorazione
Robert Rowland Smith (Londra, 1965) è un filosofo e saggista britannico, già Prize Fellow e poi Quondam Fellow dell’All Souls College di Oxford, dove ha studiato letteratura e si è specializzato su Derrida. Dopo una carriera nella consulenza manageriale, ha affiancato all’attività di advisor quella di autore, conferenziere e divulgatore, pubblicando saggi accademici e libri di filosofia applicata alla vita quotidiana, tra cui Breakfast with Socrates e The Reality Test, e collaborando come columnist con il Sunday Times Magazine
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La scommessa della decrescita è un saggio in cui Serge Latouche smonta l’ideologia della crescita illimitata e propone la “decrescita” come progetto politico, culturale e antropologico alternativo alla società dei consumi. Il punto di partenza è la constatazione dell’incompatibilità fra un’economia votata all’espansione infinita e un pianeta dalle risorse finite, incompatibilità che produce crisi ecologiche, sociali e culturali sempre più gravi. Latouche individua nella crescita del PIL, nel produttivismo e nel consumismo il cuore di un immaginario che riduce il mondo a mercato, omologa i modi di vita e alimenta disuguaglianze, esclusione e devastazione ambientale.
Il libro, tuttavia, non si limita alla critica: “decrescita” è una parola‑urto che serve a spezzare il fascino della crescita e ad aprire lo spazio di una diversa definizione di ricchezza e benessere, fondata sulle relazioni, sul tempo liberato, sulla qualità degli ambienti di vita, più che sull’accumulazione di merci. Latouche propone di “ripensare la società inventando un’altra logica sociale”, basata sulla relocalizzazione delle economie, sulla riduzione degli sprechi materiali ed energetici, sulla sobrietà volontaria e su forme di democrazia più partecipate e radicate nei territori. In questa prospettiva, la decrescita non è recessione subita ma scelta consapevole di rallentare per evitare un collasso brutale e per ridare senso ai legami sociali, al rapporto con la natura e alla stessa attività economica, reintegrata in un orizzonte etico ed ecologico. Il testo costituisce così una sintesi accessibile del pensiero della decrescita, una chiamata a riorientare desideri, istituzioni e politiche pubbliche, con particolare attenzione anche alle sfide del Sud del mondo, dove l’idea di sviluppo occidentale ha spesso significato dipendenza e distruzione di culture local
Serge Latouche (Vannes, 12 gennaio 1940) è un economista, sociologo e filosofo francese, tra i principali teorici della decrescita e critico radicale dell’occidentalizzazione del mondo. Professore emerito di economia all’Università Paris-Sud, si è occupato di relazioni Nord‑Sud, cooperazione allo sviluppo e antropologia economica, elaborando una critica dell’economicismo e della razionalità strumentale dominante. Nel dibattito internazionale è noto per la proposta di una “decrescita conviviale” e del localismo, che mirano a liberare le società dal dogma della crescita e a valorizzare culture, relazioni e limiti ecologici.
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“Un mondo senza povertà” è il libro in cui Muhammad Yunus estende l’esperienza del microcredito della Grameen Bank a una visione più ampia di trasformazione del capitalismo globale. Prendendo le mosse dai risultati ottenuti in Bangladesh, dove il microcredito ha contribuito a ridurre drasticamente i livelli di miseria, Yunus mostra come milioni di persone escluse dal sistema bancario tradizionale possano diventare protagoniste di percorsi di autoimpiego e sviluppo, se dotate di piccoli prestiti e di strumenti finanziari pensati per i poveri. Al centro del libro introduce il concetto di social business, una nuova forma d’impresa che utilizza le leve del mercato non per massimizzare il profitto degli azionisti, ma per risolvere problemi sociali e ambientali, reinvestendo gli utili nell’attività invece di distribuirli. Attraverso casi concreti – dalle iniziative sul cibo all’educazione, dalla sanità alle telecomunicazioni – l’autore illustra come questo modello possa diventare un punto di riferimento per governi, fondazioni, imprese e organizzazioni non profit che vogliano contribuire all’eradicazione della povertà. La tesi di fondo è che la povertà non sia un destino naturale, ma il prodotto di istituzioni economiche escludenti; modificando le regole del gioco e il modo in cui si concepisce il capitale, il capitalismo può essere ripensato in chiave più umana, giusta e sostenibile. Il libro è quindi insieme racconto di un’esperienza, manifesto teorico e manuale operativo, volto a dimostrare che un mondo senza povertà non è un’utopia retorica, ma un obiettivo politicamente e tecnicamente realizzabile se il social business viene assunto come architrave delle politiche di sviluppo
Muhammad Yunus (Chittagong, 1940) è un economista bengalese, fondatore della Grameen Bank e pioniere del microcredito e della microfinanza rivolti ai più poveri, in particolare alle donne rurali. Per il suo impegno contro la povertà ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 2006 ed è riconosciuto come uno dei principali promotori del concetto di social business su scala globale.
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Il tempo Le soluzioni per le sfide di ogni giorno, di Harvard Business School Press
Pag.100
Il consulente tascabile su come organizzare obiettivi, concentrarsi, fare ordine, delegare.
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Il Manuale del guerriero della luce è un breve testo di ispirazione spirituale e motivazionale in cui Paulo Coelho delinea la figura simbolica del “guerriero della luce”, cioè ogni essere umano chiamato a vivere con coraggio, responsabilità e apertura interiore. Non è un romanzo, ma una raccolta di brevi passaggi, quasi aforismi o parabole, che il lettore può leggere in modo non lineare, come un manuale da consultare nei momenti di smarrimento o ricerca di senso.
Il volume si apre con un prologo narrativo in cui un ragazzo incontra un misterioso maestro sulla riva del mare: da questo incontro nasce la chiamata a riconoscere il guerriero della luce che dorme dentro ciascuno di noi, e a intraprendere un cammino interiore fatto di dubbi, tentazioni, cadute e ripartenze. Da lì in avanti, il racconto si scioglie in una serie di brevi testi che descrivono atteggiamenti, errori, paure e scoperte del guerriero, sempre in bilico tra desiderio di assoluto e fragilità umana.
Il guerriero della luce non è un eroe impeccabile: conosce la sconfitta, la stanchezza, la solitudine, la seduzione del cinismo e dell’indifferenza, ma sceglie di rimanere fedele al proprio sogno e alla voce interiore che lo guida, anche quando il “clamore del mondo” sembra soffocarla. Sa che ogni battaglia esteriore è anche una battaglia interiore, e che prima di cambiare il mondo deve cambiare se stesso, imparando a riconoscere i propri limiti, ad accettare la paura, a chiedere aiuto e a valorizzare i legami con gli altri.
I brevi capitoli alternano paradossi, immagini simboliche e consigli pratici: il guerriero è invitato a comportarsi come l’acqua che aggira gli ostacoli, a coltivare la disciplina ma anche la gioia, a non vergognarsi delle proprie cicatrici, a considerare gli errori come parte del cammino. Il libro diventa così un vademecum di riflessioni sulla fede, sul coraggio di scegliere, sulla responsabilità dei propri desideri e sul dovere di non tradire la propria vocazione più autentica, trasformando la quotidianità in un terreno di esercizio spirituale.
Paulo Coelho è uno scrittore brasiliano nato a Rio de Janeiro il 24 agosto 1947, divenuto uno degli autori contemporanei più tradotti e letti al mondo. Dopo esperienze come autore teatrale, giornalista e paroliere nella scena musicale brasiliana, ha raggiunto la fama internazionale con romanzi a forte contenuto simbolico e spirituale, tra cui L’alchimista, Brida e Veronika decide di morire, spesso incentrati su viaggi iniziatici e ricerca interiore.
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Il libro “Il Tao del leader” di Max Landsberg è un manuale narrativo‑pratico che mostra come sviluppare una leadership capace di visione, ispirazione e “slancio” organizzativo, traducendo principi semplici in strumenti immediatamente utilizzabili sul lavoro. Attraverso la storia del manager Alex, seguito in un percorso di crescita professionale e personale, il testo illustra come un leader possa diventare catalizzatore di energia, responsabilità e apprendimento continuo nel proprio team.
Il racconto segue Alex, dirigente alle prese con obiettivi ambiziosi, team demotivato e cultura aziendale poco coesa; l’incontro con un mentore lo introduce a un approccio alla leadership ispirato al Tao, centrato su equilibrio, lucidità e azione essenziale.
Capitolo dopo capitolo, attraverso situazioni concrete (riunioni difficili, resistenze al cambiamento, collaboratori chiave in crisi), Alex impara a chiarire e condividere una vision credibile, trasformando obiettivi astratti in mete comprensibili e motivanti per i colleghi.
Il libro mostra come costruire team davvero produttivi: definizione di ruoli chiari, feedback costruttivi, responsabilizzazione, e capacità di collegare la performance individuale a valori comuni e a un senso di scopo più ampio.
Ogni capitolo si chiude con esercizi pratici che aiutano il lettore a trasferire i principi di Alex nel proprio contesto: riflessioni guidate, piccole azioni da sperimentare, domande chiave per migliorare l’ascolto, l’allineamento sugli obiettivi e la gestione dell’energia del gruppo.
L’autore sottolinea l’importanza di far emergere e rendere coerenti valori, comportamenti e sistemi dell’organizzazione, così che la cultura aziendale diventi un alleato del leader nel sostenere iniziativa, fiducia e responsabilità diffusa.
Nel complesso, il testo propone una leadership meno gerarchica e più “maieutica”: il leader non impone soluzioni, ma crea le condizioni perché le persone sviluppino il proprio potenziale, imparino dall’esperienza e contribuiscano in modo adulto ai risultati comuni.
Max Landsberg è un consulente e coach aziendale internazionale con oltre venticinque anni di esperienza nello sviluppo della leadership. È stato partner della filiale inglese di McKinsey & Company e ha lavorato con top manager e organizzazioni globali su strategia, talent development e performance. Autore di vari bestseller sul coaching e la crescita professionale, i suoi libri sono tradotti in numerose lingue.
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Come essere incomprensibile e confuso, di Enrico Bertolino e altri
Pag.145
“Come essere incomprensibile e confuso con chiunque su qualsiasi tema. I manuali di autodistruzione” è un finto manuale di auto‑aiuto che rovescia le regole della comunicazione efficace per mostrare, con comicità corrosiva, tutti i modi in cui ci si può rendere oscuri, prolissi e insopportabili nelle conversazioni quotidiane. Attraverso brevi capitoli, esempi paradossali e dialoghi esilaranti, Enrico Bertolino insieme a Luca e Laura Varvelli costruisce una guida “al contrario” che spiega come non farsi capire mai: frasi interminabili, abuso di tecnicismi, metafore incongrue, cambi continui di argomento e un uso strategico di luoghi comuni diventano strumenti di sabotaggio deliberato del buon senso. Il libro prende di mira riunioni di lavoro, chiacchiere da bar, talk show televisivi e discussioni familiari, smascherando vizi linguistici e tic comunicativi che tutti riconoscono, dall’iper‑prudenza burocratica al politichese, fino al gergo aziendalese più vuoto e pomposo. Il tono è leggero ma affilato: dietro la parodia del manuale motivazionale si intravede una critica alla comunicazione contemporanea, spesso sovraccarica di parole e povera di contenuti, che rende difficile orientarsi tra discorsi pseudo‑esperti, slogan e messaggi contraddittori. L’effetto complessivo è quello di un gioco meta‑comico: mentre insegna a diventare volutamente incomprensibili, il volume invita in realtà a riconoscere e disinnescare i meccanismi che, nella vita professionale e privata, impediscono una relazione chiara, diretta e onesta con gli altri.
Enrico Bertolino (Milano, 1960) è un comico, cabarettista, attore e conduttore televisivo italiano, laureato in Economia alla Bocconi e con un passato da manager nelle risorse umane. Diventato noto al grande pubblico con Zelig e numerosi programmi satirici Rai e Mediaset, affianca alla carriera artistica l’attività di formatore aziendale sulla comunicazione, definendosi “formattore” per unire comicità e formazione.
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Come essere emarginato e isolato, di Enrico Bertolino e altri
Pag.128
Il libro di Enrico Bertolino, scritto con Luca e Laura Varvelli, è un finto manuale di “autodistruzione” che spiega con taglio umoristico e paradossale come riuscire a rendersi insopportabili in ufficio fino a diventare del tutto emarginati e isolati dai colleghi. Attraverso consigli rovesciati – quindi da NON seguire nella vita reale – gli autori mettono in scena tutte le cattive pratiche relazionali: dall’egoismo sistematico all’incapacità di collaborare, dal pettegolezzo maligno alla passività sabotatrice, fino all’arte di scaricare responsabilità e colpe sugli altri. Ogni capitolo parte da situazioni tipiche dell’ambiente di lavoro contemporaneo e le estremizza in chiave satirica, smontando linguaggi manageriali, rituali aziendali, riunioni inconcludenti e mode motivazionali. Il tono è leggero ma pungente: dietro la maschera della comicità emerge una critica al conformismo d’ufficio, alle gerarchie ottuse e ai comportamenti tossici che avvelenano i rapporti interpersonali. Il lettore è accompagnato in un percorso di identificazione rovesciata: ridendo di questi difetti ne riconosce alcuni anche in sé o nei colleghi, e può così riflettere, per contrasto, su che cosa significhi davvero lavorare bene con gli altri, valorizzando competenza, ascolto e responsabilità condivisa
Enrico Bertolino è un comico, cabarettista, attore e autore nato a Milano il 4 luglio 1960, laureato in Economia alla Bocconi e con un passato nel settore bancario e della consulenza. Dagli anni Novanta è volto noto della televisione e del teatro satirico, autore di spettacoli e libri che uniscono umorismo e osservazione critica della realtà contemporanea
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Sul lettino di Freud intreccia le vicende di tre psicoterapeuti della California, Seymour Trotter, Ernest Lash e Marshal Streider, ciascuno alle prese con dilemmi etici, ambizioni e fragilità personali. Trotter, anziano patriarca della comunità psichiatrica, precipita nella rovina dopo il rapporto ambiguo con una giovane paziente, mentre il giovane Lash sperimenta una terapia fondata sulla completa sincerità con il paziente Justin, scelta che innesca conseguenze impreviste sulla vita di tutti i coinvolti. Attorno a loro si muovono pazienti manipolatori, coniugi feriti e aspiranti vendicatori, che mettono alla prova i confini tra cura e abuso, verità e menzogna, desiderio e responsabilità professionale. Il romanzo, costruito quasi come un “giallo senza morto”, esplora con ironia e tensione narrativa il potere della psicoterapia, le sue derive e il rischio sempre presente di confondere il lettino con il palcoscenico dei bisogni più nascosti di terapeuti e pazienti.
Irvin D. Yalom (Washington, 1931) è psichiatra, psicoterapeuta esistenziale e scrittore statunitense, professore emerito di Psichiatria alla Stanford University. È autore di saggi fondamentali sulla psicoterapia di gruppo e di celebri romanzi che intrecciano filosofia, clinica e interrogativi sull’esistenza, tra cui Le lacrime di Nietzsche, La cura Schopenhauer, Il problema Spinoza e Sul lettino di Freud.
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L’arte di correre è un memoir in cui Murakami intreccia il racconto della propria vita di scrittore con la pratica quotidiana della corsa di fondo, soprattutto maratone e ultramaratone. Partendo dalla decisione di chiudere il suo jazz bar per dedicarsi alla scrittura, l’autore mostra come la corsa diventi disciplina, rituale e strategia di sopravvivenza per reggere le fatiche fisiche e mentali del lavoro letterario. In una serie di brevi capitoli-annotazioni, segue i propri allenamenti nel tempo, riflette sull’età che avanza, sui limiti del corpo, sull’importanza di mantenere un ritmo costante e una motivazione interiore che non dipenda dai risultati. Correre e scrivere, per Murakami, condividono la stessa etica: perseveranza, solitudine, accettazione della fatica, capacità di trasformare chilometri e pagine in un progetto di lungo periodo, fino a fare della corsa un modo per ripulire le “tossine” prodotte dall’atto creativo e dare forma, passo dopo passo, alla propria identità.
Haruki Murakami (Kyoto, 1949) è uno scrittore e traduttore giapponese, tra i più noti al mondo. Dopo aver gestito un jazz bar a Tokyo, esordisce nel 1979 e raggiunge il successo internazionale con romanzi come Norwegian Wood, 1Q84 e Kafka sulla spiaggia.
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