Fare politica, non pensavo fosse così difficile, di Paolo Luparello

27 Aprile 2017 in Noi la pensiamo così, Prima Pagina

Fare politica, non pensavo fosse così difficile, di Paolo Luparello

Io credo che ognuno di noi fa politica. Fa politica nel momento in cui esprime una opinione, ma anche quando non la esprime di fronte a un qualsiasi accadimento.
Questo tipo di politica, però, non è quella che normalmente si intende per “fare politica”.
Fare politica è prevalentemente inteso come impegnarsi per gestire la cosa pubblica, aderendo a una formazione politica e anche candidandosi a delle elezioni (amministrative, regionali, europee, politiche).
Passare dalla politica di opinione, la prima, alla politica militante, la seconda, determina un cambiamento di prospettiva, per molti, che non immaginavo e che sto toccando con mano in queste elezioni amministrative palermitane del 2017.
Un cambiamento di prospettiva che sembra portare a galla le peggiori pulsioni dell’animo umano.
Troppa gente che sto incontrando, gente della quale mi onoro di essere amica, o quantomeno frequentatore abituale, appena gli parli di politica e di governo della città sembrano obbedire a dei riflessi condizionati come il famoso cane di Pavlov.
Tutti i candidati diventano pusillanimi, assetati di potere, abbagliati dal dio denaro in nome del quale venderanno ideali, valori e, naturalmente, cittadini.
Per chi ha deciso di non andare a votare non c’è differenza alcuna tra un candidato e l’altro, o sarà un filibustiere del quale si immaginano le future nefandezze, o si tratterà di una povera animella che verrà divorato dai filibustieri. Non c’è remissione di peccati. Non c’è futuro. La rivoluzione è naturalmente l’unica soluzione, ma non si capisce chi la dovrebbe fare atteso che il mondo, secondo loro, si divide in filibustieri e povere animelle.
Per chi invece ha deciso di andare a votare, le idee sono invece chiarissime. Il proprio candidato o è il migliore in assoluto o è il meno peggio. Tutti gli altri rientrano nelle categorie già individuate da chi ha deciso di non andare a votare.
Non si presta la minima attenzione ai programmi. Importa soltanto se il candidato è stato colto in castagna e ha copiato il programma di qualche candidato di altre latitudini, ma se quello che propone soddisfa o meno le attese del cittadino non è dato sapere, dando per scontato che si tratta di mere promesse delle quali nessuno si ricorderà.
Possibile che tutto venga buttato in caciara? Possibile che non si abbia la pazienza di ascoltare e di guardare negli occhi chi ti propone un progetto e ti dica come intende realizzarlo, e di valutare se la persona che hai difronte merita o meno la tua fiducia?
Così come io ho deciso che non posso più aspettare le rivoluzioni altrui, o la congiunzione siderale che farà si che coloro che hanno sempre operato male rinsaviscano e comincino a operare bene, e ho deciso di impegnarmi in prima persona, penso che altre persone come me hanno maturato la stessa decisione e quindi non si può trattare tutta l’erba come un fascio.
Proviamo ad ascoltare. Proviamo a capire chi abbiamo davanti. Proviamo a considerare chi vuole realizzare un progetto diverso dal nostro, che non sia una dittatura naturalmente, non un avversario da abbattere ma un concorrente al quale augurare un buon vento.
Io non temo Leoluca Orlando sindaco, penso solo che nei prossimi 5 anni non farà nulla di diverso di quello che ha fatto in questi ultimi 5 anni e quella nella quale ho vissuto non è la Palermo che vorrei sul piano della pulizia, del decoro, della vivibilità, dell’ordine, e parlo solo delle cose che mi stanno a cuore da cittadino che vuole vivere pienamente la propria città.
Io non temo Forello sindaco, il candidato del Movimento 5 Stelle, non lo conosco e non conosco il suo programma, so soltanto che non ci si può proporre al governo di una città soltanto sulla base di slogan e Palermo è una città che ha bisogno di dialogo e di ascolto.
Io non temo nessun altro candidato sindaco se dovesse diventare il nuovo sindaco di Palermo, spero soltanto che si adopererà per il bene dei Palermitani.
Io ho scelto di appoggiare Fabrizio Ferrandelli e il movimento dei Coraggiosi. Da lui mi aspetto molto. Lui ha deciso che a Palermo vuole far crescere e vivere i suoi figli e questo è un obiettivo che mi fa sperare bene. Lui ha una visione per il futuro di Palermo ed è una visione che non guarda soltanto all’oggi e al domani ma che guarda oltre, guarda a quel ruolo che Palermo ebbe nella storia e che può tornare ad avere solo se tante persone di buona volontà lo vorranno.
Ognuno scelga il candidato che più gli aggrada, non demonizzi l’avversario, non trasformi in una “plaza de toros” quella che è la festa della democrazia.
Buon voto a tutti!