Mah! Boh! Riflessioni di un moderato, del 17 ottobre 2018, mercoledì

17 ottobre 2018 in Post ad hoc, Prima Pagina

L’articolo dal quale prendo spunto per queste riflessioni ci dà il senso del tempo che stiamo vivendo e un commento di dati e informazioni prodotte dall’Amministrazione regionale siciliana diventa addirittura una “inchiesta” secondo la testata che lo pubblica. Ma a parte l’iperbole giornalistica, il tema affrontato è serio e merita qualche riflessione.

Dipendenti vecchi e non ‘aggiornati’ Così la Regione cerca nuove forzehttp://tiny.cc/9os6zy

Le risorse, per definizione, sono sempre scarse e se ogni manager disponesse di tutte quelle che servono (finanziarie, umane, strumentali) la loro vita sarebbe molto facile, e invece leggendo un po’ la storia dei grandi manager che vengono sempre indicati a esempio, ci si rende conto che per raggiungere i risultati che si prefiggevano, e che poi hanno raggiunto, non disponevano di tutto ciò che serviva loro e c’hanno messo del loro per raggiungere il successo e quando parlo di “metterci del loro” intendo in termini di creatività, visionarietà, network relazionale, pensiero laterale, intelligenza emotiva e quant’altro fa parte del loro bagaglio umano e professionale per raggiungere il successo.

Passando dai casi di successo alla nostra, spesso grama, realtà, quella della Regione Siciliana, ci rendiamo invece conto che pochi sono i casi di successo, i casi di quelle figure che sono in grado di poter dire “veni, vidi, vici” grazie alle proprie capacità manageriali e di leadership. Un presidente degli Stati Uniti d’America usava ripetere “fate quel che potete, con quello che avete, dove voi siete”. Così non sembra essere per molti top manager della Regione Siciliana i quali non sembrano in grado di portare a casa il minimo risultato se non viene soddisfatta la loro richiesta di personale, richiesta che anche ai tempi del presidente Musumeci viene tradotta a tamburo battente in trasferimenti di massa di personale, lamentandosi pure che se non fosse per una norma che limita gli spostamenti a 50 km tutto il popolo dei dipendenti regionali sarebbe trasferito ovunque serva, ma serva a fare che cosa?

Prima di chiedere delle unità di personale il “manager” di turno:

  1. ha monitorato come viene utilizzato il personale di cui dispone?

  2. ha verificato se possono essere introdotti nei propri processi lavorativi delle soluzioni organizzative in grado di aumentare la produttività, eliminando anche attività oramai desuete e superate?

  3. ha valutato quale è il konw-how che il personale richiesto deve possedere e quanto tempo ci vorrà, qualora non lo possedesse, per formarlo prima che possa realizzare le attività per le quali è stato trasferito?

Evidentemente il Presidente della Regione, al quale il top manager rappresenta le proprie esigenze, dà per scontato che tutto ciò sia stato fatto e ritiene che la richiesta di personale che gli perviene sia il “distillato” di una analisi articolata. Purtroppo spesso così non è e il top manager, e i suoi collaboratori, avanzano le proprie richieste in forza della cosiddetta “conoscenza asimmetrica”, per intenderci quella che c’è tra un acquirente e un venditore.

Ma immaginiamo pure che l’analisi sia stata condotta e che le richieste siano fondate e torniamo al contenuto “dell’inchiesta” giornalistica dalla quale siamo partiti.

Ma qualcuno crede realmente che le categorie di lavoratori più richieste (funzionari e istruttori), in gran parte alla soglia della sessantina di anni, possa essere presa da una città, trasferita in un’altra, senza avere dirittto ad alcuna agevolazione in grado consentire il “trasloco familiare”, rendersi disponibile alla formazione in una materia spesso nuova e produrre i risultati che il top manager spera?

Più che una volontà di raggiungere dei risultati, a me pare che si tratti di un modo per giustificare un fallimento annunciato. E tutto questo è molto triste.

Da ogni nuovo Governo ci si attende un cambio di passo, un nuovo approccio, una visione che riesca a coinvolgere anche chi è già avanti con gli anni, e invece niente.

Il rinnovo contrattuale atteso da oltre 10 anni, sia dalla dirigenza sia dal comparto, potrebbe essere l’occasione per lanciare un progetto per una nuova Regione Siciliana e che anche se in presenza di modeste risorse potrebbe motivare buona parte del personale se si proponesse un nuovo modello organizzativo, la valorizzazione delle risorse, un salto di qualità nei metodi di lavoro, e invece anche l’occasione contrattuale viene gestita come un adempimento, un vecchio rito, un modo per elargire un tozzo di pane … perchè di questo parliamo per le categorie A e B.

Sarà un’altra occasione persa?

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