Nuovi dirigenti nei consorzi di bonifica della Sicilia, del 08.12.2013, domenica

Come è andato a finire questo restauro?, del 29.11.2013, venerdì

Il sindacato batte un colpo … dove?, del 29.11.2013, venerdì

Bagheria e le sue lauree, del 13.07.2013, sabato

Come difenderci dai continui attacchi? Le domande alle quali rispondere, del 02.07.2013, martedì

Lo hanno detto a noi, del 04.07.2013, giovedì

Riceviamo e pubblichiamo

Intervista sugli effetti della sentenza della Consulta nel percorso di riforma delle Province siciliane a Massimo Greco

La Corte costituzionale nella camera di consiglio del 3 luglio ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle disposizioni di legge contenute nel cosiddetto decreto salva-Italia che accorpa le Province. Chiediamo al Dott. Massimo Greco, componente del gruppo di studio regionale sul riordino dell’ente intermedio, le ricadute sull’ordinamento siciliano.

Che effetti si avranno in Sicilia da questa sentenza della Consulta?

Se la sentenza, i cui contenuti si conosceranno nei prossimi giorni, si limita a dichiarare l’incostituzionalità delle disposizioni del decreto salva-Italia per violazione dell’art. 77 Cost., in relazione agli artt. 117, 2° comma lett. p) e 133, 1° comma Cost., in quanto il decreto-legge, atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, è strumento normativo non utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema quale quella prevista dalle norme censurate nel presente giudizio, non vi sarà alcun effetto sulla programmata riforma siciliana. Se, invece, dalla sentenza dovessero emergere altri profili di costituzionalità potrebbero esserci delle interferenze sul cammino di riforma regionale intrapreso.

Quindi nel resto d’Italia assisteremo al ritorno delle Province attualmente commissariate?

In teoria sì, perché i commissariamenti sono stati operati sulla base di una legge annullata dalla Corte Costituzionale. In attesa di una riforma organica del sistema delle autonomie locali, veicolata attraverso gli strumenti normativi adeguati, gli organi di governo delle Province dovranno essere restituiti ai rispettivi corpi elettorali, pena la violazione di fondamentali principi di autonomia politica e di rappresentatività democratica degli enti territoriali di governo.

Ma perché in Sicilia non si potrà usufruire del medesimo trattamento?

Per il semplice motivo che ad essere annullata dalla Consulta non è la legge regionale ma la legge statale. Peraltro, bisogna aggiungere che l’ordinamento siciliano non prevede come nel resto d’Italia le Province ma i Liberi consorzi di comuni. Inoltre, come già affermato dall’Alta Corte per la Regione Siciliana nel 1955, gli articoli 114, 118, 128, 129 e 133 della Costituzione non sono applicabili per la Sicilia date le speciali disposizioni degli articoli 15 e 16 dello Statuto, che facendo parte delle legge costituzionali della Repubblica ai sensi e per gli effetti dell’art. 116 della Costituzione prevale, per un principio generale, sulle disposizioni diverse della stessa Costituzione.

E quindi?

Quindi si continuerà nello studio per arrivare ad una riforma del sistema regionale delle autonomie locali che passi, auspicabilmente, attraverso l’adeguamento dello Statuto. In assenza di una modifica dello Statuto qualunque ipotesi di riforma dell’ente intermedio oltre a rischiare di rappresentare un corpo estraneo all’ordinamento degli enti locali, rischia di inciampare sull’incostituzionalità. Nel gruppo di lavoro di cui faccio parte sto cercando di convincere i colleghi di rinviare la scadenza del 31 dicembre 2013 pur di arrivare con una riforma completa e inattaccabile sia sul piano della coerenza ordinamentale che su quello della conformità costituzionale/statutaria.

Pensa di riuscirci?

Il gruppo di lavoro si limiterà a consegnare entro l’estate una proposta al Governo regionale, ma la decisione finale spetterà ai 90 inquilini dell’ARS che, in disparte le pregiudiziali mediatiche, potranno razionalmente rivedere la posizione fin qui assunta a maggioranza.   

Lo hanno detto a noi, del 09.06.2013, domenica

Riceviamo e pubblichiamo

“Una volta tanto non vorrei parlare della nostra Amministrazione.

Ti inoltro l’e-mail inviata all’URP del MIUR e relativa al reclamo per la cattiva gestione delle prove selettive alla facoltà ad accesso programmato, con la richiesta di pubblicarla.

Mi piacerebbe capire cosa posso fare; infatti, lo spostamento della data del viaggio mi costerebbe circa 40 euro, che per tre trasporti, sommano 120 €.

Ci sono altre prenotazioni che saltano, cogliendo l’occasione per fermarsi tre giorni nella località prescelta, ma credo che queste non siano rivendicabili.

Ciao

 

Testo della mail inviata

 

A: <urp@istruzione.it>

Oggetto: Slittamento date prove di selezione a Facoltà ad accesso programmato: reclamo

Sono la mamma di una candidata e la notizia pubblicata oggi, relativamente allo slittamento a settembre delle prove di selezione programmate per luglio per alcune facoltà a numero chiuso, mi lascia molto perplessa per diversi motivi.

In primo luogo, mi riferisco alla tempistica: aspettare l’ultimo giorno utile per l’iscrizione per prendere una decisione del genere è alquanto fuori luogo.

Inoltre, fare un comunicato stampa che anticipa la modifica di un decreto non è, dal punto di vista amministrativo, assolutamente corretto, in quanto il cittadino potrebbe avere fondati dubbi che le cose possano ulteriormente cambiare e, di conseguenza, non è in grado di prendere alcuna decisione consequenziale.

Tale modus operandi, sin dall’inizio, ha manifestato molta inadeguatezza nel gestire l’informazione (esami ad aprile, esami a luglio, esami a settembre), dimostrando scarsa considerazione degli effetti che si producono e dei danni, anche economici, agli interessati.

Questi ultimi, infatti, sono di tre ordini:

– incertezza nella pianificazione delle attività;

– anticipo delle tasse per gli esami;

– prenotazioni varie in fumo (aeree, di alberghi, di trasporto ferroviario, ecc.)

Avendo già prenotato il volo di A/R per mia figlia e di ritorno per l’accompagnatore (in una data diversa da quella che sarebbe stata opportuna, visto che l’accompagnatore già studia nella sede scelta degli esami per l’accesso programmato), chiedo se il MIUR conta di farsi carico della mediazione con i gestori dei mezzi di trasporto per una variazione delle date di viaggio a titolo gratuito o pensa di rimborsare direttamente il danno arrecato alle persone coinvolte.

Ancora, evidenzio che non potrò procedere ad alcuna modifica sino alla pubblicazione del decreto.

In ultimo, vorrei esprimere il mio disappunto nel constatare che, nonostante i proclami e le leggi, la pubblica amministrazione continua a comportarsi come se fosse al di sopra di tutto e deus ex machina che tutto decide sulla pelle dei cittadini, solo perché viene danneggiata dalle sue stesse decisioni; mi riferisco, in particolare , all’articolo de La Repubblica che motiva tale slittamento con un crollo delle iscrizioni sino al 70% in alcune Facoltà.

In attesa di una risposta che spero sia tempestiva, e non nei termini di legge,

porgo

Distinti saluti”

Ad ascoltare i telegiornali di oggi ne danno un taglio positivo. Più tempo per per gli esami di Stato e per prepararsi ai quiz … ma la vera ragione sembra essere stata il calo del numero degli iscritti. In questo modo si vuole provare a recuperare ancora qualche studente. Ma qualunque sia la ragione vera finisce sempre che chi rispetta le regole finisce sempre per essere gabbato. Ci deve servire da insegnamento anche a noi. Dietro i nostri ritardi o le nostre dilazioni c’è sempre qualcuno che poi ne paga le conseguenze! (Fedro)

Per la verità, ho letto anche che lo slittamento delle prove selettive sia principalmente da imputare agli effetti un po’ incerti circa i criteri applicativi del nuovo bonus previsto per gli studenti più bravi, da sommare al punteggio ottenuto agli esami di maturità. Sembra infatti che l’attuale metodo finirebbe per privilegiare alcune posizioni, rispetto ad altre, in maniera assolutamente slegata dall’effettivo merito degli studenti.

Il tempo in più servirebbe appunto ad apportare i dovuti correttivi per evitare incongruenze e palesi ingiustizie.

Evidentemente, appena si comincia a parlare di “merito”, anche il settore Istruzione scolastica e non solo l’Amministrazione regionale entra in crisi….(Romeo)

 

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