L’importanza di chiamarsi Jannik, di Fedro, del 3 novembre 2025

Novembre 3, 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina

Da un paio d’anni seguo il tennis con una costanza che non avrei mai immaginato. E il motivo ha un nome e cognome: Jannik Sinner.
Nella mia vita ci sono stati altri tennisti che mi avevano acceso la curiosità – Adriano Panatta su tutti – ma ai tempi era un’altra storia: poche partite in TV, pubblicità quasi zero, e la sensazione che il tennis fosse uno sport per pochi fortunati.

Oggi tutto è cambiato, e no, non è solo merito della tecnologia o dello streaming. Jannik Sinner è un fenomeno difficile da spiegare. Sembra venuto da un altro pianeta, ma con la semplicità disarmante di chi resta profondamente umano. È il tipo di eroe che tutti, almeno una volta, vorremmo essere: concentrato, gentile, tenace.

Ogni volta che scende in campo sembra rendere tutto facile, anche se io so bene che quel tipo di tennis è un’altra dimensione. La mia personale esperienza tennistica, durata la bellezza di trenta minuti, mi è bastata per capire quanto sia complicato mandare la pallina esattamente dove vorresti. Da allora ho deciso che il mio ruolo è quello dello spettatore affascinato. E con Jannik, credetemi, è uno spettacolo continuo.

Non so per quanto durerà questa infatuazione sportiva, ma so che finché ci sarà, mi farà battere il cuore. Seguire uno sport, anche senza praticarlo, può essere sorprendentemente appagante. Perché oltre ai colpi vincenti, ciò che colpisce davvero è l’umanità di certi campioni. Gente come Sinner riesce a ispirarti anche fuori dal campo: ti ricorda che dietro ogni grande atleta può esserci, semplicemente, una bella persona.

(EdS)