Io la penso così, di Paolo Luparello, del 11.02.2017, sabato

11 Febbraio 2017 in Prima Pagina, Rassegna stampa

Io la penso così, di Paolo Luparello, del 11.02.2017, sabato


Basta. Non se ne può più. La politica non può essere soltanto un rivendicare la propria onestà, l’impegno anti mafioso, l’impegno anti corrotti, l’impegno contro l’inquinamento ambientale e quant’altro. Sembra che chi fa politica oggi debba smarcare una sorta di lista di controllo e dichiarare il suo essere contro tutto ciò per cui è necessario essere contro secondo la moda del momento. Io credo che la politica, un certo modo di fare politica, abbia dimenticato l’uomo. Ma non l’uomo ideale che si vorrebbe far vivere nel migliore dei mondi possibili dove tutto funziona e l’unico problema è dedicarsi nel tempo libero alla pesca o al calcetto, ma l’uomo reale, con tutti i suoi problemi e le sue paure sul futuro che lo attende. Certi politici, troppi, hanno smesso di guardare alla società che si vorrebbe dalla parte degli ultimi, di quelli in difficoltà, di quelli che hanno paura della comunità in cui vivono o vivranno la loro terza età. Politici timorosi di apparire “provinciali” accettano la globalizzazione, il punto di vista delle multinazionali e delle grandi imprese, confidando nel fatto che la ricchezza prodotta da questi andrà a finire nelle tasche di tutti i cittadini. Sbagliato. La politica, abdicando alle lobbies dei capitali finanziari, ha favorito l’accentuarsi della diseguaglianza sociale, con la ricchezza sempre più nelle mani di pochi individui e lasciando ampi strati della popolazione nella povertà e nell’indigenza. Un fenomeno non soltanto italiano. La situazione descritta nell’articolo che propongo è simile a quella di tante nostre città. In Francia c’è ancora qualcuno che si interessa dei problemi della gente, mentre in Italia si perde tempo appresso alle “patate bollenti” o alle auto candidature di improbabili leader buoni soltanto per farsi i cazzi propri e costruire la loro immagine. Basta. Occupiamoci dei problemi reali. I problemi che toccano ognuno di noi e quelli che vivono vicino a noi, in questo modo finiremo per occuparci di tutti, ma dalla parte giusta della piramide!

Articolo apparentemente corretto ma che parte dal presupposto che la crescita di alcuni indicatori economici sono da considerare automaticamente buoni per tutti i cittadini. L’articolo de Il Sole 24 Ore guarda alla situazione del Paese dal punto di vista delle imprese che guardano ai lavoratori come un mero fattore della produzione. A quando una politica che guarda a indicatori sociali molto più importanti per il benessere del popolo?

Mi auguro, per il bene della città, che i rilievi sollevati dalla Corte dei Conti vengano superati, anche se resta il fatto che di questo “immane” sforzo di risanamento, che sembra essere costato centinaia di milioni di euro ai cittadini che le tasse le pagano, la città non è ha goduto in termini di igiene, decoro e ordine. La mancata lotta all’evasione fiscale e il basso tasso di pagamento delle multe danno il senso della volontà di Orlando di lasciare stare le materie spinose “politicamente” parlando. Probabilmente se a tutti i cittadini venisse chiesto di pagare il dovuto forse finalmente ci si attenderebbe molto di più dall’Amministrazione comunale in termini di servizi!

Che in Sicilia tutto sia più difficile non sembra esserci ombra di dubbio. Tendiamo sempre a complicare tutto. Anche in tema di appalti pubblici non facciamo differenza. Le opere pubbliche si sanno quando vengono individuate ai fini della realizzazione ma non si sa quando partiranno i lavori e quando le opere entreranno in funzione. Questo articolo che commento non aiuta però la comprensione del fenomeno e serve soltanto al lettore poco avvezzo al tema a farsi un’idea sbagliata della faccenda. A leggere l’articolo sembrerebbe che la colpa delle lungaggini sia da ascrivere alla solita burocrazia che mette in mezzo lacci e laccioli per finalità indicibili, anche se nello stesso articolo si fa presente che spesso, sempre, le lungaggini sono determinate dai ricorsi pendenti davanti ai tribunali amministrativi, ricorsi ai quali fanno ricorso le imprese che nei bandi e nella normativa sugli appalti trovano il modo per far valere le proprie ragioni, non sempre fondate. Se i bandi sono fatti male la colpa può essere imputata alla burocrazia, ma se la burocrazia applica norme poco chiare e di facile contestazione la colpa non può essere che ricondotta al legislatore e quindi a una certa politica. Ogni appalto ha una storia a se e sarebbe interessante che i giornalisti di inchiesta (esistono ancora?) andassero a spulciare le carte degli appalti e intervistassero i vari “attori”. Magari scoprirebbero qualcosa di interessante!

Cosa ha fatto in oltre 4 anni Crocetta in tema di rifiuti, una delle più grandi fonti di spreco di denaro pubblico? Se Crocetta sente di avere tutte le carte in regola per ricandidarsi alla guida della Regione dovrebbe dire come ha mutato la gestione dei rifiuti e quali economie ha realizzato. A quando la presentazione di un bel libro bianco con i numeri dei risultati raggiunti e che pongono la sua Amministrazione tra le migliori del mondo?

La pagina quotidiana della vergogna.