Riflessioni del viandante … 13 giugno 2015, di Paolo Luparello
13 Giugno 2015 in Contributo, Prima Pagina
Oggi non ero certo che sarei risalito a Montepellegrino. Pensavo che la famiglia avrebbe voluto andare al mare. E invece, il cielo velato di questi giorni ha fatto scartare il primo appuntamento con il mare … e acchianata è stata.

Questa volta, quindi, non ne ho dato l’annuncio su Facebook e l’acchianata l’abbiamo fatta in due. Io e mia figlia, la compagna perfetta … segue tutte le andature, basta non correre, e ti ripaga sempre con un sorriso che ti allarga il cuore.
La passeggiata oggi è iniziata prima del previsto, ma solo di un quarto d’ora e alle falde di Montepellegrino non abbiamo atteso le 8,30 … visto che non mi aspettavo che qualcuno potesse esserci a quell’ora e oggi.
Palermo in questo sabato è sembrata una città in vacanza. Possibile che la chiusura delle scuole faccia crollare il movimento? Capisco che è sabato, ma sembrava già di essere in una di quelle giornate dell’assolata estate palermitana in cui non incontri nessuno … neanche a pagarlo.
Abbiamo fatto la prima fermata al bar Alba di piazza Don Bosco per un caffè, … buono! …, e poi di nuovo in marcia verso la meta.
Durante l’escursione di oggi ho potuto avere la conferma che a Palermo il significato delle strisce pedonali non è lo stesso che nel resto d’Italia. Nel breve volgere della camminata cittadina odierna ho avuto modo di notare che ci sono persone che scientificamente posteggiano sulle strisce. Sono stato testimone delle gesta di un tizio che in via Imperatore Federico è arrivato e ha posteggiato sulle strice pedonali da un lato della strada, è sceso dall’auto e dopo averla chiusa ha attraversato sulle strisce per andare ad aprire un’altra auto posteggiata sul lato opposto della strada, sulle medesime strisce, e andarsene via. Le strisce per questo tizio devono essere quindi una sorta di area riservata … anchio voglio una simile area riservata!
Anche sulla vecchia scala per Santa Rosalia il traffico dei viandanti si è ridotto di molto. Pochissime le persone che abbiamo incontrato sia in salita che in discesa. I luoghi sono quelli di sempre, e come potrebbe essere diversamente, cataclismi a parte, e anche la munnizza è sempre quella … chissà chi si deve occupare della pulizia e chissà con quale frequenza, me lo chiedo sempre e aspetto sempre una risposta … da chi? Quando siamo giunti al cippo per scollinare verso il santuario mi è venuto in mente di proporre agli amici palermitani di Facebook una pulizia straordinaria della scala vecchia e delle zone antistanti … chissà se la soprintendenza ai beni culturali ci darebbe il nulla osta … si tratta di rifiuti assimilabili sicuramente a reperti storici!
Lasciata la non tanto caotica città, l’acchianata concilia riflessioni che prendono spunto da pensieri che vagano per la mente ma anche da recenti fatti di cronaca.
I diecimila suicidi che dal 2011 a oggi si sono registrati in Grecia è una realtà che mi ha scosso molto. Persone che verosimilmente conducevano una vita simile alla nostra, fatta di esigenze che venivano soddisfatte con il reddito fornito da un impiego o da un esercizio commerciale o da una impresa. Persone che di fronte al crollo del mondo che stava loro attorno, non sono riuscite che a trovare una soluzione finale … la soluzione finale che è certamente un libero arbitrio (io sono a favore dell’eutanasia) ma che in questi casi è stata determinata dalla mancanza di una via d’uscita. Essere sfrattati dalla propria casa, vedersi precipitare, insieme ai propri cari, nella indigenza, vedere venire meno tutte le certezze sulle quali si era immaginata la propria vita. Anche in Italia succede tutto questo … ma se ne scrive poco. Il messaggio che deve passare è che la crisi sta finendo e che la ripresa è oramai avviata … quanti morti sono rimasti sul campo?
Temo la povertà. Per me la povertà non è non potermi permettere l’ultimo I-phone. Non è dover rinunciare all’abbonamento Sky “All-inclusive-che-più-inclusive-non-si-può”. Non è non poter fare il viaggio che tutti gli altri fanno. Per me la povertà è non aver un tetto, non avere cibo a sufficienza per i miei cari, non poter assicurare loro le cure necessarie, non poter far studiare i miei figli. Ci sono tante cose alle quali si può rinunciare, anche se ci sono persone che si sentono nel bisogno per quello che ad altri appaiono come “minchiate”, ma al di sotto di una certa soglia non si può proprio andare … salvo appunto cadere nell’indigenza e soprattutto perdere l’autostima che ti porta ad avere la certezza che sei un fallito.
Le società moderne non sfuggono alle leggi della biologia. Certe popolazioni si sviluppano fino a quando ci sono risorse sufficienti alla loro crescita. Quando le risorse non sono più sufficienti a tutta la popolazione o si hanno le migrazioni o la popolazione muore o si hanno entrambi i fenomeni. Le società degli umani non dovrebbero arrivare a questi estremi, almeno non hai nostri tempi in cui certi fenomeni si conoscono ed esistono gli strumenti per governarli.
Ma i sistemi di controllo non sempre funzionano e quando a governare le società sono persone che pensano prima al superfluo piuttosto che all’essenziale e che pensano a rubare piuttosto che a interessarsi del bene comune, viene messa in discussione la sicurezza sociale.
Facebook è uno strumento potentissimo, che a detta di Umberto Eco a dato voce a un popolo di imbecilli (mi riservo però di apporfondire la lettura degli articoli sulla faccenda perchè stimo Eco scrittore), che ha di buono che lascia intravedere le emozioni vissute dagli “amici” attraverso i loro post, i loro commenti … e tramite Facebook è chiaro quanto siano invisi i ladri e i politicanti attaccati alle poltrone, quanto siano indigesti i ricchi appannaggi di chi occupa care pubbliche … non so però se tutti gli amici si rendano conto che questi ricchi appannaggi, e le ruberie, hanno portato al fallimento il nostro Paese, la nostra Regione, il nostro Comune … il cui fallimento poi viene pagato da tutti noi … quello che è successo in maniera più evidente in Grecia, in parte anche in Spagna, e in maniera più strisciante anche da noi.
Chi ruba, chi sperpera, è un cancro che distrugge la carne viva della comunità fatta da me, da Ignazio, da Dario, da Enzo, da Silvia, da Alessandro, da ognuno di noi.
E se fossimo noi i veri colpevoli di tutto questo sfascio?
Meno male che siamo arrivati al santuario. Solite foto di rito … anche un selfie con la mia stupenda Silvia. Le spremute di arancia con granita ci attendono in piazza. I cattivi pensieri vengono per il momento relegati in qualche spazio profondo della mia mente e mi godo questi pochi minuti di ristoro.
Ci avviamo verso la discesa e di buon passo raggiungiamo casa … cosa scriverà oggi il viandante?
Tags: Riflessioni
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