Alcune riflessioni sulla diffusione dei cretini, di Paolo Luparello

31 Ottobre 2020 in Post ad hoc, Prima Pagina

Alcune riflessioni sulla diffusione dei cretini, di Paolo Luparello

Non siamo tutti uguali. 

Secondo alcuni ci sono persone che hanno diritto a dire la loro e altre che non devono fiatare, secondo il principio che se non “soffri come soffro io” non hai cognizione di causa e quindi devi solo tacere, trascurando il fatto che chi manifesta la propria opinione magari qualche cognizione di causa la ha ma non sta lì a raccontare i fatti propri. 

Ci sono pertanto persone, o gruppi di persone, che vorrebbero che tutto il mondo la pensasse come loro e che si adoperasse affinché il loro pensiero si traducesse in realtà. 

A queste persone o gruppi di persone non viene minimamente il dubbio che non tutti hanno le stesse sensibilità e che anche oggi le priorità di alcuni non sono quelle di altri.

Tanto per dirne una, molti oggi parlano di povertà dilagante, e chiedono conto e ragione al Governo (cosa che è giusto fare) come se fosse un fenomeno di oggi e magari ieri si scagliavano contro i sostenitori del reddito di cittadinanza, che potrà non piacere ma è un modo per aiutare chi non riesce a entrare nel mondo del lavoro.

Oggi sento parlare politici ed economisti di pandemia, virologi e infettivologi (di cui i più sconoscevano l’esistenza) di economia, uomini e donne della strada di tutto e di più anche se fino a ieri sui loro profili condividevano amenità di ogni genere, la più profonda delle quali riguardava chi doveva uscire dalla casa del Grande fratello.

Ben venga tutto ciò, ognuno dica la propria, ma questo non ci porti a pensare di essere depositari del verbo, perché fuori contesto ognuno di noi è destinato a fare la figura del cretino, e in giro sui social, e non soltanto, di cretini se ne leggono tanti.