Lettera al direttore di un giornale, di Paolo Luparello
14 Maggio 2014 in Contributo, Prima Pagina
Gentile direttore,
mi rivolgo a te perchè sinceramente non so a chi altri rivolgermi.
Comprendendo il tuo stupore vengo subito al dunque. Una recente intervista rilasciata da un deputato nazionale siciliano, componente della segreteria nazionale del PD, ha inferto una ulteriore ferita al mio amor proprio di cittadino rispettoso delle leggi e di lavoratore della Pubblica Amministrazione, nella fattispecie di dirigente della Regione Siciliana.
Sono stato tentato di scrivere direttamente all’interessato, ma avrei rischiato trascendere nei toni.
Sono stato tentato di scrivere al mio sindacato, ma ha già risposto e rintuzzato le critiche, chiamiamole così, senza però dare alcuna soddisfazione al mio amor proprio ferito in quanto si tratta di una difesa di parte.
Sono stato tentato di scrivere all’Assessore alla Funzione pubblica, sia in quanto collega (è dirigente della Regione Siciliana anche lei) sia in quanto detentrice di tutti i dati e le informazioni che possono dimostrare la gratuita di certe affermazioni fatte dall’uomo della strada che si ammanta di autorevolezza soltanto perchè legge qualche statistica della Ragioneria generale dello Stato senza peraltro comprenderne appieno il significato se non nel precipuo interesse della tesi che vuole dimostrare, ma non avendo risposto di propria sponte, come avrebbe dovuto fare difronte a una serie di inesattezze e imprecisioni, ho immaginato che in questo momento non le fa giuoco difendere la categoria dei dipendenti regionali impegnata com’è nella campagna elettorale per le elezioni europee.
Mi sei rimasto soltanto tu, gentile direttore, al quale indirizzare questo sfogo e sperare, qualora tu deciderai di pubblicarlo, di non raccogliere troppi insulti e facili predicozzi dal popolo dal commento facile e dal freno inibitore lasco.
In cosa consiste il mio sfogo.
Il mio sfogo consiste nel confessare che provo oramai un senso di paura. Paura per quello che appaio essere agli occhi della gente.
Pensavo di essere un uomo che nella sua vita ha provato a seguire il suo cammino cercando di mettere a frutto gli studi e le esperienze maturate, nella convinzione che questo avrebbe fatto di me quel che pensavo di essere … un dirigente di una Pubblica Amministrazione, la Regione Siciliana, nella quale cerca di dare il meglio di sè nell’interesse della collettività. Non sta a me dire se ci sono riuscito nel passato e se oggi ci riesco ancora, ma quella convinzione che mi portava a pensare di essere un buon professionista vacilla.
Vacilla perchè l’idea che ho di me e del mio lavoro non corrisponde in nulla a quella che hanno invece i siciliani, siano essi semplici cittadini, rappresentanti della società civile, politici e governanti.
Ma la paura non riguarda più soltanto il dubbio sulla errata percezione di me stesso, un problema psicologico o sociologico se volete, adesso comincia a riguardare anche l’incolumità e la sicurezza fisica mia e della mia famiglia.
Sentirsi continuamente additare come percettore di grasse prebende, destinatario di favolosi privilegi, avvezzo al malaffare (forse il fatto che di mezzo ci possa essere la mafia al momento frena qualche esagitato), fannullone per definizione, esperto nel far fallire ogni occasione di investimento per il cittadino siciliano, ti fa sentire sempre più a rischio ed esposto alla protesta crescente negli strati della popolazione siciliana che sempre più largamente viene colpita duro da una crisi che non accenna a placarsi.
Se la stessa politica, mai caduta così in basso nella considerazione della opinione pubblica, riesce a distrarre l’attenzione da sé per indirizzarla verso la grassa e sprecona e inefficiente burocrazia, con chi volete che se la prenderà un giorno la folla inferocita alla quale l’ultimo Romolo non riuscirà a garantire quello che tanti Caligola e Nerone sono riusciti sempre a garantire?
Fino a ieri la politica cercava proseliti tra i burocrati e adesso li accusa di guadagnare finanche 5 o 6 volte quanto guadagna il Presidente del Consiglio o un deputato. Su questo tema una riflessione. Ma la politica cosa contesta esattamente agli alti burocrati, il fatto di guadagnare troppo (argomento che rientra nella sfera della opportunità e della equità sociale rispetto a dipendenti che non arrivano a 20 mila euro lordi annui) o di guadagnare più di un politico?
Ma torniamo alla mia paura.
Mi sento un condannato che non ha avuto la possibilità di difendersi in un giusto processo. Sento le urla di chi mi accusa ma non mi viene data la possibilità di potermi fare ascoltare, né dall’accusatore né dal giudice.
Io, qui, non sto perorando la causa di 17 mila dipendenti regionali. Io, qui, sto difendendo la mia dignità. La dignità di Paolo Luparello, funzionario della Regione Siciliana, che tutti i giorni, da 21 anni a questa parte compie tutti i giorni il proprio dovere. Dovere che principalmente consiste nel far rispettare le leggi che i parlamenti nazionali e regionali producono. Leggi che non sempre sembrano essere fatte per il bene comune ma per l’interesse di pochi … ma questa è un’altra storia.
Io voglio continuare a fare il mio lavoro, lo voglio fare a testa alta, e non voglio essere costretto a dovermi giustificare con chicchessià ogni qualvolta devo dire che lavoro alla Regione Siciliana … anche per colpa di politici impreparati e poco seri.
Gentile direttore,
ti ringrazio anticipatamente per il solo fatto che “virtualmente” sei stato ad ascoltarmi.
Domani è un altro giorno e lo sversamento di bile di ieri è passato … nell’attesa della prossima filippica del fustigatore di turno spero di recuperare pienamente il mio senso di sé!
Cordialmente
Paolo Luparello

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Caro Paolo. Credo che le questioni poste da Faraone (delle cui idee politiche, vorrei precisare, non condivido quasi nulla) siano legittime. E’ vero vi sono tante imprecisioni, luoghi comuni, soluzioni grossolane, ma il problema resta. La situazione della Regione Siciliana, dell’Amministrazione regionale in particolare, è sotto gli occhi di tutti e in particolare di chi vi fa parte e cerca di portare avanti la baracca come può. Le reazioni di certi sindacalisti alle dichiarazioni di Faraone sono piuttosto puerili ma non mi sorprendono. Sono, infatti, i canti del cigno di chi, avendo lasciato secoli fa l’amministrazione attiva (ma non lo stipendio), cerca con periodiche dichiarazioni di mantenere rendite di posizione sempre più flebili e giustificare la propria esistenza, gridando al mondo : ”io esisto”. Mi ha sorpreso invece la tua reazione, perché in qualche modo legata al vecchio schema di sindacato che pensavo che tu e questa Associazione si fosse lasciata alle spalle. Un arroccamento in difesa che non porta a nulla in perfetta armonia con i sindacalisti le cui corresponsabilità dell’attuale scempio della P.A. regionale sono innegabili. Mi sarei aspettato un invito a Faraone per discutere della Sicilia che vogliamo, coglierne le proposte ed anche le provocazioni e rispondergli punto per punto, ma ammettendo le questioni sulle quali non gli si può che dare ragione. Non entro nel merito perché tu sai bene quali sono le criticità e, probabilmente, hai pensato a qualche soluzione. Anch’io nel mio piccolo alcune idee ce le ho, insieme ad altri colleghi di “buona volontà”, e le te le proporrei pure volentieri, ma una tua risposta piuttosto freddina ad una mia mail ed alcune incrostazioni “sindacalesi” ancora piuttosto evidenti , non ultima questa lettera al direttore, mi hanno allontanato da un’adesione all’associazione che pensavo ormai prossima…
Saluti
Vincenzo Cusimano
Caro Vincenzo,
è già un anno che la nostra associazione si confronta e raccoglie spunti e idee per elaborare un programma “La Regione che vorrei”.
Io sono tra i primi a riconoscere i limiti e le storture della nostra Regione e del come tanti di noi purtroppo la intendono. Ma sono anche convinto che tanti politici non hanno il diritto di proporre riforme se prima non si confrontano con chi opera nell’Amministrazione. Non si propongono riforme soltanto sui si dice e la grossolanità delle cose che afferma Faraone sono di tutta evidenza. Prima di scrivere la lettera ho contattato un amico per capire se è possibile incontrare Faraone in una sede di confronto e sembra che dopo le elezioni questo potrebbe succedere.
In quella sede vedremo su che cosa si fondano le convinzioni di Faraone.
Ricordo a me stesso che la nostra Associazione nasce per difendere la dignità e la onorabilità dei dipendenti della Regione Siciliana quando questi sono vittima di denigrazioni e offese gratuite … parlare di cose che non si conoscono quando si ha un ruolo politico che può incidere sulla vita delle persone lo considero una offesa.
Riguardo la mail che mi inviasti la ricordo benissimo … noi quando ci riuniamo lo facciamo di lunedì pomeriggio e ne diamo notizia su questo blog. Prima di aderire è giusto conoscersi e capire se si può percorrere insieme un pezzo di strada!
A presto
Paolo Luparello