La Regione che vorrei … quando ne parliamo?, del 07.10.2014, martedì
7 Ottobre 2014 in Noi la pensiamo così
In questi giorni stiamo incontrando un po’ di amici ai quali proviamo a illustrare la nostra idea di politica. E’ un lavoro lento ma che ci entusiasma perché ci fa sentire una sorta, senza voler essere blasfemi, di nuovi apostoli che provano a portare in giro il verbo … un nuovo verbo.
Non nascondiamo che quando ci confrontiamo con i nostri interlocutori abbiamo la sensazione di leggere negli occhi di alcuni di loro un certo stupore e che alcuni ci considerino degli ingenui. Altri, forse, ci considereranno dei furbi, ma fino ad adesso abbiamo parlato con amici.
Noi parliamo di elaborazione progettuale e di valori comuni e alcuni già ci parlano di possibili alleanze e di ramificazione nel territorio … cose senza dubbio importanti in una tornata elettorale, ma che in questa fase di avvio del nostro percorso ci sembrano premature, anche se alcuni segnali lascerebbero presagire un ritorno alle urne prima di ogni possibile previsione.
Noi, egoisticamente, vorremmo avere almeno un paio di anni per costruire un movimento politico fondato su un forte comune sentire e su dei valori condivisi, anche se ci rendiamo conto che i siciliani sembrano già al limite della sopportazione per questa rivoluzione annunciata ma non pervenuta.
Come abbiamo già avuto modo di dire ci piacerebbe riuscire a costruire qualcosa di buono per i siciliani ma anche se la nostra avventura non sarà coronata da successo siamo sicuri che ci rimarrà il piacere di averci provato, di aver provato a costruire qualcosa, di aver incontrato tante, tantissime, persone perbene di questa nostra Sicilia.
Forse quello che noi offriremo non sarà ciò che alcuni si aspettano. Noi riteniamo che non ci si possa occupare soltanto delle solite e irrisolte questioni, alle quali va certamente dedicata attenzione ma non per questo non ci si deve occupare dei milioni di siciliani che sono fuori da certi schemi e che aspettano che prima o poi qualcosa possa cambiare.
Noi vorremmo provare a immaginare un approccio diverso ai problemi. Un approccio che provi a mettere a frutto tutte le potenzialità che la nostra Regione offre e che provi a dare delle opportunità a chi le vuole cogliere.
Un approccio che denunci tutti quei piccoli e grandi potentati che sono riusciti fino a oggi a drenare le risorse del bilancio regionale o che hanno impedito che la libera impresa potesse realmente affermarsi.
In tanti decenni, generazioni di politici hanno dilapidato tesori, tesori che adesso non ci sono più e quello che è rimasto sono soltanto macerie e cattedrali nel deserto.
Noi vorremmo provare a immaginare un modello di sviluppo diverso, fortemente basato su ciò che la Sicilia può rappresentare per milioni e milioni di turisti che ogni anno dovrebbe arrivare per vivere l’esperienza Sicilia. Un’esperienza fatta di emozioni, di colori, di odori, di sapori … un’esperienza irripetibile e non globalizzabile … che soltanto noi siciliani e la Sicilia possiamo offrire.
Questo modello significherebbe un diverso approccio all’uso del territorio e alla gestione dei servizi di pubblica utilità, un approccio più basato sull’impiego del lavoro umano e meno su grandi opere destinate a soddisfare gli appetiti indicibili dei soliti noti e che portano i capitali lontano dalla Sicilia lasciandovi soltanto le briciole.
Siamo sicuri che la nostra ricchezza futura debba passare dalle grandi opere come il ponte sullo Stretto, sempre pronto a essere riesumato, e non attraverso un ripristino di antichi assetti territoriali che possano affascinare i turisti e invitarne una parte a trasferirsi qui? Acqua, energia e tanta tanta banda larga sono i settori nei quali investire, così come nel settore della sicurezza tanto deve essere fatto. Il siciliano e l’“immigrato” devono avvertire tutto l’impegno delle istituzioni nell’assicurare la sicurezza dei cittadini e delle imprese che, quest’ultime, devono potersi concentrare esclusivamente sul loro business e sulla ricchezza che possono produrre per la comunità.
Saremo sicuramente degli ingenui ma a che varrebbe dedicarsi a un progetto uguale a quello di tutti gli altri e che hanno dato tutti i medesimi risultati?
Quando ne parliamo?
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