La Sicilia che vogliamo, del 22.11.2015, domenica

22 Novembre 2015 in Noi la pensiamo così, Prima Pagina

Alla ricerca del consenso

di Paolo Luparello

Leggevo ieri un articolo nel quale il figlio di Dario Fo raccontava un aneddoto che aveva come protagonista sua madre, France Rame. Franca Rame è stata parlamentare per un periodo di tempo e durante questa sua esperienza ebbe modo di apprezzare la competenza con la quale un deputato di parte avversa alla sua, credo della Lega, svolgesse il ruolo di presidente dell’aula parlamentare della quale era vicepresidente. La cosa che più straniva Franca Rame era il fatto che quello stesso deputato era quello che frequentemente passava sui media per una serie di affermazioni e gesti a dir poco demenziali. France Rame non riuscì a trattenersi e Paolo Maratona di Sicilia 2015durante una sessione dei lavori durante i quali il deputato di parte avversa presiedeva l’aula gli andò a chiedere il come mai di questo comportamento così schizofrenico … la risposta fu … se mi comportassi normalmente nessuno saprebbe che esisto.
Soltanto il giorno in cui dire delle cose sensate e con una loro logica farà notizia qualcuno si potrà accorgere di persone che come me portano avanti dei progetti politici per il bene comune.
Io posso provare a parlare alle persone che conosco e più che parlare posso loro scrivere, è diventato così difficile incontrare le persone, figurarsi poi per parlare di politica. Quando questo succede, io cerco di farlo almeno una volta ogni due settimane, preferisco ascoltare. Ascoltare le posizioni degli altri e cercare di comprendere quanto di quello che ho in mente viene condiviso o deve essere rielaborato in quanto frutto di una visione parziale dell’argomento che voglio trattare.
Io sono disposto a discutere di tutto, eccetto sui valori. Per me il fine non giustifica i mezzi. Chi fa politica lo deve fare perchè vuole far andare diversamente le cose. Chi fa politica non cambia il suo modo di vivere, che deve continuare a essere lo stesso. Chi fa politica non può accettare compromessi al ribasso e soprattutto sul piano della legalità. Chi ha sbagliato paghi e per una questione di opportunità continui a dedicarsi a ciò che faceva prima di fare politica.
Io credo che fare politica significhi provare a far funzionare meglio le cose e significhi anche occuparsi di tutti e non soltanto di alcuni.
In Sicilia ci sono poco meno di 400 mila disoccupati. In Sicilia ci sono centinaia di migliaia di pensionati al minimo. In Sicilia ci sono centinaia di migliaia di famiglie che vivono condizioni di forte disagio sociale ed economico. In Sicilia, invece, non si sente che parlare di precari degli enti locali, di operai forestali, di lavoratori della formazione professionale … sono soltanto loro, in Sicilia, quelli che vivono in condizioni di forte disagio sociale ed economico?Vai a votare
In Sicilia si deve provare a essere concreti. E’ inutile trastullarsi con le ricette di qualche cabina di regia.
Secondo me un progetto politico che voglia essere inclusivo della maggioranza delle categorie sociali siciliane non può che ruotare attorno alla parola “Sicurezza”! Ho deciso … il progetto politico che propongo avrà al centro la “Sicurezza”!
Ne parliamo al prossimo incontro di “La Sicilia che vogliamo”!
Lunedì, 23 novembre 2015, dalle 17,30 alle 19,00, a Palermo