Su Antonio Piceno, di Paolo Luparello, del 11.02.2016, giovedì
11 Febbraio 2016 in Contributo, Prima Pagina
Su Antonio Piceno, di Paolo Luparello, del 11.02.2016, giovedì 
Non sono un amico di Antonio Piceno, lo conoscevo dal ’93, da quando sono entrato in Regione, e l’ho frequentato più assiduamente dal 2012 alla fine del 2014 per aver lavorato nello stesso dipartimento della Programmazione.
Faccio questa premessa perchè, nonostante la nostra non approfondita frequentazione, se oggi leggesse queste righe verosimilmente mi manderebbe a c…..
… con quel suo fare un po’ guascone in grado di sdrammatizzare le situazioni più pesanti. All’insegna proprio di ciò che stiamo vivendo oggi. Il suo non esserci più, che di colpo annulla tutto ciò che fino a ieri poteva essere una preoccupazione per lui … ma che potrebbe valere per ognuno di noi.
Vi confesso che fino all’ultimo ho sperato di vedere la sua mitica “Vespa”, di un verde improponibile ma così vintage, posteggiata di fianco la chiesa e di assistere alla sua uscita dallo scomodo “legno” in cui era costretto per mandare tutti a quel paese perchè lui aveva altro da fare.
Così non è stato.
Antonio non c’è più. In tanti non se ne fanno una ragione.
Una chiesa stracolma senza un posto a sedere. Presenti tanti colleghi, quelli dai compiti più umili a quelli con incarichi di vertice, a dimostrazione della personalità di Antonio, prima uomo, bella persona, poi dirigente della Regione.
Colleghi presenti non per fare parata, ma per testimoniare la vicinanza e l’amicizia verso Antonio. Testimonianza che è stata resa dai tanti che hanno lavorato con lui in questi anni … anche dai tanti professionisti della “assistenza tecnica” e anche dai tanti partner con i quali ha realizzato i progetti della cooperazione. Testimonianze che sono giunte anche dalle altre sponde del Mediterraneo per bocca di Vincenzo Falgares, ma anche di Marco Sambataro.
Non so se per uno strano caso la messa è stata officiata dal un sacerdote di colore … il suo impegno nella cooperazione transfrontaliera si è compiuto anche in questo estremo atto …
Al termine del rito funebre nessuno sembrava voler andar via. In tanti si è rimasti sul sagrato, anche dopo che Antonio è stato portato via.
Antonio mancherà a tanti. Familiari in testa … e tra questi una adorabile bambina un po’ spaesata tra i tanti adulti nei quali ha destato tenerezza e commozione. Bambina che Antonio non vedeva l’ora di raggiungere a Catania al termine della sua settimana di lavoro. Bambina alla quale, i tanti amici, un giorno racconteranno chi era loro padre … salvo poi riconoscere in lei, ma anche negli altri figli, le impronte del carattere paterno.
Antonio mancherà ai tanti amici e colleghi. Quelle sue battute, quei suoi sorrisi sornioni, quel modo di gestire le faccende più noiose.
Quel parcheggio di piazza Sturzo non sarà più lo stesso senza la sua Vespa di un verde vintage che “un si po taliare”!
Ciao Antonio
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