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Riflessione di Fedro, del 9 settembre 2025

Settembre 9, 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

L’intelligenza artificiale rappresenta una delle rivoluzioni più incise nel modo in cui l’essere umano comunica, pensa e si rapporta con la conoscenza. La sua diffusione capillare sta avendo un impatto particolare su chi dispone di una formazione media, offrendo a queste persone uno strumento che va ben oltre il semplice supporto tecnico: diventa un compagno di scrittura e di elaborazione concettuale, capace di elevare la qualità del linguaggio e la capacità di argomentazione. Se in passato la possibilità di esprimersi in maniera articolata era legata principalmente al livello di istruzione, ora le intelligenze artificiali aprono scenari nuovi, abbattendo barriere che sembravano invalicabili.

Chi non ha frequentato percorsi universitari in discipline umanistiche, ad esempio, può oggi costruire testi complessi, fornirli di una coerenza interna, arricchirli con riferimenti puntuali e renderli accessibili a un pubblico più vasto. L’IA funge da amplificatore culturale: non sostituisce la capacità di pensiero individuale, ma ne ravviva la forza, offrendogli una veste linguistica più precisa e accurata. Ciò significa che persone con idee valide ma finora limitate da un lessico ridotto o da una scarsa disponibilità di fonti possono trovare nell’IA l’occasione per far risplendere le proprie intuizioni.

Un esempio concreto: un cittadino con una buona cultura generale, ma senza una solida formazione letteraria, potrebbe voler scrivere un intervento su temi sociali o politici. Senza un supporto, rischierebbe di risultare superficiale o poco persuasivo. Con un’IA, invece, non solo può perfezionare la forma grammaticale, ma anche arricchire il discorso con citazioni da filosofi, pensatori o documenti storici, stabilendo una rete di significati che in passato era appannaggio quasi esclusivo di chi aveva avuto accesso ad ampie biblioteche o a un percorso accademico di livello. In tal senso, la tecnologia diventa un fattore di democratizzazione dell’elaborazione intellettuale.

C’è chi potrebbe obiettare che questo ridimensiona il valore dei talenti naturali, favorendo tutti allo stesso livello. Tuttavia, la storia della tecnica mostra che ogni progresso ha avuto lo stesso effetto: le calcolatrici hanno reso non più esclusivo il talento matematico di pochi, la stampa a caratteri mobili ha reso superfluo l’essere esperto calligrafo, l’automobile ha reso inutile essere ottimi cavalieri per muoversi rapidamente nello spazio. Se avessimo seguito la logica del mantenere intatto il vantaggio dei pochi, non avremmo mai visto diffondersi molte delle conquiste che oggi riteniamo indispensabili. L’intelligenza artificiale, allo stesso modo, non cancella il merito delle capacità individuali, ma le diffonde in maniera più ampia e orizzontale.

La vera sfida che ci si pone davanti è allora culturale e filosofica: riusciremo a ripensare il nostro ruolo sapendo che strumenti sempre più potenti ci consentono di fare ciò che prima era precluso alla maggioranza? In un certo senso, questa sfida obbliga a rivedere l’idea di “talento”. Non basterà più dire che solo chi possiede doti linguistiche innate può comunicare efficacemente: il confine verrà spostato più in alto, sulla capacità di pensare idee autentiche, di elaborare prospettive nuove, di immaginare soluzioni non ancora tentate. Il talento si sposterà dal piano della forma al piano della sostanza.

È qui che l’intelligenza artificiale diventa un motore di ambizione. Se non dobbiamo più temere che le nostre limitazioni linguistiche o stilistiche annullino la forza del nostro pensiero, possiamo dedicarci con maggiore libertà a coltivare nuove aspirazioni, a produrre testi, progetti, iniziative che un tempo non avremmo neppure osato tentare. Una persona con formazione media, che magari avrebbe rinunciato a pubblicare un saggio, a proporre un’idea politica articolata o a cimentarsi in una riflessione filosofica, oggi può farlo con la sicurezza che esistono strumenti per dar forma convincente alla propria voce interiore.

Questo significa, in definitiva, estendere il campo dell’umanità creativa. L’IA non è tanto una sostituzione dell’intelligenza personale, quanto un alleato che permette a più persone di sentirsi legittimate a esprimersi. È come se avessimo abbattuto un muro che separava chi “poteva” sviluppare discorsi complessi da chi era costretto all’essenzialità. La nostra società, se saprà accogliere questo cambiamento senza il timore di perdere identità, si arricchirà di contributi molteplici, più variegati, più densamente intrecciati.

In questo orizzonte di possibilità, dobbiamo davvero imparare a dare libero sfogo a nuove ambizioni. Non si tratta solo di scrivere meglio, ma di pensare in grande, di immaginare che esista spazio per il nostro contributo laddove prima ci sembrava impossibile. L’intelligenza artificiale, lungi dall’appiattire, espande: trasforma il terreno del confronto culturale in un’arena più affollata, più viva, più inclusiva. E a ognuno di noi chiede il coraggio di usare la voce che oggi finalmente può emergere senza più barriere.

(EdS)

da fedro

Riflessione di Fedro, dell’8 settembre 2025

Settembre 8, 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

La lettura non è solo un esercizio di conoscenza, ma una vera forma di trasformazione interiore. Ogni libro aperto è una finestra che affaccia su nuovi mondi: quelli concreti, fissati dalla penna di un autore, e quelli invisibili che nascono nell’immaginazione del lettore. Attraverso le pagine, l’uomo impara ad avere uno sguardo più profondo, a trovare le parole giuste per dare forma ai pensieri e a coltivare una sensibilità che rende più ampie le sue prospettive.

Scrivere meglio è quasi una conseguenza inevitabile del leggere: l’assidua frequentazione di stili, registri linguistici, costruzioni retoriche raffina la capacità di esprimersi, rende più ricca la sintassi, più precisa la scelta dei termini, più incisiva la capacità argomentativa. Non si tratta di un semplice esercizio tecnico, ma di un processo quasi spontaneo: ciò che si assimila nella lettura sedimenta nella mente, e al momento opportuno riaffiora sotto forma di nuove parole, immagini, idee.

C’è poi l’aspetto della fantasia, che trova alimento proprio nei mondi di carta. Leggere insegna a immaginare, a riempire i silenzi tra una descrizione e l’altra, a costruire mentalmente i volti dei personaggi o i paesaggi che sfumano appena accennati. È una palestra dell’immaginazione che, con l’esercizio, diventa capacità creativa.

Ma forse l’effetto più profondo della lettura è l’arte del viaggio interiore. Vivere accanto ad eroi e perdenti, a uomini e donne di epoche lontane, di culture diverse, significa imparare a spostarsi oltre i propri confini, ad allargare l’orizzonte dell’esperienza senza muovere un passo. Viaggiare sulle emozioni di un personaggio significa educarsi all’empatia, alla comprensione delle differenze e alla consapevolezza che l’umanità si manifesta in infinite varianti, tutte degne di ascolto.

Così la lettura plasma l’uomo: lo rende più capace di pensare, di esprimere, di immaginare e di vivere molte vite, senza mai smettere di essere se stesso.

(EdS)

da fedro

Riflessione di Fedro, del 7 settembre 2025

Settembre 7, 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

La paura del diverso è una costante che attraversa tutta la storia dell’umanità. Non importa quale possa essere la forma della diversità – il colore della pelle, la lingua, i tratti fisici, la religione, le origini sociali o culturali – ogni manifestazione di alterità è stata, nel corso dei secoli, trasformata in un terreno fertile per coltivare sospetti, ostilità e, soprattutto, forme di controllo. Le società, fin dalle epoche più antiche, hanno scoperto che alimentare la paura del “nemico esterno” era uno dei modi più efficaci per rafforzare la coesione interna, giustificare gerarchie, legittimare poteri e generare vantaggi economici o politici.

La paura del diverso è una costante che attraversa tutta la storia dell’umanità. Non importa quale possa essere la forma della diversità – il colore della pelle, la lingua, i tratti fisici, la religione, le origini sociali o culturali – ogni manifestazione di alterità è stata, nel corso dei secoli, trasformata in un terreno fertile per coltivare sospetti, ostilità e, soprattutto, forme di controllo. Le società, fin dalle epoche più antiche, hanno scoperto che alimentare la paura del “nemico esterno” era uno dei modi più efficaci per rafforzare la coesione interna, giustificare gerarchie, legittimare poteri e generare vantaggi economici o politici.

La prima forma di paura del diverso si intreccia con la sopravvivenza. Quando le comunità umane vivevano isolate, chi arrivava da fuori rappresentava un’incognita: poteva essere un alleato, un commerciante, ma anche una minaccia per le risorse, le donne, i territori. Questa spinta primordiale, che aveva una sua logica in un contesto arcaico, non si è mai davvero estinta. Anzi, i gruppi dominanti hanno imparato a farne strumento, codificando la diffidenza spontanea in veri e propri sistemi culturali e politici.

L’elemento fisico – la diversità somatica, la pelle più chiara o più scura, i tratti facciali – è stato tra i primi a essere usato per creare confini simbolici. In un mondo dove le differenze diventano immediatamente visibili, il potere ha trovato facile erigere barriere: tu sei come noi, quindi appartieni; tu sei diverso, dunque sei un pericolo. Così sono nate discriminazioni che hanno giustificato schiavitù, segregazioni, conflitti interminabili. Il colore della pelle, ad esempio, è stato trasformato dall’età coloniale in avanti in un “marchio sociale” che divideva conquistatori e sottomessi, padrone e servo, civile e selvaggio.

Analogamente, le lingue sono diventate strumenti di distinzione: un accento diverso, una parola pronunciata in altro modo bastavano per segnalare estraneità. Popoli conquistatori hanno imposto i propri idiomi non solo per comunicare, ma per esercitare dominio: chi parlava la lingua del potere era partecipe, chi non la conosceva restava escluso, relegato a uno status inferiore. La lingua, da veicolo neutro, si trasformava in codice di appartenenza e, quindi, in strumento di oppressione.

Le credenze religiose e i costumi culturali hanno contribuito a rafforzare ancora di più questo meccanismo. Ogni diversità di culto, tradizione o abitudine è stata raccontata come superstizione, eresia, barbarie. Crociate, guerre di religione, persecuzioni contro minoranze spirituali o etniche trovano la loro giustificazione proprio nell’idea che il diverso non solo fosse portatore di un pericolo materiale, ma fosse minaccia all’ordine cosmico e morale. Temere chi non crede come noi significava rafforzare i confini identitari e mantenere il predominio culturale.

Ma a ben guardare, dietro queste impalcature ideologiche c’è sempre stato un fine più concreto: il vantaggio. Alimentare la paura del diverso ha permesso di giustificare conquiste territoriali (“civilizzare i barbari”), sfruttamento economico (“i popoli sottomessi lavorano per il progresso dei dominanti”), e concentrazione del potere (“solo un’autorità forte può difenderci da chi ci minaccia dall’esterno”). Ogni epoca ha rivestito di nuove parole antichi meccanismi: barbari, infedeli, selvaggi, alieni, immigrati. Il nome cambia, ma la funzione resta: generare un “noi” unito contro un “loro” temibile.

Il timore del diverso non è mai stato dunque un semplice accidente culturale, né una naturale inclinazione dell’uomo. È stato un meccanismo voluto, coltivato e rafforzato da chi aveva interesse a mantenere intatti rapporti di forza e privilegi. Se il popolo teme lo straniero, lo schiavo, l’eretico, allora accetterà più facilmente l’autorità del potente che promette protezione. Se il cittadino diffida del vicino di altra lingua o religione, sarà più disposto a chiudersi nei confini e a rinunciare a libertà in nome di una supposta sicurezza.

Persino in epoche moderne, la paura del diverso è stata utilizzata come carburante politico: nei totalitarismi del Novecento, nell’ossessione per la “purezza” delle razze, nella propaganda che ha trasformato minoranze etniche o religiose in capri espiatori. Ma lo stesso schema si riproduce ancora oggi, con nuovi linguaggi: il migrante dipinto come invasore, la differenza culturale raccontata come incompatibilità insormontabile, la diversità fisica o psicologica trasformata in marchio di esclusione sociale.

In definitiva, la storia mostra che la paura del diverso non nasce dal diverso in sé, ma dal bisogno di costruire un nemico utile. Senza un “altro” da temere e respingere, ogni comunità dovrebbe fare i conti con le proprie fratture interne, con le proprie ingiustizie. Creare invece un oggetto esterno di diffidenza diventa molto più conveniente: sposta l’attenzione, rende più semplice governare, compattare, sfruttare. La diversità è stata dunque una risorsa, paradossalmente, non per chi la incarnava, ma per chi sapeva trasformarla in strumento di dominio.

Eppure, basta guardare alle epoche in cui barriere e paure si sono attenuate per scoprire il potenziale opposto: l’incontro con il diverso ha portato a scambi, rinascite culturali, straordinari progressi scientifici e artistici. Un esempio grandioso lo offre il Rinascimento europeo: in questo periodo, l’Europa rielaborò e rilanciò le conoscenze di filosofi, scienziati e matematici provenienti per tramite del mondo arabo e asiatico. L’apertura all’alterità e lo studio di testi stranieri permisero un progresso enorme in campo scientifico, filosofico e letterario, che sarebbe stato impossibile in una società chiusa nelle sue paure. Così pure, nel Novecento, la fuga di scienziati perseguitati nei regimi totalitari e il loro contributo ai paesi che li accolsero generarono straordinari avanzamenti nel sapere e nella tecnologia.

È come se l’umanità vivesse sospesa tra due poli: da un lato il terrore strumentalizzato, che divide e opprime, dall’altro la possibilità di riconoscere nella diversità non un pericolo, ma una fonte di arricchimento. Sta a noi decidere quale delle due strade percorrere.

La prima forma di paura del diverso si intreccia con la sopravvivenza. Quando le comunità umane vivevano isolate, chi arrivava da fuori rappresentava un’incognita: poteva essere un alleato, un commerciante, ma anche una minaccia per le risorse, le donne, i territori. Questa spinta primordiale, che aveva una sua logica in un contesto arcaico, non si è mai davvero estinta. Anzi, i gruppi dominanti hanno imparato a farne strumento, codificando la diffidenza spontanea in veri e propri sistemi culturali e politici.

L’elemento fisico – la diversità somatica, la pelle più chiara o più scura, i tratti facciali – è stato tra i primi a essere usato per creare confini simbolici. In un mondo dove le differenze diventano immediatamente visibili, il potere ha trovato facile erigere barriere: tu sei come noi, quindi appartieni; tu sei diverso, dunque sei un pericolo. Così sono nate discriminazioni che hanno giustificato schiavitù, segregazioni, conflitti interminabili. Il colore della pelle, ad esempio, è stato trasformato dall’età coloniale in avanti in un “marchio sociale” che divideva conquistatori e sottomessi, padrone e servo, civile e selvaggio.

Analogamente, le lingue sono diventate strumenti di distinzione: un accento diverso, una parola pronunciata in altro modo bastavano per segnalare estraneità. Popoli conquistatori hanno imposto i propri idiomi non solo per comunicare, ma per esercitare dominio: chi parlava la lingua del potere era partecipe, chi non la conosceva restava escluso, relegato a uno status inferiore. La lingua, da veicolo neutro, si trasformava in codice di appartenenza, e quindi in strumento di oppressione.

Le credenze religiose e i costumi culturali hanno contribuito a rafforzare ancora di più questo meccanismo. Ogni diversità di culto, tradizione o abitudine è stata raccontata come superstizione, eresia, barbarie. Crociate, guerre di religione, persecuzioni contro minoranze spirituali o etniche trovano la loro giustificazione proprio nell’idea che il diverso non solo fosse portatore di un pericolo materiale, ma fosse minaccia all’ordine cosmico e morale. Temere chi non crede come noi significava rafforzare i confini identitari e mantenere il predominio culturale.

Ma a ben guardare, dietro queste impalcature ideologiche c’è sempre stato un fine più concreto: il vantaggio. Alimentare la paura del diverso ha permesso di giustificare conquiste territoriali (“civilizzare i barbari”), sfruttamento economico (“i popoli sottomessi lavorano per il progresso dei dominanti”), e concentrazione del potere (“solo un’autorità forte può difenderci da chi ci minaccia dall’esterno”). Ogni epoca ha rivestito di nuove parole antichi meccanismi: barbari, infedeli, selvaggi, alieni, immigrati. Il nome cambia, ma la funzione resta: generare un “noi” unito contro un “loro” temibile.

Il timore del diverso non è mai stato dunque un semplice accidente culturale, né una naturale inclinazione dell’uomo. È stato un meccanismo voluto, coltivato e rafforzato da chi aveva interesse a mantenere intatti rapporti di forza e privilegi. Se il popolo teme lo straniero, lo schiavo, l’eretico, allora accetterà più facilmente l’autorità del potente che promette protezione. Se il cittadino diffida del vicino di altra lingua o religione, sarà più disposto a chiudersi nei confini e a rinunciare a libertà in nome di una supposta sicurezza.

Persino in epoche moderne, la paura del diverso è stata utilizzata come carburante politico: nei totalitarismi del Novecento, nell’ossessione per la “purezza” delle razze, nella propaganda che ha trasformato minoranze etniche o religiose in capri espiatori. Ma lo stesso schema si riproduce ancora oggi, con nuovi linguaggi: il migrante dipinto come invasore, la differenza culturale raccontata come incompatibilità insormontabile, la diversità fisica o psicologica trasformata in marchio di esclusione sociale.

In definitiva, la storia mostra che la paura del diverso non nasce dal diverso in sé, ma dal bisogno di costruire un nemico utile. Senza un “altro” da temere e respingere, ogni comunità dovrebbe fare i conti con le proprie fratture interne, con le proprie ingiustizie. Creare invece un oggetto esterno di diffidenza diventa molto più conveniente: sposta l’attenzione, rende più semplice governare, compattare, sfruttare. La diversità è stata dunque una risorsa, paradossalmente, non per chi la incarnava, ma per chi sapeva trasformarla in strumento di dominio.

Eppure, basta guardare alle epoche in cui barriere e paure si sono attenuate per scoprire il potenziale opposto: l’incontro con il diverso ha portato a scambi, rinascite culturali, straordinari progressi scientifici e artistici. È come se l’umanità vivesse sospesa tra due poli: da un lato il terrore strumentalizzato, che divide e opprime, dall’altro la possibilità di riconoscere nella diversità non un pericolo, ma una fonte di arricchimento. Sta a noi decidere quale delle due strade percorrere.

(EdS)

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Riflessione di Fedro, del 6 settembre 2025

Settembre 6, 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

La questione della disparità salariale tra i diversi livelli di lavoratori è uno dei temi più urgenti e profondi della giustizia sociale contemporanea. Viviamo in un’epoca in cui la forbice retributiva si è progressivamente allargata: a fronte di lavoratori che percepiscono stipendi minimi spesso appena sufficienti a garantirsi un’esistenza dignitosa, altri godono di compensi che sono multipli, talvolta decine o centinaia di volte superiori, rispetto a chi si trova alla base della piramide produttiva. Questa situazione non solo alimenta un senso diffuso di ingiustizia, ma mina le basi stesse della coesione sociale e della fiducia nelle istituzioni, pubbliche e private.

Se prendiamo le professioni più umili, spesso si tratta di lavori pesanti, logoranti o ripetitivi: pulizie, facchinaggio, assistenza alla persona, lavori agricoli o nei magazzini della logistica. Sono attività essenziali, senza le quali la società non potrebbe funzionare, ma che vengono compensate con salari bassi che a malapena riescono a coprire le spese primarie come affitto, cibo ed energia. Al contrario, ai vertici delle aziende o nelle alte sfere della pubblica amministrazione troviamo stipendi, bonus e benefit sproporzionati che non rispecchiano un reale contributo alla produzione di ricchezza sociale, ma piuttosto il potere di negoziazione o i privilegi derivanti dalla posizione occupata.

Un criterio etico dovrebbe imporre che tra lo stipendio più basso e il più alto esista un rapporto contenuto. Il lavoro più umile non può mai scendere sotto la soglia della dignità, perché non è soltanto tempo e fatica venduti, ma è la vita stessa dell’individuo che si mette a disposizione della collettività. Allo stesso modo, le retribuzioni più elevate non dovrebbero essere decuplicate senza limiti, come se il valore di una sola persona equivalga a decine o centinaia di vite lavorative. Porre un tetto proporzionale sarebbe un atto di equità, ma anche di razionalità economica: non si può sostenere indefinitamente un sistema che distribuisce in maniera così distorta le risorse.

Il problema si accentua nel settore privato, dove la logica del profitto tende a deformare il principio di giusta retribuzione. Spesso gli stipendi dei manager o dei dirigenti vengono giustificati come “costo di mercato”, un prezzo inevitabile per accaparrarsi i “migliori talenti”. Eppure, se si guardano i bilanci, appare chiaro che i costi salariali spropositati di pochi vanno a incidere direttamente sui prezzi finali dei beni e servizi. In questo modo il consumatore si trova a pagare non tanto per il valore reale del prodotto, quanto per sostenere il tenore di vita privilegiato di alcuni dirigenti. La catena diventa viziosa: stipendi bassi alla base comprimono il potere d’acquisto, stipendi alti ai vertici gonfiano i prezzi, e alla fine l’intero sistema diventa instabile.

In una prospettiva di giustizia, le retribuzioni dovrebbero derivare dal reale costo di produzione, che include naturalmente il lavoro umano, ma senza lasciarsi dominare dalla logica della massimizzazione del profitto a ogni costo. La differenza tra costo e prezzo non può trasformarsi in un abisso giustificato solo dal desiderio di arricchimento di pochi. Qui entra in gioco un principio fondamentale: l’etica del venditore. Chi produce e vende dovrebbe avere consapevolezza che il prezzo non è solo una cifra, ma un atto sociale e morale. Decidere di gravare eccessivamente sul consumatore, solo per garantire dividendi elevati o stipendi spropositati, significa piegare l’economia a un principio di ingiustizia che presto si ripercuote su tutti.

Questo discorso non riguarda solo il settore privato, ma coinvolge anche la pubblica amministrazione. Essendo finanziata dalla collettività, ogni differenza salariale sproporzionata si trasforma in una vera e propria ferita di legittimità. Se un semplice impiegato percepisce appena abbastanza per vivere, mentre un dirigente pubblico guadagna cifre esorbitanti, il cittadino avverte subito che non è solo un problema di numeri, ma di fiducia tradita. Per questo motivo, la trasparenza dei bilanci dovrebbe diventare un obbligo inderogabile: ogni amministrazione e ogni grande impresa dovrebbe rendere chiaro quanto incidono i salari di vertice sulla catena dei costi. Mostrare la realtà in maniera cristallina sarebbe già un passo verso la riduzione della disuguaglianza, perché l’opinione pubblica potrebbe finalmente valutare se certi stipendi siano giustificabili o meno.

Alla base della società ci dovrebbe essere un principio saldo: il lavoro, qualunque esso sia, non è una merce come le altre, ma un atto umano che produce valore collettivo. Se questo valore viene distribuito in maniera eccessivamente squilibrata, la società si incrina, la fiducia si spezza e cresce il senso di ingiustizia. Introdurre un criterio etico nella determinazione delle retribuzioni, stabilendo rapporti proporzionati e vincoli di trasparenza, significherebbe non soltanto ridare dignità ai lavoratori più umili, ma anche restituire equilibrio e stabilità all’intero sistema economico.

(EdS)

da fedro

Riflessione di Fedro, del 5 settembre 2025

Settembre 5, 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Viviamo in un’epoca in cui l’accumulazione della ricchezza è diventata la misura quasi esclusiva del successo individuale e collettivo. Si è consolidata l’idea che il valore di una persona stia nella sua capacità di produrre, guadagnare e, soprattutto, possedere. Eppure, se osserviamo a fondo le conseguenze di un sistema fondato sull’assenza di limiti alla proprietà privata, comprendiamo quanto questa logica rischi di minare le fondamenta stesse della convivenza civile. Porre un limite alla ricchezza non significa cancellare la libertà economica o demonizzare chi intraprende con impegno, ma ribadire che il bene comune deve restare superiore agli interessi individuali e che oltre una certa soglia l’accumulo non è più una legittima aspirazione personale, bensì un privilegio che produce squilibri.

Un’analogia può chiarire meglio il senso di questa affermazione: nessuno si sentirebbe libero se alcuni cittadini potessero accaparrarsi tutta l’acqua di un fiume, impedendo agli altri di dissetarsi. Lo stesso vale per la ricchezza: a un certo livello, essa cessa di essere frutto di merito e diventa sottrazione di opportunità agli altri. È ragionevole, dunque, stabilire regole affinché la ricchezza privata sia proporzionata e distribuita: proteggere il diritto a vivere dignitosamente deve venire prima del diritto ad accumulare senza misura.

Lo stesso principio vale per lo Stato. Troppo spesso assistiamo a governi che investono ingenti risorse pubbliche in opere monumentali o in infrastrutture simboliche, mentre ampie fasce della popolazione rimangono segnate da stipendi insufficienti, precarietà e diseguaglianze crescenti. Un Paese in cui i cittadini non dispongono di un reddito medio adeguato e di servizi essenziali di qualità non dovrebbe impegnarsi a realizzare “cattedrali nel deserto”. Le priorità dovrebbero essere chiare: prima sollevare la condizione reale della popolazione, garantendo che nessuno sia escluso dall’accesso ai beni primari della vita, e solo successivamente dedicarsi a progetti di prestigio o di sperimentazione architettonica. Le “opere faraoniche”, se affrontate in contesti sociali deboli, finiscono per essere monumenti al potere piuttosto che strumenti di progresso.

In fondo, ciò che dovremmo auspicare non è una società in cui pochi possiedono troppo e molti troppo poco, bensì una comunità organizzata attorno a un’idea diversa di felicità. L’aspirazione più alta non dovrebbe consistere nell’inseguire incessantemente il denaro, bensì nel recuperare un equilibrio tra lavoro, tempo libero e formazione personale. Una civiltà matura è quella che offre ai propri cittadini la possibilità di coltivare passioni, arte, cultura, legami sociali, senza dover sacrificare tutte le energie per la mera sopravvivenza o, all’opposto, per un narcisistico arricchimento. In questo senso, il vero progresso non si misura con il PIL o con la grandezza di un palazzo pubblico, ma con la qualità della vita media e la diffusione della cultura.

Si tratta quindi di ripensare radicalmente il concetto stesso di successo. Un cittadino che dispone del tempo e delle risorse per leggere, studiare, viaggiare, scoprire e sviluppare le proprie facoltà, accresce non solo se stesso ma anche la società intera. Una comunità in cui ognuno può contribuire con la propria cultura e sensibilità crea equilibrio e stabilità maggiore di quanto possa garantire qualsiasi concentrazione di capitali. Limitare la ricchezza non è un atto punitivo, ma un gesto di saggezza collettiva: significa capire che oltre un certo livello di risorse, ciò che conta non è “possedere di più”, ma “condividere di meglio”.

In ultima analisi, la questione non è solo economica, ma etica e politica. L’assenza di limiti porta inevitabilmente a disuguaglianze estreme, che generano conflitti sociali, instabilità e perdita di fiducia nelle istituzioni. Stabilire regole sulla distribuzione della ricchezza privata e pubblica significa ribadire che la vita umana vale più delle logiche di mercato, che la dignità viene prima del profitto, e che il senso stesso della comunità sta nel non lasciare indietro nessuno. Solo in un mondo che riconosce questi principi le persone potranno finalmente dedicarsi non all’ansia di accumulare, ma all’arte di vivere.

(EdS)

da fedro

Riflessioni di Fedro, del 4 settembre 2025

Settembre 4, 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

La violenza tra i popoli, sotto ogni forma e in ogni epoca, rappresenta l’ostacolo più grande al compimento delle possibilità umane. Quando le nazioni e le comunità si lasciano travolgere dall’odio, dalle rivalità e dalla sopraffazione, viene sottratto lo spazio stesso in cui gli uomini e le donne possono esprimere i propri talenti. La forza distruttiva della guerra e della violenza impedisce infatti che la creatività, l’ingegno e la capacità di instaurare relazioni autentiche possano fiorire. La storia ci insegna che nei periodi di pace emergono i capolavori della letteratura, dell’arte e della filosofia, mentre nei momenti di conflitto gli individui sono costretti a distogliere la propria energia dalla creazione e dall’incontro con l’altro per impiegarla nella difesa, nella sopravvivenza o, peggio, nell’aggressione.

Un uomo che avrebbe potuto diventare poeta finisce al fronte; una donna che avrebbe potuto fondare un’impresa che dà lavoro e dignità ad altre persone resta imprigionata nella miseria della guerra; un giovane studente che avrebbe potuto dedicare la sua vita alla ricerca scientifica viene schiacciato dal rancore dei popoli in lotta. Sono innumerevoli i talenti che la violenza cancella, ed è un costo umano e spirituale che non compare nelle statistiche ma che segna in profondità la storia dell’umanità.

Ma la violenza non colpisce solo la dimensione creativa e produttiva: essa erode la possibilità stessa della solidarietà. Quando viviamo immersi nella paura o nella diffidenza verso “l’altro” – che sia lo straniero, il vicino o il diverso – non riusciamo più a dedicare tempo, ascolto e cura alle persone. Eppure la vita non può essere ridotta a una rincorsa sfrenata al denaro o a un confronto permanente con chi ci sta accanto. La misura autentica dell’esistenza non si trova nell’accumulo, ma nella capacità di fermarsi e di riconoscere il valore della relazione, dell’amicizia, della condivisione. La violenza tra i popoli ci ruba anche questo: ci costringe a vedere nel prossimo un potenziale nemico, invece che un fratello con cui costruire un cammino comune.

Ogni vita che si chiude nella spirale della violenza diventa una vita sprecata – non perché manchi di valore in sé, ma perché non fiorisce nella sua pienezza. L’esistenza, invece, deve essere abitata giorno per giorno, con la consapevolezza che ogni gesto verso gli altri, ogni parola che crea ponti invece di muri, ogni talento messo a disposizione della comunità rappresentano passi concreti verso un mondo più umano. In questo senso ciascun uomo e ciascuna donna sono chiamati a diventare strumenti di amicizia. Non è un obiettivo generico o astratto: significa vivere con l’intenzione di unire e non di dividere, di comprendere prima ancora di giudicare, di offrire aiuto dove c’è bisogno, e di condividere ciò che si è e ciò che si ha.

Se l’umanità riuscisse a liberarsi dall’incatenamento della violenza, ogni nazione smetterebbe di essere una fortezza in guerra e diventerebbe una fucina di creatività, di occupazione, di cultura, di solidarietà. La sfida allora non è esterna, ma interiore: ciascuno di noi deve scegliere, giorno dopo giorno, da che parte stare. Essere strumenti di violenza o strumenti di amicizia. È in questa scelta che si gioca il futuro dei popoli e la possibilità stessa dell’uomo di dare senso alla propria vita.

(EdS)

da fedro

Riflessioni di Fedro, del 3 settembre 2025

Settembre 3, 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Porre un limite alla distribuzione della ricchezza è un tema centrale nel dibattito contemporaneo, sia sociale che economico, poiché la concentrazione eccessiva di risorse nelle mani di pochi individui o società rischia di alterare profondamente i valori di una comunità, minando principi di equità, solidarietà e democrazia. La possibilità per alcuni di decidere cosa fare, fino al punto di poter letteralmente “comprare” esseri umani o, all’opposto, di “vendere” la propria dignità e libertà, rappresenta uno degli scenari più pericolosi causati dall’assenza di un limite efficace alla concentrazione di ricchezza.

La distribuzione disuguale della ricchezza alimenta fenomeni di rabbia sociale, esclusione e povertà, oltre a indebolire i meccanismi di mobilità sociale. L’1% più ricco della popolazione mondiale possiede più risorse del restante 95%, mentre in Italia, secondo gli ultimi dati, il 10% più ricco controlla una quota di patrimonio nettamente superiore a quella detenuta dalla metà più povera. Questa disparità produce una crescita della tensione sociale, nonché effetti negativi sull’economia, sui servizi e sulla qualità della democrazia.

Dal punto di vista sociologico, la concentrazione della ricchezza inibisce la mobilità sociale, ovvero la possibilità per un individuo di migliorare la propria posizione socioeconomica grazie al merito o all’impegno personale. I vantaggi tendono a essere trasmessi di generazione in generazione, creando vere e proprie dinastie economiche che perpetuano il divario e limitano la pluralità di accesso ai ruoli di potere.

Numerosi studi e rapporti evidenziano come la concentrazione della ricchezza sia correlata direttamente ad alcuni dei principali mali globali: milioni di persone non hanno accesso a servizi essenziali come sanità e istruzione, mentre vastissime risorse restano bloccate in patrimoni privati o multinazionali. Anche in alcune opere romanzesche si sottolinea che l’accumulazione è spesso favorita da meccanismi sociali e famigliari, non solo dal talento o dall’innovazione personale.

A livello internazionale, questa situazione viene ulteriormente accentuata dall’elusione fiscale e dalla concorrenza tra paesi che promuovono regimi di tassazione favorevoli per attrarre capitali, come evidenzia la resistenza a iniziative come la Global Minimum Tax dell’OCSE. Questi ostacoli mantengono lo status quo, isolando le élite economiche dagli effetti redistributivi delle politiche pubbliche.

Autori come Balzac e Jane Austen hanno rappresentato nelle loro opere i pericoli della ricchezza smisurata e dell’assenza di scrupoli nel suo accumulo: il potere economico viene spesso idealizzato e percepito come l’unica strada per la realizzazione personale, superando valori etici e civili. Storicamente, Aristotele e i trattatisti politici tra il XVI e XVII secolo sostenevano che la ricchezza dovesse essere “moderata” e che l’eccesso fosse fonte di pericolo sia per lo Stato che per la convivenza sociale.

Porre un limite significa intervenire con politiche fiscali più eque, rafforzare i servizi pubblici, incentivare la concorrenza reale e contrastare i monopoli. Alcuni esempi concreti includono la tassa sui redditi elevati introdotta in Francia, che però sembra aver spinto molti ricchi a trasferirsi all’estero, e le proposte di tassazione minima globale, pensate per scoraggiare la concorrenza fiscale tra paesi.

Limitare la concentrazione della ricchezza è essenziale per preservare i valori fondamentali di una comunità, garantire la giustizia sociale e prevenire il rischio di deriva oligarchica, nella quale pochi individui possono decidere per moltissimi altri. Letteratura, storia e analisi economiche mostrano che la distribuzione più equa della ricchezza è la strada obbligata per una società più libera, democratica e sostenibile.

(EdS)

da fedro

Riflessioni di Fedro, del 2 settembre 2025

Settembre 2, 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

La Terra dispone di risorse limitate e il loro continuo sfruttamento, dovuto all’incremento della pressione antropica e alle esigenze di uno stile di vita sempre più oneroso, sta portando il pianeta verso un grave squilibrio ambientale, le cui ricadute si manifestano già oggi e saranno ancora più nette per le nuove generazioni in tempi sempre più brevi.

Il modello dei limiti planetari ci indica chiaramente che molte soglie critiche — come quelle della perdita di biodiversità, del cambiamento climatico, dell’inquinamento, dell’erosione dei suoli — sono già state superate o stanno per esserlo. Questo significa che l’attuale percorso di sviluppo, basato su una crescita esponenziale del consumo di risorse, rischia di compromettere in modo irreversibile la qualità della vita futura.

Negli ultimi 50 anni, il ritmo di utilizzo delle risorse naturali è aumentato a livelli mai sperimentati prima: deforestazione, inquinamento, perdita di habitat naturali, estrazione intensiva di materie prime e produzione incessante di rifiuti stanno minacciando la stabilità degli ecosistemi e la capacità rigenerativa della Terra. Eventi simbolici come l’“Earth Overshoot Day” — il giorno in cui il consumo umano di risorse supera la capacità della Terra di rigenerarle per quell’anno — dimostrano annualmente quanto sia insostenibile l’attuale modello di sviluppo. In Italia, ad esempio, nel 2025 tale giorno è stato raggiunto il 6 maggio: per mantenere gli stessi stili di vita servirebbero più di due pianeti.

Lo stile di vita contemporaneo, incentrato su consumi elevati e ricerca del massimo comfort, amplifica il problema. Le generazioni precedenti hanno visto nell’aumento dei consumi un segno di progresso, ma nel XXI secolo questa prospettiva è diventata insostenibile. L’urbanizzazione, la mobilità, la produzione industriale e l’utilizzo di risorse energetiche fossili contribuiscono al degrado degli ambienti naturali e all’emissione di gas serra, accelerando il cambiamento climatico e riducendo la capacità della Terra di offrire condizioni favorevoli alla vita.

Le nuove generazioni saranno chiamate ad affrontare conseguenze gravi: diminuzione della qualità delle risorse (acqua, aria, suolo), perdita di biodiversità, aumento di fenomeni estremi (siccità, alluvioni, caldo record), instabilità economica e sociale, eco-ansia. Queste dinamiche rischiano di ridurre drasticamente le opportunità e la sicurezza per i giovani, mettendo in discussione il concetto stesso di progresso e benessere.

La soluzione non può essere semplicemente la crescita dei sistemi produttivi o il progresso tecnologico. Occorre rivedere profondamente i modelli di consumo e di produzione, adottando un paradigma di sviluppo sostenibile che metta al centro la responsabilità intergenerazionale. Educare le nuove generazioni al rispetto dell’ambiente diventa imperativo: queste devono essere informate, consapevoli e parte attiva del cambiamento, affinché possano orientare scelte economiche, sociali e politiche verso la tutela del patrimonio naturale collettivo.

La limitatezza delle risorse della Terra e la pressione crescente esercitata da popolazione e stili di vita rappresentano oggi una delle sfide più urgenti per l’umanità. Solo un cambiamento radicale di rotta, basato su sostenibilità, trasparenza e responsabilità, potrà permettere alle nuove generazioni di vivere in un mondo ancora ricco di opportunità e in equilibrio con la natura.

(EdS)

da fedro

Riflessioni di Fedro, del 1 settembre 2025

Settembre 1, 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Il percorso di crescita dei figli è spesso influenzato dall’ambiente familiare e dai sogni dei genitori, che desiderano trasmettere valori, competenze e persino aspirazioni personali. Tuttavia, è fondamentale comprendere che i figli sono individui a sé stanti, con inclinazioni, talenti e desideri propri che meritano rispetto e ascolto.

La pressione a seguire un progetto di vita prestabilito può portare a una profonda frustrazione, favorendo la nascita di vissuti di insoddisfazione o di conflittualità interna. L’identità personale si costruisce anche attraverso il libero esercizio delle proprie passioni e il riconoscimento delle proprie capacità, elementi che devono essere incoraggiati e sostenuti in modo equilibrato.

Genitori e figli possono dialogare sulle prospettive di vita, ma è essenziale che il dialogo sia basato su ascolto genuino, apertura e rispetto reciproco.

I genitori possono proporre modelli, offrire risorse e strumenti per aiutare i figli a esplorare opportunità, ma non dovrebbero mai imporre i propri obiettivi come unica strada possibile.

Spronare un giovane a impegnarsi maggiormente per vedere se determinate mete sono raggiungibili può essere positivo se avviene in modo equilibrato, senza sfociare nel controllo o nelle aspettative irrealistiche. Un’efficace educazione consiste nel saper distinguere tra stimolo e pressione. Spronare i figli a dare il meglio di sé serve ad aiutarli a scoprire competenze latenti, a superare la paura del fallimento e ad affrontare con maggiore determinazione le sfide della vita. Ma questo sprone deve essere accompagnato dalla libertà di scelta: solo così i figli possono prendere decisioni responsabili e sviluppare un autentico senso di autodeterminazione.

La possibilità di sbagliare e di sperimentare è parte integrante del processo di crescita; rispettare questa fase significa riconoscere la dignità dell’esperienza personale.

Allo stesso tempo, è costruttivo invitare i figli a riflettere sulle reali condizioni e opportunità offerte dal loro talento e dalla situazione esterna, senza scoraggiarli di fronte alle difficoltà, ma aiutandoli a valutare se con maggiore impegno, formazione o sacrificio potrebbero ambire a traguardi più importanti.

Questo però non deve mai diventare uno stimolo ossessivo o motivo di frustrazione, ma una sollecitazione gentile a guardare oltre, a porsi domande e a esplorare con curiosità le proprie possibilità.

Sul piano pratico, è utile che genitori e figli ragionino insieme sulla pianificazione del futuro, analizzando obiettivi, risorse e limiti, ma lasciando sempre la responsabilità finale della scelta al giovane.

Ogni percorso, anche quello apparentemente meno ambizioso, può essere ricco di soddisfazioni se costruito su basi autentiche e in accordo con i propri valori.

Il ruolo del genitore è quello di accompagnare, sostenere, orientare, ma soprattutto di permettere al figlio di essere protagonista della propria storia.

Infine, il rispetto delle inclinazioni dei figli non significa rinuncia all’ambizione, ma valorizzazione di ciò che ciascuno può dare al mondo secondo le proprie capacità e desideri. Stimolare senza forzare, guidare senza imporre, ascoltare senza giudicare sono le chiavi per costruire rapporti familiari sani e favorire la realizzazione di progetti di vita appaganti e autentici.

Essere genitori non è facile e vedere crescere la personalità di un figlio secondo un percorso di mutuo ascolto e di reciproco apprezzamento è un qualcosa di di immenso valore … anche se non dovesse essere ciò che avevi immaginato … accetta che sia quella del genitore la visione sbagliata!

(EdS)

da fedro

Riflessioni di Fedro, del 31 agosto 2025

Agosto 31, 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Sta per venire un tempo in cui non ci saranno più uomini e donne che si dedicheranno a certi lavori, soprattutto nel campo delle cure delle persone. Cominciano a scarseggiare gli infermieri, i badanti, e non si tratterà soltanto di un fatto economico.

Operare a contatto con il malato, con l’anziano non più autonomo, richiede non soltanto una specifica preparazione ma soprattutto a intendere il proprio lavoro come una missione e più avanti andiamo meno persone saranno disposte a sacrificarsi in un campo in cui si richiedono prestazioni particolarmente onerose.

Il problema dell’assistenza non si porrà per i ricchi, naturalmente, mentre per tutti gli altri la sanità pubblica continuerà a subire tagli e non solo il lavoro non attirerà a causa della sua gravosità ma anche per la remunerazione non adeguata e chi opera in questo campo preferirà il privato.

Che tempi ci aspettano se non ci sarà una programmazione adeguata, una programmazione che preveda un numero adeguato di ospedali, di personale medico e paramedico, di residenze per anziani e lungodegenti … qualcuno ci sta pensando?

da fedro

Riflessioni di Fedro, del 30 agosto 2025

Agosto 30, 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Ci hai mai pensato a come potrebbe cambiare la tua vita se tutte le certezze del quotidiano venissero meno? Se a un certo momento non uscisse più l’acqua dai rubinetti, se venisse interrotta l’erogazione dell’energia elettrica, se i supermercati non venissero più riforniti, cosa succederebbe alle nostre certezze, alle nostre abitudini?

Perché dovrei pensare a una simile assurda situazione … ti domanderai?

Sono d’accordo che è una situazione molto improbabile … ma chissà se la pensavano così anche gli ucraini prima dell’invasione russa, chissà se la pensavano così i palestinesi della striscia di Gaza prima della devastazione sferrata dagli israeliani.

Ma noi siamo in Europa, pensiamo! Contiamo sul fatto che abbiamo fatto tesoro dell’esperienza di due guerre mondiali nel giro di un secolo non troppo distante da noi. E invece comincio a pensare che c’è una tensione all’impazzimento generale … una tensione al riempire gli arsenali militari di ogni strumento di morte e distruzione possibile. Perché? Perché questa follia? Nell’interesse di chi? Per dimostrare che si hanno le palle e che il popolo capirà che la morte e la distruzione sono necessari per difendere gli ideali. Cosa c’è di più prezioso della vita? Io, individualmente, posso decidere di sacrificare la mia vita per salvare un’altra vita, ma che diritto ha un politico di decidere la morte di vite altre non per un ideale ma per un gioco di interessi?

Ci sono altri modi per difendere gli interessi di un popolo che non siano le guerre? Si, ci sono … e se ci governeranno persone intelligenti e non aduse alla corruzione li adotteranno!

da fedro

Riflessioni di Fedro, del 29 agosto 2025

Agosto 29, 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Cosa spinge a utilizzare i social media? Voglia di condividere esperienze? Perché? Siamo sicuri che i follower seguano con lo stesso spirito con il quale si pubblicano i contenuti?

Io ho chiaro il motivo per cui pubblico o condivido contenuti, ma solo recentemente, ma ci sarei dovuto arrivare molto tempo fa, ho letto che chi legge ciò che pubblichiamo non sempre è mosso da spirito altruista e può interpretare come un attacco personale o con invidia. Da qui la presenza di “odiatori seriali” (haters) che hanno sempre la capacità di interpretare sempre nel modo peggiore ciò che gli altri pubblicano.

Probabilmente gli odiatori sono sempre esistiti ed è forse per questo che prima dell’avvento dei social ci si guardava bene dal diffondere fatti o opinioni personali … si temeva il rischio del pettegolezzo, della critica e dell’invidia, ma nonostante ciò si è data la stura alla massima condivisione e oggi in un certo qual modo ne paghiamo le conseguenze … qualcuno ci ha sicuramente guadagnato (vedi gli influencer) ma molti di più, credo, ci possano avere perso perché non tutti sono attrezzati ad affrontare campagne d’odio o semplici critiche spesso gratuite.

Personalmente credo che i social abbiano rappresentato un progresso ma se si dovessero valutare “scientificamente” tutti i pro e i contro non so fino a che punto non sarebbe stata preferibile una sana riservatezza!

da fedro

Riflessioni di Fedro, del 28 agosto 2025

Agosto 28, 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Viviamo in un mondo in cui l’ignoranza la fa sempre più da padrone mentre la filosofia dovrebbe essere la materia più praticata in quanto l’unica in grado di allargare la mente.

Si tende a ridurre tutto a comportamenti opportunistici in cui il fine è la ricchezza e il godimento di beni che in altri tempi non si sarebbero mai immaginati. Se non si fossero creati dei bisogni ad hoc per chi è troppo ricco per spendere in mille vite quello che si possiede, forse, la Terra sarebbe ancora un pianeta a misura d’uomo.

E invece si vuole creare una casta di ricchi sempre più ricchi per i quali le masse povere vengono viste con preoccupazione e si cercano i modi per tenerle impegnate, con le guerre, con la paura, con l’invidia.

Cosa volete che valga la vita per un ricco in miliardi di dollari se può comprare tutto, anche uomini, donne, bambini … o loro parti.

Dei comportamenti di certi ricchi io ho paura … credo che abbiamo sbagliato qualcosa.

Più filosofia e meno economia.

da fedro

Riflessioni di Fedro, del 27 agosto 2025

Agosto 27, 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Non so quanti uomini e donne si aspettano che i governanti siano persone al di sopra della media, persone in grado di affrontare problemi complessi, persone capaci di mediare tra ciò che è giusto, secondo dei principi che si basano su un comune sentire, e quanto richiede la loro base elettorale, persone che ci ispirano, quanto meno a riflettere.

Una affermazione comparsa in questi giorni sulla stampa mi lascia perplesso, in effetti fino a un certo punto in quanto l’affermazione non mi trova assolutamente d’accordo, quindi la perplessità mi viene destata dal fatto che questa affermazione venga fatta di fronte a una platea affollata e che venga veicolata al pubblico nazionale.

L’affermazione riguarda il fatto se un certo stato belligerante sia andato oltre, oltre un principio di “proporzionalità” che sembra essere fatto proprio dall’uomo politico nostrano.

Se subisco una offesa passa il principio che posso reagire … secondo però un principio di proporzionalità! Quindi? Se subisco un attentato rispondo con la stessa moneta … ma con proporzionalità.

Se uccidono 10 nostri connazionali noi siamo autorizzati a ucciderne 10 della parte avversa? Della stessa età? Dello stesso genere? Con gli stessi stati di famiglia? Della stessa estrazione sociale?

Chi decide di premere “il grilletto”?

Avresti mai immaginato che un candidato che hai sempre visto su un manifesto elettorale un giorno avrebbe preso la decisione di uccidere uomini, donne o bambini … anche se con proporzionalità?

Pensavo che la nostra Costituzione ci mettesse al riparo dalla guerra e da simili decisioni … forse sono stato un po’ ingenuo!

da fedro

Riflessioni di Fedro, del 26 agosto 2025

Agosto 26, 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Ho la sensazione che il mondo sia alla deriva, che non passi giorno che il “livello” non venga continuamente innalzato … naturalmente in peggio. Mi piacerebbe che la mia fosse una generalizzazione, che ci sono anche messaggi positivi che ci dovrebbero far ben sperare, ma i segnali negativi sono molti di più e sempre molto più diffusi.

Molti vogliono raggiungere ricchezza e potere, costi quel che costi, anche se questo porta a considerare la vita umana meno che niente. I leader, mai parola fu più abusata nel nostro tempo, devono essere disposti a tutto, soprattutto a distruggere, a uccidere, a rinnegare rapporti di amicizia di lunghissima data tra popoli.

La solidarietà e l’amicizia tra i popoli dovrebbero costituire le fondamenta del vivere civile, si dovrebbe essere tolleranti, rispettare le diverse culture, in un reciproco arricchimento, e invece no. Un’ignoranza diffusa, sempre più diffusa e voluta da molti governanti, si presta condizionare i popoli … paura del diverso, invidia, diffidenza … permettono di avere buon gioco di menti deboli e di creare blocchi di potere in grado di garantire guide autoritarie.

Il futuro è destinato a essere governato da figure terribili che un tempo avrebbero avuto vergogna ad aprire bocca e che invece oggi sono gli unici a essere compresi da masse ignoranti cresciute nell’ignoranza e nell’invidia sociale.

Tempi oscuri attendono l’umanità.

da fedro

Riflessioni di Fedro, del 25 agosto 2025

Agosto 25, 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Si potrebbe decidere di essere sanamente egoisti e non prestare alcuna attenzione agli altri. Vivere soltanto la propria vita, avere le proprie priorità. E gli altri? Perché dovremmo occuparci degli altri? La vita è frutto delle scelte individuali e ognuno è responsabile del proprio futuro … dicevano gli antichi … chi è causa del proprio mal pianga se stesso … ed è così che ce ne laviamo la coscienza.

Ma siamo sicuri che ognuno è responsabile del proprio destino? Una pestilenza, una carestia, una politica tariffaria che annulla il reddito di una nazione, fino a che punto simili eventi ci possono lasciare indifferenti e affrontarli con una semplice alzata di spalle?

Qualsiasi comunità è fatta di tante individualità e di tanti egoismi. Ci sono quelli che ambiscono al potere e alla ricchezza, ci sono quelli che aspirano a una vita serena, ci sono quelli che vogliono vivere senza alcun onere. Una società così composta è destinata, le abbiamo sotto gli occhi, alle disparità e a generare sacche di povertà e dove c’è povertà ci sono malattie e morte.

Una società dovrebbe farsi carico di tutti? Anche di chi non vuole partecipare con alcun sforzo al bene comune?

Io penso di si. Una società deve farsi carico di tutti e dovrebbe anzi essere più preoccupata di chi vuole essere ricco e potente perché sono i ricchi e potenti che ambiscono a diventarlo sempre di più e a tradurre ogni cosa in potere e denaro.

Ci rifletto su!

da fedro

Una riforma senza coraggio e senza idee … solita minestra!

Luglio 6, 2024 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

di Paolo Luparello, libero pensatore

Il 4 luglio 2024, la Giunta di Governo regionale sembra aver approvato lo “Schema di disegno di legge “Ordinamento della dirigenza nell’Amministrazione regionale. Modifiche alla legge regionale 15 maggio 2000, n.10””, scrivo sembra perchè oggi 6 luglio 2024 la deliberazione non risulta essere stata ancora pubblicata.Una volta che la deliberazione verrà pubblicata inizierà il lungo iter che dovrà portare l’Assemblea Regionale Siciliana ad approvarla e quando diventerà legge comprenderemo quanto di questa bozza ve ne sarà stato trasfuso.Da un primo giro di opinioni con alcuni colleghi emerge una prevalente soddisfazione per la proposta di individuazione di una futura unica qualifica dirigenziale e soprattutto lo scampato pericolo di dover essere sottoposti a una qualche procedura concorsuale per essere inquadrati nella nuova qualifica dirigenziale, almeno da parte dei dirigenti della “transitoria” terza fascia introdotta dalla L.r. 10 del 2000 (la quasi totalità degli attuali dirigenti eccetto 3 in seconda fascia).Potremo quindi continuare a fare, noi dirigenti di terza fascia ma anche gli ultimi 3 dirigenti di seconda fascia, quello che facciamo ormai da circa un quarto di secolo senza dover essere sottoposti a quella che in molti avremmo considerato una forca caudina quale sarebbe potuto essere considerato il concorso per accedere alla nuova fascia unica dirigenziale.Questo ha naturalmente un prezzo che non sfuggirà agli attenti lettori che avranno modo di verificare quanta attenzione della bozza è stata dedicata ai destinatari degli incarichi dirigenziali di cui all’art.19, comma 6, del dlvo 165/2001 … ma va bene così, almeno per chi come me avrebbe tranquillamente accettato di essere collocato in quiescenza come dirigente di terza fascia, come del resto lo sono stati i tantissimi che sono già andati in pensione.La bozza del ddl è tutta qua.Una riforma della dirigenza senza coraggio, che non disegna una nuova organizzazione del lavoro sempre più al servizio dei cittadini, che non guarda al futuro (800  uffici dirigenziali servono ancora?) e a che cosa serve alla Sicilia, e all’Italia, e che sottrae spazio al sindacato della dirigenza che già contava poco e che adesso conterà ancora di meno, lasciando i dirigenti in balia di un potere politico che potrà mettere le mani nelle tasche dei dirigenti … prima lo faceva con i dirigenti generali e adesso lo potrà fare anche con tutti gli altri dirigenti di strutture intermedie e di unità operative di base.Ma aspettiamo di vedere quale sarà il testo che uscirà dalle Commissioni parlamentari di merito e che approderà in Parlamento e che infine sarà votato dall’Aula … chissà!

da fedro

La Giunta di Governo delibera, del 25.05.2024, sabato

Maggio 25, 2024 in Delibere di Giunta, Prima Pagina da fedro

La Giunta di Governo delibera, del 25.05.2024, sabato

Oggi, 25 maggio 2024, sabato, alle ore 11,00, risultano pubblicate tutte le deliberazioni del 2024 fino alla n. 192 del 22.05.2024, mercoledì, tranne la 183 del 22.05.2024.

Vediamo di cosa trattano le deliberazioni pubblicate dopo l’ultimo post  sull’argomento di questo blog.

Buona lettura

N. Data Descrizione Assessorato
192 22/05/2024 Programmazione del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2021/2027. Delibera CIPESS 3 agosto 2023, n. 25. Schema di Accordo per la coesione. Apprezzamento
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.192_22.05.2024.pdf
presidenza
191 22/05/2024 Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia. Determinazione indennità spettante al Presidente e agli altri componenti del Consiglio di Amministrazione
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.191_22.05.2024.pdf
salute
189 22/05/2024 Stima delle entrate e delle spese al 31 dicembre 2023. Risultato di Amministrazione e Avanzo finanziario presunto al 31 dicembre 2023′. Deliberazione della Giunta regionale 3 aprile 2024, n. 128. Aggiornamento e modifica
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.189_22.05.2024.pdf
economia
188 22/05/2024 Integrazione e modifica alla deliberazione della Giunta regionale 26 ottobre 2023, n.427: Rendiconto generale della Regione Siciliana per l’esercizio finanziario 2022. Decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.188_22.05.2024.pdf
economia
187 22/05/2024 Esplosione da fughe di gas avvenuta in Ravanusa (AG) in data 11 dicembre 2021. Ordine del Giorno n. 152 approvato dall’Assemblea Regionale Siciliana nella seduta 9 gennaio 2024, n. 88. Sostegno economico
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.187_22.05.2024.pdf
economia
186 22/05/2024 Enopolio Centrale del Vino Via Rimini s.n.c. Aci Castello (CT). Sclassificazione e conferimento al patrimonio del Comune di Aci Castello
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.186_22.05.2024.pdf
economia
185 22/05/2024 Enopolio regionale di Salemi (TP), Via San Leonardo n. 130. Sclassificazione e riqualificazione come bene patrimoniale disponibile
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.185_22.05.2024.pdf
economia
184 22/05/2024 Accordo convenzionale tra la Presidenza della Regione Siciliana, l’Assessorato del territorio e dell’ambiente della Regione Siciliana, l’Agenzia Regionale per la protezione dell’ambiente della Regione Siciliana ARPA Sicilia, l’Università degli studi di Palermo e il National Biodiversity Future Center – Apprezzamento
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.184_22.05.2024.pdf
territorio e ambiente
183 22/05/2024
Deliberazione non pubblicata alla data del presente post

182 22/05/2024 Albo nazionale gestori ambientali – Sezione regionale della Sicilia – Designazione componente con funzioni di vicepresidente
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.182_22.05.2024%20con%20omissis.pdf
presidenza
181 22/05/2024 Nomina presidente dell’Organismo indipendente di valutazione (OIV) della Regione Siciliana
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.181_22.05.2024%20con%20omissis.pdf
presidenza
180 22/05/2024 Agenzia per la rappresentanza negoziale della Regione Siciliana (ARAN Sicilia) – Conferma e proroga incarico Commissario straordinario
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.180_22.05.2024.pdf
presidenza
179 13/05/2024 Programmazione del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2021/2027. Deliberazione della Giunta regionale 20 febbraio 2024, n. 53. Aggiornamento quadro programmatico
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.179_13.05.2024%20con%20omissis.pdf
presidenza
178 13/05/2024 Partecipazione della Regione Siciliana all’EXPO 2025 di Osaka Giappone in programma dal 13 aprile al 13 ottobre 2025. Apprezzamento
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.178_13.05.2024.pdf
attivita’ produttive
177 13/05/2024 Programma Regionale FESR Sicilia 2021-2027 – Azione 1.3.3 ‘Sostegno alle MPMI per la crescita sui mercati internazionali’ – Approvazione base giuridica del regime di aiuti ‘de minimis’ relativa all’attività di internazionalizzazione
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.177_13.05.2024.pdf
attivita’ produttive
176 13/05/2024 Bilancio consolidato del Servizio Sanitario Regionale – Anno 2021 – Approvazione
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.176_13.05.2024.pdf
salute
175 13/05/2024 Schema di decreto: ‘Norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione Siciliana in materia di trasferimento ai comuni delle funzioni di polizia amministrativa di cui agli articoli 68 e 69 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n.773’ – Approvazione
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.175_13.05.2024.pdf
presidenza

Ricordiamo che con la pubblicazione della legge regionale 21 del 2014 e in particolare con l’art.68, le delibere delle giunta dovranno essere pubblicate entro 48 ore dalla loro approvazione … (il comma 2 recita espressamente … “2. È fatto obbligo di pubblicare nel sito internet della Regione siciliana per esteso, compresi gli eventuali allegati, entro le successive 48 ore dalla approvazione, termine perentorio, le deliberazioni …)

da fedro

La Giunta di Governo delibera, del 11.05.2024, sabato

Maggio 11, 2024 in Delibere di Giunta, Prima Pagina da fedro

La Giunta di Governo delibera, del 11.05.2024, sabato

Oggi, 11 maggio 2024, sabato, alle ore 16,00, risultano pubblicate tutte le deliberazioni del 2024 fino alla n. 174 del 03.05.2024, venerdì.

Vediamo di cosa trattano le deliberazioni pubblicate dopo l’ultimo post  sull’argomento di questo blog.

Buona lettura

N. Data Descrizione Assessorato
174 03/05/2024 Fondo per le non autosufficienze, annualità 2022 – Programmazione
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.174_03.05.2024.pdf
famiglia, politiche sociali e del lavoro
173 03/05/2024 Fondo per le non autosufficienze, annualità 2020/2021 – Programmazione
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.173_03.05.2024.pdf
famiglia, politiche sociali e del lavoro
172 03/05/2024 Approvazione disegno di legge: Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai sensi dell’articolo 73, comma 1, lettera e del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni. D.F.B. 2024. Mese di Marzo
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.172_03.05.2024%20con%20omissis.pdf
economia
171 03/05/2024 Approvazione disegno di legge: ‘Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai sensi dell’articolo 73, comma 1, lettera a) del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni. D.F.B. 2024. Mese di Marzo’
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.171_03.05.2024%20con%20omissis.pdf
economia
170 03/05/2024 Autorizzazione alla sottoscrizione definitiva del Contratto Collettivo Regionale Integrativo per l’utilizzo del Fondo per la retribuzione di posizione e di risultato del personale dell’area della dirigenza della Regione Siciliana per l’anno 2023
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.170_03.05.2024.pdf
autonomie locali e funzione pubblica
169 03/05/2024 Programma Operativo Complementare Sicilia 2014/2020. Asse 2 ‘Sostenere l’attuazione del green deal europeo’. Azione 2.2.1 ‘Interventi per la riduzione del rischio idrogeologico’. Riprogrammazione risorse assegnate al Commissario di Governo per il contrasto del dissesto idrogeologico nella Regione Siciliana
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.169_03.05.2024.pdf
presidenza
168 03/05/2024 Piano di Azione e Coesione. Programma Operativo Complementare Sicilia 2014/2020. Asse 2 ‘Sostenere l’attuazione del green deal europeo’. Azione 2.2.3 ‘Potenziamento dei presidi e della dotazione strumentale dei servizi di protezione civile’. Rimodulazione del Piano di interventi Vie di emergenza di cui alla deliberazione della Giunta regionale 6 febbraio 2020, n. 26
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.168_03.05.2024.pdf
presidenza
167 03/05/2024 Programma Regionale FESR Sicilia 2021/2027. Allocazione delle risorse finanziarie a seguito delle deliberazioni della Giunta regionale 26 ottobre 2023, n. 406 e 11 marzo 2024, n. 95. Azioni 2.4.1 e 2.4.4. Politiche territoriali – Obiettivo Strategico 5 e Azioni ricadenti negli Obiettivi Strategici 1, 2, 3 e 4
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.167_03.05.2024.pdf
presidenza
166 26/04/2024 Empedocle Consorzio Universitario Agrigento – Nomina Componente del Consiglio di amministrazione con funzioni di Presidente
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.166_26.04.2024%20con%20omissis.pdf
istruzione e formazione professionale
165 26/04/2024 Programma Operativo Complementare Sicilia 2014/2020. Asse 3 “Sostenere la connessione regionale attraverso il rafforzamento della mobilità e delle infrastrutture di trasporto”. Riprogrammazione della dotazione assegnata al Dipartimento regionale delle infrastrutture, della mobilità e dei trasporti e al Dipartimento regionale tecnico dell’Assessorato regionale delle infrastrutture e della mobilità
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.165_26.04.2024.pdf
presidenza
164 26/04/2024 Istituto Autonomo per le Case Popolari (I.A.C.P.) di Palermo – Autorizzazione utilizzo somme giacenti presso la Banca d’Italia
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.164_26.04.2024%20con%20omissis.pdf
infrastrutture e mobilita’
163 26/04/2024 Mandato al Dipartimento regionale della funzione pubblica e del personale per l’indizione del bando pubblico per il conferimento dell’incarico di Dirigente generale del Dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti dell’Assessorato regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.163_26.04.2024.pdf
autonomie locali e funzione pubblica
162 18/04/2024 Legge regionale 16 gennaio 2024, n.1, articolo 10. Integrazione oraria del personale ASU in utilizzazione al Dipartimento regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana. Modifica deliberazione della Giunta regionale n. 113 del 21 marzo 2024
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.162_18.04.2024.pdf
beni culturali e dell’identita’ siciliana
161 18/04/2024 Approvazione del ‘Regolamento recante norme di attuazione dell’articolo 2, commi 3 e 4, della legge regionale 21 maggio 2019, n. 7, per l’individuazione dei termini di conclusione dei procedimenti amministrativi di competenza del Dipartimento regionale della funzione pubblica e del personale’
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.161_18.04.2024.pdf
autonomie locali e funzione pubblica
160 18/04/2024 Programmazione 2021/2027. Modifica Protocollo d’Intesa sulla Politica della Concertazione
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.160_18.04.2024.pdf
presidenza
159 18/04/2024 Potenziamento delle risorse umane dell’Assessorato regionale della salute per l’attuazione delle misure del PNRR, ex articolo 24 della legge regionale 27 luglio 2023, n. 9 – Dirigenti in posizione di comando – Conferimento incarichi di studio e/o consulenza in deroga alla Deliberazione della Giunta regionale n. 273 del 18 luglio 2019
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.159_18.04.2024.pdf
presidenza
158 18/04/2024 Approvazione disegno di legge: ‘Modifiche ed integrazioni di norme
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.158_18.04.2024.pdf
presidenza
157 18/04/2024 Progetto di fattibilità tecnica ed economica ‘Bypass ferroviario di Augusta sulla tratta Catania-Siracusa’ – Chiusura conferenza di servizi – Apprezzamento
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.157_18.04.2024.pdf
infrastrutture e mobilita’
156 18/04/2024 Qualificazione di Sicilia Digitale S.p.A. quale Cloud Service Provider. Apprezzamento
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.156_18.04.2024.pdf
economia
155 18/04/2024 Elenchi dei soggetti del Gruppo Amministrazione Pubblica della Regione Siciliana ai sensi dell’Allegato 4/4 al decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni. Anno 2023
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.155_18.04.2024.pdf
economia
154 18/04/2024 Approvazione disegno di legge: ‘Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai sensi dell’articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni. D.F.B. 2024. Mese di Febbraio’
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.154_18.04.2024%20con%20omissis.pdf
economia
153 18/04/2024 Approvazione disegno di legge: ‘Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai sensi dell’articolo 73, comma 1, lettera a) del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni. D.F.B. 2024. Mese di Febbraio
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.153_18.04.2024%20con%20omissis.pdf
economia
152 18/04/2024 Accordo ex articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modifiche ed integrazioni, per l’attuazione di iniziative di razionalizzazione, valorizzazione, riqualificazione e rigenerazione relative al patrimonio immobiliare pubblico nella Città di Palermo
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.152_18.04.2024.pdf
economia
151 18/04/2024 Decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, e successive modifiche ed integrazioni, Modifiche al Documento tecnico di accompagnamento e Bilancio finanziario gestionale 2024/2026
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.151_18.04.2024.pdf
economia
150 18/04/2024 Accordo Stato-Regione Siciliana per il ripiano decennale del disavanzo. Autorizzazione alla predisposizione del preconsuntivo dell’esercizio 2023
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.150_18.04.2024.pdf
economia
149 18/04/2024 Approvazione disegno di legge: Disposizioni finanziarie varie
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.149_18.04.2024.pdf
economia

Ricordiamo che con la pubblicazione della legge regionale 21 del 2014 e in particolare con l’art.68, le delibere delle giunta dovranno essere pubblicate entro 48 ore dalla loro approvazione … (il comma 2 recita espressamente … “2. È fatto obbligo di pubblicare nel sito internet della Regione siciliana per esteso, compresi gli eventuali allegati, entro le successive 48 ore dalla approvazione, termine perentorio, le deliberazioni …)

da fedro

La Giunta di Governo delibera, del 21.04.2024, domenica

Aprile 21, 2024 in Delibere di Giunta, Prima Pagina da fedro

La Giunta di Governo delibera, del 21.04.2024, domenica

Oggi, 21 aprile 2024, domenica, alle ore 17,00, risultano pubblicate tutte le deliberazioni del 2024 fino alla n. 148 del 09.04.2024, mercoledì.

Vediamo di cosa trattano le deliberazioni pubblicate dopo l’ultimo post  sull’argomento di questo blog.

Buona lettura

N. Data Descrizione Assessorato
148 09/04/2024 Istituzione Cabina di regia presso la Presidenza della Regione Siciliana per fronteggiare lo stato di crisi e di emergenza nel territorio della Regione Siciliana nel settore idrico agricolo/zootecnico e in quello idropotabile civile e produttivo
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.148_09.04.2024.pdf
presidenza
147 09/04/2024 Servizi di trasporto marittimo regionale di passeggeri, veicoli e merci, anche pericolose, con navi ro-ro per la continuità territoriale marittima delle isole minori della Sicilia – Presa d’atto
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.147_09.04.2024.pdf
infrastrutture e mobilita’
146 05/04/2024 Accordo per la compensazione al settore della pesca nell’ambito del progetto ‘Argo – Cassiopea’ tra Regione Siciliana e Eni Mediterranea Idrocarburi S.p.A. – Approvazione elenchi dei beneficiari – prima rata di indennità compensativa
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.146_05.04.2024.pdf
agricoltura, sviluppo rurale e pesca mediterranea
145 03/04/2024 Approvazione verbale n. 8 relativo alla seduta della Giunta regionale del 16 febbraio 2024
La delibera consiste di un documento nel quale la Giunta delibera “è approvato il verbale n. 8 relativo alla seduta del …”
presidenza
144 03/04/2024 Approvazione verbale n. 7 relativo alla seduta della Giunta regionale del 9 febbraio 2024
La delibera consiste di un documento nel quale la Giunta delibera “è approvato il verbale n. 8 relativo alla seduta del …”

presidenza
143 03/04/2024 Approvazione verbale n. 6 relativo alla seduta della Giunta regionale del 31 gennaio 2024
La delibera consiste di un documento nel quale la Giunta delibera “è approvato il verbale n. 8 relativo alla seduta del …”

presidenza
142 03/04/2024 Approvazione verbale n. 5 relativo alla seduta della Giunta regionale del 24 gennaio 2024
La delibera consiste di un documento nel quale la Giunta delibera “è approvato il verbale n. 8 relativo alla seduta del …”

presidenza
141 03/04/2024 Approvazione verbale n. 4 relativo alla seduta della Giunta regionale del 22 gennaio 2024 
La delibera consiste di un documento nel quale la Giunta delibera “è approvato il verbale n. 8 relativo alla seduta del …”

presidenza
140 03/04/2024 Approvazione verbale n. 3 relativo alla seduta della Giunta regionale del 16 gennaio 2024
La delibera consiste di un documento nel quale la Giunta delibera “è approvato il verbale n. 8 relativo alla seduta del …”

presidenza
139 03/04/2024 Approvazione verbale n. 2 relativo alla seduta della Giunta regionale del 9 gennaio 2024
La delibera consiste di un documento nel quale la Giunta delibera “è approvato il verbale n. 8 relativo alla seduta del …”
presidenza
138 03/04/2024 Approvazione verbale n. 1 relativo alla seduta della Giunta regionale dell’8 gennaio 2024
La delibera consiste di un documento nel quale la Giunta delibera “è approvato il verbale n. 8 relativo alla seduta del …”
presidenza
137 03/04/2024 Deliberazione della Giunta regionale n. 106 del 21 marzo 2024 ‘Regolamento di attuazione del titolo II della legge regionale 16 dicembre 2008, n. 19. Attuazione dell’articolo 38 della legge regionale 31 gennaio 2024, n. 3, recante Modifica dell’ordinamento della Presidenza della Regione – Schema di decreto presidenziale regolamentare. Apprezzamento’. Rettifica allegato
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.137_03.04.2024.pdf
presidenza
136 03/04/2024 Autorizzazione al Presidente della Regione, all’Assessore regionale per l’economia e al Ragioniere generale della Regione Siciliana a proporre impugnativa innanzi alle Sezioni riunite in sede giurisdizionale in speciale composizione della Corte dei Conti, avverso la Deliberazione n.3/2024/PARI, adottata dalle Sezioni riunite della Corte dei Conti per la Regione Siciliana nella Camera di Consiglio del 15 febbraio 2024 sul Rendiconto generale della Regione Siciliana per l’esercizio finanziario 2020. Affidamento incarico ad un professionista esterno per la difesa e rappresentanza in giudizio della Regione Siciliana
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.136_03.04.2024.pdf
presidenza
135 03/04/2024 Aggiornamento del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti – Stralcio Rifiuti Urbani. Valutazione di Incidenza Ambientale – Apprezzamento
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.135_03.04.2024.pdf
energia e servizi di pubblica utilita’
134 03/04/2024 Programma di Azione e Coesione (Programma Operativo Complementare) Sicilia 2014/2020. Risorse finanziarie Asse 4 ‘Migliorare le condizioni di contesto sociale ed economico nei sistemi urbani e territoriali siciliani
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.134_03.04.2024.pdf
presidenza
133 03/04/2024 Riprogrammazione del Piano di Azione e Coesione (Programma Operativo Complementare) Sicilia 2014/2020
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.133_03.04.2024.pdf
presidenza
132 03/04/2024 Decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1 ‘Codice della protezione civile’ – Art. 24 – Richiesta di deliberazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale per la grave crisi idrica nel territorio della Regione Siciliana
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.132_03.04.2024.pdf
presidenza
131 03/04/2024 Approvazione disegno di legge recante: Nuovi provvedimenti per i Siciliani all’estero. Modifiche alla legge regionale 4 giugno 1980, n. 55
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.131_03.04.2024.pdf
famiglia, politiche sociali e del lavoro
130 03/04/2024 Atto di indirizzo per il rinnovo contrattuale del Comparto non dirigenziale della Regione Siciliana e degli Enti di cui all’art.1 della legge regionale 15 maggio 2000, n.10 – Anno 2019-2021. Integrazione
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.130_03.04.2024.pdf
autonomie locali e funzione pubblica
129 03/04/2024 Iniziativa in occasione della ‘Giornata Nazionale del Made in Italy’ di cui all’articolo 3 della legge 27 dicembre 2023, n. 206 – Apprezzamento
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.129_03.04.2024.pdf
attivita’ produttive
128 03/04/2024 Decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 e successive modifiche ed integrazioni. ‘Stima delle entrate e delle spese al 31 dicembre 2023. Risultato di Amministrazione e Avanzo finanziario presunto al 31 dicembre 2023’. Aggiornamento
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.128_03.04.2024.pdf
economia
127 03/04/2024 Criteri per la determinazione e liquidazione dei compensi spettanti ai Componenti del Comitato di sorveglianza negli Enti regionali in liquidazione coatta amministrativa
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.127_03.04.2024.pdf
economia
126 03/04/2024 Legge regionale 31 gennaio 2024, n.3 art. 54: modifiche alla legge regionale 29 ottobre 1985, n. 41. Consulenti del Presidente e degli Assessori regionali. Modifica della deliberazione di Giunta regionale n. 156 del 30 marzo 2023
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.126_03.04.2024.pdf
presidenza
125 03/04/2024 Schema di avviso pubblico per la manifestazione di interesse alla concessione da parte della Regione Siciliana di un sostegno economico sotto forma di contributo ai sensi dell’articolo 128 della legge regionale 12 maggio 2010, n. 11 e successive modifiche e integrazioni – Esercizio finanziario 2024 – Approvazione
https://www2.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/N.125_03.04.2024.pdf
presidenza

Ricordiamo che con la pubblicazione della legge regionale 21 del 2014 e in particolare con l’art.68, le delibere delle giunta dovranno essere pubblicate entro 48 ore dalla loro approvazione … (il comma 2 recita espressamente … “2. È fatto obbligo di pubblicare nel sito internet della Regione siciliana per esteso, compresi gli eventuali allegati, entro le successive 48 ore dalla approvazione, termine perentorio, le deliberazioni …)

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