DEF e Legge di Stabilità siciliana 2015: il sogno e la realtà Renzi alza la voce e Crocetta risponde … “obbedisco”!, del 07.05.2015, giovedì

Maggio 7, 2015 in Contributo, Prima Pagina

Ricevo dall’amico Riccardo C. e come non divulgare … comiche

DEF e Legge di Stabilità siciliana 2015: il sogno e la realtà Renzi alza la voce e Crocetta risponde … “obbedisco”!

Forse l’uomo della strada non lo sa, ma la programmazione finanziaria della Regione avviene, oltre che con il bilancio, con due strumenti: uno di medio periodo (3 anni) che si chiama DEF (che sta per Documento di Economia e Finanza), e uno annuale (1 anno) che si chiama “Legge di Stabilità” (quella che fino a qualche anno fa si chiamava la “finanziaria”).
Forse l’uomo della strada non lo sa, ma il secondo documento è una legge vera e propria, cioè ha effetti immediati; il primo documento, invece, il DEF, può restare anche un “libro dei sogni”, non ha cioè alcun effetto immediato. E allora a che serve? Serve, perché la Legge di Stabilità dovrebbe essere lo sviluppo del DEF e lo dovrebbe quindi rispettare.

Ora cosa è successo in Sicilia? È successo che nel DEF c’è scritta una cosa, “quello che dico”, nella legge di stabilità invece ce n’è scritta un’altra, completamente diversa, “quello che faccio”.

Nel DEF, in una parola, c’è scritto che la Sicilia deve rivendicare ed ottenere tutte le risorse che le spettano (tanto, dirlo non costa niente).
Nella Legge di stabilità siciliana, invece, c’è scritto che non se ne fa niente, che Roma può prendersi tutto quello che vuole dalle nostre tasche, perché “così si vuole dove si puote”.

Tra i 102 articoli del DEF, approvato nei mesi scorsi, si può leggere quanto segue:
“Spettano alla Regione Siciliana, tra le altre, tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell’ambito del suo territorio e… anche quelle che affluiscono, per esigenze amministrative, ad uffici finanziari situati fuori dal territorio della Regione”.

Sempre, leggendo dal DEF:
“Sulla base del criterio del maturato, il riconoscimento delle imposte deve prescindere dal luogo fisico in cui avviene l’operazione contabile della riscossione. Ciò tenderebbe ad assicurare alla Regione il gettito derivante dalla “capacità contributiva” che si manifesta nel territorio della Regione stessa, con riferimento ai rapporti tributari che hanno in tale territorio il loro radicamento, sia in ragione della residenza fiscale del soggetto produttore del reddito colpito, che in ragione della collocazione nell’ambito territoriale regionale del fatto cui si collega il sorgere dell’obbligazione tributaria. Detta interpretazione in favore della Regione Siciliana, peraltro già sposata dalla Corte Costituzionale precedentemente alla sentenza n. 116/2010, risulta di recente affermata dalla Corte stessa nella sentenza n. 207/2014, concernente fattispecie relative a riserve all’Erario di maggiori entrate”.

Per inciso si tratta di somme che, variamente stimate, vanno da un minimo di 10 a un massimo di 15 miliardi l’anno.

Sempre nel DEF si parla di “revisione del riparto degli accantonamenti tributari per il contributo al risanamento della finanza pubblica”. Si tratta di altre somme che, sommando quelle dovute dai vari enti locali, ammontano a più di un miliardo e mezzo l’anno che lo Stato, in spregio a Statuto e norme attuative, illegittimamente “rapina” alla Sicilia dal 2013 ad oggi. Questo accantonamento diventa particolarmente iniquo per la Sicilia perché il livello delle entrate tributarie pro-capite è il più basso tra tutte le Regioni e, nell’attuale momento di recessione, è praticamente insostenibile. Quest’ultima affermazione non è nostra, o di qualche protervo sicilianista, ma è pure tratta dal DEF, da cui traiamo anche il successivo passo:
“Pertanto al fine di dare valore alle azioni che la Regione intraprenderà sul fronte della riduzione delle spese, e rendere possibile una ripresa effettiva dell’economia dell’isola verrà richiesta la revisione dei contributi nella misura e nella durata, nonché l’esclusione totale, dal patto di stabilità delle spese, finanziate con i fondi extraregionali”.

Ancora, sempre il DEF, denunciava che lo Stato, pur essendosi impegnato già con la propria finanziaria del lontano 2007 a garantire una compartecipazione delle accise a fronte dell’aumento dell’accollo delle spese sanitarie sulle spalle dei siciliani dal 42,5 al 49 %, in tutti questi anni si è limitato ad accollare la maggiore spesa alla Regione, senza attribuire il gettito dovuto alla Regione, con un aggravio annuo dei conti sanitari di circa mezzo miliardo l’anno.

In un ritrovato orgoglio siciliano la Regione, nel proprio DEF, sostiene anche che:
“Il contributo alla finanza pubblica che lo Stato chiede sempre più insistentemente alle Regioni si traduce, per la Regione Siciliana, nella sottrazione di risorse di sua spettanza, che mette a dura prova il rispetto dei necessari equilibri di bilancio. Il venir meno dei principi di certezza delle entrate, di affidamento e di corrispondenza tra risorse e funzioni da assicurare, si pone in contrasto con i principi di coordinamento della finanza statale e regionale disciplinati dalla legge delega sul federalismo fiscale, laddove è previsto per le regioni a statuto speciale che il concorso al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica avvenga secondo criteri e modalità stabiliti da norme di attuazione dei rispettivi statuti che tengano conto, nel caso della Sicilia, della dimensione della finanza della regione rispetto alla finanza pubblica complessiva, delle funzioni da essa effettivamente esercitate e dei relativi oneri, anche in considerazione degli svantaggi strutturali permanenti, dei costi dell’insularità e dei livelli di reddito pro-capite che caratterizzano il territorio regionale”.

Insomma, chi legge questo DEF si trova un Governo Regionale ritto in piedi, con la spada sguainata a difesa delle risorse dei Siciliani. Bravi!

Poi, però, non appena dalle parole si passa ai fatti, tutto svanisce e il leone si trasforma in coniglio. Il governo nazionale alza la voce e Crocetta risponde “obbedisco”.
La Legge di Stabilità appena approvata che dovrebbe dare attuazione a questo DEF è totalmente agli antipodi dello stesso. Nulla di tutto quello che si chiedeva in restituzione dallo Stato è stato ottenuto (probabilmente nemmeno richiesto) e il risultato è quello di una finanziaria rinunciataria e regressiva, che allontana la Sicilia dalla politica antirecessiva “predicata” da tempo da tutti coloro che sanno un minimo di economia.
Soltanto chi pensa che qualche taglio qua e là alla spesa corrente, come la riduzione di emolumenti a sindaci e consiglieri o l’adeguamento delle pensioni regionali o il risparmio sui forestali, possa aiutare a modificare la realtà può plaudire a questa manovra.
Ma chi sa un po’, ma proprio poco poco, di economia sa che questi e altri tagli, oltre che incoerenti con il DEF, alla fine allontaneranno la Sicilia dall’Italia, peggiorando nel frattempo i conti della Regione con i suoi debiti crescenti.

A questo punto sorge spontaneo un dubbio: ma questo DEF e questa Legge di stabilità sono stati sottoscritti dallo stesso Presidente e dallo stesso Assessore?

Si tratta di schizofrenia o di cosa?

No, non è schizofrenia. Il DEF è il sogno, la Legge di Stabilità è la realtà. E infatti, per riconciliare due cose impossibili, l’art. 33 della Legge di Stabilità dice che le disposizioni si attuano “nelle more della definizione dell’accordo” con lo Stato…..
Ecco, questa è la finanziaria “delle more”. Forse per ricordarci che siamo arrivati alla frutta…

6 maggio 2015

La legge di stabilità 2015 … legge … questo passa questa ARS!, del 06.05.2015, mercoledì

Maggio 6, 2015 in News istituzionali, Prima Pagina

Ricevo e divulgo un testo della legge di stabilità approvata dall’ARS … dovrebbe essere quello che Ollio lohascrittoseriamenteandrà in pubblicazione … a voi il commento”

Per scaricare il testo clicca sul link che segue … DDL 912 3

Crocetta e co provano a legiferare … ahi ahi si salvi chi può!, del 07.12.2013, sabato

Dicembre 7, 2013 in Post ad hoc

Il Governo Crocetta sembra fare sul serio e accelera sulle leggi di bilancio e di stabilità finanziaria. Come nella migliore tradizione di questo primo anno di governo annunci mirabolanti. Nonostante tagli annunciati a destra e manca il Governo propone interventi nuovi e a favore di nuove categorie di cittadini … su dove si troveranno i soldi rimane il solito mistero che però sembra aleggiare sui soliti noti … anche sui dipendenti della Regione.

Dopo gli “iperbolici” risparmi del bilancio 2013, uno … due … due virgola cinque miliardi di euro, altri “risparmi” farà il Governo … salvo poi accendere nuovi mutui, come quello che a quanto pare ci si accinge a contrarre per un miliardo di euro e sulla cui destinazione non sembra esserci ancora molta chiarezza … per tutti i comuni mortali naturalmente!

Sta di fatto che si fa intendere che i soldi che servono per le idee di Crocetta potrebbero provenire dal ridimensionamento delle prebende alla casta dei regionali che comunque nell’immaginario collettivo restano i principali parassiti d’oro attaccati alla mammella regionale. Ad arte si parla sempre di regionali quando si parla di dipendenti dell’ARS in modo che alla fine gli emolumenti, obiettivamente dorati … e non patacche, di questi ultimi vengono estesi “figurativamente” anche ai regionali ai quali poi viene chiesto il conto dallo stesso Governo. Le attenzioni ora si appuntano anche sui pensionati.

A proposito di pensioni … su La Repubblica-Palermo di venerdì 6 dicembre 2013 si legge che è di 39 mila euro la pensione media lorda degli ex dipendenti regionali … 23 mila quella di uno statale e 15 mila di un dipendente privato … a me sembra che come al solito si pongano a confronto dati non omogenei e troverei più corretto porre a confronto la distribuzione delle pensioni per classi di reddito … non vorrei che le pensioni “d’oro” di una platea di soggetti facesse lievitare quella dei meno ricchi … nella migliore tradizione del pollo di Trilussa.

E se poi volessimo prendere per buono il dato delle pensioni dei regionali, 39 mila euro lordi annui corrispondono a una pensione netta mensile di poco superiore ai 2 mila euro netti per 13 mensilità … roba da nababbi? O è piuttosto il trattamento delle altre categorie, sempre che i dati siano corretti, a essere da fame? Quindi dovrebbero essere tutti alla fame?

Colgo inoltre l’occasione per fare presente un aspetto del trattamento pensionistico dei dipendenti della Regione Siciliana di cui non si parla mai. Tutto il personale assunto dopo il 1986, con esclusione di quelli assunti in forza di concorsi banditi prima di quella data, già da allora hanno il trattamento pensionistico equiparato a quello dei dipendenti civili dello Stato … vanno quindi distinti i trattamenti di coloro che vanno in pensione in forza della vecchia legge regionale 2 del 1962 (e per i quali il Crocetta si starebbe preparando per un eliminazione dei famosi diritti quesiti equiparandone il trattamento al resto dei dipendenti pubblici sia regionali che del resto del pubblico impiego) ai quali si arrivava finanche a riconoscere di pensione il 118 % dell’ultimo trattamento stipendiale e tutti gli altri, compreso chi scrive, che se tutto andrà bene forse potranno arrivare al massimo a percepire una pensione pari al 60% dell’ultimo trattamento stipendiale … sempre che ci si arrivi in buona salute, altrimenti per il coniuge senza redditi propri chissà che scialacquamenti con la pensione di reversibilità!

Se vogliamo parlare in termini di civiltà forse era più civile la vecchia norma pensionistica regionale … magari estesa a tutti i pensionati … e non solo regionali!

Sui tagli e sugli annunci del governo Crocetta è forse il caso di aspettare l’approvazione dei testi di legge da parte dell’ARS anche se di quello che recitano le leggi, al tempo di Crocetta, non vi è mai certezza … abolizione delle provincie docet!

Il governo e i soliti miracoli … contenti loro!, del 16.10.2013, mercoledì

Ottobre 16, 2013 in Cronache della crisi

Neanche si era finito di fissare il toner sulla carta che già tutti a commentare il tanto atteso disegno di legge di stabilità 2014. Dopo tante indiscrezioni il tutto sembra essersi risolto nelle solite nozze con i fichi secchi che di per sè non sono male … basta che non si pretenda che la gente creda che siano le migliori in assoluto!

Sembrava che dovessero essere restituiti chissà quali soldi salvo poi scoprire che pagheranno i soliti noti in testa a tutti lavoratori pubblici e pensionati che dovranno fare a meno, rispettivamente, dell’ennesimo rinnovo contrattuale e dell’adeguamento della pensione al costo della vita.

Non conosco il disegno di legge se non attraverso i titoli dei giornali ma sembra potersi dire che anche questa volta si è rinunciato a volare alto sposando idee nuove e un nuovo approccio alla soluzione della crisi che continua a essere combattuta con le aspirine … nella speranza che il paziente guarisca da solo!

A chi darà risposte il disegno di legge … che naturalmente in Parlamento sarà “migliorato” grazie alle ideone di gente come Brunetta o Monti o di qualche “dissidente” del PD (Civati? Giovani turchi? Renziani?)?

Forse a loro? … Metà degli italiani non spera più di trovare un lavoro

Oppure a loro? … Famiglie sempre più povere: in 4,7 milioni non arrivano a fine mese

Qualche risparmiatore potrà pure essere contento … Btp, lo spread scende ai minimi sotto quota 230

Ma non credo che questo basti! Basta vedere a ciò che fanno …

per esempio negli USA che dopo lo “shutdown” raggiungono un nuovo accordo che eviterà il default … Usa, accordo last minute in Senato per evitare il default del Paese

o le proposte “rivoluzionarie” del Fondo monetario … “Patrimoniale del 10% nell’Eurozona”. Ipotesi choc dell’Fmi. Ecco il documento

Resta il fatto che al di là dei sondaggi sulla politica, l’azione del Governo è stata bocciata altrimenti non si spiegherebbe il comportamento degli italiani … Crisi, gli italiani sono i più pessimisti d’Europa: tagliano i consumi più di tutti

Ripeto … abbiamo bisogno di nuove idee e di un nuovo approccio nel modello di sviluppo del Paese … così non si fa altro che tirare a campare e si sta uccidendo la speranza … forse è già morta!

 

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