Riflessione di Fedro, Votanti non più di sinistra o destra ma di nepotisti, del 10 ottobre 2025

Ottobre 10, 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina

La constatazione che la partecipazione massiccia a manifestazioni di carattere sociale, civile o internazionale — come quelle in sostegno alla Global Sumud Flottilla contro l’operato di Israele verso la popolazione di Gaza — non si traduca automaticamente in un successo elettorale per le forze di sinistra è un segnale concreto dei profondi mutamenti in corso nel comportamento politico degli elettori italiani.

Un tempo era più naturale pensare che mobilitazioni imponenti su temi umanitari, pacifisti o di giustizia sociale potessero consolidare o ampliare il consenso attorno ai partiti di riferimento di quell’area ideologica. Tuttavia, le dinamiche politiche e sociali attuali si sono distaccate dai vecchi schemi sinistra/destra, privilegiando un orientamento politico incentrato sulle persone, la credibilità individuale e programmi percepiti come realizzabili, concreti e ancorati alla realtà locale. Oggi non basta condividere la sensibilità su un tema, per quanto rilevante o moralmente urgente: molti elettori chiedono “coerenza” nel tempo, “chiarezza” nelle proposte, capacità amministrativa, prossimità con le proprie esigenze quotidiane e qualche volta anche trascorsi giudiziari che creano fiducia in alcune categorie di soggetti.

Fino a che punto il “tema Gaza” incide sul voto?

La causa palestinese coinvolge profondamente la coscienza di molti cittadini, soprattutto nei settori progressisti, nell’associazionismo e nei circuiti internazionalisti. Partecipare a manifestazioni di piazza è un segnale di impegno civico, ma non è detto che questo impegno sia tradotto in voto alla sinistra. Un primo motivo è che il tema tocca la sfera internazionale, non quella locale, dove il voto è maggiormente condizionato dalla percezione sull’efficienza dei servizi pubblici, sull’uso delle risorse, sulla gestione territoriale e sulla capacità di risolvere problemi concreti quotidiani o di agevolare gli “amici”, anche assicurando l’esercizio di diritti legittimi.

Molti elettori, anche quelli presenti in manifestazioni, finiscono per separare l’atto pubblico di protesta dall’atto formale di voto. Questo avviene perché il voto è guidato da fattori diversi: conoscenza diretta del candidato, valutazione della sua esperienza, fiducia personale, legami sociali, capacità di fare favori.

La frattura nei sistemi di relazione elettorale

La riflessione sul fatto che il “blocco conservatore” sia più predisposto a un voto per amicizia, basato su reti amicali, familiari o clientelari, è particolarmente interessante. In molte aree italiane, il sistema relazionale è ancora il fattore più influente sul voto. Il candidato che appartiene a un contesto sociale ben integrato, che frequenta ambienti professionali, commerciali o religiosi dove può coltivare relazioni di fiducia personale, ha una base solida che prescinde da valutazioni ideologiche. A ciò si aggiunge la percezione diffusa che nel blocco conservatore esista una maggiore flessibilità, se non talvolta una forzatura delle norme, nell’aiutare familiari o amici, garantendo loro accesso a opportunità e vantaggi concreti.

Il blocco di sinistra, per contro, tende a mantenere un approccio più normativo, più rigido nella gestione delle regole e meno incline, di norma, alle “scorciatoie” relazionali. Ciò rende difficile competere sul piano del voto amicale in contesti dove la logica del favore personale rimane molto presente. In altre parole, il voto conservatore può consolidarsi attorno a pratiche di reciprocità immediata e personalizzata, mentre quello progressista richiede adesione a valori e programmi, un processo di fiducia spesso più lungo e meno pragmatico.

La trasformazione del concetto di appartenenza politica

Nel passato, l’appartenenza a un’area politica era un’identità stabile, dove la fedeltà a un partito si trasmetteva persino per generazioni. Oggi, la volatilità elettorale è la norma. Le persone non si riconoscono più in bandiere ideologiche astratte: cercano tratti umani nei candidati, storie credibili e una connessione tra promesse e risultati. Questo spiega perché la presenza su temi come la solidarietà internazionale non si concreta in risultati elettorali omogenei: le piattaforme ideologiche non bastano più, serve la sensazione che il politico “sia uno di noi” e sappia navigare tra le esigenze quotidiane degli elettori.

In un contesto dove la personalizzazione della politica è dominante, il successo elettorale deriva da una strategia che integra i valori universali con una rete territoriale capace di mobilitare, fidelizzare e soprattutto mantenere la fiducia negli anni. La sinistra, se rimane confinata a linguaggi e organizzazioni tradizionali, rischia di confermare l’immagine di forza distante dai meccanismi relazionali più immediati.

Conclusione

Il divario tra mobilitazione di piazza e traduzione elettorale è frutto di una miscela di fattori: frammentazione dell’identità ideologica, prevalenza delle relazioni personali nel voto conservatore, percezione diversa della rigidità normativa tra i due blocchi, e separazione tra temi internazionali e priorità amministrative locali.
La sfida per la sinistra non è semplicemente “portare il tema Gaza nelle urne”, ma adattare il proprio modo di costruire consenso, sviluppando più relazioni territoriali, presenza costante e un “patto di fiducia” che oggi si rivela decisivo. Solo così le manifestazioni della coscienza collettiva troveranno un riflesso tangibile nel risultato elettorale.

Mobilitazione alla Regione?, di Paolo Luparello, del 06.03.2015, venerdì

Marzo 7, 2015 in Noi la pensiamo così, Prima Pagina

Mobilitazione alla Regione?,

di Paolo LuparelloPaolo a Marina di Cottone

Non ho fatto in tempo a finire di scrivere un post ieri sul silenzio che sembrava essere calato sulla vertenza Regione Siciliana che questa mattina c’è stato un fiorire di comunicati da parte di tutte le più disparate sigle sindacali.

Dopo due incontri con il Governo regionale che avevano fatto ben sperare a qualcuno (???) è caduto il gelo sul dialogo vero mai iniziato.

Si ha un Governo che sembra tirare per la sua strada (strada molto difficile di suo) e che nei fatti, intesi come previsioni del testo del disegno di legge, non fa trasparire alcuna apertura.

Il 17 marzo 2015 è la data che tutte le sigle sindacali hanno scelto per scendere in piazza e far sentire la propria voce. Non so cosa ci sia di particolare il 17 marzo e se per quel giorno Crocetta sarà a Palazzo d’Orleans ma sarà un giorno importante per capire se ha ancora un senso credere nella lotta sindacale, nella lotta per i diritti, nella rivendicazione della dignità di lavoratori.

Non si tratterà, mi è parso di capire, di una giornata di sciopero ma le somiglierà molto!

Anch’io scenderò in piazza per i miei diritti, ma personalmente scenderò in piazza anche per rivendicare il diritto ad avere un governo che governi, un governo che sia rappresentante delle attese di tutti i siciliani e non soltanto di quelli che si dicono sostenere Crocetta, un governo autorevole in grado di far ripartire la Regione e rimuoverla da quelle sabbie mobili in cui è precipitata da più di due anni.

I disastri che sta combinando questo Governo sono noti a tutti ma questo non assolverà noi dipendenti dalla tragedia che si sta profilando davanti ai nostri occhi.

Tutti in piazza il 17 marzo!

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e altri commenti …

Renzi deve avere un debole con l’8 e con i suoi multipli. L’articolo non è molto chiaro ma se prendiamo per buono il titolo non so se dare un simile valore al merito sia producente … parliamo pur sempre di docenti! 16 euro li potrebbero guadagnare con tre ore di ripetizioni private … non sarebbe più apprezzato una diversa forma di premialità? … Docenti, 16 euro in più ogni tre anni per i “meritevoli”

E in Italia a quando notizie di questo tipo? … Spread in picchiata dopo il Qe. Negli Usa boom di lavoro: 295mila nuovi posti

Capisco che la procedura non sembra essere stata moto “limpida” ma cosa ha denunciato il denunciante? … Tangenti all’aeroporto, sei anni fa la denuncia di un commerciante sulla gestione degli spazi

Ottimo! E adesso? Cosa ci faranno con tutte queste denunce? Si tradurranno in denunce alla autorità giudiziaria? O si tradurranno in interpellanze parlamentari? Ve le raccomando le interpellanze parlamentari! Specialmente quelle di alcuni deputati regionali! Si dovrebbe istituire un ufficio presso ogni dipartimento che si occupi soltanto di raccogliere e rispondere alle interpellanze del tipo “ditemi-tutto-quello-che-c’è-da-sapere-su-quello-che-voglio-sapere” … ma si può? … Corruzione, 200 denunce dei cittadini al portale dei grillini

Ma vista l’età e il non pericolo di reiterare il reato perchè non gli avrebbero dovuto dare i domiciliari? Capisco la rabbia della vittima del racket ma in cosa consisterebbe la diseguaglianza davanti alla legge? … Helg ai domiciliari, Grasso: “Legge non uguale per tutti, vergogna”

Io avevo una sensazione che ci fosse un certo carrierismo “anti-…” ma se lo dice don Ciotti! … Roberto Helg ai domiciliari, don Ciotti: “Avremo altre belle sorprese”

Provo per Travaglio una sincera antipatia per questo suo modo di mettersi su un piedistallo e pontificare … ma in quello che dice c’è molto di vero! … “Avanzi, fighetto antimafioso” Scontro Faraone-Travaglio

Perchè certe categorie riescono a spuntare certi trattamenti? Cosa c’è di equo in tutto ciò? Un minimo per vivere si, ma qui si esagera! … Piloti, Cig fino a 30mila euro al mese. Al Fondo per il trasporto aereo più contributi che per la lotta alla povertà

Sarò monotono ma qualcuno mi spiega perchè l’Ismett si e alle altre strutture pubbliche non si assicurano le medesime condizioni? … Crocetta su Ismett: “La Sicilia non rinuncia al centro d’eccellenza”

Lotta all’evasione senza quartiere … ma ricorrere a queste soluzioni sa un po’ di ultima spiaggia! … Grecia, 7 riforme per convincere l’Europa   Ft: ‘Tsipras recluta studenti e turisti contro evasori’

C’è chi si è “amminchiato” con gli F-35 … ma quante altre storie di investimenti esosissimi di dubbia priorità ci sfuggono?… Roma, la Città dello sport di Calatrava già costata 200 milioni e che forse non sarà mai terminata

 

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