66, Adotta un libro, Un mondo senza povertà, di Muhammad Yunus, 7 gennaio 2026

Gennaio 7, 2026 in Post ad hoc, Prima Pagina

Un mondo senza povertà, di Muhammad Yunus

Pag.270

“Un mondo senza povertà” è il libro in cui Muhammad Yunus estende l’esperienza del microcredito della Grameen Bank a una visione più ampia di trasformazione del capitalismo globale. Prendendo le mosse dai risultati ottenuti in Bangladesh, dove il microcredito ha contribuito a ridurre drasticamente i livelli di miseria, Yunus mostra come milioni di persone escluse dal sistema bancario tradizionale possano diventare protagoniste di percorsi di autoimpiego e sviluppo, se dotate di piccoli prestiti e di strumenti finanziari pensati per i poveri. Al centro del libro introduce il concetto di social business, una nuova forma d’impresa che utilizza le leve del mercato non per massimizzare il profitto degli azionisti, ma per risolvere problemi sociali e ambientali, reinvestendo gli utili nell’attività invece di distribuirli. Attraverso casi concreti – dalle iniziative sul cibo all’educazione, dalla sanità alle telecomunicazioni – l’autore illustra come questo modello possa diventare un punto di riferimento per governi, fondazioni, imprese e organizzazioni non profit che vogliano contribuire all’eradicazione della povertà. La tesi di fondo è che la povertà non sia un destino naturale, ma il prodotto di istituzioni economiche escludenti; modificando le regole del gioco e il modo in cui si concepisce il capitale, il capitalismo può essere ripensato in chiave più umana, giusta e sostenibile. Il libro è quindi insieme racconto di un’esperienza, manifesto teorico e manuale operativo, volto a dimostrare che un mondo senza povertà non è un’utopia retorica, ma un obiettivo politicamente e tecnicamente realizzabile se il social business viene assunto come architrave delle politiche di sviluppo

Muhammad Yunus (Chittagong, 1940) è un economista bengalese, fondatore della Grameen Bank e pioniere del microcredito e della microfinanza rivolti ai più poveri, in particolare alle donne rurali. Per il suo impegno contro la povertà ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 2006 ed è riconosciuto come uno dei principali promotori del concetto di social business su scala globale.

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Libro n.66

Se prendessimo coscienza della povertà accanto a noi, del 28.01.2019, lunedì, di Fedro

Gennaio 28, 2019 in Politica, Prima Pagina

Se i poveri prendessero coscienza della propria povertà e se fossero in grado di comprendere che la loro povertà è il frutto di una società che non si occupa degli ultimi, che non da chance agli ultimi, che considera gli ultimi una questione da rimuovere, allora si che questa società potrebbe cambiare.

Il mondo in una borsa!, del 11.07.2016, lunedì

Luglio 11, 2016 in Post ad hoc, Prima Pagina

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Il mondo in una borsa!, del 11.07.2016, lunedì

di Paolo Luparello

Quante volte vi sarà capitato di vedere un “senza tetto” trascinare una o più borse riempite all’inverosimile? Cosa conterranno quelle borse? Il loro mondo in una borsa. Quanti di noi saprebbero ridurre all’interno di una borsa tutto il nostro mondo, fatto di ricordi e di oggetti necessari per la quotidianità? Forse sarebbe più facile di quanto pensiamo. Ma siamo proprio sicuri che nel momento in cui si dovesse perdere tutto la nostra vita potrebbe essere ancora legata a oggetti di una quotidianità che non è più? Domanda che la maggior parte delle persone nemmeno si pone in quanto si ritiene che il trovarsi per strada abbia a che fare con la sfera del disagio mentale che può portare ai margini della società anche chi godeva di agi e benessere.gandhi

Ma siamo proprio sicuri che soltanto un disturbo della mente può portare nella povertà più desolante? Troppe domande e troppo lontane da noi e dal nostro status borghese. Chissà se la pensavano così quelli che oggi hanno perso il posto di lavoro, quelli la cui famiglia si è dissolta per divorzio, quelli che vivevano in un paese non dilaniato oggi dalla guerra. Vogliamo credere che noi siamo in grado di essere artefici del nostro destino? E crediamolo pure, ma se ogni paese avesse un sistema di protezione sociale in grado di impedire la caduta nell’inferno della povertà tutti potremmo vivere meglio … tranne, naturalmente, che non pensiate che la povertà non sia poi così moralmente umiliante. La povertà non è un disvalore in se, se scegli tu di viverla, cosa diversa se sei costretto alla povertà. Ne vogliamo parlare?

 

 

I nuovi poveri sono più vicini di quel che si può immaginare!, del 09.12.2014, martedì

Dicembre 10, 2014 in Noi la pensiamo così

Sono mesi, forse anni, che leggiamo di lavoratori a libro paga della Regione che non percepiscono salari e stipendi per mesi … in alcuni casi per anni. E’ una situazione drammatica per chi la subisce ma che non riesce a essere percepita nella sua esatta dimensione da chi quella situazione non la vive sulla propria pelle o su quella di persone vicine alle quali si è legati da rapporti di parentela e di amicizia.crisi 16032014

Non poter contare su quello che dovrebbe essere una certezza, il pagamento delle spettanze per il lavoro prestato (specialmente se il datore di lavoro è una Pubblica Amministrazione), getta nella disperazione coloro che si trovano nella condizione di non poter onorare quelli che sono gli impegni di una quotidianità fatta di spese per bisogni primari. Non solo. Quale può essere l’attenzione al lavoro che si realizza di chi sa che finito il lavoro lo attendono i problemi delle bollette da pagare, della spesa per mettere a tavola un pasto, le rate da pagare per prestiti contratti con finanziarie ufficiali e meno ufficiali. Lavoratori per i quali qualsiasi contrattempo o evento sfavorevole che comporta una spesa imprevista … anche di poche decine di euro significa non sapere come poi arrivare alla fine del mese. Come si può chiedere a questi lavoratori un impegno per raggiungere obiettivi lavorativi che diventano astrusi e dai quali ci si allontana sempre più non avendo la serenità per potervisi dedicare.

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