Sul merito la penso così, di Francesco Grimaldi, del 10.10.2013, giovedì

10 Ottobre 2013 in Contributo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il contributo dell’amico Francesco Grimaldi in previsione del prossimo incontro del 14 ottobre nel corso del quale proveremo a confrontarci sul tema del riconoscimento del “merito” alla Regione Siciliana. (Incontriamoci il 14 ottobre per parlare di … merito!, del 06.10.2013, domenica)

Il merito deve essere riconosciuto nella nostra Regione?

…Prima di affrontare la questione sul “merito”, occorrerebbe parlare d’ “altro”…

…Anzitutto, di “diritti e doveri”… li conosciamo tutti e ne siamo pienamente consapevoli; ma c’è un diritto/dovere che sta alla base della questione sul “merito”: ciascun dipendente deve essere messo nelle condizioni di operare nel rispetto di quella professionalità per la quale è stato “assunto”, ovvero per la quale è chiamato a svolgere un servizio per la “comunità” regionale.

Assistiamo piuttosto alla continua “mortificazione” , non solo della professionalità, ma anche della dignità personale: molti vorrebbero dare il proprio contributo, ma non sono messi nelle condizioni di farlo; vorrebbero adoperarsi per migliorare il proprio ambiente di lavoro e le “prestazioni” che rendono, ma l’Amministrazione non se ne preoccupa affatto; ad essa non interessa l’efficienza e l’efficacia, quanto piuttosto il rispetto di procedure formali, nella migliore delle ipotesi.

Un’Amministrazione in cui il personale è complessivamente sovradimensionato e mal distribuito, rispetto alle funzioni che svolge, in cui le procedure sono spesso “pletoriche” e “ridondanti”; un’Amministrazione “sclerotica”, chiusa in se stessa, incapace di vedere al di fuori delle proprie mura.

In questo tipo di Amministrazione parlare di “merito” mi pare che possa essere fuorviante.

Parliamo piuttosto di “risultati”, di quelli che riguardano la misurazione della qualità del lavoro all’interno della stessa e di quelli che è chiamata a conseguire nei confronti della collettività regionale.

Individuare i risultati rispetto ai quali mobilitare le risorse umane e le professionalità interne rappresenta il primo gradino per ridefinire un’Amministrazione organizzata per “programmi e progetti” e non per “procedure”. Allora, parliamo di come l’Amministrazione nel suo complesso e nelle sue articolazioni possa essere più efficiente e più efficace; di come possa garantire qualità del lavoro e rispetto delle professionalità; di come, ciascuno possa trovare le giuste motivazioni (non tanto e non solo di carattere economico) per dare il proprio contributo alla “causa comune”.

Ciascuno deve potere dare una risposta alla domanda: a chi e a che cosa serve il mio lavoro quotidiano? Per quale Amministrazione sto lavorando?

Se vogliamo parlare di “merito” dobbiamo anche parlare di metodi e sistemi di valutazione che nel caso specifico non possono che essere di ordine qualitativo. Sappiamo tutti delle difficoltà, anche teoriche, di individuazione e definizione di criteri di valutazione di questo tipo, ma anche delle difficoltà della loro applicazione.

Un esempio lampante delle difficoltà insite in tali sistemi di valutazione è quello relativo alla valutazione dei risultati delle attività dei dirigenti, al fine della corresponsione della relativa indennità.

E poi, chi è il soggetto che valuta: l’Assessore, il Dirigente generale, un organismo indipendente?

Più che parlare di “merito personale”, occorrerebbe, a mio avviso, parlare di organizzazione di gruppi di lavoro e di responsabilità singole e collettive, di capacità operative e di impegno gestionale, nel raggiungimento dei risultati di efficienza ed efficacia che l’Amministrazione intende perseguire.

Ciascun operatore, a seconda del livello in cui si colloca, dovrebbe contribuire (e il suo contributo dovrebbe essere “tracciabile”) al perseguimento di questi risultati.

Esiste, poi, a livello individuale, un problema di “progressione” di carriera, che va intesa come riconoscimento, da parte dell’Amministrazione, dei risultati conseguiti, mediante l’affidamento di compiti e funzioni di più elevata professionalità, cui corrisponde evidentemente un adeguato corrispettivo economico. Si tratta, ovviamente, di un diritto ineludibile, ma anche di un’opportunità per l’Amministrazione stessa che ha bisogno di personale “motivato” e “qualificato”.

Questo diritto potrà essere garantito soltanto se c’è un’Amministrazione che funziona, altrimenti si corre il rischio che prevalga, più che il “merito”, la “meritocrazia”, cioè una “selezione mirata” di soggetti, funzionali al mantenimento dello “status quo”.