Riflessione di Fedro, Chi non ascolta e non accetta il confronto non meriterebbe attenzione, del 11 ottobre 2025

11 Ottobre 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina

Il confronto tra le persone è alla base della crescita individuale e collettiva. Parlare, ascoltare, riflettere insieme permette di ampliare la conoscenza e sviluppare una consapevolezza più matura. Tuttavia, non sempre questo scambio si realizza: molti hanno smesso di confrontarsi perché hanno trovato interlocutori incapaci di ascoltare, interessati solo a imporre la propria opinione. C’è chi lo fa in buona fede, convinto dalla propria esperienza e competenza; ma esistono anche coloro che presumono di avere sempre ragione, indipendentemente dai fatti o dalla logica.

Chi parla, invece, dovrebbe mantenere sempre la disponibilità ad ascoltare, riconoscere quando non conosce abbastanza un argomento, e avere l’umiltà di sospendere il giudizio finché non avrà elementi sufficienti per esprimersi. Oggi, purtroppo, molti — soprattutto nel mondo politico — confondono il confronto con la competizione verbale, fino a contraddirsi pur di mantenere una posizione di potere o consenso. Discutere con chi non ammette mai la possibilità di sbagliare è dunque inutile: il dialogo ha senso solo quando è fondato sul rispetto reciproco e sulla volontà di comprendere.

Un dibattito pubblico, proprio perché ha un forte impatto sull’opinione collettiva, dovrebbe essere regolamentato da principi chiari e da una figura che garantisca il rispetto delle regole del confronto civile. Le parole, in fondo, sono uno strumento nobile; ma diventano un’arma quando si usano per ridicolizzare o sminuire l’altro.

Decalogo della conversazione corretta

  1. Ascoltare prima di parlare. L’ascolto è la base del dialogo autentico: comprender l’altro è la prima forma di rispetto.
  2. Parlare con chiarezza e onestà. Esprimersi in modo comprensibile, senza manipolare i fatti o usare artifici retorici per confondere.
  3. Ammettere i propri limiti. Nessuno è esperto di tutto: riconoscere di non sapere è segno di intelligenza, non di debolezza.
  4. Sospendere il giudizio. Quando mancano dati o conoscenze adeguate, è meglio attendere piuttosto che affermare qualcosa con presunzione.
  5. Rispettare l’interlocutore. Non si discute per vincere, ma per comprendere: offese e ironie svalutano chi le pronuncia.
  6. Fondare le opinioni sui fatti. Ogni posizione dovrebbe poggiare su elementi verificabili e non su semplici convinzioni o slogan.
  7. Evitare la contraddizione opportunistica. Chi cambia idea deve saper spiegare il perché, non farlo solo per convenienza.
  8. Mantenere la coerenza etica. Le modalità con cui si discute contano quanto il contenuto stesso: il fine non giustifica mai i mezzi.
  9. Accettare la possibilità di cambiare idea. La disponibilità a modificare il proprio pensiero in base a buoni argomenti è segno di maturità.
  10. Promuovere un confronto costruttivo. Ogni scambio di idee dovrebbe lasciare entrambe le parti più consapevoli, non più diffidenti.

Un confronto regolamentato da persone autorevoli e secondo il decalogo sopra descritto sarebbe veramente fonte di ispirazione anche se ormai sembra che molti ascoltatori non siano interessati ad altro che allo scontro e alle offese … le uniche cose nelle quali sembrano oramai attrezzati i politicanti di oggi.

(EdS)