#perunsocialmigliore, di Paolo Luparello

Settembre 6, 2018 in Post ad hoc, Prima Pagina

#perunsocialmigliore, di Paolo Luparello

Fino a qualche decennio fa, fino a prima di internet, di ciò che succedeva nel mondo cosa avrebbe potuto sconvolgere il nostro quotidiano? Probabilmente qualcosa di cui eravamo testimoni diretti o ciò di cui ci mettevano a conoscenza i notiziari radiotelevisivi o la carta stampata. Poteva succedere che la natura degli avvenimenti sollecitassero la organizzazione di manifestazioni di solidarietà o di protesta. La società si divideva tra chi partecipava alle manifestazioni e chi no, difficilmente, credo, si sarebbe avuta una conoscenza puntuale di come la pensassero i singoli manifestanti o non manifestanti. Oggi è tutta un’altra storia. Grazie alla diffusione dei social network, Facebook in primis, ma anche Twitter, siamo in grado di sapere esattamente come la pensano tutti coloro che fanno parte della nostra rete di contatti, e ci piaccia o no scopriamo aspetti della personalità di qualche nostro contatto che ci lascia a dir poco basiti, se poi non destano in noi addirittura un sentimento di indignazione e di fastidio. Che “l’altro” la possa pensare diversamente da noi è naturale, anche quelle persone delle quali ci eravamo fatti una nostra idea, ma solo nostra e non loro, quello che invece fa indignare molti, più di quanti possiamo pensare, è la apparente “leggerezza” di chi rilancia notizie ed esprime valutazioni assolutamente gratuite e prive di alcun fondamento, contribuendo ad alimentare a dismisura, grazie anche al “credito” che queste persone hanno, una canea che sarebbe meritevole di ben altre cause.

Sui social network si trova buona informazione e cattiva informazione, la cattiva informazione sta letteralmente prendendo il sopravvento perchè sempre più persone rilanciano con “leggerezza” notizie false o cariche di odio e fanatismo, rendendo sempre più difficile trovare la buona informazione, grazie probabilmente al famoso “algoritmo” del social che seleziona le notizie da far comparire sulla nostra bacheca.

Ritengo i social, e il loro corretto utilizzo, qualcosa di troppo importante per abbandonarli e sta a ognuno di noi provare a recuperare quello che di buono gli utenti dei social propongono, senza lasciare spazio, almeno nelle nostre bacheche, a persone che assumono dei comportamenti censurabili, o per ciò che condividono, o per ciò che affermano o per la mancanza di educazione nel condurre una interlocuzione. Io non inviterei mai a casa mia una persona che notoriamente va in giro con sotto il braccio una rivista di chiara ispirazione fascista, che afferma idee sulla superiorità della razza e che nel confronto verbale è offensivo nei confronti degli interlocutori e fa ampio uso di parolacce e di concetti non politicamente corretti. Lo so, ho descritto una specie di mostro sociale, ma non è raro oggi imbattersi in personaggi del genere sui social.

Io a queste persone dico “NO”!

Essere un “follower” (leggi anche “amico”) o avere un “follower” (leggi anche “amico”) deve essere un onore, come se fossimo invitati a casa di un amico o come se fossimo noi a invitarlo, e quindi un “follower” deve rispondere a certe caratteristiche, quelle della buona creanza.

Da oggi non tollererò più persone di “mala creanza” e se sono già inserite nella mia rete di contatti le rimuoverò. Io devo essere orgoglioso (parola forse grossa) dei miei contatti e ricordiamo che i social propongono gli amici in comune e la nostra amicizia viene utilizzata da terzi per valutare se accettare o meno la loro amicizia, è come se noi raccomandassimo quella persona, forse fino a oggi avevo sottovalutato questo aspetto.

Facciamo dei social network un luogo migliore, cominciando a farlo dalla nostra rete di contatti.

#perunsocialcheserve

Ci sono webeti e webeti!, del 01.09.2016, giovedì

Settembre 1, 2016 in Noi la pensiamo così, Prima Pagina

Luparello e chinotto ai Cantieri

Ci voleva Enrico Mentana, con il suo “webete”, a dare il via alla critica del libero pensiero sui social network. Mentana non ce l’ha fatta più e di fronte alle “idiozie” di qualche internauta dal commento facile è sbottato in un “Lei è un webete”! Da lì una stura di post e prese di posizione da parte di commentatori vari contro quello tsunami di pensieri in libertà rappresentato dai commenti e dalle condivisioni sui social network o sulle testate online di quel popolo di navigatori di internet che di fronte alla possibilità di dire la propria, senza alcuna forma di autocensura e senza minimamente pensare se quello che stanno per scrivere o condividere può arrecare offesa a qualcuno, lo fanno e non se ne pentono minimamente, come se si trattasse di un gesto liberatorio per se e punitivo dei mali del mondo incarnati nell’oggetto della loro critica del momento. Che dire? Ho sempre preso le distanze da coloro che utilizzano i social network in modo brutale che ricorda la folla dedita al linciaggio. Purtroppo questi tipi esistono e l’unico modo per sopravvivere è non accoglierli nella propria cerchia, ma che di questo si lamentino i giornalisti la cosa mi lascia un po’ perplesso, atteso che appartengo a una categoria di lavoratori che appena viene nominata dà la stura agli istinti più bassi di una non so quanto vasta schiera di siciliani, e dopo l’audience di Giletti anche di italioti. I giornalisti sanno che certi argomenti solleticano tante menti e questo porta tanti “click” sulle testate on line e se adesso sembra venir fuori uno straccio di coscienza adottino degli strumenti di reale moderazione dei commenti … se poi il problema sono i social network basta adottare delle politiche di privacy più restrittive, ma rinuncerebbero ai milioni di contatti a cui piace rivoltarsi nel fango?,  … Webeti, a rimetterci davvero è il dialogo … 

Buono a sapersi, del 26.06.2013, mercoledì

Giugno 27, 2013 in Buono a sapersi

 

  1. Gli orti urbani

  2. La privacy al tempo di Internet e Social network

  3. Ecco l’ascesa delle donne manager. Così cambiano le aziende tedesche

  4. «Preferisci un uovo oggi o una gallina domani? Dimmi cosa scegli da bambino e ti dirò che adulto sarai»

  5. «Marina in campo», si delle deputate pdl «Marina in campo È la nostra Renzi» … non abbiamo speranza! Mettiamo il cuore in pace tanto un B. lo avremo oramai sempre tra i piedi!

  6. Consulenze P.A.: trasparenza vuol dire non scegliere le stesse persone … la pensano così anche in Sicilia?

  7. Nuove imprese nel Sud? Il MISE mette a disposizione 190 milioni di euro … e se provassimo a spendere i miliardi dei nostri fondi comunitari?

  8. Letta: scandalosi certi stipendi di manager pubblici … soprattutto se li si paragona ai risultati raggiunti!

 

 

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