Riflessione di Fedro, la politica non può essere affidata a dei tifosi, del 4 ottobre 2025

Ottobre 4, 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina

Un approccio aperto alla politica, basato sul dialogo e sul confronto, parte dal presupposto che le opinioni siano frutto di ragionamento, esperienza e valori condivisibili. Chi si muove in questa prospettiva è disposto a mettere alla prova le proprie idee, accettando il rischio di modificarle se emergono argomenti più solidi fondati su democrazia e legalità. In questo quadro, l’avversario politico non è un nemico, ma un interlocutore con cui condividere uno spazio di confronto; la diversità di opinioni è vista come una ricchezza, non come una minaccia.

All’estremo opposto troviamo l’approccio identitario o “calcistico” alla politica, dove l’appartenenza a un partito o a un leader diventa un tratto di fede, simile al tifo sportivo. Qui il politico preferito diventa una figura intoccabile: le sue parole vengono accettate senza critica e ogni dissenso è percepito come un attacco alla propria identità. Non c’è spazio per il cambiamento di opinione, perché l’adesione è emotiva e spesso viscerale. Il pensiero critico risulta marginalizzato dall’emozione di appartenenza e dalla necessità di sentirsi parte di un gruppo compatto.

Gli elementi centrali del primo approccio includono:

  • Disponibilità al confronto: si ascolta l’altro con l’intento di comprendere.
  • Verifica delle fonti e degli argomenti: le idee vanno sostenute da dati e principi coerenti.
  • Flessibilità intellettuale: ammettere la possibilità di avere torto.
  • Rispetto delle regole democratiche: accettare l’esito delle decisioni collettive.

Nel secondo approccio spiccano invece:

  • Fedeltà assoluta al leader o al partito.
  • Polarizzazione: riduzione della complessità a “noi” contro “loro”.
  • Rifiuto del dialogo: l’opinione diversa è scartata a priori.
  • Uso selettivo o distorto delle informazioni.

Per incentivare un dialogo costruttivo con chi rifiuta il confronto, non basta insistere sulla ragionevolezza: occorre agire su più piani. Alcune azioni possibili:

  1. Creare contesti mediati: gruppi o incontri moderati da terze persone neutrali, che stabiliscano regole di rispetto reciproco e tempi di parola.
  2. Partire da punti comuni: individuare temi su cui entrambe le parti possono convenire, anche minimi, per costruire gradualmente fiducia.
  3. Separare le idee dalle persone: discutere le proposte senza trasformare il confronto in un giudizio sul leader o sull’identità del gruppo.
  4. Stimolare l’ascolto attivo: proporre esercizi dove chi parla deve prima riassumere correttamente la posizione dell’altro.
  5. Educazione alla cittadinanza: promuovere, soprattutto nei più giovani, capacità di analisi critica e il rispetto per posizioni diverse.

Queste azioni non garantiscono un cambiamento immediato, perché l’adesione “di fede” alla politica è spesso radicata in fattori emotivi e sociali profondi. Tuttavia, possono ridurre l’ostilità e aprire una fessura attraverso cui la ragione può filtrare. La sfida è trasformare il confronto da scontro sterile in dialogo autentico: un compito complesso, ma indispensabile per una democrazia che voglia restare viva e capace di rappresentare tutti, non solo chi tifa per la propria squadra politica.

(EdS)