Novembre 1, 2013 in Post ad hoc
La sorte dei precari siciliani che lavorano negli enti locali, ma anche alla Regione, non riesce ad appassionarmi.
Al di là di quella che è la solidarietà naturale verso uomini e donne che cercano una certezza per il proprio futuro non riesco ad andare in quanto non riesco a separare il loro destino da quello delle decine di migliaia di disoccupati siciliani che non hanno neanche una lontana speranza di poter contare su un qualche cespite.
Continuo a interrogarmi sul perchè soltanto su questi lavoratori precari si concentrano le attenzioni di politici e sindacati. Così come continuo a interrogarmi su come si può stare per vent’anni a vivere di proroga in proroga fidandosi delle promesse di chi ha tutto l’interesse di tenere nel bisogno il proprio gregge.
Questi precari parlano di diritti. Mi sembra una parola grossa. Parlerei di una aspettativa che non può essere diversa da chi in possesso dei necessari requisiti ambirebbe a entrare nella Pubblica Amministrazione attraverso una procedura concorsuale.
Eppure, per loro si costituiscono unità di crisi e il presidente Crocetta, mai tenero con il pubblico impiego regionali, chiede aiuto ai sindacati, a quegli stessi sindacati con i quali non credo che abbia mai voluto affrontare il tema dei trasferimenti di massa e la violazione delle norme contrattuali e non all’insegna di una “razionalizzazione” ma di una ben più grave accusa di inefficienza e finanche corruzione diffusa.
Vedere allo stesso tavolo il presidente della Regione con i rappresentanti di Cisl-Fp, Cgil-Fp e UIL-Fps senza che a quel tavolo sia stato affrontato anche il tema delle relazioni sindacali alla Regione Siciliana mi ha molto amareggiato.
Ma tornando al tema del corretto accesso nella Pubblica Amministrazione, il dramma è che i concorsi non li vuole fare nessuno, così come non sono stati fatti nel passato … perchè dare certezze a persone che potrebbero affrancarsi dal giogo in cui sono stati costretti?
Così come nessuno si è mai voluto occupare seriamente di un autentico percorso di carriera all’interno della Regione Siciliana.
Negli ultimi vent’anni in tutti gli enti locali e in tutti gli enti e società regionali sono state fatte progressioni che hanno consentito al personale di crescere professionalmente e di assumere maggiori responsabilità. Non alla Regione Siciliana, dove se progressioni ci sono state lo sono state per tutti non permettendo a nessuno di fare cose diverse da quelle che facevano prima e senza tenere conto di diplomi, lauree e master.
Anche in questo, forse, si radica l’apatia che caratterizza tanti dipendenti che non vedono alcuno stimolo nell’impegnarsi al di là del “minimo sindacale”.
Perchè dei ventimila dipendenti regionali nessuno si occupa e tutti si occupano dei ventimila precari?
I politici sono gli stessi. I sindacati sono gli stessi.
A quando una unità di crisi per i dipendenti regionali?
Tags: Concorsi, Precari, Unità di crisi
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