Fare politica di questi tempi, del 18.07.2016, lunedì

Luglio 18, 2016 in Politica, Prima Pagina

Fare politica di questi tempi, del 18.07.2016, lunedì

di Paolo Luparello

Non sarà facile. Mi rendo conto che non sarà affatto facile provare a parlare di politica con le persone che incontrerò nel cammino che  ho deciso di intraprendere. Spero però di sbagliarmi. A leggere quello che viene pubblicato sui social network o nei commenti agli articoli dei quotidiani on line cadono le braccia. E’ tutto un Luparello e chinotto ai Cantieriturpiloquio e una generalizzazione di luoghi comuni. E’ pur vero che un numero significativo di politici non fa nulla per smentire certi luoghi comuni che li dipingono interessati soltanto al proprio tornaconto e pronti a disattendere ogni promessa. Ma la classe politica che ci governa non si è autoeletta e finché la gran parte dei cittadini diserterà le urne continueranno a essere eletti in maggioranza quelli più avvezzi a fare gli interessi di pochi, loro in primis.

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La Sicilia che vogliamo, del 06.09.2015, domenica

Settembre 6, 2015 in Noi la pensiamo così, Prima Pagina

La Sicilia che vogliamo, del 05.09.2015, domenica (  http://www.perchenosicilia.org/?p=11949   )

di Paolo Luparello (Perché no…qualcosa si muove – www.perchenosicilia.org)Paolo Maratona di Sicilia 2015

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La settimana appena trascorsa ha fatto registrare un altro record all’Assemblea Regionale Siciliana, l’aula convocata per la riapertura dopo la pausa estiva ha registrato un solo presente tra i deputati regionali. E’ questo il mandato che gli elettori hanno affidato ai deputati regionali? Naturalmente i deputati non sono impegnati soltanto nei lavori d’aula, ma se l’aula viene convocata perché non si presentano? Sicuramente gli assenti avranno avuto le loro buone ragioni ma è possibile conoscerle? E’ legittimo chiedere ai nostri rappresentanti di dirci come impegnano il loro tempo per il quale ricevono un trattamento economico di notevole riguardo?

E’ proprio strano che nell’era di “amministrazione trasparente”, norma per la quale la Pubblica Amministrazione è stata trasformata in una casa di cristallo essendo obbligata a pubblicare sui siti web istituzionali tutto ciò che riguarda il proprio funzionamento (decreto legislativo 33 del 2013), i rappresentanti del popolo, a tutti i livelli, sono esentati dal dover rendere conto pubblicamente di ciò che producono. Sarebbe interessante sapere quanto del loro tempo viene dedicato alla soluzione dei problemi e quanto ad altre attività “meno produttive” per i cittadini. Io non credo che sia necessaria una norma che imponga la rendicontazione del proprio operato, credo però che chi esercita un mandato per conto dei cittadini dovrebbe rendere conto giorno per giorno … è chiedere troppo? Probabilmente in tanti già lo fanno … ma allora perché i giornalisti rimangono stupiti di questi comportamenti?

Vi assicuro che se dovessi essere eletto, non passerebbe giorno senza che sul mio blog, o sui miei profili nei social network, non venga pubblicato il resoconto del mio impegno quotidiano nell’interesse dei siciliani.Vai a votare

Chi è interessato a partecipare al progetto mi contatti attraverso un messaggio, anche privato, tramite Facebook oppure inviando una mail a associazione@perchenosicilia.org o alla PEC associazione@pec.perchrenosicilia.org

Le più grandi imprese sono iniziate con un primo passo … facciamolo insieme!

La Sicilia che vogliamo, del 30.08.2015, domenica

Agosto 30, 2015 in Noi la pensiamo così, Prima Pagina

La Sicilia che vogliamo, del 30.08.2015, domenica (   http://www.perchenosicilia.org/?p=11881  )

di Paolo Luparello (Perché no…qualcosa si muove – www.perchenosicilia.org)

—-Paolo Maratona di Sicilia 2015

Il mio impegno politico e la disponibilità a candidarmi alle prossime elezioni regionali, insieme ad altre amiche e amici che condivideranno il progetto politico che stiamo definendo, potrebbe apparire come il tentativo di creare una lobbie dei dipendenti regionali pescando nell’elettorato costituito dagli stessi dipendenti regionali.

Se fosse così il progetto politico sarebbe miope e non avrebbe vita lunga.

Il nostro progetto politico si rivolge a tutti coloro che credono che una burocrazia regionale efficiente, che rende conto ai cittadini del proprio operato, è una condizione necessaria per consentire a tutti i siciliani di esprimere al meglio i propri talenti nei diversi campi nei quali la Regione, in forza di leggi, esercita una qualche azione.

Il nostro progetto politico non intende fare una difesa “a prescindere” dei dipendenti della Regione Siciliana, sicuramente però ne prenderà le difese quando le accuse sono generalizzate e basate su informazioni superficiali e volte soltanto ad “accarezzare” l’opinione pubblica siciliana sempre pronta ad apprezzare la messa alla gogna di tutto ciò che riguarda la Regione Siciliana a partire dai suoi dipendenti.

Non sono pochi le amiche e gli amici che si sono rivolti a me nel passato, e anche recentemente, chiedendo un intervento forte sulla stampa per contestare le troppe strumentalizzazioni di cui i dipendenti della Regione Siciliana sono stati oggetto da parte sia della stampa che della stessa politica, non dimentichiamo il primo anno del governo Crocetta. Ma i protagonisti di questi attacchi non sono stati disponibili, salvo rare eccezioni, a ospitare la voce dei dipendenti regionali.

Come riuscire a farci ascoltare? Naturalmente ci sono i sindacati e chi ritiene efficace quella strada la segua pure.

Ci potrebbe essere anche un’altra strada ed è quella che vi propongo.

Sull’esempio di “Adesso basta”, un gruppo creatosi su Facebook subito dopo l’interruzione della autostrada Palermo-Catania (a seguito della frana che si è abbattuta sui piloni del viadotto Himera) e che in poche settimane raccolse oltre 23 mila adesioni di cittadini inferociti, perché non creiamo il gruppo #iononcisto nel quale tutti i dipendenti della Regione che non sopportano le gratuite offese e denigrazioni che arrivano da ogni parte, ci mettono la faccia e segnalano tutte le notizie di questo tipo e dicono la propria … chissà che questa forma di manifestazione del nostro disagio non possa dare qualche risultato.

L’invito a #iononcisto è rivolto a tutti i dipendenti della Regione Siciliana, di qualsiasi categoria e con qualsiasi forma di rapporto contrattuale che intendono manifestare apertamente il proprio dissenso contro un metodo becero di fare informazione contro una categoria di persone quali i dipendenti della Regione Siciliana … caso probabilmente unico in tutta Italia!

Chi ritiene di compiere ogni giorno il proprio dovere, di impegnarsi anche oltre quello che gli spetterebbe, di far fronte alle carenze di risorse dei propri uffici, è invitato a partecipare!

L’invito lo voglio anche rivolgere ai non dipendenti regionali, ai cittadini che a qualsiasi titolo hanno a che fare con gli uffici della Regione Siciliana. Sia che abbiano ricevuto un buon servizio, sia che abbiano da lamentare carenze e omissioni, partecipino al gruppo e segnalino la propria esperienza … potrebbe essere la strada giusta per cambiare qualcosa!Vai a votare

Ne vogliamo parlare?

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La Sicilia che vogliamo, del 29.08.2015, sabato

Agosto 29, 2015 in Noi la pensiamo così, Prima Pagina

La Sicilia che vogliamo, del 29.08.2015, sabato

di Paolo Luparello (Perché no…qualcosa si muove – www.perchenosicilia.org)

—-Paolo Maratona di Sicilia 2015

Soldi.

Questo sembra il motivo che muove tutti gli interessi. Anche in politica.

Non si tratta di una novità.

La situazione delle caste più o meno note che andiamo scoprendo giorno dopo giorno sono il frutto di una gestione perversa dei soldi pubblici che ha portato alcune categorie, troppe, a riservare loro trattamenti economici e privilegi stupefacenti per una democrazia.

Nonostante le alternanze degli schieramenti politici che si sono succeduti al governo, locale e nazionale, nessuno ha messo mano a una seria ridefinizione della sostenibilità per le casse pubbliche del sistema dei privilegi di cui gode la politica e tutte le altre categorie alle quali la politica ha voluto riservare un trattamento di favore (magistrature, enti pubblici, società partecipate, consulenti e via cantando).

Personalmente non credo che, riducendo i “trattamenti dorati” e i privilegi, potremo recuperare le somme che ci servono per la ricostruzione di uno stato veramente sociale e attento ai bisogni di tutti i cittadini, si tratterebbe comunque di una azione di giustizia sociale e l’avvio di una nuova era di maggiore attenzione all’uso del denaro pubblico.

Ma i soldi non vengono soltanto utilizzati per alimentare privilegi e sprechi insopportabili, vengono anche utilizzati per alimentare una spesa pubblica fatta di investimenti e di incentivi che troppo frequentemente assume gli stessi caratteri del privilegio e dello spreco.

Dotare un territorio di infrastrutture superiori alla media di altri territori, dotare un territorio di opere “voluttuarie” quando ad altri territori mancano opere fondamentali per il vivere quotidiano, dotare un territorio di opere iniziate e mai finite … non sono uno spreco e un privilegio per chi quelle opere ha voluto?

Il controllo della gestione delle risorse pubbliche non può essere affidato soltanto al sistema dei controlli previsti dalla legge … hanno dimostrato di non essere sufficienti e non hanno impedito sprechi e ruberie.

Dobbiamo coinvolgere tutti i cittadini di buona volontà a esercitare il controllo diretto di come vengono utilizzati i soldi pubblici, siano essi destinati alla realizzazione di opere pubbliche che aiuti alle imprese e ai cittadini.

La nostra proposta politica vuole coinvolgere quanti più uomini e donne a controllare cosa succede nel proprio territorio con i soldi pubblici e i nostri rappresentanti al Parlamento regionale dovranno utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione per consentire questo controllo. Vai a votare

Questa è democrazia!

Ne vogliamo parlare?

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La Sicilia che vogliamo, del 28.08.2015, venerdì

Agosto 28, 2015 in Noi la pensiamo così, Prima Pagina

La Sicilia che vogliamo, del 28.08.2015, venerdì

di Paolo Luparello (Perché no…qualcosa si muove – www.perchenosicilia.org)

—-Paolo Maratona di Sicilia 2015

Prima o poi sapremo come sarà andata a finire la programmazione comunitaria 2007-2013. Le notizie di questi giorni non sono positive ed entro la fine dell’anno, miracoli a parte e ripensamenti  dell’ultima ora dell’Unione europea a causa della situazione di crisi generalizzata, sapremo in che misura avremo perso delle risorse. Potrebbe trattarsi di centinaia di milioni di euro. Ma non si rischia di perdere soltanto risorse comunitarie ma anche risorse nazionali quali quelle del PAC (Politica di azione e coesione), in parte già perse non avendole impegnate al 30 settembre 2014. Non so quante persone riescono a rendersi conto del significato del perdere delle risorse finanziarie destinate agli investimenti. Non riuscire a spendere i soldi che vengono messi a disposizione dei governi significa rinunciare agli stessi investimenti e agli effetti che questi avrebbero determinato in termini di occupazione, sia in fase di cantiere che a regime, di ricchezza creata e di servizi resi al territorio, alle imprese e ai cittadini.

Parliamo di strade, di depuratori, di acquedotti, di recupero di beni culturali e tanto altro ancora oltre che, naturalmente, di investimenti per le imprese nei diversi settori produttivi. In una regione in cui si stima che una famiglia su due è nell’area della povertà e con un tasso di disoccupazione di gran lunga superiore a quello del resto del Paese, drammatica quella giovanile, non riuscire a spendere ciò che ci viene assegnato, e nei tempi programmati, è qualcosa che grida vendetta e che purtroppo ricade sulla pelle dei siciliani al di là di ogni scaricabarile nel quale si diletteranno politici di oggi contro politici di ieri e tutti insieme contro i burocrati regionali.

Possibile che non si riesca a ricondurre alle proprie responsabilità chi è stato realmente causa di tutto ciò? Possibile che si corra il rischio che chi ha fallito nel passato ce lo si ritrovi a gestire anche il futuro?

Sarò di parte ma la politica è quella che ha le maggiori responsabilità, perché anche se le colpe reali fossero di una burocrazia inefficiente e inefficace, la politica avrebbe gli strumenti per rimuovere i responsabili di questo sfascio. Perché non lo fa? Perché la commistione politica-burocrazia, ben lontana dalla separazione dei ruoli che la legge vorrebbe, è tale che il padre non ucciderà mai il figlio! Questo connubio va spezzato e il rapporto tra politica e burocrazia deve essere ricondotto a una relazione fisiologica di controllore (la politica) e di controllato (la burocrazia) nell’ambito della quale si valutano realmente i risultati della gestione, determinando l’erogazione della premialità in caso di risultati positivi o la rimozione dall’incarico in caso di risultati negativi. Valutazione che non può restare un fatto “privato” ma che deve essere resa opportunamente trasparente in modo che i portatori di interesse (gli “stakeholder” in gergo tecnico) possano dire la loro … è “opportuno” e “accettabile” da parte dei cittadini distribuire premi di fronte a situazioni di evidente inefficienza della macchina organizzativa?

La politica nella Sicilia che vogliamo non può essere strabica e deve attribuire obiettivi chiari e risorse congrue alla burocrazia che dovrà essere valutata per ciò che riuscirà fare e non per “l’appartenenza”.

In questi giorni si legge di nuove riforme della Pubblica Amministrazione che i vari “leader” di partito vorrebbero portare avanti. Ancora riforme? Quando la politica non sa fare il proprio mestiere si inventa una riforma, dando a bere ai cittadini che la soluzione dei problemi verrà poi. Ma quanto dovranno aspettare ancora i siciliani per avere una classe politica normale che si occupi realmente dei loro problemi … subito? Le prossime elezioni! Sperando, naturalmente, che venga data fiducia non ai politicanti di ieri. Non ai duri e puri degli slogan contro le caste oltre i quali spesso c’è una impreparazione notevole. Ma che venga data fiducia a persone preparate e con esperienza in grado di proporre le soluzioni che servono.Vai a votare

Ne vogliamo parlare?

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La Sicilia che vogliamo, del 27.08.2015, giovedì

Agosto 27, 2015 in Noi la pensiamo così, Prima Pagina

La Sicilia che vogliamo, del 27.08.2015, giovedì

di Paolo Luparello (Perché no…qualcosa si muove – www.perchenosicilia.org)Paolo Maratona di Sicilia 2015

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Quando ho maturato l’idea di impegnarmi politicamente ne ho parlato con alcuni amici. Naturalmente mi hanno messo in guardia sui pericoli della politica e poi, passando sul pratico, mi hanno chiesto cosa avessi da offrire ai potenziali elettori. Bella domanda! Io parto dalla considerazione che molti italiani, e anche siciliani, chiedono una politica che costi poco, che si occupi realmente dei problemi delle persone e che, naturalmente, non rubi o non crei situazioni di vantaggio per sé e per il proprio clan. Io sono tra questi siciliani.

Nella mia vita voglio poter affermare di averci provato a cambiare le cose. Nel mio piccolo non ho mai accettato lo status quo se lo status quo non funzionava. Ho sempre provato a cambiare le cose introducendo il cambiamento. Non sempre ci sono riuscito nella misura in cui mi prefiggevo, ma bisogna tenere conto del contesto in cui si opera e non sempre quello che proponi viene accettato dalle persone con le quali lavori, specialmente se operi in un contesto pubblico o se devi fare i conti con chi sta in una posizione superiore alla tua e al quale spetta l’ultima parola.

A me piace il confronto e ritengo di essere un buon ascoltatore, cosa che mi ha consentito di poter guardare alle cose anche da punti di vista differenti che non avevo considerato, permettendomi di modificare, spesso in meglio, le posizioni che intendevo assumere. Troppo spesso però non ho trovato in altri lo stesso approccio. Quante volte vi è stato negato qualcosa senza una spiegazione ragionevole? Quante volte avete provato la sensazione che la vostra proposta non è stata portata avanti per paura delle novità, per non modificare lo status quo, perché è la vostra proposta?

Io voglio offrire  agli elettori la possibilità di eleggere qualcuno che vuole realmente cambiare il funzionamento della macchina burocratica regionale, la più grande “azienda” che opera in Sicilia,  e dal cui buon funzionamento dipende lo sviluppo della Sicilia di cui tanti parlano ma che nessuno ha mai efficacemente provato a realizzare. Ma così come io voglio provare a far funzionare la Regione Siciliana, ci saranno sicuramente altri amiche e amici che operano nel settore pubblico siciliano che vogliono provare a far funzionare la propria organizzazione attraverso l’esercizio di un  mandato parlamentare regionale.

Proporsi agli elettori non promettendo favori individuali o di nicchia, ma soltanto l’impegno a far funzionare le istituzioni nell’interesse di tutti, è cosa da poco?

Questa è stata la risposta che ho dato a quegli amici.

Mi rendo conto che a parte l’essere un signor nessuno mi scontrerò con competitori che prometteranno tutto a tutti e in particolare alle categorie storiche che hanno orientato il comportamento dei deputati regionali sempre in cerca di facile consenso, ma io questa proposta mi sento di poter portare avanti.

Mi seguirete su questa strada? Qualcuno è disposto a fare questa strada al mio fianco anche con un impegno diretto condividendo quei valori che ho fin qui espresso?

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La Sicilia che vogliamo, del 26.08.2015, mercoledì

Agosto 27, 2015 in Noi la pensiamo così, Prima Pagina

La Sicilia che vogliamo, del 26.08.2015, mercoledì

di Paolo Luparello (Perché no…qualcosa si muove – www.perchenosicilia.org)Paolo Maratona di Sicilia 2015

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Leggo oggi un articolo nel quale il Presidente Crocetta, rinfrancato dal periodo di ferie durante il quale sembra che abbia girato la Sicilia, naturalmente a spese sue, aspetta il rientro degli alleati di Governo per preparare la volata che lo dovrà portare a vincere le elezioni del 2017. L’ottimismo di quest’uomo è nello stile del nuovo PD di Matteo Renzi, non so se anche in quello dei suoi alleati siciliani.

Ma se il Presidente Crocetta si prepara con così largo anticipo alla futura tornata elettorale figuratevi noi de “La Sicilia che vogliamo” che al momento conta della sola mia auto-candidatura. Auto-candidatura che qualora si realizzerà mi vedrà impegnato nella provincia di Palermo, provincia nella quale ritengo di avere il maggior numero di amiche e amici che mi potranno dare una mano. In questi anni di impegno con il blog, prima Fedro e adesso “Perché no…qualcosa si vuole” ho consolidato una rete di amicizie che non si limitano soltanto alla provincia di Palermo ma che insistono in tutte le province siciliane. Le amiche e gli amici di “fuori Palermo” spero che ci aiuteranno con i loro amici palermitani, ma sarebbe più utile per il nostro progetto politico che in ogni provincia potesse nascere una aggregazione simile a quella che vogliamo far nascere a Palermo, attorno a uno/a o più amici disposti ad affrontare la mia stessa avventura. Il cambiamento può avere bisogno di una scintilla, di un catalizzatore, ma per avere gli effetti che servono nella Sicilia che vogliamo deve diffondersi il più possibile. Alcune province si potranno rivelare più pronte ad accogliere e sviluppare il nostro progetto e questo potrebbe essere determinante per la lista nella quale ci candideremo ai fini del superamento del quorum per eleggere dei rappresentanti e potrebbe succedere, lo spero, che si potrebbero mandare all’ARS non uno ma più rappresentanti in grado di portare avanti il nostro progetto di cambiamento.

Che ne pensate? Ne vogliamo parlare? Chi si sente pronto per questa avventura? Chi disposto a darci una mano? Ogni forma di partecipazione e di collaborazione è gradita. Non limitiamoci soltanto all’invettiva. Non limitiamoci a delegare qualcuno. Prendiamo parte attiva a un progetto … prendeteci parte, anche se non è quello che vi propongo io.

Lo spettacolo che la politica ci offre oggi lo si deve anche al fatto che i portatori sani di democrazia e di interesse per il bene comune si sono tenuti alla larga dalla politica attiva, quella politica nella quale si prendono le decisioni e si fanno gli interessi dei cittadini. Non possiamo continuare a lamentarci delle malefatte di chi ha intrapreso la carriera politica per interessi personali se poi non siamo disposti a impegnarci in prima persona o quantomeno a partecipare attivamente al controllo democratico dell’operato dei propri rappresentanti.

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La Sicilia che vogliamo … le prime 4 puntate, dal 22 al 25 agosto 2015

Agosto 25, 2015 in Prima Pagina

La Sicilia che vogliamo, del 25.08.2015, martedìVai a votare

di Paolo Luparello (Perché no…qualcosa si muove – www.perchenosicilia.org)

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Ci sono avventure che si possono affrontare da soli e ci sono avventure che necessariamente devono essere affrontate in compagnia. Un progetto politico rientra tra le avventure che vanno affrontate in compagnia. Chi se la sente di affrontare con me questa avventura e di far parte del gruppo di lavoro sul quale graverà l’onere del progetto?

L’adesione al progetto richiede un certo impegno, soprattutto di tempo, ma non solo.

Partiamo dal fatto che avremmo bisogno di un luogo dove incontrarci per poterci conoscere, comprendere se possiamo intraprendere questo percorso comune, assegnarci dei ruoli in funzione di ciò che vogliamo mettere a disposizione del progetto.

Accanto alla elaborazione del progetto politico poi va portato avanti il progetto conoscenza attraverso il quale fare conoscere il nostro progetto politico a chi un giorno vorrà darci fiducia scegliendoci alle elezioni regionali.

Ritengo che dobbiamo utilizzare molto i social network, ma è anche importante realizzare quanti più incontri possibile in presenza. Penso a incontri di non più di 8 -10 persone nel corso dei quali ci sia la possibilità di farci conoscere, illustrare il progetto politico in corso di elaborazione e di ascoltare quanto ci vorrà raccontare chi parteciperà. Scopo di questi incontri sarà anche quello di allargare il gruppo di lavoro iniziale.

Il progetto politico è finalizzato a portare avanti un cambiamento reale del modo di fare politica in Sicilia e del modo di porsi dei siciliani difronte alla politica. Il nostro progetto politico è finalizzato ad aprire la gestione della cosa pubblica a tutti i cittadini che devono avere la possibilità di esercitare i propri diritti accedendo senza alcun bisogno di intermediazione ai servizi offerti dalla Amministrazione regionale, ma non solo. L’uso delle risorse finanziarie del bilancio regionale deve essere condiviso con i cittadini e non deve succedere più che l’uso dei soldi pubblici possa essere appannaggio delle solite cricche. I soldi pubblici devono servire per i servizi che servono e per gli investimenti destinati a dare ritorni concreti per la comunità siciliana in tempi certi. Ai cittadini deve essere dato sempre di più la possibilità di conoscere cosa succede negli uffici pubblici e quali sono le scelte del governo, in modo da poter esercitare il controllo democratico anche con il supporto di chi verrà eletto all’ARS in rappresentanza del nostro progetto politico.

Il progetto non deve ruotare soltanto attorno alla mia candidatura, ma deve stimolare anche altre amiche e amici a proporre essi stessi una propria candidatura nel momento in cui si riterranno pronti per questo impegno. Più persone perbene proveremo a mandare all’Assemblea Regionale Siciliana più possibilità avremo di avviare il cambiamento che serve alla Sicilia che vogliamo.

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—Paolo a Marina di Cottone

La Sicilia che vogliamo, del 24.08.2015, lunedì

di Paolo Luparello

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Le ragioni di una candidatura

Chi mi conosce e mi segue da diversi anni sul blog dell’Associazione di cui sono presidente (Perché no…qualcosa si muove – www.perchenosicilia.org) o su Facebook, sa della disponibilità che ho manifestato alcuni mesi fa a candidarmi alla prossime elezioni regionali.

Si tratta di una “missione impossibile” per chi come me non ha un partito alle spalle e conta di investire nella campagna elettorale soltanto il proprio tempo, e tenendo conto che, al momento, anche se è ancora presto, forse, nessun movimento o partito mi ha proposto di candidarmi. Alle scorse elezioni ricevetti due proposte che rifiutai perché una candidatura non può essere un fatto estemporaneo ma deve essere frutto di un percorso opportunamente pianificato e condiviso con un gruppo di amiche e amici con i quali condividere il progetto di cambiamento. Un progetto di cambiamento che va costruito insieme condividendone valori e obiettivi.

Fino a qualche tempo fa credevo ancora nelle ideologie di partito, oggi considero i partiti e i movimenti dei meri contenitori nei quali si sale e si scende con una frequenza degna di una metropolitana. Non nascondo che mi piacerebbe far parte di un movimento costituito da intelligenze desiderose soltanto di provare a cambiare le cose in Sicilia e non animate da interessi personali, se mi ci imbatterò sarò lieto di mettermi a disposizione. Nell’attesa che ciò avvenga provo a spiegare le ragioni della mia disponibilità a candidarmi.

Perché mi candido

Mi candido perché sono stanco di assistere allo spettacolo offerto da tanti che oggi fanno politica e che occupano gli scranni di Palazzo dei Normanni e ritengo che sia giunto il momento che persone competenti diano il proprio contributo per realizzare il cambiamento che serve ai siciliani.

A cosa sono interessato.

Sono interessato a portare all’interno dell’Assemblea Regionale Siciliana la conoscenza della macchina burocratica regionale e contribuire a far produrre buone leggi in grado di essere attuate dagli uffici e che non si traducano in dichiarazioni di principio delle quali poi nessuno tiene conto. Sono interessato a esercitare tutte le forme di controllo e di indirizzo associate alla funzione di deputato regionale nell’interesse di tutti i siciliani affinché la Regione Siciliana non li discrimini in funzione di appartenenze di ogni sorta.

A cosa non sono interessato

Non sono interessato allo status che fino a oggi l’appartenenza all’Assemblea Regionale Siciliana ha garantito ai deputati regionali siciliani. Sono un dirigente di ruolo della Regione Siciliana che non intende guadagnare dal mandato parlamentare un euro in più di quanto percepisce al momento delle elezioni. Finché il trattamento economico dei parlamentari regionali non verrà ricondotto a una cifra ragionevole in linea con la situazione di povertà diffusa della Sicilia, tutti gli emolumenti eccedenti il reddito da dirigente regionale verrà utilizzato per finanziare il centro studi che intendo costituire per portare avanti il progetto di cambiamento della Sicilia.

Come intendo organizzare il percorso che porterà alla campagna elettorale

L’aver manifestato la disponibilità a candidarmi è già per me un atto di presunzione contrario al mio modo di essere. L’averlo dichiarato serve a comprendere in che misura vengo considerato da amiche e amici una persona in grado di portare avanti un progetto di cambiamento. La mia candidatura deve quindi essere supportata da un gruppo il più ampio possibile che mi conforti nel fatto che non si tratta di una mera velleità personale e che sia disposto a lavorare insieme a me per elaborare il progetto di cambiamento che non deve essere soltanto il progetto di Paolo Luparello ma di un gruppo che si ispira a “La Sicilia che vogliamo”.

Elaborare il progetto di cambiamento “La Sicilia che vogliamo” e poi condurre la campagna elettorale comporterà dei costi che dovranno essere i più contenuti possibile e che dovranno essere frutto di libere contribuzioni delle amiche e degli amici che vorranno impegnarsi nel progetto. Ogni contributo, ogni iniziativa e ogni spesa verranno pubblicizzati in un sito web dedicato.

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La Sicilia che vogliamo, del 23.08.2015, domenica

Il progetto che ho in mente di realizzare è quello di lavorare per una Amministrazione Regionale che serve. Che serve ai cittadini. Che serve alle imprese.

Occuparsi soltanto di far funzionare la Regione Siciliana in quanto ente territoriale potrebbe sembrare riduttivo visti i tanti problemi che gravano sulla comunità siciliana e sulla Sicilia. Ma così non è visto che sulla burocrazia della Regione Siciliana vengo scaricati, a torto o a ragione, tutti i fallimenti e tutte le inefficienze che fanno della Sicilia una delle regioni europee più povere e meno progredite dell’Unione Europea.

La Regione Siciliana ha tanti torti che vanno divisi, non sono in grado di dire se equamente, tra la classe politica regionale e la burocrazia regionale, anche se propendo per dare le maggiori responsabilità alla classe politica regionale alla quale va ricondotto il ruolo di controllore dell’operato del Governo regionale e della macchina burocratica regionale. Una netta separazione dei ruoli avrebbe dovuto permettere alla classe politica di verificare il livello di applicazione delle norme regionali e di realizzazione delle politiche pubbliche di settore. Invece non è così. La tendenza della politica è quella di volersi occupare della gestione dell’Amministrazione e quella della burocrazia di farsi permeare dalla politica. Il perché di tutto questo lo troviamo nelle pagine di cronaca nei casi più efferati, mentre nelle situazioni non da codice penale sfociano nella deresponsabilizzazione che porta al mancato raggiungimento di qualsiasi obiettivo a danno della collettività. La politica deve esercitare il proprio ruolo e deve chiedere conto e ragione dell’operato degli uffici regionali e dei suoi vertici amministrativi senza forma alcuna di commistione che troppi danni ha arrecato alla Sicilia.

La Regione Siciliana deve servire non per amici e sodali, la Regione Siciliana deve servire per tutti.

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La Sicilia che vogliamo, del 22.08.2015, sabato

Se oggi si dovesse andare a votare per l’elezione del Presidente della Regione Siciliana è verosimile che le chiavi di Palazzo d’Orleans verrebbero consegnate al Movimento 5 Stelle, e anche quelle dell’Assemblea Regionale Siciliana. L’evento non mi sconvolgerebbe più di tanto viste le esperienze di tutti questi anni e che ci consegnano una Sicilia nella quale si parla tanto di sviluppo ma che alla fine si interessa unicamente delle cosiddette questioni “sociali” che non riguardano l’intera popolazione siciliana ma soltanto una parte, quella che da decenni viene alimentata per alimentare a sua volta lo scambio reddito/voto, e mi riferisco quindi alle diverse forme di precariato, alle società partecipate, agli operai forestali, ai lavoratori della formazione e tanti altri poco noti alle cronache ma che vengono lasciati sopravvivere a spese dell’erario.

Una Sicilia quindi per pochi e che richiederà un lavoro immane per sbloccare questa situazione oramai incancrenita.

Come ho già scritto alcuni mesi fa, io voglio partecipare alla prossima tornata elettorale, anche se il suo esito sembra scontato. Pochi andranno a votare e tutti coloro che non si faranno abbindolare per l’ennesima volta dai professionisti della casta voteranno per il Movimento 5 Stelle. Ma sarà proprio così? Non ci può essere spazio per un gruppo di persone che stanche dei chiacchieroni e traffichini di professione decidono di mettere a disposizione il proprio impegno per costruire una proposta concreta e partecipata di cambiamento per la Sicilia?

Città sporca … indifferenza o benaltrismo?, del 28.07.2015, martedì

Luglio 28, 2015 in Noi la pensiamo così, Prima Pagina

Città sporca … indifferenza o benaltrismo? Paolo Maratona di Sicilia 2015
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di Paolo Luparello
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Palermo non è una città che brilla per pulizia. Molti palermitani considerano la città sporca un fatto ineluttabile. Chi, tornando da un viaggio, non si è lasciato andare al solito commento sull’ordine e sulla pulizia dei luoghi visitati e non ha lamentato lo stato di degrado e di disordine di Palermo? Come se solo dal confronto si può evidenziare quanto sia impressionante l’incuria e l’inefficienza di certi servizi.
Ma siamo a Palermo. Ben altri sono i problemi della città … volete che in una città come Palermo, dove mafia e antimafia monopolizzano tutto e tutti, dove la disoccupazione è alle stelle, dove precari e categorie non abbienti manifestano, un giorno si e un altro pure, per le vie della città rivendicando posti di lavoro e sussidi vari, … occuparsi della pulizia e del decoro della città sia una priorità o un qualcosa della quale doversi occupare? Chi parla di pulizia e di decoro viene considerato un provincialotto … con tutti i problemi che ha la città pure di questo ci si deve occupare?
Oggi però sono rimasto stupito!
Il sindaco Orlando sembra che abbia strigliato la società che si occupa dell’igiene ambientale di Palermo. Sembra che abbia chiesto un cambio di passo, un miglioramento della qualità del servizio. Come è potuto succedere che anche il sindaco si sia accorto di quanto sia sporca Palermo? E’ la prima volta, che io ricordi, che il sindaco assume una simile presa di posizione. Vuol dire che Palermo ha raggiunto un livello tale di sporcizia che se ne è accorto anche il sindaco? O forse il fatto che la stampa internazionale si stia occupando di quanto sia sporca Roma, ha costretto il sindaco Orlando ad aprire gli occhi anche su quello che lo circonda quando cammina per la città? O forse si è presa coscienza del fatto che occuparsi della pulizia e del decoro di una città non è poi cosa così da provinciali?
Ma è così difficile tenere pulita una città?
Qualcuno potrebbe spiegare quali sono le difficoltà che non lo permettono?
Mi piacerebbe che il sindaco, anziché scrivere a mezzo stampa alla società di igiene ambientale, si fosse fatto spiegare le ragioni del perchè le strade non vengono spazzate, in molte strade il pattume è “d’annata”, e i cestini sono sempre stracolmi, e non ricordo d’avere mai visto pulire con l’acqua strade e marciapiedi (in molte città ci sono giorni in cui viene vietata la sosta delle auto per consentire la pulizia … e a Palermo?).
Io ritengo che occuparsi di pulizia e di decoro dell’ambiente in cui si vive sia una precondizione per l’affermazione di una vera società civile … perchè a Palermo non è possibile?
Naturalmente mi rendo conto che stiamo parlando di una città dove vivono i palermitani, con tutto quello che ciò comporta. Ma non tutti i palermitani sono sporchi e maleducati, per non dire altro, … ci sono anche i palermitani, e non sono pochi, che vorrebbero vivere in una città pulita e decorosa e ai quali piacerebbe vedere che le istituzioni competenti quanto meno ci provassero a tenere pulita la città … senza arrendersi prima di averci provato!

Crocetta, non bastano le chiacchiere!, del 05.06.2015, venerdì

Giugno 5, 2015 in Noi la pensiamo così, Prima Pagina

Crocetta, non bastano le chiacchiere!Paolo a Marina di Cottone

di Paolo Luparello

Ognuno di noi ha un proprio punto di vista. Di fronte a uno stesso fatto, ognuno di noi trae una propria conclusione e si schiera da una parte piuttosto che da un’altra … ma le parti potrebbero essere più di due, così come ci possono essere alcuni che non si schierano da nessuna parte o che non traggono alcuna conclusione. Questa è la vita.

Andiamo a Crocetta.

Io non ho votato Crocetta e non ho preso in considerazione l’ipotesi di votarlo per una serie di motivazioni che non sto qui a raccontare … tranne la principale. La principale motivazione per la quale non l’ho votato è legata al fatto che ho maturato un mio particolare convincimento che per gestire le pubbliche istituzioni servono persone capaci di gestirle … non icone o figurine dietro alle quali poi si muovono soggetti che nessuno conosce e nessuno ha votato.

Mi sarebbe piaciuto scoprire positivamente che l’icona “Crocetta” non fosse soltanto tale ma che dietro la gioiosa macchina della comunicazione si svelasse un autentico amministratore illuminato.

Io, in questi quasi tre anni di governatorato Crocetta, non riesco a ricordare una azione concreta grazie alla quale ci si sia potuti sentire grati dell’azione di questo presidente. Azione diversa, naturalmente, da quello che hanno fatto i suoi predecessori. La ricchezza prodotta in Sicilia è forse aumentata? L’occupazione è forse aumentata? La Sicilia ha forse messo in campo iniziative grazie alle quali si è registrato un incremento degli investimenti da parte degli operatori economici? La Sicilia ha forse messo in campo iniziative grazie alle quali si è registrato un incremento dei flussi turistici in arrivo? Insomma al di là della nobilissima campagna di sensibilizzazione contro la mafia e la corruzione, accompagnata da innumerevoli denunce presentate ai diversi organi inquirenti, quale è stata la cifra del governo Crocetta per la quale sarà ricordato indelebilmente da tutti i siciliani e non solo?

A proposito di prospettive diverse dalle quali soggetti diversi guardano allo stesso fenomeno, anche nel caso Crocetta il giudizio non è unanime. Nel mio personalissimo network registro quasi esclusivamente commenti negativi sull’operato di Crocetta. Ogni tanto però registro qualche posizione fuori dal coro che invece plaude all’azione di Crocetta, e che si scaglia contro i detrattori di Crocetta. Che abbiano ragione quelli fuori dal coro? E se provassimo a guardare con il distacco dell’autentico disamorato alle vicende dei governi Crocetta, manterremmo il giudizio che abbiamo fin qui maturato? Personalmente ho qualche dubbio.

Io ritengo che Crocetta abbia commesso troppi errori e che al di là di qualche slogan non sia riuscito a tradurre in azioni concrete quello che ha verosimilmente ispirato i suoi estimatori. Ha commesso l’errore, comune a tanti suoi predecessori, e che commetteranno, purtroppo, anche i suoi successori, di non aver selezionato una squadra di professionisti competenti in grado di realizzare ciò che era il suo programma. Ad alcuni sembra che tutto il problema sia nella individuazione di una idea e nella investitura di un qualcuno dalla specchiata reputazione. Soltanto se ci si porrà il problema delle gambe sulle quali vogliamo far camminare le nostre idee riusciremo ad andare da qualche parte. Ma questo non tutti lo capiscono … la scienza dell’organizzazione o ce l’hai innata o la studi … e in giro non si vedono molti “innati” o che hanno voglia di studiare.Vai a votare

Quando qualcuno ci propone come intende risolvere i problemi dell’umanità, della nazione, della regione, della città, del quartiere, dell’isolato, del condominio, di casa nostra … chiediamogli concretamente cosa farebbe … ma in concreto … questo è quello che deve ispirare il nostro agire. Parlare dei massimi sistemi è bello ed è anche facile … parlare di come si intendono risolvere i problemi è un’altra cosa! Ne vogliamo parlare?

 

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Ho creato la pagina “Io mi candido” (https://www.facebook.com/pages/Io-mi-candido/1438492919789777 ) … se volete provare insieme a me a fare qualcosa per lavorare per il bene comune mettete Mi piace sulla pagina e partecipate alle iniziative che metteremo in campo. Se vorrete invitare nella pagina vostri amici fatelo pure ma anche se i numeri sono importanti preferirei che invitaste soltanto persone che hanno voglia di fare … grazie a tutti voi!

Riflessione del 31 maggio 2015 … per la serie “Io mi candido”

Maggio 31, 2015 in Noi la pensiamo così

Riflessione del 31 maggio 2015 … per la serie “Io mi candido”Paolo a Marina di Cottone
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(Ho creato la pagina “Io mi candido” (https://www.facebook.com/pages/Io-mi-candido/1438492919789777 ) … se volete provare insieme a me a fare qualcosa per lavorare per il bene comune mettete Mi piace sulla pagina e partecipate alle iniziative che metteremo in campo. Se vorrete invitare nella pagina vostri amici fatelo pure, ma anche se i numeri sono importanti preferirei che invitaste soltanto persone che hanno voglia di fare … grazie a tutti voi!
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Se vogliamo cambiare le condizioni in cui versa la Sicilia c’è bisogno di un impegno corale di tante donne e di tanti uomini che prendono coscienza del fatto che è finito il tempo della delega e che c’è bisogno di un impegno in prima persona. Insieme si discute, insieme si decidono le cose da fare, insieme si fanno le cose che si è deciso di fare. Ma perchè tutto questo possa riuscire a incidere sui vecchi modi di fare politica e di gestire il consenso, è necessario che all’interno delle istituzioni entrino delle donne e degli uomini liberi, non condizionati da lobbies e da interessi personali, che abbiano un programma chiaro di alcune cose da fare.
Personalmente non ho ricette per risolvere tutti i problemi del mondo, ma credo di avere le idee chiare su cosa può essere fatto per migliorare le condizioni in cui versa la nostra martoriata Sicilia.
Io non credo nell’uomo solo al comando. Io credo nelle persone che sono animate dalla voglia di fare e che dispongono delle capacità per fare quello che serve per il bene comune.
Ma intendiamoci su cosa intendiamo per bene comune. Il bene comune, per me, ma spero di ascoltare cosa sia per coloro che lo vorranno raccontare, è interessarsi del benessere di tutti e creare le condizioni per cui tutti possano accedere alle medesime possibilità. Il bene comune lo si fa nello spazio e nel tempo. Nello spazio nella misura in cui ci si fa carico di tutto il territorio siciliano e non soltanto di una parte. Nel tempo nella misura in cui non si scarica sulle future generazioni la gestione dissennata dei bilanci pubblici e delle risorse che ci sono arrivate dai nostri predecessori. Il bene comune lo si fa individuando chiaramente quali sono le lobbies che si oppongono alla realizzazione di ciò che serve a tutti e si mettono in campo tutti gli sforzi possibili affinchè l’interesse di pochi non mortifichi l’interesse di molti. Il bene comune lo si fa attuando la propria missione come servizio alla collettività e non come gestione del proprio potere personale.
Se oggi la Sicilia è quella che è, ma anche le altre regioni non credo che stiano messe meglio, lo si deve a una politica che si è occupata del bene di pochi disattendendo le attese dei tanti. Non passa anno che la Sicilia non venga abbandonata da tante siciliane e da tanti siciliani che vanno a cercare fortuna altrove, depauperandola forse delle più belle intelligenze desiderose soltanto di dimostrare quanto valgono e non di dimostrare chi conoscono e a chi appartengono.
Il bene comune lo possiamo fare creando le condizioni affinchè chi ha spirito di iniziativa non venga mortificato ma venga aiutato.
La burocrazia regionale, ma non solo, ha grandi responsabilità. Ma dalla burocrazia regionale si deve partire per rilanciare la Sicilia. Il mio impegno vuole essere soprattutto in questo settore. Trasformare quella che viene percepita, o che viene fatta percepire, come un peso per lo sviluppo in un volano per lo sviluppo. Non è facile. Ma ci si può riuscire. Ci si deve riuscire. All’interno dell’enorme macchina amministrativa della Regione Siciliana ci sono anche molte belle professionalità che tanto potrebbero dare a questa terra … dobbiamo riuscire a creare i presupposti perchè queste risorse vengano lasciate libere di dispiegare le tante potenzialità. Così come vanno creati i presupposti perchè linfa giovane e motivata venga messa nelle condizioni di servire alla Sicilia.Vai a votare
Ne vogliamo parlare?

Io mi candido, del 27.05.2015, mercoledì

Maggio 27, 2015 in Noi siamo diversi, Prima Pagina

Io mi candido!Paolo a Marina di Cottone
di Paolo Luparello

Chi mi segue sul blog o sui social network avrà capito che ho maturato l’idea di essere conseguente a quanto vado scrivendo e quindi se qualcuno me lo chiederà non mi sottrarrò a una candidatura alle regionali del 2017, sempre che all’ARS rimanga un numero sufficiente di parlamentari per opporsi alla fine anticipata della legislatura e se quindi non ci dovesse essere una accelerazione dei tempi che non mi permetterebbe di costruire qualcosainsieme a chi deciderà di lavorare insieme a me per portare avanti, nel nostro piccolo, il cambiamento che vorremmo … quanto meno sul modo di fare politica. Era un po’ di tempo che avvertivo l’esigenza di fare “outing” su questa mia decisione e le notizie di oggi sul modo di fare politica e di cercare il consenso da parte di alcuni deputati regionali ed ex mi convincono sempre di più che si deve dare la possibilità a chi vota di poter scegliere anche persone diverse da quelle della cronaca di oggi. Non ho un partito e non ho un candidato a presidente della Regione … deciderò insieme a chi deciderà di fare con me questa avventura con quale schieramento candidarmi tra quelli che ci offriranno ospitalità. Spero che altri amici maturino questa mia scelta e che un gruppo quanto più ampio possibile possa portare avanti azioni condivise per il bene comune … il mio impegno per una Amministrazione Regionale che serva … in tutti i sensi!Vai a votare

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Ho appena creato la pagina “Io mi candido” (https://www.facebook.com/pages/Io-mi-candido/1438492919789777 ) … se volete provare insieme a me a fare qualcosa per lavorare per il bene comune mettete Mi piace sulla pagina e partecipate alle iniziative che metteremo in campo. Se vorrete invitare nella pagina vostri amici fatelo pure ma anche se i numeri sono importanti preferirei che invitaste soltanto persone che hanno voglia di fare … grazie a tutti voi!

 

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