La Regione che vorrei

11 Settembre 2013 in Post ad hoc

Ultimo aggiornamento alle ore 23,00 del 12.09.2013, mercoledì

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“La Regione che vorrei” è il libro dei sogni dell’Associazione “Perchè no…qualcosa si muove”.

“La Regione che vorrei” è il documento che l’Associazione presenterà nel corso della manifestazione che verrà organizzata nel maggio del 2014.

Il documento sarà elaborato in progress utilizzando questo post in modo da tenere conto di tutte le osservazioni e i contributi che i lettori del blog vorranno fornire.

Un grazie a tutti coloro che vorranno partecipare alla stesura e a inviare i propri commenti e i propri contributi. Per contribuire alla redazione del documento non è necessario produrre testi molto articolati o complessi, saranno sufficienti anche delle semplici proposte con le quali indicare che cosa sarebbe utile fare per fornire quale servizio ed evidenziando quali vantaggi si potrebbero realizzare (le eventuali economie di risorse – anche  solo di tempo – potranno essere descritte anche soltanto qualitativamente).

Un esempio di contributo di idee potrebbe essere la proposta di sostituire tutte le istanze interne all’Amministrazione che al momento vengono prodotte in modalità cartacea attraverso la presentazione di file firmati con firma elettronica e trasmessi per posta elettronica.

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Esempio di proposta per migliorare il lavoro nell’Amministrazione regionale

Titolo della proposta: una Amministrazione senza carta

Descrizione della proposta: l’Amministrazione deve mettere a disposizione dei modelli realizzati con applicativi informatici non proprietari che i dipendenti devono “scaricare” dal sito intranet aziendale, compilare digitalmente con l’uso di un personal computer e firmare digitalmente con il kit di firma digitale che è stato fornito a tutti i dirigenti e a tutti i funzionari direttivi della Regione Siciliana.

Vantaggi della proposta: sarebbe così possibile risparmiare carta, toner di stampanti e fotocopiatori, tempo e negli archivi non si accumulerebbero quintali e quintali di carta che comportano nel tempo tanti oneri di gestione.

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Bozza provvisoria in corso di redazione del documento “La Regione che vorrei. Sogni e speranza di chi non vuole arrendersi”

“La Regione che vorrei” è il libro dei sogni degli associati e dei simpatizzanti dell’associazione “Perché no…qualcosa si muove”.

Si tratta, però, di sogni un po’ particolari, nel senso che non sono propriamente il frutto della mente di persone che dormono quanto, piuttosto le idee di persone sveglie che amerebbero veder migliorare la propria, e quella degli altri, condizione di lavoro ma che sono costrette ad assistere impotenti alle carenze organizzative, alla mancanza di lungimiranza, alla pusillanimità, alla grettezza, al dolo, e a quant’altro ci può essere di negativo nel prestare malamente la propria opera, di una classe dirigente largamente incapace di ricoprire il ruolo di “civil servant”.

Lavorare nella Pubblica Amministrazione non dovrebbe essere un lavoro come tanti. Lavorare nella Pubblica Amministrazione significa essere pagati con i soldi di tutti i cittadini contribuenti, utilizzare risorse finanziarie derivanti dai soldi di tutti i cittadini contribuenti, fornire un servizio a tutti i cittadini contribuenti e non. Lavorare nella Pubblica Amministrazione significa lavorare nel sociale e se si lavora nel sociale sarebbe giusto che si guardasse più alla soddisfazione degli utenti che al proprio personale tornaconto.

Mosso da questa specificità un civil servant ambisce a fornire il servizio migliore, alla più ampia platea di utenti, con il minor dispendio possibile di risorse siano esse dell’organizzazione presso la quale il civil servant lavora siano esse degli utenti ai quali va erogato il servizio.

Siamo in tanti quelli ai quali piacerebbe dare le risposte che i nostri utenti si attendono ma ci rendiamo conto che non tutto è sotto il nostro controllo e anche per quello che è sotto il nostro controllo spesso dobbiamo sottostare a regole e procedure dettate da altri soggetti che per mestiere fanno proprio quello … stabilire come tu devi lavorare … soggetti che definiremo “i regolatori interni”.

Ma chi è il civil servant e chi è il regolatore interno?

Il “civil servant” al quale ci riferiamo è quello di cui si parla nel Manifesto “Per un Movimento dei “Civil Servants” al servizio esclusivo della Nazione, per l’efficienza e l’imparzialità della Pubblica Amministrazione” promosso dalla Fondazione PromoPa e che condividiamo in pieno (documento disponibile al link che segue http://www.promopa.it/images/stories/civil%20servant/Manifesto_Programmatico.pdf)

Il “regolatore interno” è quel soggetto interno all’Amministrazione, anche di espressione politica o con ruolo politico, cui compete la possibilità di indicare, anche informalmente, le procedure che vanno seguite per l’espletamento di una qualsiasi attività svolta negli uffici su cui hanno influenza. Procedure che pur esulando dal merito dei procedimenti tecnico-amministrativi-contabili di competenza ne possono determinare la tempestività (per esempio, disponibilità di servizi generali di supporto, disponibilità di risorse strumentali, disponibilità di prestatori d’opera, ecc.ecc.)

Il civil servant nello svolgimento della sua funzione segue il dettato del quadro normativo di riferimento nell’ambito del quale va compreso anche l’azione del regolatore interno che non deve intendersi come un unico soggetto ma l’insieme dei soggetti che possono dettare una serie di regole alle quali i civil servant si devono adeguare operando all’interno di una struttura nell’ambito della quale una serie di servizi vengono resi disponibili da uffici diversi e operanti trasversalmente.

Per il funzionamento di una organizzazione è fondamentale che tra i civil servants e i regolatori interni ci sia un dialogo e di questo dialogo deve essere garante chi ha la responsabilità di vertice dell’organizzazione stessa. Il garante deve indicare le priorità e ricordare sia ai civil servants sia ai regolatori interni il loro ruolo (anche i regolatori interni sono dei civil servants) per evitare che possano perdere di vista l’obiettivo superiore dell’organizzazione che non può che essere quello di soddisfare le attese dell’utenza dell’organizzazione.

.continua