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Cosa è successo in Lombardia ai tempi del Covid-19?

Aprile 11, 2020 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Sono giorni tremendi.
Ogni giorno migliaia di nuovi contagi e centinaia di morti.
Presto saranno 20 mila le famiglie che avranno riportano uno o più lutti.
L’attenzione oggi è incentrata sugli interventi per la lotta all’epidemia e su cosa si dovrà fare per far ripartire il Paese quando ciò sarà possibile. L’attenzione è anche rivolta ad aiutare chi in queste settimane, che stanno diventando mesi, ha perso il lavoro, ha perso la propria fonte di reddito, non può contare sulla rete di solidarietà che fino a ieri era di aiuto.

Ma quando tutto questo sarà affrontato e si saranno date le giuste risposte che i cittadini si attendono, andrà fatta luce sulle modalità che hanno condotto a fare della Lombardia la regione con la maggior parte dei contagi e dei morti di tutta Italia, e finanche nel mondo.

Non si tratterà di chiedere conto e ragione all’esercito di uomini e donne che hanno fornito il proprio contributo nel sistema sanitario di quella regione affinché tanti uomini e donne colpiti dal virus ricevessero delle cure, ma si tratterà di capire cosa è successo nel sistema di gestione dell’emergenza che ha determinato l’esplosione dei contagi e i tanti lutti.

Cosa è successo in Lombardia?

Quello che è successo in Lombardia può ripetersi?

Con grande senso di responsabilità, oggi, il governo si sta occupando dell’Italia, nonostante le polemiche pretestuose di personaggi politici non all’altezza della situazione sia all’interno della maggioranza sia dell’opposizione, ma subito dopo, quando l’Italia si starà rimettendo in cammino, si dovrà indagare su cosa è successo in Lombardia.

#covid19_cosaèsuccessoinLombardia

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Prima di rivendicare cosa deve fare l’Europa per noi, cerchiamo di capire cosa ognuno di noi può fare per l’Italia! di Paolo Luparello

Aprile 10, 2020 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Prima di rivendicare cosa deve fare l’Europa per noi, cerchiamo di capire cosa ognuno di noi può fare per l’Italia!
di Paolo Luparello

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Mi pare di capire che in cima alle preoccupazioni di tanti non c’è il pericolo per se stessi e per i propri cari di contrarre il Covid-19 ma quello che ci attende sul piano dell’economia. 
Guardo i titoli degli articoli di giornale e in quelli italiani prevale la preoccupazione per le ricette che dovranno essere utilizzate per far ripartire la nostra economia, delle centinaia di morti che ogni giorno vengono mietute dal virus e dalle sue complicanze non sembra oramai più importare a molti, oramai sono statistiche.
Non c’è categoria che oggi non rivendichi qualcosa, tutti a fare la voce grossa.
Tutti a pretendere solidarietà dall’Europa e dal mondo intero, che stanno affrontando i nostri stessi problemi.
Perchè dovrebbero essere solidali con noi?
Per le nostre vittime? Certamente. 
Ma perchè questo si deve tradurre in un assegno firmato in bianco a un popolo che sta dando l’impressione che con la scusa del Covid-19 e del suo tributo di vittime voglia rimettere a posto i propri conti?
Ci sono interventi che è giusto fare, a partire dal dare subito risposte a chi si trova in condizioni di bisogno, dal potenziare il sistema sanitario impegnato nell’emergenza, dall’approvvigionare tutta la popolazione dei dispositivi necessari per la protezione individuale (per intenderci, mascherine, guanti, tute, disinfettanti).
C’è una Italia sana, fatta di volontariato e di istituzioni, che in queste settimane si è data da fare per raccogliere risorse e stare vicino a chi soffre e a chi ha paura.
E poi c’è la solita Italia fatta da chi in una tragedia vede soprattutto una opportunità, non dimentichiamo le esperienze dei terremoti e della gestione del post terremoto.
Questa Italia, quella delle “opportunità”, è fatta di furberie, di lavoro in nero, di elusione ed evasione fiscale, di connivenza con la malavita organizzata, di ricerca del consenso per poter gestire il potere e il fiume di denaro connesso con lo stare al governo.
Che brutta Italia rischia di prevalere, e credete che l’Europa non lo sappia?
Prima di gridare a una Europa matrigna facciamoci un esame di coscienza, se oggi non fossimo nell’Euro cosa varrebbe il nostro debito pubblico, i nostri risparmi, chi pagherebbe le nostre pensioni?
Prima di rivendicare cosa deve fare l’Europa per noi, cerchiamo di capire cosa ognuno di noi può fare per l’Italia!

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Diario di Fedro, 23 marzo Covid-19 … o della morte

Marzo 23, 2020 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Sto provando la stessa sensazione che provai quando partii per il servizio di leva, ma a quel tempo non c’era in gioco la mia vita e quella dei miei cari. Mi sento in mezzo a un guado e le rive sono lontanissime, non si vedono più.

E’ una sensazione tremenda.

La notizia di un parente entrato in terapia intensiva, intubato, piomba con il fragore di un tuono. Il virus non è più soltanto una notizia, il virus è entrato nella nostra famiglia, non colpisce uomini e donne indistinti, colpisce una persona che fa parte della nostra vita.

Penso a quante migliaia di persone in questi giorni hanno vissuto e stanno vivendo dei drammi. Persone che non hanno avuto il tempo di un ultimo saluto.

Un ultimo saluto.

Un ultimo bacio.

Un ultimo abbraccio.

Un’ultima cena nel locale preferito.

Un’ultima passeggiata nel giardino a mare.

Un ultimo caffè da Stagnitta.

Un’ultima “brioscia” da Latteria.

Un’ultima acchianata.

Un’ultima corsa.

Un ultimo libro.

Un’ultima riga nel diario segreto.

Un’ultimo post.

Un’ultima parola senza la maschera della convenzione.

Non credo che nessuno arrivi preparato alla morte.

Per quanto sulla vita dell’uomo aleggi il pensiero della morte fin dall’infanzia, mai come in questo frangente quella che sembrava una paura lontana si sta trasformando nell’ombra di ciascuno di noi.

Ho paura.

Ma di cosa ho paura?

Ho paura di soffrire?

Ho paura del non riuscire a respirare?

Ho paura che non ci sarà posto per me in un ospedale?

Non devo avere paura.

Finché io sarò vivo non ci sarà la morte, e quando ci sarà la morte io non ci sarò più.

Me lo ripeto spesso, io non devo avere paura.

E non c’è più tempo per i rimpianti … quello che non ho fatto fino a oggi sarebbe soltanto un ricordo.

Comunque andrà, questa partita a dadi ci segnerà.

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Diario di Fedro, 22 marzo Covid-19

Marzo 22, 2020 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

La città sembra ferma. Solo qualche imposta aperta dà una parvenza di vita all’interno di qualche abitazione. Nessun rumore. L’acufene riesce a sovrastare tutto come se anziché essere al mezzodì fossimo a notte inoltrata. Riscopro piccoli piaceri. Temevo che l’isolamento potesse far esplodere una fame nervosa. Invece no, riesco a rispettare quel minimo di tabella che mi sono dato e non faccio nemmeno fatica.

Sono al settimo giorno di isolamento. Il mio non è un isolamento stretto, devo continuare ad andare a lavorare, ma il numero di persone che incontro in presenza sono oramai ridotte al lumicino, le strette necessarie, tutte le altre, fortunatamente lavorano da casa.

Sto bene con me stesso, lo pensavo anche prima del Covid-19, ma adesso ne sto avendo la prova, anche se giorno dopo giorno sarà come avventurarsi in un territorio sconosciuto. Sarà un modo per conoscermi meglio.

Le emozioni che provo a seguito della notizie che giungono sono tante e mi spingono a scrivere e a interagire tramite i social. Ogni tanto mando qualche messaggio alla mia rete di contatti, è aumentato il numero di risposte, segno che non sono soltanto io a provare certe emozioni. Certe risposte mi toccano il cuore. Avverti l’ansia. l’angoscia, anche la solidarietà.

Domani inizierà una nuova settimana. Aspetteremo il famoso picco, con il suo carico di nuovi abbandoni. Si vive alla giornata.

Non mi manca nulla, ma non perchè ho tutto ma perchè sono abituato a non avere nulla!

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Aspetto che passi, perchè passerà!, di Paolo Luparello, del 21.03.2020

Marzo 21, 2020 in Noi la pensiamo così, Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Aspetto che passi, perchè passerà!

Di Paolo Luparello

Non so quanto durerà e quando potrò riprendere le mie abitudini.

Lo stress che mi investe ha degli alti e bassi, e più passano i giorni più imparo a conoscere me stesso.

Non so se mi piacerò dopo questa esperienza dolorosa.

Non so come reagirò a tutte le situazioni che mi troverò a dover affrontare.

Non so se avrò paura per me stesso, o per le persone a me care o per entrambi.

Non so se farò le cose giuste e se in me prevarranno comportamenti opportunistici o altruistici.

Nei limiti del possibile evito di aggiungere stress a quello che non posso evitare.

Ricevo, come tutti, tanti messaggi.

Mi rifiuto di aprire messaggi di cui non conosco il contenuto o il cui contenuto è già dichiarato non potrà che aumentare lo stress (complotti, strategie di organizzazioni tipo Spectre, testimonianze di nessuna utilità).

Leggo con piacere messaggi che sono ispirazione per affrontare questa condanna a restare con me stesso.

In questo momento non ho bisogno di aumentare lo stress.

Guardo la televisione a partire dalle 18, quando la protezione civile legge il bollettino di guerra.

Ogni giorno, fino a oggi, è stata una delusione.

Delusione?

E come si devono sentire coloro che rientrano nelle statistiche che vengono snoccialate, deceduti esclusi purtroppo?

Come si devono sentire coloro che attendono il responso del tampone?

Come si devono sentire coloro che avvertono o credono di avvertire sintomi che possono far pensare a questa maledetta influenza?

Io aspetto.

Aspetto che passi. Perchè, passerà!

Chi oggi dispensa critiche e scenari apocalittici è da assimilare all’untore, perchè certi messaggi possono portare alla disperazione e possono determinare il panico tra la popolazione, quanto più a lungo durerà questa tragedia.

Solo se non mi farò prendere dal panico potrò prendere le migliori decisioni, e questo vale per tutti.

Finchè saranno assicurati i servizi essenziali si tratta di aspettare.

Tutta la comunità scientifica sta lavorando alla soluzione di questa tremenda crisi.

Buono o cattivo che mi possa sembrare, il nostro mondo è il risultato del lavoro di questa comunità scientifica.

Io attendo con fiducia e nel frattempo faccio la mia parte.

Seguo le indicazioni che le autorità politiche e scientifiche ci hanno dato, questo vuol dire fare la mia parte.

Caro amico, cara amica, prova anche tu a non alimentare lo stress, prova invece a contribuire affinchè ognuno faccia la propria parte e #andràtuttobene

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Svegliamoci, non permettiamo che ancora una volta prevalga l’ignoranza!, di Paolo Luparello

Luglio 23, 2019 in Post ad hoc, Prima Pagina, Vergognatevi da fedro

Cosa sta succedendo in questi ultimissimi anni non è di facile interpretazione.Come possa una forza politica riuscire ad aggregare un notevole consenso sulla base di una serie di proclami che in altri momenti avrebbero destato esclusivamente ilarità e risate di scherno non è chiaro.Il fenomeno non è soltanto italiano, ma quello che sta succedendo in Italia è sotto i miei occhi e di questo posso parlare.Come può l’ignoranza e la rozzezza trovare spazio tra gli italiani?Come può la rissa prendere il sopravvento sul dialogo e sul confronto?Come possono i valori di una società civile e solidale venire barattati con l’egosimo e l’inciviltà?Troppo facile dare la colpa ai cittadini ignoranti, alle plebi suburbane, ai coatti di ogni estrazione, alla fine bisogna fare i conti con loro e con il loro voto capace di spianare la strada a governi liberticidi e a governanti inadatti alla gestione della complessità, quale è il governo di uno dei Paesi più industrializzati del mondo, chissà ancora per quanto.Tutti alla ricerca delle colpe, quando sarebbe necessario, invece, trovare le soluzioni.Non è tempo di persone di buona volontà.Non è tempo di studiare e di documentarsi.E’ tempo di slogan beceri e fasulli.E’ tempo di dare addosso al “nero” di turno (l’altro ieri gli ebrei, ieri i meridionali, oggi i migranti extracomunitari e c’è tempo, domani, per i migranti comunitari, i nostri figli).La storia si ripete.Sangue sarà versato.Violenza genererà violenza.Anch’io ne sarò responsabile perchè avrò sottovalutato la cattiveria degli ignoranti e la fame di ladri e pusillanimi.Neanche le ruberie riescono a svegliare dal sonno gli insipienti.Non possiamo lasciare nelle mani degli arruffapopolo il nostro destino e quello delle prossime generazioni.Chi ha memoria non si stanchi di esercitarla attivamente.Si segreghino gli ignoranti e i creduloni contenti.Non si dia diritto di cittadinanza agli opportunisti e ai lacchè.Se non vogliamo che si ripetano gli orrori del passato, svegliamoci!

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A proposito della rotazione dei dirigenti, di Paolo Luparello, del 19.04.2019, venerdì

Aprile 19, 2019 in Post ad hoc da fedro

Come dobbiamo interpretare la mossa messa in campo dal Presidente Musumeci in ordine alla rotazione di 3, quasi 4, dirigenti generali poco dopo un anno dal conferimento del loro incarico?

Nel dispositivo della delibera 140 del 17 aprile 2019 si fa cenno alla esigenza di dare un “ulteriore” impulso all’azione di Governo.

Ma quale impulso si può dare all’azione di Governo se i dirigenti “ruotati” avranno solo 10 mesi per provare a fare meglio dei loro predecessori?

Probabilmente il Presidente sa più di chi scrive e se interrompe degli incarichi si deve desumere che le cose non stavano andando bene. Ma sarà veramente così?

Io ritengo che un dirigente deve avere tutta la durata del contratto a disposizione per poter raggiungere gli obiettivi che gli sono stati posti e invece si continua con l’esperienza iniziata ai tempi di Lombardo, e seguita da Crocetta, per cui il dirigente deve essere un precario e nonostante il contratto di diritto privato se gli si dice di saltare, deve saltare. Il contratto collettivo non prevede ciò. Ma se nessuno protesta si deve presupporre che ci sia condivisione e tutto questo nonostante piani della performance e sistemi di misurazione e valutazione di ultima generazione!

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Che delusione!, di Paolo Luparello, del 28 marzo 2019, giovedì

Marzo 29, 2019 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Nei prossimi giorni comincerà a circolare il documento che traccerà l’organizzazione degli uffici dei 28 dipartimenti regionali e si tratterà ancora una volta di un brutto documento che nulla lascia comprendere di quale sia il progetto di Regione Siciliana che si sta portando avanti.

Piaccia o no, l’Ente Regione, nel nostro caso la Regione Siciliana, è la macchina burocratica chiamata a realizzare tutto ciò che il Parlamento Regionale e il Governo hanno tradotto in leggi e in documenti di programmazione. Senza burocrazia non si può avere attuazione di politiche pubbliche. L’organizzazione della macchina burocratica non è neutra rispetto al successo della implementazione di una politica pubblica.

Eppure, alla Regione Siciliana, sembra che la progettazione della macchina burocratica non importi a nessuno, salvo per il fatto che qualcuno possa dire che sono state tagliate centinaia di postazioni dirigenziali, dimenticando di dire che quelle postazioni dirigenziali non sono state mai coperte perchè non c’erano i dirigenti da metterci.

In questo mese di marzo, vertici amministrativi dei dipartimenti e rappresentanti delle Organizzazioni sindacali dei dipendenti della Regione Siciliana si sono confrontati sulle proposte di riorganizzazione degli uffici dei 28 dipartimenti regionali e se qualcuno si aspetta che ne sia venuto fuori un modello organizzativo omogeneo si sbaglia di grosso.

Al di là del fatto che tutti, tranne uno, i dipartimenti presentano la stessa tipologia di uffici, nel senso di strutture intermedie (aree e servizi) e unità operative di base, peraltro previste dalla legge regionale 10/2000, difficilmente si troveranno identiche strutture che trattano identici “aggregati di materie” nonostante queste debbano essere trattate da ogni Dipartimento. Mi sarei aspettato, almeno, che le materie comuni venissero organizzate in uffici analoghi presenti in tutti i dipartimenti, e invece no. Il disegno di alcuni uffici sembra infatti che sia stato dettato dall’identikit degli attuale dirigenti, e delle loro competenze e forse “desiderata”, anzichè dalla necessità che certe materie vengano trattate dalla stessa struttura sotto un’unica regia operativa.

Ma un’altra caratteristica che contraddistingue le riorganizzazioni in chiave siciliana è che a dare “corpo” alla necessità di creare aree, servizi e unità operative, sono gli elenchi delle materie o delle attività di cui si dovrebbero occupare le stesse, senza alcun riferimento ai volumi di produzione in termini di utenza servita, di numero di atti prodotti, di risorse finanziarie in termini di spesa e di entrata, e di altri indicatori di attività che facciano emergere la reale complessità degli uffici stessi.

Nel nuovo funzionigramma, ma così come nei precedenti, non ci sarà alcun accenno alle risorse umane necessarie per far funzionare gli uffici ed erogare i servizi. Nessun accenno, nè in termini professionali (quali competenze servono?) nè in termini quantitativi, con il rischio che in certe strutture ci si potrebbe trovare soltanto il dirigente, che alla Regione Siciliana non è chiaro quale attività sia chiamato a svolgere, e cioè se quella di un gestore di risorse, di un creatore di un buon clima aziendale, di un motivatore dei collaboratori, di un “coach”, insomma quelle attività che sono proprie di un DIRIGENTE, o se invece si tratta di una figura apicale chiamata comunque a svolgere tutte quelle attività per le quali si sarebbe dovuto avvalere di un gruppo più o meno nutrito di collaboratori.

Che delusione. Provo semplicemente una profonda delusione!

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Chi ha un progetto per la Regione Siciliana?, di Paolo Luparello, del 02.01.2019, mercoledì

Gennaio 2, 2019 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Spesso uso una metafora per cercare di far comprendere come in diverse situazioni non ci si comporta con razionalità ma ci si lascia prendere dall’emergenza e dalla contingenza, trascurando la visione del futuro e di ciò che realmente serve.

La metafora è quella del cacciatore e del boscaiolo.

Un cacciatore durante una escursione in bosco incontra un boscaiolo intento a segare un tronco. Il boscaiolo è talmente impegnato nel segare il tronco che neanche si accorge della presenza del cacciatore ne tantomeno risponde al suo saluto. Il cacciatore osserva per qualche minuto il boscaiolo e poi cerca di attirarne l’attenzione, non senza difficoltà. Quando finalmente il boscaiolo si ferma per riprendere fiato, il cacciatore gli fa presente che se rifacesse il filo alla sua sega poi potrebbe lavorare con più efficacia. Il boscaiolo per tutta risposta riprende a segare il suo tronco e bofonchia, quasi tra se e se, che lui ha un tronco da tagliare.

Ecco, questa è la situazione difronte alla quale spesso mi sembra di trovarmi.

In questi mesi, alla Regione Siciliana, si stanno affrontando delle importanti questioni che se ben attenzionate potrebbero far fare un salto di qualità all’Ente regione. Queste questioni sono la riorganizzazione della struttura organizzativa dei dipartimenti, i nuovi contratti collettivi di lavoro, il nuovo sistema di misurazione e valutazione della performance. Questioni tra di loro profondamente interconnesse che meriterebbero tutta l’attenzione di un governo regionale che volesse incidere profondamente nel funzionamento della macchina amministrativa chiamata a realizzare il suo programma di legislatura.

E invece non sembra così.

Si ha la sensazione che le diverse questioni vengano affrontate in maniera disgiunta senza che una unica regia operi affinchè tutti gli strumenti vengano utilizzati per suonare una sinfonia.

Questa sensazione viene percepita dai più e getta tutti gli operatori interessati (i famosi stakeholder), specialmente quelli interni (lavoratori dei comparti dirigenziali e non dirigenziali), in uno stato di apatia e demotivazione che fa vivere il proprio ruolo con insofferenza e con l’unico desiderio del raggiungimento della agognata pensione, anche se mancano fino a 10 anni a quel traguardo.

Manca un progetto di Regione Siciliana, un progetto che in tanti aspettano a ogni nuovo governo ma che continua a non appalesarsi. Si continua a vivere nella cultura dell’adempimento senza che questo venga coniugato con ciò che realmente serve alla Sicilia, dimenticando i margini che lo Statuto regionale assegna alla Regione e limitandosi a interpretare ciò che il legislatore nazionale continua a proporre mortificando il dialogo con le parti sociali e riducendo gli istituti della contrattazione e della concertazione a meri riti di facciata.

Che peccato! Che spreco!

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Auguri per il 2019

Dicembre 30, 2018 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Il mio augurio per il prossimo anno?

Quello dell’anno scorso.

Ricordo che mi venne spontaneo e tanti lo apprezzarono, tanto che dovetti passare tutto il primo gennaio a rispondere “A te e famiglia”!

Vuoi proprio sapere cosa ti augurai l’anno scorso?

Non essere frettoloso, dammi tempo!

Che tu possa incontrare persone con le quali condividere un poco del bene più prezioso che possediamo, il tempo.

Persone che sappiano ascoltare e che si facciano ascoltare e con le quali il tempo trascorso insieme non sembri mai abbastanza e che ci sembri ben speso.

Buon 2019 e che ti porti tanto tempo da trascorrere con le persone alle quali tieni e che tengono a te!

Un caro abbraccio da Paolo Luparello e dallo staff

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Buon tempo, buona vita!, by Fedro

Dicembre 29, 2018 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Le ore passano. I giorni passano. E passano anche gli anni. Io non so se dopo un’ora ci sara un’altra ora di questa mia vita. Non so quanti hanno l’esatta percezione di questo. Nessuno sa quando si compirà il proprio tempo. Abbiamo la certezza che il sole domani sorgerà, ma non possiamo essere certi che noi ne saremo testimoni. Se ognuno di noi avesse l’esatta percezione della aleatorietà di questa nostra vita probabilmente si comporterebbe diversamente. Forse sarebbe una vita diversa. Una vita in cui si assaporerebbero diversamente le emozioni che si vivono, qui e ora, come se non ci fosse un passato che esercita il suo pesante fardello, come se non ci fosse un futuro al quale affidare ciò che vorremo. Qui e ora. Ora posso telefonare all’amico che non sento da tempo e con cui vorrei trascorrere dei momenti. Ora posso dire al mio collega che ha fatto un buon lavoro. Ora posso abbracciare la persona a cui tengo. Ora posso realizzare ciò che so renderà felice qualcuno. Ora posso andare a visitare quel luogo. Ora posso gustare il caffè del mio bar preferito. Ora posso andare a correre. Ora posso guardarti negli occhi e farti capire quello che mille parole non saranno mai in grado di tradurre. Qui e ora. Non aspettare. Se lo pensi lo puoi fare. Qui e ora. Buon tempo, buona vita!

Qui e ora!

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Mah! Boh! Riflessioni di un moderato, del 17 ottobre 2018, mercoledì

Ottobre 17, 2018 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

L’articolo dal quale prendo spunto per queste riflessioni ci dà il senso del tempo che stiamo vivendo e un commento di dati e informazioni prodotte dall’Amministrazione regionale siciliana diventa addirittura una “inchiesta” secondo la testata che lo pubblica. Ma a parte l’iperbole giornalistica, il tema affrontato è serio e merita qualche riflessione.

Dipendenti vecchi e non ‘aggiornati’ Così la Regione cerca nuove forzehttp://tiny.cc/9os6zy

Le risorse, per definizione, sono sempre scarse e se ogni manager disponesse di tutte quelle che servono (finanziarie, umane, strumentali) la loro vita sarebbe molto facile, e invece leggendo un po’ la storia dei grandi manager che vengono sempre indicati a esempio, ci si rende conto che per raggiungere i risultati che si prefiggevano, e che poi hanno raggiunto, non disponevano di tutto ciò che serviva loro e c’hanno messo del loro per raggiungere il successo e quando parlo di “metterci del loro” intendo in termini di creatività, visionarietà, network relazionale, pensiero laterale, intelligenza emotiva e quant’altro fa parte del loro bagaglio umano e professionale per raggiungere il successo.

Passando dai casi di successo alla nostra, spesso grama, realtà, quella della Regione Siciliana, ci rendiamo invece conto che pochi sono i casi di successo, i casi di quelle figure che sono in grado di poter dire “veni, vidi, vici” grazie alle proprie capacità manageriali e di leadership. Un presidente degli Stati Uniti d’America usava ripetere “fate quel che potete, con quello che avete, dove voi siete”. Così non sembra essere per molti top manager della Regione Siciliana i quali non sembrano in grado di portare a casa il minimo risultato se non viene soddisfatta la loro richiesta di personale, richiesta che anche ai tempi del presidente Musumeci viene tradotta a tamburo battente in trasferimenti di massa di personale, lamentandosi pure che se non fosse per una norma che limita gli spostamenti a 50 km tutto il popolo dei dipendenti regionali sarebbe trasferito ovunque serva, ma serva a fare che cosa?

Prima di chiedere delle unità di personale il “manager” di turno:

  1. ha monitorato come viene utilizzato il personale di cui dispone?

  2. ha verificato se possono essere introdotti nei propri processi lavorativi delle soluzioni organizzative in grado di aumentare la produttività, eliminando anche attività oramai desuete e superate?

  3. ha valutato quale è il konw-how che il personale richiesto deve possedere e quanto tempo ci vorrà, qualora non lo possedesse, per formarlo prima che possa realizzare le attività per le quali è stato trasferito?

Evidentemente il Presidente della Regione, al quale il top manager rappresenta le proprie esigenze, dà per scontato che tutto ciò sia stato fatto e ritiene che la richiesta di personale che gli perviene sia il “distillato” di una analisi articolata. Purtroppo spesso così non è e il top manager, e i suoi collaboratori, avanzano le proprie richieste in forza della cosiddetta “conoscenza asimmetrica”, per intenderci quella che c’è tra un acquirente e un venditore.

Ma immaginiamo pure che l’analisi sia stata condotta e che le richieste siano fondate e torniamo al contenuto “dell’inchiesta” giornalistica dalla quale siamo partiti.

Ma qualcuno crede realmente che le categorie di lavoratori più richieste (funzionari e istruttori), in gran parte alla soglia della sessantina di anni, possa essere presa da una città, trasferita in un’altra, senza avere dirittto ad alcuna agevolazione in grado consentire il “trasloco familiare”, rendersi disponibile alla formazione in una materia spesso nuova e produrre i risultati che il top manager spera?

Più che una volontà di raggiungere dei risultati, a me pare che si tratti di un modo per giustificare un fallimento annunciato. E tutto questo è molto triste.

Da ogni nuovo Governo ci si attende un cambio di passo, un nuovo approccio, una visione che riesca a coinvolgere anche chi è già avanti con gli anni, e invece niente.

Il rinnovo contrattuale atteso da oltre 10 anni, sia dalla dirigenza sia dal comparto, potrebbe essere l’occasione per lanciare un progetto per una nuova Regione Siciliana e che anche se in presenza di modeste risorse potrebbe motivare buona parte del personale se si proponesse un nuovo modello organizzativo, la valorizzazione delle risorse, un salto di qualità nei metodi di lavoro, e invece anche l’occasione contrattuale viene gestita come un adempimento, un vecchio rito, un modo per elargire un tozzo di pane … perchè di questo parliamo per le categorie A e B.

Sarà un’altra occasione persa?

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Per un pugno di euro, di Paolo Luparello

Settembre 6, 2018 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Per un pugno di euro, di Paolo Luparello

Il mese di settembre 2018 è iniziato da qualche giorno e ancora non si hanno notizie della valutazione della relazione sulla performance della Regione Siciliana per il 2017 da parte dell’Organismo Indipendente di Valutazione (OIV), OIV che dovrà anche valutare l’operato dei dirigenti generali dei vari dipartimenti.

Questa è soltanto l’anteprima di quello che, purtroppo, diventerà una regola negli anni a venire per i quali il salario legato alla produttività del personale non dirigente e l’indennità di risultato per i dirigenti diventerà una vera e propria chimera.

La complessità della procedura prevista per il ciclo della programmazione dell’azione amministrativa e dalla proposta di sistema di misurazione e valutazione della performance, unitamente alla storica scarsa attenzione che i governi hanno dedicato alla misurazione e valutazione della propria azione politica condurranno al pressochè blocco di quella parte del salario legata al miglioramento della cosiddetta “performance” (prestazione).

Non solo i lavoratori di ogni ordine e grado rischiano di non poter più contare in tempi certi ed “europei” di quella che poteva considerarsi una sorta di quattordicesima, ma ironia della sorte verranno chiamati anche a un sovraccarico di lavoro determinato da tutti gli adempimenti connessi alla predisposizione del piano della performance e alla alimentazione del sistema di misurazione e valutazione, specialmente in assenza di idonei e formalizzati sistemi informativi. Quello che in altre regioni e nei ministeri viene effettuato grazie alla presenza di idonei sistemi informativi che supportano lo svolgimento della ordinaria attività lavorativa, nella Regione Siciliana comporterà la raccolta di informazioni e documentazione, la predisposizione di relazioni, estenuanti interlocuzioni con soggetti ai quali nulla interessa del merito delle attività produttive realizzate, il tutto nel quadro di un progressivo depauperamento delle risorse umane e un crescente carico di lavoro che grava sulle restanti risorse umane.

Ma siamo proprio sicuri che il gioco valga la candela e che ci si possa permettere di “sprecare” tempo di lavoro in attività di sicura importanza teorica ma di certa inutilità ai fini di ciò che gli uffici sono chiamati a produrre per la Sicilia e i siciliani?

Mi auguro che i prossimi rinnovi contrattuali trovino in sè idonei strumenti che consentano il diritto dei lavoratori a percepire il frutto del proprio lavoro in tempi ragionevoli e di non essere esposti a gogne “efficientiste” destinate a mortificarli.

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#perunsocialmigliore, di Paolo Luparello

Settembre 6, 2018 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

#perunsocialmigliore, di Paolo Luparello

Fino a qualche decennio fa, fino a prima di internet, di ciò che succedeva nel mondo cosa avrebbe potuto sconvolgere il nostro quotidiano? Probabilmente qualcosa di cui eravamo testimoni diretti o ciò di cui ci mettevano a conoscenza i notiziari radiotelevisivi o la carta stampata. Poteva succedere che la natura degli avvenimenti sollecitassero la organizzazione di manifestazioni di solidarietà o di protesta. La società si divideva tra chi partecipava alle manifestazioni e chi no, difficilmente, credo, si sarebbe avuta una conoscenza puntuale di come la pensassero i singoli manifestanti o non manifestanti. Oggi è tutta un’altra storia. Grazie alla diffusione dei social network, Facebook in primis, ma anche Twitter, siamo in grado di sapere esattamente come la pensano tutti coloro che fanno parte della nostra rete di contatti, e ci piaccia o no scopriamo aspetti della personalità di qualche nostro contatto che ci lascia a dir poco basiti, se poi non destano in noi addirittura un sentimento di indignazione e di fastidio. Che “l’altro” la possa pensare diversamente da noi è naturale, anche quelle persone delle quali ci eravamo fatti una nostra idea, ma solo nostra e non loro, quello che invece fa indignare molti, più di quanti possiamo pensare, è la apparente “leggerezza” di chi rilancia notizie ed esprime valutazioni assolutamente gratuite e prive di alcun fondamento, contribuendo ad alimentare a dismisura, grazie anche al “credito” che queste persone hanno, una canea che sarebbe meritevole di ben altre cause.

Sui social network si trova buona informazione e cattiva informazione, la cattiva informazione sta letteralmente prendendo il sopravvento perchè sempre più persone rilanciano con “leggerezza” notizie false o cariche di odio e fanatismo, rendendo sempre più difficile trovare la buona informazione, grazie probabilmente al famoso “algoritmo” del social che seleziona le notizie da far comparire sulla nostra bacheca.

Ritengo i social, e il loro corretto utilizzo, qualcosa di troppo importante per abbandonarli e sta a ognuno di noi provare a recuperare quello che di buono gli utenti dei social propongono, senza lasciare spazio, almeno nelle nostre bacheche, a persone che assumono dei comportamenti censurabili, o per ciò che condividono, o per ciò che affermano o per la mancanza di educazione nel condurre una interlocuzione. Io non inviterei mai a casa mia una persona che notoriamente va in giro con sotto il braccio una rivista di chiara ispirazione fascista, che afferma idee sulla superiorità della razza e che nel confronto verbale è offensivo nei confronti degli interlocutori e fa ampio uso di parolacce e di concetti non politicamente corretti. Lo so, ho descritto una specie di mostro sociale, ma non è raro oggi imbattersi in personaggi del genere sui social.

Io a queste persone dico “NO”!

Essere un “follower” (leggi anche “amico”) o avere un “follower” (leggi anche “amico”) deve essere un onore, come se fossimo invitati a casa di un amico o come se fossimo noi a invitarlo, e quindi un “follower” deve rispondere a certe caratteristiche, quelle della buona creanza.

Da oggi non tollererò più persone di “mala creanza” e se sono già inserite nella mia rete di contatti le rimuoverò. Io devo essere orgoglioso (parola forse grossa) dei miei contatti e ricordiamo che i social propongono gli amici in comune e la nostra amicizia viene utilizzata da terzi per valutare se accettare o meno la loro amicizia, è come se noi raccomandassimo quella persona, forse fino a oggi avevo sottovalutato questo aspetto.

Facciamo dei social network un luogo migliore, cominciando a farlo dalla nostra rete di contatti.

#perunsocialcheserve

da fedro

Resoconto dell’incontro dell’assessore regionale alla funzione pubblica con i sindacati dell’area della dirigenza, del 06.06.2018, di Paolo Luparello

Giugno 6, 2018 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Resoconto dell’incontro dell’assessore regionale alla funzione pubblica con i sindacati dell’area della dirigenza, del 06.06.2018
di Paolo Luparello

Oggi, 6 giugno 2018, mercoledì, dalle 13,30 alle 15,00, si è tenuto l’incontro tra l’assessore regionale alla funzione pubblica e i sindacati dell’area della dirigenza per avviare la stagione contrattuale che dovrà portare a superare oltre un decennio di blocco della contrattazione e della relativa perdita economica subita dai lavoratori, siano essi dirigenti che del comparto non dirigenziale.

Per l’Amministrazione sono stati presenti l’assessore Bernadette Grasso, il suo capo di gabinetto Antonella Bullara e la dirigente generale del dipartimento della funzione pubblica Rosalia Pipia.
Sul fronte sindacale presenti tutte le sigle e per la Cisl-FP Paolo Montera, segretario regionale, Fabrizio Lercara e Paolo Luparello.
Per la Cisl-FP hanno parlato Paolo Montera e Paolo Luparello.
Paolo Montera ha ricordato all’assessore che la dirigenza regionale sconta un “ritardo” contrattuale di due bienni economici rispetto alla dirigenza nazionale dei diversi comparti di contrattazione e che è improcrastinabile avviare la stagione contrattuale che deve svolgersi parallelamente a quello del comparto senza che si possano determinare priorità di un contratto sull’altro ma che si proceda celermente senza che le eventuali “criticità” di un tavolo negoziale possano interferire su quelle dell’altro. In tal senso ha chiesto che la direttiva per il rinnovo contrattuale possa vedere la luce in tempi brevi, prevedendo tutte le tematiche che da anni attendono di essere affrontate, anche attraverso un riallineamento degli aspetti giuridici alla dirigenza del resto d’Italia. Parallelamente alla stagione del rinnovo contrattuale, Paolo Montera ha chiesto l’avvio di un tavolo di confronto nel quale discutere della riforma dell’Amministrazione regionale attraverso il superamento delle parti che meno hanno funzionato della l.r.10/2000 e di quegli interventi normativi che si sono succeduti negli anni sottraendo alla sede contrattuale importanti aspetti del rapporto di lavoro nel pubblico impiego della Regione Siciliana.
Paolo Luparello, coordinatore dell’area della dirigenza, ha rappresentato innanzitutto che la Cisl-FP provvederà alla elaborazione di una propria piattaforma contrattuale che sarà costruita attraverso il confronto con tutti i propri iscritti e che una volta approvata nelle sedi a ciò deputate, verrà presentata all’ARAN Sicilia, oggi in fase di ricostituzione dei suoi vertici. Ha chiesto che il governo si faccia carico del superamento della oramai superata articolazione della dirigenza regionale in tre fasce dirigenziali che oramai si sono ridotte soltanto a quella della terza fascia, ritenendo comunque improponibile che a distanza di 18 anni dalla legge 10/2000 si possa ancora immaginare che l’attuale dirigenza possa essere sottoposta a procedure concorsuali o paraconcorsuali per poter approdare a una “nuova” dirigenza e relengandone una parte a un nuovo “limbo” di cui nessuno sente il bisogno, atteso anche che oramai il numero dei dirigenti si è significativamente ridotto e che nel giro dei prossimi 5 anni potrebbe ulteriormente dimezzarsi.
E’ stato chiesto di rivedere le norme che hanno bloccato la possibilità di istituire le unità operative di base, ridando ai dirigenti generali uno strumento di flessibilità organizzativa che non può essere quello dello strumento regolamento attualmente vigente e che prevede anche la soppressione di quelle articolazioni organizzative di qualsiasi livello (strutture intermedie e unità operative di base) relativamente alle quali il dirigente responsabile viene posto in quiescenza anticipatamente.
E’ stato chiesto che l’Amministrazione regionale si dia dei tempi certi nella attribuzione degli incarichi dirigenziali, che non possono essere lasciati in sospeso nelle more che gli “sponsor” possano suggerire a taluni dirigenti generali i candidati prescelti. Procedure di conferimento degli incarichi che devono essere avviate prima della scadenza dei contratti individuali in modo da garantire la continuità amministrativa e il passaggio fisiologico di consegne.

Altra questione che andrà affrontata è quella relativa alla individuazione di uno strumento contrattuale che non sia la “cessata” clausola di salvaguardia ma che permetta, attraverso una forma di “galleggiamento”, di salvaguardare economicamente il percorso seguito da un dirigente che incarico dopo incarico, valutato positivamente, deve poter contare su di una soglia minima crescente di indennità variabile in funzione degli incarichi e delle relative indennità percepite.

Si è chiesto che eventuali proposte di riorganizzazione dei dipartimenti non siano forme camuffate di “spoil system” ma che vadano adeguatamente motivate oltre che centellinate nel tempo, anche al fine di non determinare quegli episodi di discontinuità amministrativa che si sono verificati nel recente passato.

Ancora si è chiesto di prevedere una semplificazione e accelerazione delle procedure di valutazione della dirigenza, che deve essere tenuta distinta da quella del comparto non dirigenziale, anche se in un quadro coerente di complementarietà atteso che la funzione dirigenziale nel perseguire gli obiettivi dell’Amministrazione utilizza quale principale e preponderante risorsa quella costituità dai lavoratori.

Infine è stato chiesto all’Assessore di avviare una stagione nuova per l’Amministrazione regionale. Una nuova Amministrazione, con nuovi strumenti, principalmente quelli della digitalizzazione delle procedure, nella quale dare spazio all’attuale dotazione organica di personale che al suo interno ha ancora una importante quota di uomini e donne che vogliono essere messi alla prova e ai quali andrebbe data l’opportunità di crescere, crescere professionalmente, crescere nella qualifica, crescere economicamente, una volta tanto vorremmo che il Governo considerasse il personale regionale tutto la propria squadra e non l’avversario.

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da fedro

Pausa finita, si riprende, del 22.07.2017, sabato

Luglio 22, 2017 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Pausa finita, si riprende, del 22.07.2017, sabato

Quando mi sono assentato dai social il motivo non è stato sempre determinato da periodi di vacanze o di lavoro che mi hanno impedito di dedicare del tempo alle mie rassegne stampa o alle mie introspezioni pubbliche. Alcune volte, come quest’ultima assenza dalla quale sto rientrando in questi giorni, il vero motivo è stato determinato dalla delusione.

Non nascondo, e ci sono lì le mie tante pagine create su Facebook a dimostrarlo, che la mia presenza è sempre stata finalizzata a portare avanti dei progetti, delle idee, a coinvolgere persone.

A parte l’esperienza di Regioniamo Sicilia, con le sue luci e ombre, tante iniziative che ho provato a lanciare sono fallite, e con ognuna di esse si è forse accumulata in me un po’ di delusione. Delusione che mi porta a reagire come un bambino stizzito incurante di tutte le implicazioni che un mandare a gambe all’aria un tavolo può comportare.

Piano piano sto arrivando alla consapevolezza che io posso proporre tutte le idee e i progetti che voglio, e forse non smetterò mai di farlo, ma che le persone che fanno parte della mia cerchia di relazioni devono essere libere di non condividerle o devono poter decidere di non avere il tempo e la voglia di dedicarcisi.

Ma su di una cosa non avevo riflettuto. Sul fatto che ci sono persone che in quelle cose che scrivo, in alcune di esse almeno, trovano spunti di riflessione. Nei post quotidiani di buongiorno o di riflessione notturna hanno una sorta di appuntamento. L’aver disatteso questa aspettativa, anche per un solo amico, lo considero un gesto imperdonabile da parte mia.

Mi riprometto di non cadere più in un simile comportamento.

Alle persone alle quali sono mancate le mie parole in queste settimane dico … io ci sono!

 

 

da fedro

Condoglianze a Giuseppe e Calogero Greco, del 01.07.2017, sabato

Luglio 1, 2017 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Condoglianze a Giuseppe e Calogero Greco, del 01.07.2017, sabato

Ho appena appreso della morte del papà di Giuseppe Flavio e Calogero Greco, più che due colleghi due amici con i quali da oltre vent’anni conduciamo una bellissima amicizia.

Come ho avuto modo di dire loro, la morte, l’interrompersi di una frequentazione terrena, è sempre un qualcosa di doloroso che ci toglie qualcosa, ma quando gli eventi seguono la legge di natura che vede i figli poter essere accompagnati per lunga parte della propria vita dai propri genitori, ci si deve considerare fortunati. La morte anche se ci sottrae la possibilità di averli nella nostra quotidianità non potrà mai toglierci tutto ciò che ci è stato dato nel corso della loro vita.

Un abbraccio fraterno a Giuseppe Flavio, a Calogero, alle loro mogli e ai loro figli, anche da parte di tutti gli amici e colleghi che hanno avuto modo di conoscerli ed apprezzarne le qualità umane e professionali.

 

 

da fedro

Anche quest’anno sarà un successo!, di Paolo Luparello, del 04.06.2017, domenica

Giugno 4, 2017 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Anche quest’anno sarà un successo!, di Paolo Luparello, del 04.06.2017, domenica

Cari amici,

ancora pochi giorni e poi si concluderà questa per me esaltante avventura che è Regioniamo Sicilia.

Dalle risposte che ricevo devo ammettere che non abbiamo lo stesso punto di vista. Solo l’ostinazione, credo, mi porta a continuare a sperare che i nostri punti di vista possano alla fine convergere, nonostante il silenzio di tanti e le risposte di pochi.

Regioniamo Sicilia mi rendo conto che è una visione nella quale i primi a non voler credere sono i diretti interessati, quelli che osservo, quelli con i quali mi confronto, quelli che mi ispirano e dai quali traggo la forza per andare avanti. Voi vedete persone, colleghi, rotture-di-cabbasisi, io vedo talento, passione, impegno, voglia di darsi. Solo io vedo tutto questo? Perchè tanta paura da parte di chi possiede talenti e non vuole condividerli?

Regioniamo Sicilia è quello che è, quello che alcuni sono disposti a dare, tanti progetti e poche realizzazioni, voglia di esserci e timori di anime rubate, diffidenza e altruismo.

Se Regioniamo Sicilia fosse stata l’idea di qualcun’altro o fosse stata realizzata da qualcun’altro potrebbe avere un’altra storia?

Anche su questo mi interrogherò dal 17 giugno insieme ai tanti amici con i quali condivido questa avventura.

Credo di averlo già scritto che nel percorso che porta alla realizzazione di Regioniamo Sicilia c’è un periodo in cui comincio a perdere il sonno per il timore di non raggiungere la soglia critica di copertura dei costi. Mi basta però pensare alle tante persone, alle tante storie, ai tanti progetti che ci vengono proposti lungo questo percorso e i tanti “perchè no” che mi sento rivolgere a chi me li propone e penso a che cosa rinuncerei se non facessimo Regioniamo.

Accanto a noi c’è un mondo del quale non sappiamo nulla e la cui conoscenza, invece, ci farebbe bene e ci porterebbe ad avere una maggiore considerazione per tutto ciò che ci circonda.

Anche quest’anno sarà un successo? Si, per me già lo è perchè la seconda edizione di Regioniamo è li che vi aspetta … io lo già vissuta ed è durata un anno!

Anche quest’anno ho avuto l’onore e il piacere di avere incontrato tanti uomini e donne che hanno deciso di avere fiducia e di accettare la mano che ho teso loro … grazie.

Paolo Luparello

da fedro

Paolo Luparello, Regioniamo Sicilia 2017 … ci siamo quasi! Tu ci sarai, vero?, del 02.06.2017, venerdì

Giugno 2, 2017 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Paolo Luparello,  Regioniamo Sicilia 2017 … ci siamo quasi! Tu ci sarai, vero?, del 02.06.2017, venerdì

Car@ amic@,
in questi ultimi mesi ti ho tenut@ informat@, molto insistentemente, sui progressi nella organizzazione di Regioniamo Sicilia. Il motivo di questa insistenza non credo che ti sia sfuggito. Naturalmente ho stressato l’aspetto economico in quanto è la principale criticità nella organizzazione della manifestazione, diversamente dalla predisposizione del programma per il quale anche quest’anno non ci sono mancate le proposte e le disponibilità a partecipare da parte di colleghi, ex colleghi, loro parenti e affini, e anche di persone e associazioni che nulla hanno a che fare con la Regione ma che apprezzano manifestazioni come la nostra.


Un altro aspetto importante per la manifestazione è la partecipazione ai tanti eventi che quest’anno abbiamo distribuito su sei giornate dall’11 giugno, domenica, al 16 giugno, venerdì.
Non importa se tu hai dato una mano nell’organizzazione degli eventi, o nella raccolta delle donazioni o facendo una donazione, l’importante, adesso, è che tu decida di venire a trascorrere anche poche ore ai Cantieri culturali alla Zisa per assistere ad alcuni eventi in cartellone.
Ci saranno interessanti talk show con i protagonisti che non ti aspetti che in piena anarchia potranno essere interrotti da disturbatori che con note e rime cattureranno la nostra attenzione.
Ci saranno degustazioni guidate di vino e olio durante le quali qualificati relatori intratterranno su temi di grande interesse.
Ci saranno eventi musicali e teatrali che allieteranno tutte le serate e qualche pomeriggio.
Ci saranno le botteghe in cui ti potrai perdere tra le opere della creatività di pittori, fotografi e artigiani vari.
Molti dei protagonisti sono nomi noti che ti sorprenderanno potendone apprezzare il talento e la passione in una qualche disciplina che non ti aspetti.
Tutto questo e altro ancora è Regioniamo Sicilia, una manifestazione nata, progettata e realizzata in Regione Siciliana e che riesce a coinvolgere anche amici che nulla hanno a che fare con la Regione ma che apprezzano questo nostro spirito.
So che noi dipendenti della Regione, e degli enti, non abbiamo nulla da festeggiare, ma questo non vuol dire che non dobbiamo provare a fare qualcosa … noi abbiamo scelto di far riflettere e di offrire a tanti amici e ai loro familiari e amici alcune ore di svago.
Ci dispiace soltanto che Regioniamo Sicilia venga vista come una manifestazione “palermitana”. Ti assicuro che è nei nostri progetti immaginare una manifestazione che coinvolga tutte le province con degli eventi locali che permettano la partecipazione di chi non può affrontare la trasferta palermitana sia che si tratti di protagonisti che di visitatori, ma questo lo potremo fare solo se Regioniamo Sicilia crescerà e se nei territori si faranno avanti amici disposti a organizzare gli eventi.
Che dirti ancora, partecipa. Quest’anno stiamo anche provando a utilizzare lo streaming per mandare in diretta molti degli eventi … se non potrai venire dai almeno un’occhiata su Facebook a ciò che succederà a Regioniamo Sicilia.
Ancora grazie per la pazienza e per il sostegno che ci hai dato e che spero ci potrai dare ancora.
Il programma di Regioniamo Sicilia è in continua evoluzione e se vorrai essere aggiornato consulta il sito web http://www.perchenosicilia.org/lanonfesta/programma-2017/
Un caro abbraccio
Paolo Luparello

Vi ricordo che “Perché no…qualcosa si muove”, associazione senza fine di lucro, è la principale promotrice della manifestazione “Regioniamo Sicilia” per realizzare la quale fa ricorso “esclusivamente” alle donazioni di colleghi, ex colleghi e amici. Se vuoi darci una mano, il nostro Iban è

IT 10 O 02008 04615 000102631086

intestato all’Associazione

Oppure consulta la sezione http://www.autofinanziamento.it/perche-no-qualcosa-si-muove/  nella quale scoprirai altre modalità per aiutarci a raccogliere quanto servirà per offrire anche a te tante ore di cultura, spettacolo e tempo da trascorrere insieme. E’ ben accetto anche il contributo di idee che ci vorrete inviare per fare di Regioniamo Sicilia la nostra manifestazione di cui essere orgogliosi! Grazie

da fedro

La filosofia di correre o del narciso, di Paolo Luparello

Novembre 5, 2016 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

All’indomani della “6 ore di Capo d’Orlando”, una gara podistica al meglio delle 6 ore durante le quali si devono percorrere quanti più km possibile, ho scritto il pezzo che vi propongo di seguito. Mi piace scrivere ma per farlo c’è bisogno di ispirazione, e la 6 ore è stata molto stimolante. Il pezzo è piaciuto e un amico in particolare lo ha voluto segnalare a una rivista online di corse e dintorni, che lo ha anche pubblicato. Che dire? Grazie Marco Maraschi. E’ bello che si faccia qualcosa per il solo piacere di condividere con gli altri una esperienza, anche la semplice lettura di poche righe. Che mondo sarebbe se ognuno facesse qualcosa per il piacere di fare piacere al prossimo.paolo-capo-dorlando

Il pezzo è pubblicato su Runlovers e il link è http://www.runlovers.it/2016/la-filosofia-di-correre-o-del-narciso/

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