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Si ricomincia … con la Cisl Fp Sicilia

Novembre 15, 2020 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Si ricomincia … con la Cisl Fp Sicilia

Il 13 novembre 2020, soltanto un paio di giorni fa, l’amico Paolo Montera, ma anche il segretario regionale della Cisl-Fp Sicilia, ha rinnovato gli incarichi all’interno della segreteria regionale.

Tra gli incaricati ha voluto inserire anche me e mi ha affidato il “Coordinamento politiche per la dirigenza pubblica”.

Colgo pubblicamente l’occasione per ringraziarlo dell’incarico che accetto volentieri e che ho deciso di assolvere con quanto più impegno possibile nell’interesse del sindacato e dei tanti colleghi dirigenti che continuano a darci la loro fiducia.

Non è una novità che fare sindacato è diventato sempre più difficile perché da un lato ci sono le legittime istanze dei lavoratori e dall’altro abbiamo una controparte datoriale che troppo spesso sfugge al confronto, anche quando questo è previsto dai contratti collettivi.

Il confronto è ricchezza, ma significa anche dover dare delle risposte, e la controparte quando non sa come rispondere, o ritiene di non dover rendere conto al sindacato, si fa reticente confidando nella onerosità degli strumenti che la costringono a rispondere.

Ma nonostante ciò voglio raccogliere l’invito di Paolo Montera e dei tanti amici che hanno continuato ad avere fiducia in noi.

La Cisl-Fp è una grande organizzazione, una organizzazione fatta grande dagli iscritti che ne condividono i valori e il cui contributo di idee ha permesso di raggiungere tanti risultati.

Ci attende una stagione difficile, ma con il contributo di tutti potremo raggiungere nuovi risultati e questo potrà avvenire se ogni dirigente sarà disposto a collaborare dedicando anche una piccola parte del proprio tempo, per elaborare una proposta, per commentare un documento, per partecipare a un evento, per confrontarsi sui vari temi che interessano la categoria.

Spero che in tanti rispondano a questo invito!

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E poi ci si lamenta dei burocrati!, del 7 novembre 2020

Novembre 7, 2020 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

E poi ci si lamenta dei burocrati!

Ci sono voluti circa 8 mesi al Governo regionale per ratificare la nomina del dirigente responsabile dell’Ufficio speciale immigrazione, il quale nel frattempo ha operato come se il suo incarico fosse stato assegnato dalla Giunta anziché con una disposizione dell’assessore regionale competente.

Questo si legge nella deliberazione 465 del 2020 “Ufficio speciale immigrazione. Assegnazione incarico di Dirigente responsabile ? Ratifica”

Per leggere la deliberazione clicclc sul link che segue http://www.regione.sicilia.it/…/N.465_26.10.2020.pdf

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Io non ho paura … sono solo un imbecille!

Novembre 1, 2020 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Io non ho paura di contagiarmi.

Io non ho paura di rientrare in quella piccola percentuale che ha necessità di ricorrere alle cure ospedaliere.

Io non ho paura di non trovare un letto in ospedale

Io non ho paura di contagiare i miei congiunti e contatti stretti.

Si vive una volta soltanto e se questo stava scritto da qualche parte che si compia il destino.

Dichiarazione di uno stronzo, o imbecille o di uno a cui la vita non riserva più nulla e quindi il Covid-19 è
– come sdraiarsi sui binari di un treno,
– come correre in auto controsenso in autostrada,
– come tuffarsi da una scogliera non conosciuta,
– come non sapere che cazzo fare della vita e quindi vai con la roulette russa del contagio.

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Alcune riflessioni sulla diffusione dei cretini, di Paolo Luparello

Ottobre 31, 2020 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Alcune riflessioni sulla diffusione dei cretini, di Paolo Luparello

Non siamo tutti uguali. 

Secondo alcuni ci sono persone che hanno diritto a dire la loro e altre che non devono fiatare, secondo il principio che se non “soffri come soffro io” non hai cognizione di causa e quindi devi solo tacere, trascurando il fatto che chi manifesta la propria opinione magari qualche cognizione di causa la ha ma non sta lì a raccontare i fatti propri. 

Ci sono pertanto persone, o gruppi di persone, che vorrebbero che tutto il mondo la pensasse come loro e che si adoperasse affinché il loro pensiero si traducesse in realtà. 

A queste persone o gruppi di persone non viene minimamente il dubbio che non tutti hanno le stesse sensibilità e che anche oggi le priorità di alcuni non sono quelle di altri.

Tanto per dirne una, molti oggi parlano di povertà dilagante, e chiedono conto e ragione al Governo (cosa che è giusto fare) come se fosse un fenomeno di oggi e magari ieri si scagliavano contro i sostenitori del reddito di cittadinanza, che potrà non piacere ma è un modo per aiutare chi non riesce a entrare nel mondo del lavoro.

Oggi sento parlare politici ed economisti di pandemia, virologi e infettivologi (di cui i più sconoscevano l’esistenza) di economia, uomini e donne della strada di tutto e di più anche se fino a ieri sui loro profili condividevano amenità di ogni genere, la più profonda delle quali riguardava chi doveva uscire dalla casa del Grande fratello.

Ben venga tutto ciò, ognuno dica la propria, ma questo non ci porti a pensare di essere depositari del verbo, perché fuori contesto ognuno di noi è destinato a fare la figura del cretino, e in giro sui social, e non soltanto, di cretini se ne leggono tanti.

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E’ possibile una Regione che funzioni? La mia proposta, di Paolo Luparello

Ottobre 25, 2020 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

E’ possibile una Regione che funzioni? La mia proposta, di Paolo Luparello

Il processo di riorganizzazione che per l’ennesima volta interesserà gli uffici della Regione Siciliana potrebbe essere l’occasione per capire come si vuole che funzioni il nostro ente regione.

Se l’unico obiettivo sarà quello di ridurre del 30 % gli uffici dirigenziali si tratta di un obiettivo minimale che da solo significherebbe soltanto che la Regione funziona già bene e che si devono soltanto accorpare un po’ di uffici.

Se invece si volesse fare un lavoro che mira realmente all’efficientamento  della macchina amministrativa, attraverso la realizzazione di economie di scala ove possibile, sarebbe opportuno che l’obiettivo della riduzione degli uffici fosse accompagnato da altri obiettivi quali:

  1. la creazione di aree interdipartimentali serventi tutti i dipartimenti e gli uffici speciali di ciascun rampo di amministrazione per
    1. la gestione dei flussi documentali, 
    2. la gestione dell’innovazione – dematerializzazione, digitalizzazione
    3. la gestione servizi comuni per il funzionamento degli uffici
    4. la tutela dati personali, 
    5. la sicurezza nei luoghi di lavoro, 
    6. amministrazione trasparente e anticorruzione, 
    7. monitoraggio e controllo fondi strutturali
    8. aggiornamento normativo
  2. creazione di servizi di coordinamento di tutte le materie a carattere trasversale all’interno del dipartimento
  1. relazioni sindacali e ciclo della performance
  2. analisi dei procedimenti/processi interni e omogenizzazione e standardizzazione 
  3. creazione di servizi di linea caratterizzati esclusivamente dalla trattazione di materie afferenti le competenze istituzionali del dipartimento o struttura equiparata

Una simile organizzazione permetterebbe di avere strutture simili in ogni assessorato e in ogni dipartimento in modo che si potrebbe utilizzare la specializzazione di determinate figure mettendole al servizio di strutture più ampie ed evitando di costringere tutti gli uffici dell’Amministrazione regionale a dover dedicare del tempo allo studio e alla attuazione di materie che esulano dalle competenze principali per le quali quegli uffici esistono.

In sede di elaborazione della proposta di riorganizzazione andrebbe declinata per ciascuna struttura la dotazione organica distinta per categoria di personale e l’elenco dei procedimenti/processi facenti capo alle stesse e la loro produzione quantomeno nell’ultimo anno.

Per i procedimenti/processi andrebbe indicato se si tratta di attività che vanno rese in presenza o se sono realizzabili attraverso il ricorso al lavoro agile.

Non sarà un lavoro che si potrà realizzare entro il 16 novembre 2020, forse, ma almeno potremmo finalmente avere una Regione che non sembra una armata Brancaleone ma una organizzazione che guarda al futuro e non soltanto agli interessi soggettivi del momento.

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Dica adesso, il Presidente, che Regione vuole!, di Paolo Luparello

Ottobre 24, 2020 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Dica adesso, il Presidente, che Regione vuole!, di Paolo Luparello

In questi giorni è partita l’ennesima riorganizzazione degli uffici dirigenziali della Regione Siciliana. Obiettivo, ridurre di un altro 30% le postazioni dirigenziali e portarle a un numero coerente con il numero dei dirigenti che saranno ancora in servizio dal 2021.

Il percorso di analisi e di proposta della riorganizzazione si dovrà concludere entro il prossimo 16 novembre per poi avviare tutto il processo di approvazione del regolamento che prevede anche l’acquisizione del parere del Consiglio di Giustizia Amministrativa.

Anche questa volta ho la sensazione, più che una sensazione, che si tratterà di un esercizio ozioso in cui si proverà ad applicare un taglio lineare degli uffici e redistribuire, secondo la metodologia ad muzzum, le competenze degli uffici da sopprimere a quelli che residueranno.

Questa è l’occasione in cui il vertice politico dovrebbe esercitare la sua funzione di indirizzo e il Presidente dovrebbe essere coerente con le sue esternazioni di queste ultime settimane che lo hanno portato ad affermare l’inutilità di molto personale e probabilmente di tanti uffici nei quali lo stesso presta servizio.

Vedremo il ruolo che giocherà il Presidente in questa vitale partita per il funzionamento della Regione Siciliana.

Se il Presidente, o chi da lui delegato, avesse la pazienza di ascoltare “prima” le organizzazioni sindacali, scoprirebbe che prima di “riorganizzare” gli uffici “ad muzzum”, o in base a logiche assolutamente soggettive e miopi, potrebbe ricevere dei suggerimenti per ridurre le sacche di inefficienza e ottenere delle importanti economie di scala attraverso una utilizzazione migliore delle sempre più ridotte risorse a disposizione. 

Per esempio, attraverso, un maggiore ricorso alle aree per la trattazione di tutte le attività serventi i vari dipartimenti e uffici speciali di ciascun ramo di amministrazione, attraverso la creazione a livello infrassessoriale di uffici dedicati alla digitalizzazione e alla dematerializzazione dei processi e alla piena applicazione del codice dell’amministrazione digitale e alle linee guida discendenti (in ultimo a quelle pubblicate di recente sul documento informatico), e a tante altre materie che oggi sono necessarie affrontare in maniera coordinata e alleggerendo gli uffici di linea che dovrebbero essere invece pienamente dedicate alle attività per le quali tali uffici esistono.

Ecco, se il Presidente ci ascoltasse, scoprirebbe che nella Regione Siciliana ci sono ancora uomini e donne che non hanno perso la speranza e la voglia di guardare al futuro per una Regione al servizio della Sicilia e dei siciliani.

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Cosa è successo in Lombardia ai tempi del Covid-19?

Aprile 11, 2020 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Sono giorni tremendi.
Ogni giorno migliaia di nuovi contagi e centinaia di morti.
Presto saranno 20 mila le famiglie che avranno riportano uno o più lutti.
L’attenzione oggi è incentrata sugli interventi per la lotta all’epidemia e su cosa si dovrà fare per far ripartire il Paese quando ciò sarà possibile. L’attenzione è anche rivolta ad aiutare chi in queste settimane, che stanno diventando mesi, ha perso il lavoro, ha perso la propria fonte di reddito, non può contare sulla rete di solidarietà che fino a ieri era di aiuto.

Ma quando tutto questo sarà affrontato e si saranno date le giuste risposte che i cittadini si attendono, andrà fatta luce sulle modalità che hanno condotto a fare della Lombardia la regione con la maggior parte dei contagi e dei morti di tutta Italia, e finanche nel mondo.

Non si tratterà di chiedere conto e ragione all’esercito di uomini e donne che hanno fornito il proprio contributo nel sistema sanitario di quella regione affinché tanti uomini e donne colpiti dal virus ricevessero delle cure, ma si tratterà di capire cosa è successo nel sistema di gestione dell’emergenza che ha determinato l’esplosione dei contagi e i tanti lutti.

Cosa è successo in Lombardia?

Quello che è successo in Lombardia può ripetersi?

Con grande senso di responsabilità, oggi, il governo si sta occupando dell’Italia, nonostante le polemiche pretestuose di personaggi politici non all’altezza della situazione sia all’interno della maggioranza sia dell’opposizione, ma subito dopo, quando l’Italia si starà rimettendo in cammino, si dovrà indagare su cosa è successo in Lombardia.

#covid19_cosaèsuccessoinLombardia

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Prima di rivendicare cosa deve fare l’Europa per noi, cerchiamo di capire cosa ognuno di noi può fare per l’Italia! di Paolo Luparello

Aprile 10, 2020 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Prima di rivendicare cosa deve fare l’Europa per noi, cerchiamo di capire cosa ognuno di noi può fare per l’Italia!
di Paolo Luparello

— 
Mi pare di capire che in cima alle preoccupazioni di tanti non c’è il pericolo per se stessi e per i propri cari di contrarre il Covid-19 ma quello che ci attende sul piano dell’economia. 
Guardo i titoli degli articoli di giornale e in quelli italiani prevale la preoccupazione per le ricette che dovranno essere utilizzate per far ripartire la nostra economia, delle centinaia di morti che ogni giorno vengono mietute dal virus e dalle sue complicanze non sembra oramai più importare a molti, oramai sono statistiche.
Non c’è categoria che oggi non rivendichi qualcosa, tutti a fare la voce grossa.
Tutti a pretendere solidarietà dall’Europa e dal mondo intero, che stanno affrontando i nostri stessi problemi.
Perchè dovrebbero essere solidali con noi?
Per le nostre vittime? Certamente. 
Ma perchè questo si deve tradurre in un assegno firmato in bianco a un popolo che sta dando l’impressione che con la scusa del Covid-19 e del suo tributo di vittime voglia rimettere a posto i propri conti?
Ci sono interventi che è giusto fare, a partire dal dare subito risposte a chi si trova in condizioni di bisogno, dal potenziare il sistema sanitario impegnato nell’emergenza, dall’approvvigionare tutta la popolazione dei dispositivi necessari per la protezione individuale (per intenderci, mascherine, guanti, tute, disinfettanti).
C’è una Italia sana, fatta di volontariato e di istituzioni, che in queste settimane si è data da fare per raccogliere risorse e stare vicino a chi soffre e a chi ha paura.
E poi c’è la solita Italia fatta da chi in una tragedia vede soprattutto una opportunità, non dimentichiamo le esperienze dei terremoti e della gestione del post terremoto.
Questa Italia, quella delle “opportunità”, è fatta di furberie, di lavoro in nero, di elusione ed evasione fiscale, di connivenza con la malavita organizzata, di ricerca del consenso per poter gestire il potere e il fiume di denaro connesso con lo stare al governo.
Che brutta Italia rischia di prevalere, e credete che l’Europa non lo sappia?
Prima di gridare a una Europa matrigna facciamoci un esame di coscienza, se oggi non fossimo nell’Euro cosa varrebbe il nostro debito pubblico, i nostri risparmi, chi pagherebbe le nostre pensioni?
Prima di rivendicare cosa deve fare l’Europa per noi, cerchiamo di capire cosa ognuno di noi può fare per l’Italia!

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Diario di Fedro, 23 marzo Covid-19 … o della morte

Marzo 23, 2020 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Sto provando la stessa sensazione che provai quando partii per il servizio di leva, ma a quel tempo non c’era in gioco la mia vita e quella dei miei cari. Mi sento in mezzo a un guado e le rive sono lontanissime, non si vedono più.

E’ una sensazione tremenda.

La notizia di un parente entrato in terapia intensiva, intubato, piomba con il fragore di un tuono. Il virus non è più soltanto una notizia, il virus è entrato nella nostra famiglia, non colpisce uomini e donne indistinti, colpisce una persona che fa parte della nostra vita.

Penso a quante migliaia di persone in questi giorni hanno vissuto e stanno vivendo dei drammi. Persone che non hanno avuto il tempo di un ultimo saluto.

Un ultimo saluto.

Un ultimo bacio.

Un ultimo abbraccio.

Un’ultima cena nel locale preferito.

Un’ultima passeggiata nel giardino a mare.

Un ultimo caffè da Stagnitta.

Un’ultima “brioscia” da Latteria.

Un’ultima acchianata.

Un’ultima corsa.

Un ultimo libro.

Un’ultima riga nel diario segreto.

Un’ultimo post.

Un’ultima parola senza la maschera della convenzione.

Non credo che nessuno arrivi preparato alla morte.

Per quanto sulla vita dell’uomo aleggi il pensiero della morte fin dall’infanzia, mai come in questo frangente quella che sembrava una paura lontana si sta trasformando nell’ombra di ciascuno di noi.

Ho paura.

Ma di cosa ho paura?

Ho paura di soffrire?

Ho paura del non riuscire a respirare?

Ho paura che non ci sarà posto per me in un ospedale?

Non devo avere paura.

Finché io sarò vivo non ci sarà la morte, e quando ci sarà la morte io non ci sarò più.

Me lo ripeto spesso, io non devo avere paura.

E non c’è più tempo per i rimpianti … quello che non ho fatto fino a oggi sarebbe soltanto un ricordo.

Comunque andrà, questa partita a dadi ci segnerà.

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Diario di Fedro, 22 marzo Covid-19

Marzo 22, 2020 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

La città sembra ferma. Solo qualche imposta aperta dà una parvenza di vita all’interno di qualche abitazione. Nessun rumore. L’acufene riesce a sovrastare tutto come se anziché essere al mezzodì fossimo a notte inoltrata. Riscopro piccoli piaceri. Temevo che l’isolamento potesse far esplodere una fame nervosa. Invece no, riesco a rispettare quel minimo di tabella che mi sono dato e non faccio nemmeno fatica.

Sono al settimo giorno di isolamento. Il mio non è un isolamento stretto, devo continuare ad andare a lavorare, ma il numero di persone che incontro in presenza sono oramai ridotte al lumicino, le strette necessarie, tutte le altre, fortunatamente lavorano da casa.

Sto bene con me stesso, lo pensavo anche prima del Covid-19, ma adesso ne sto avendo la prova, anche se giorno dopo giorno sarà come avventurarsi in un territorio sconosciuto. Sarà un modo per conoscermi meglio.

Le emozioni che provo a seguito della notizie che giungono sono tante e mi spingono a scrivere e a interagire tramite i social. Ogni tanto mando qualche messaggio alla mia rete di contatti, è aumentato il numero di risposte, segno che non sono soltanto io a provare certe emozioni. Certe risposte mi toccano il cuore. Avverti l’ansia. l’angoscia, anche la solidarietà.

Domani inizierà una nuova settimana. Aspetteremo il famoso picco, con il suo carico di nuovi abbandoni. Si vive alla giornata.

Non mi manca nulla, ma non perchè ho tutto ma perchè sono abituato a non avere nulla!

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Aspetto che passi, perchè passerà!, di Paolo Luparello, del 21.03.2020

Marzo 21, 2020 in Noi la pensiamo così, Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Aspetto che passi, perchè passerà!

Di Paolo Luparello

Non so quanto durerà e quando potrò riprendere le mie abitudini.

Lo stress che mi investe ha degli alti e bassi, e più passano i giorni più imparo a conoscere me stesso.

Non so se mi piacerò dopo questa esperienza dolorosa.

Non so come reagirò a tutte le situazioni che mi troverò a dover affrontare.

Non so se avrò paura per me stesso, o per le persone a me care o per entrambi.

Non so se farò le cose giuste e se in me prevarranno comportamenti opportunistici o altruistici.

Nei limiti del possibile evito di aggiungere stress a quello che non posso evitare.

Ricevo, come tutti, tanti messaggi.

Mi rifiuto di aprire messaggi di cui non conosco il contenuto o il cui contenuto è già dichiarato non potrà che aumentare lo stress (complotti, strategie di organizzazioni tipo Spectre, testimonianze di nessuna utilità).

Leggo con piacere messaggi che sono ispirazione per affrontare questa condanna a restare con me stesso.

In questo momento non ho bisogno di aumentare lo stress.

Guardo la televisione a partire dalle 18, quando la protezione civile legge il bollettino di guerra.

Ogni giorno, fino a oggi, è stata una delusione.

Delusione?

E come si devono sentire coloro che rientrano nelle statistiche che vengono snoccialate, deceduti esclusi purtroppo?

Come si devono sentire coloro che attendono il responso del tampone?

Come si devono sentire coloro che avvertono o credono di avvertire sintomi che possono far pensare a questa maledetta influenza?

Io aspetto.

Aspetto che passi. Perchè, passerà!

Chi oggi dispensa critiche e scenari apocalittici è da assimilare all’untore, perchè certi messaggi possono portare alla disperazione e possono determinare il panico tra la popolazione, quanto più a lungo durerà questa tragedia.

Solo se non mi farò prendere dal panico potrò prendere le migliori decisioni, e questo vale per tutti.

Finchè saranno assicurati i servizi essenziali si tratta di aspettare.

Tutta la comunità scientifica sta lavorando alla soluzione di questa tremenda crisi.

Buono o cattivo che mi possa sembrare, il nostro mondo è il risultato del lavoro di questa comunità scientifica.

Io attendo con fiducia e nel frattempo faccio la mia parte.

Seguo le indicazioni che le autorità politiche e scientifiche ci hanno dato, questo vuol dire fare la mia parte.

Caro amico, cara amica, prova anche tu a non alimentare lo stress, prova invece a contribuire affinchè ognuno faccia la propria parte e #andràtuttobene

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Svegliamoci, non permettiamo che ancora una volta prevalga l’ignoranza!, di Paolo Luparello

Luglio 23, 2019 in Post ad hoc, Prima Pagina, Vergognatevi da fedro

Cosa sta succedendo in questi ultimissimi anni non è di facile interpretazione.Come possa una forza politica riuscire ad aggregare un notevole consenso sulla base di una serie di proclami che in altri momenti avrebbero destato esclusivamente ilarità e risate di scherno non è chiaro.Il fenomeno non è soltanto italiano, ma quello che sta succedendo in Italia è sotto i miei occhi e di questo posso parlare.Come può l’ignoranza e la rozzezza trovare spazio tra gli italiani?Come può la rissa prendere il sopravvento sul dialogo e sul confronto?Come possono i valori di una società civile e solidale venire barattati con l’egosimo e l’inciviltà?Troppo facile dare la colpa ai cittadini ignoranti, alle plebi suburbane, ai coatti di ogni estrazione, alla fine bisogna fare i conti con loro e con il loro voto capace di spianare la strada a governi liberticidi e a governanti inadatti alla gestione della complessità, quale è il governo di uno dei Paesi più industrializzati del mondo, chissà ancora per quanto.Tutti alla ricerca delle colpe, quando sarebbe necessario, invece, trovare le soluzioni.Non è tempo di persone di buona volontà.Non è tempo di studiare e di documentarsi.E’ tempo di slogan beceri e fasulli.E’ tempo di dare addosso al “nero” di turno (l’altro ieri gli ebrei, ieri i meridionali, oggi i migranti extracomunitari e c’è tempo, domani, per i migranti comunitari, i nostri figli).La storia si ripete.Sangue sarà versato.Violenza genererà violenza.Anch’io ne sarò responsabile perchè avrò sottovalutato la cattiveria degli ignoranti e la fame di ladri e pusillanimi.Neanche le ruberie riescono a svegliare dal sonno gli insipienti.Non possiamo lasciare nelle mani degli arruffapopolo il nostro destino e quello delle prossime generazioni.Chi ha memoria non si stanchi di esercitarla attivamente.Si segreghino gli ignoranti e i creduloni contenti.Non si dia diritto di cittadinanza agli opportunisti e ai lacchè.Se non vogliamo che si ripetano gli orrori del passato, svegliamoci!

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A proposito della rotazione dei dirigenti, di Paolo Luparello, del 19.04.2019, venerdì

Aprile 19, 2019 in Post ad hoc da fedro

Come dobbiamo interpretare la mossa messa in campo dal Presidente Musumeci in ordine alla rotazione di 3, quasi 4, dirigenti generali poco dopo un anno dal conferimento del loro incarico?

Nel dispositivo della delibera 140 del 17 aprile 2019 si fa cenno alla esigenza di dare un “ulteriore” impulso all’azione di Governo.

Ma quale impulso si può dare all’azione di Governo se i dirigenti “ruotati” avranno solo 10 mesi per provare a fare meglio dei loro predecessori?

Probabilmente il Presidente sa più di chi scrive e se interrompe degli incarichi si deve desumere che le cose non stavano andando bene. Ma sarà veramente così?

Io ritengo che un dirigente deve avere tutta la durata del contratto a disposizione per poter raggiungere gli obiettivi che gli sono stati posti e invece si continua con l’esperienza iniziata ai tempi di Lombardo, e seguita da Crocetta, per cui il dirigente deve essere un precario e nonostante il contratto di diritto privato se gli si dice di saltare, deve saltare. Il contratto collettivo non prevede ciò. Ma se nessuno protesta si deve presupporre che ci sia condivisione e tutto questo nonostante piani della performance e sistemi di misurazione e valutazione di ultima generazione!

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Che delusione!, di Paolo Luparello, del 28 marzo 2019, giovedì

Marzo 29, 2019 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Nei prossimi giorni comincerà a circolare il documento che traccerà l’organizzazione degli uffici dei 28 dipartimenti regionali e si tratterà ancora una volta di un brutto documento che nulla lascia comprendere di quale sia il progetto di Regione Siciliana che si sta portando avanti.

Piaccia o no, l’Ente Regione, nel nostro caso la Regione Siciliana, è la macchina burocratica chiamata a realizzare tutto ciò che il Parlamento Regionale e il Governo hanno tradotto in leggi e in documenti di programmazione. Senza burocrazia non si può avere attuazione di politiche pubbliche. L’organizzazione della macchina burocratica non è neutra rispetto al successo della implementazione di una politica pubblica.

Eppure, alla Regione Siciliana, sembra che la progettazione della macchina burocratica non importi a nessuno, salvo per il fatto che qualcuno possa dire che sono state tagliate centinaia di postazioni dirigenziali, dimenticando di dire che quelle postazioni dirigenziali non sono state mai coperte perchè non c’erano i dirigenti da metterci.

In questo mese di marzo, vertici amministrativi dei dipartimenti e rappresentanti delle Organizzazioni sindacali dei dipendenti della Regione Siciliana si sono confrontati sulle proposte di riorganizzazione degli uffici dei 28 dipartimenti regionali e se qualcuno si aspetta che ne sia venuto fuori un modello organizzativo omogeneo si sbaglia di grosso.

Al di là del fatto che tutti, tranne uno, i dipartimenti presentano la stessa tipologia di uffici, nel senso di strutture intermedie (aree e servizi) e unità operative di base, peraltro previste dalla legge regionale 10/2000, difficilmente si troveranno identiche strutture che trattano identici “aggregati di materie” nonostante queste debbano essere trattate da ogni Dipartimento. Mi sarei aspettato, almeno, che le materie comuni venissero organizzate in uffici analoghi presenti in tutti i dipartimenti, e invece no. Il disegno di alcuni uffici sembra infatti che sia stato dettato dall’identikit degli attuale dirigenti, e delle loro competenze e forse “desiderata”, anzichè dalla necessità che certe materie vengano trattate dalla stessa struttura sotto un’unica regia operativa.

Ma un’altra caratteristica che contraddistingue le riorganizzazioni in chiave siciliana è che a dare “corpo” alla necessità di creare aree, servizi e unità operative, sono gli elenchi delle materie o delle attività di cui si dovrebbero occupare le stesse, senza alcun riferimento ai volumi di produzione in termini di utenza servita, di numero di atti prodotti, di risorse finanziarie in termini di spesa e di entrata, e di altri indicatori di attività che facciano emergere la reale complessità degli uffici stessi.

Nel nuovo funzionigramma, ma così come nei precedenti, non ci sarà alcun accenno alle risorse umane necessarie per far funzionare gli uffici ed erogare i servizi. Nessun accenno, nè in termini professionali (quali competenze servono?) nè in termini quantitativi, con il rischio che in certe strutture ci si potrebbe trovare soltanto il dirigente, che alla Regione Siciliana non è chiaro quale attività sia chiamato a svolgere, e cioè se quella di un gestore di risorse, di un creatore di un buon clima aziendale, di un motivatore dei collaboratori, di un “coach”, insomma quelle attività che sono proprie di un DIRIGENTE, o se invece si tratta di una figura apicale chiamata comunque a svolgere tutte quelle attività per le quali si sarebbe dovuto avvalere di un gruppo più o meno nutrito di collaboratori.

Che delusione. Provo semplicemente una profonda delusione!

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Chi ha un progetto per la Regione Siciliana?, di Paolo Luparello, del 02.01.2019, mercoledì

Gennaio 2, 2019 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Spesso uso una metafora per cercare di far comprendere come in diverse situazioni non ci si comporta con razionalità ma ci si lascia prendere dall’emergenza e dalla contingenza, trascurando la visione del futuro e di ciò che realmente serve.

La metafora è quella del cacciatore e del boscaiolo.

Un cacciatore durante una escursione in bosco incontra un boscaiolo intento a segare un tronco. Il boscaiolo è talmente impegnato nel segare il tronco che neanche si accorge della presenza del cacciatore ne tantomeno risponde al suo saluto. Il cacciatore osserva per qualche minuto il boscaiolo e poi cerca di attirarne l’attenzione, non senza difficoltà. Quando finalmente il boscaiolo si ferma per riprendere fiato, il cacciatore gli fa presente che se rifacesse il filo alla sua sega poi potrebbe lavorare con più efficacia. Il boscaiolo per tutta risposta riprende a segare il suo tronco e bofonchia, quasi tra se e se, che lui ha un tronco da tagliare.

Ecco, questa è la situazione difronte alla quale spesso mi sembra di trovarmi.

In questi mesi, alla Regione Siciliana, si stanno affrontando delle importanti questioni che se ben attenzionate potrebbero far fare un salto di qualità all’Ente regione. Queste questioni sono la riorganizzazione della struttura organizzativa dei dipartimenti, i nuovi contratti collettivi di lavoro, il nuovo sistema di misurazione e valutazione della performance. Questioni tra di loro profondamente interconnesse che meriterebbero tutta l’attenzione di un governo regionale che volesse incidere profondamente nel funzionamento della macchina amministrativa chiamata a realizzare il suo programma di legislatura.

E invece non sembra così.

Si ha la sensazione che le diverse questioni vengano affrontate in maniera disgiunta senza che una unica regia operi affinchè tutti gli strumenti vengano utilizzati per suonare una sinfonia.

Questa sensazione viene percepita dai più e getta tutti gli operatori interessati (i famosi stakeholder), specialmente quelli interni (lavoratori dei comparti dirigenziali e non dirigenziali), in uno stato di apatia e demotivazione che fa vivere il proprio ruolo con insofferenza e con l’unico desiderio del raggiungimento della agognata pensione, anche se mancano fino a 10 anni a quel traguardo.

Manca un progetto di Regione Siciliana, un progetto che in tanti aspettano a ogni nuovo governo ma che continua a non appalesarsi. Si continua a vivere nella cultura dell’adempimento senza che questo venga coniugato con ciò che realmente serve alla Sicilia, dimenticando i margini che lo Statuto regionale assegna alla Regione e limitandosi a interpretare ciò che il legislatore nazionale continua a proporre mortificando il dialogo con le parti sociali e riducendo gli istituti della contrattazione e della concertazione a meri riti di facciata.

Che peccato! Che spreco!

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Auguri per il 2019

Dicembre 30, 2018 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Il mio augurio per il prossimo anno?

Quello dell’anno scorso.

Ricordo che mi venne spontaneo e tanti lo apprezzarono, tanto che dovetti passare tutto il primo gennaio a rispondere “A te e famiglia”!

Vuoi proprio sapere cosa ti augurai l’anno scorso?

Non essere frettoloso, dammi tempo!

Che tu possa incontrare persone con le quali condividere un poco del bene più prezioso che possediamo, il tempo.

Persone che sappiano ascoltare e che si facciano ascoltare e con le quali il tempo trascorso insieme non sembri mai abbastanza e che ci sembri ben speso.

Buon 2019 e che ti porti tanto tempo da trascorrere con le persone alle quali tieni e che tengono a te!

Un caro abbraccio da Paolo Luparello e dallo staff

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Buon tempo, buona vita!, by Fedro

Dicembre 29, 2018 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Le ore passano. I giorni passano. E passano anche gli anni. Io non so se dopo un’ora ci sara un’altra ora di questa mia vita. Non so quanti hanno l’esatta percezione di questo. Nessuno sa quando si compirà il proprio tempo. Abbiamo la certezza che il sole domani sorgerà, ma non possiamo essere certi che noi ne saremo testimoni. Se ognuno di noi avesse l’esatta percezione della aleatorietà di questa nostra vita probabilmente si comporterebbe diversamente. Forse sarebbe una vita diversa. Una vita in cui si assaporerebbero diversamente le emozioni che si vivono, qui e ora, come se non ci fosse un passato che esercita il suo pesante fardello, come se non ci fosse un futuro al quale affidare ciò che vorremo. Qui e ora. Ora posso telefonare all’amico che non sento da tempo e con cui vorrei trascorrere dei momenti. Ora posso dire al mio collega che ha fatto un buon lavoro. Ora posso abbracciare la persona a cui tengo. Ora posso realizzare ciò che so renderà felice qualcuno. Ora posso andare a visitare quel luogo. Ora posso gustare il caffè del mio bar preferito. Ora posso andare a correre. Ora posso guardarti negli occhi e farti capire quello che mille parole non saranno mai in grado di tradurre. Qui e ora. Non aspettare. Se lo pensi lo puoi fare. Qui e ora. Buon tempo, buona vita!

Qui e ora!

da fedro

Mah! Boh! Riflessioni di un moderato, del 17 ottobre 2018, mercoledì

Ottobre 17, 2018 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

L’articolo dal quale prendo spunto per queste riflessioni ci dà il senso del tempo che stiamo vivendo e un commento di dati e informazioni prodotte dall’Amministrazione regionale siciliana diventa addirittura una “inchiesta” secondo la testata che lo pubblica. Ma a parte l’iperbole giornalistica, il tema affrontato è serio e merita qualche riflessione.

Dipendenti vecchi e non ‘aggiornati’ Così la Regione cerca nuove forzehttp://tiny.cc/9os6zy

Le risorse, per definizione, sono sempre scarse e se ogni manager disponesse di tutte quelle che servono (finanziarie, umane, strumentali) la loro vita sarebbe molto facile, e invece leggendo un po’ la storia dei grandi manager che vengono sempre indicati a esempio, ci si rende conto che per raggiungere i risultati che si prefiggevano, e che poi hanno raggiunto, non disponevano di tutto ciò che serviva loro e c’hanno messo del loro per raggiungere il successo e quando parlo di “metterci del loro” intendo in termini di creatività, visionarietà, network relazionale, pensiero laterale, intelligenza emotiva e quant’altro fa parte del loro bagaglio umano e professionale per raggiungere il successo.

Passando dai casi di successo alla nostra, spesso grama, realtà, quella della Regione Siciliana, ci rendiamo invece conto che pochi sono i casi di successo, i casi di quelle figure che sono in grado di poter dire “veni, vidi, vici” grazie alle proprie capacità manageriali e di leadership. Un presidente degli Stati Uniti d’America usava ripetere “fate quel che potete, con quello che avete, dove voi siete”. Così non sembra essere per molti top manager della Regione Siciliana i quali non sembrano in grado di portare a casa il minimo risultato se non viene soddisfatta la loro richiesta di personale, richiesta che anche ai tempi del presidente Musumeci viene tradotta a tamburo battente in trasferimenti di massa di personale, lamentandosi pure che se non fosse per una norma che limita gli spostamenti a 50 km tutto il popolo dei dipendenti regionali sarebbe trasferito ovunque serva, ma serva a fare che cosa?

Prima di chiedere delle unità di personale il “manager” di turno:

  1. ha monitorato come viene utilizzato il personale di cui dispone?

  2. ha verificato se possono essere introdotti nei propri processi lavorativi delle soluzioni organizzative in grado di aumentare la produttività, eliminando anche attività oramai desuete e superate?

  3. ha valutato quale è il konw-how che il personale richiesto deve possedere e quanto tempo ci vorrà, qualora non lo possedesse, per formarlo prima che possa realizzare le attività per le quali è stato trasferito?

Evidentemente il Presidente della Regione, al quale il top manager rappresenta le proprie esigenze, dà per scontato che tutto ciò sia stato fatto e ritiene che la richiesta di personale che gli perviene sia il “distillato” di una analisi articolata. Purtroppo spesso così non è e il top manager, e i suoi collaboratori, avanzano le proprie richieste in forza della cosiddetta “conoscenza asimmetrica”, per intenderci quella che c’è tra un acquirente e un venditore.

Ma immaginiamo pure che l’analisi sia stata condotta e che le richieste siano fondate e torniamo al contenuto “dell’inchiesta” giornalistica dalla quale siamo partiti.

Ma qualcuno crede realmente che le categorie di lavoratori più richieste (funzionari e istruttori), in gran parte alla soglia della sessantina di anni, possa essere presa da una città, trasferita in un’altra, senza avere dirittto ad alcuna agevolazione in grado consentire il “trasloco familiare”, rendersi disponibile alla formazione in una materia spesso nuova e produrre i risultati che il top manager spera?

Più che una volontà di raggiungere dei risultati, a me pare che si tratti di un modo per giustificare un fallimento annunciato. E tutto questo è molto triste.

Da ogni nuovo Governo ci si attende un cambio di passo, un nuovo approccio, una visione che riesca a coinvolgere anche chi è già avanti con gli anni, e invece niente.

Il rinnovo contrattuale atteso da oltre 10 anni, sia dalla dirigenza sia dal comparto, potrebbe essere l’occasione per lanciare un progetto per una nuova Regione Siciliana e che anche se in presenza di modeste risorse potrebbe motivare buona parte del personale se si proponesse un nuovo modello organizzativo, la valorizzazione delle risorse, un salto di qualità nei metodi di lavoro, e invece anche l’occasione contrattuale viene gestita come un adempimento, un vecchio rito, un modo per elargire un tozzo di pane … perchè di questo parliamo per le categorie A e B.

Sarà un’altra occasione persa?

da fedro

Per un pugno di euro, di Paolo Luparello

Settembre 6, 2018 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

Per un pugno di euro, di Paolo Luparello

Il mese di settembre 2018 è iniziato da qualche giorno e ancora non si hanno notizie della valutazione della relazione sulla performance della Regione Siciliana per il 2017 da parte dell’Organismo Indipendente di Valutazione (OIV), OIV che dovrà anche valutare l’operato dei dirigenti generali dei vari dipartimenti.

Questa è soltanto l’anteprima di quello che, purtroppo, diventerà una regola negli anni a venire per i quali il salario legato alla produttività del personale non dirigente e l’indennità di risultato per i dirigenti diventerà una vera e propria chimera.

La complessità della procedura prevista per il ciclo della programmazione dell’azione amministrativa e dalla proposta di sistema di misurazione e valutazione della performance, unitamente alla storica scarsa attenzione che i governi hanno dedicato alla misurazione e valutazione della propria azione politica condurranno al pressochè blocco di quella parte del salario legata al miglioramento della cosiddetta “performance” (prestazione).

Non solo i lavoratori di ogni ordine e grado rischiano di non poter più contare in tempi certi ed “europei” di quella che poteva considerarsi una sorta di quattordicesima, ma ironia della sorte verranno chiamati anche a un sovraccarico di lavoro determinato da tutti gli adempimenti connessi alla predisposizione del piano della performance e alla alimentazione del sistema di misurazione e valutazione, specialmente in assenza di idonei e formalizzati sistemi informativi. Quello che in altre regioni e nei ministeri viene effettuato grazie alla presenza di idonei sistemi informativi che supportano lo svolgimento della ordinaria attività lavorativa, nella Regione Siciliana comporterà la raccolta di informazioni e documentazione, la predisposizione di relazioni, estenuanti interlocuzioni con soggetti ai quali nulla interessa del merito delle attività produttive realizzate, il tutto nel quadro di un progressivo depauperamento delle risorse umane e un crescente carico di lavoro che grava sulle restanti risorse umane.

Ma siamo proprio sicuri che il gioco valga la candela e che ci si possa permettere di “sprecare” tempo di lavoro in attività di sicura importanza teorica ma di certa inutilità ai fini di ciò che gli uffici sono chiamati a produrre per la Sicilia e i siciliani?

Mi auguro che i prossimi rinnovi contrattuali trovino in sè idonei strumenti che consentano il diritto dei lavoratori a percepire il frutto del proprio lavoro in tempi ragionevoli e di non essere esposti a gogne “efficientiste” destinate a mortificarli.

da fedro

#perunsocialmigliore, di Paolo Luparello

Settembre 6, 2018 in Post ad hoc, Prima Pagina da fedro

#perunsocialmigliore, di Paolo Luparello

Fino a qualche decennio fa, fino a prima di internet, di ciò che succedeva nel mondo cosa avrebbe potuto sconvolgere il nostro quotidiano? Probabilmente qualcosa di cui eravamo testimoni diretti o ciò di cui ci mettevano a conoscenza i notiziari radiotelevisivi o la carta stampata. Poteva succedere che la natura degli avvenimenti sollecitassero la organizzazione di manifestazioni di solidarietà o di protesta. La società si divideva tra chi partecipava alle manifestazioni e chi no, difficilmente, credo, si sarebbe avuta una conoscenza puntuale di come la pensassero i singoli manifestanti o non manifestanti. Oggi è tutta un’altra storia. Grazie alla diffusione dei social network, Facebook in primis, ma anche Twitter, siamo in grado di sapere esattamente come la pensano tutti coloro che fanno parte della nostra rete di contatti, e ci piaccia o no scopriamo aspetti della personalità di qualche nostro contatto che ci lascia a dir poco basiti, se poi non destano in noi addirittura un sentimento di indignazione e di fastidio. Che “l’altro” la possa pensare diversamente da noi è naturale, anche quelle persone delle quali ci eravamo fatti una nostra idea, ma solo nostra e non loro, quello che invece fa indignare molti, più di quanti possiamo pensare, è la apparente “leggerezza” di chi rilancia notizie ed esprime valutazioni assolutamente gratuite e prive di alcun fondamento, contribuendo ad alimentare a dismisura, grazie anche al “credito” che queste persone hanno, una canea che sarebbe meritevole di ben altre cause.

Sui social network si trova buona informazione e cattiva informazione, la cattiva informazione sta letteralmente prendendo il sopravvento perchè sempre più persone rilanciano con “leggerezza” notizie false o cariche di odio e fanatismo, rendendo sempre più difficile trovare la buona informazione, grazie probabilmente al famoso “algoritmo” del social che seleziona le notizie da far comparire sulla nostra bacheca.

Ritengo i social, e il loro corretto utilizzo, qualcosa di troppo importante per abbandonarli e sta a ognuno di noi provare a recuperare quello che di buono gli utenti dei social propongono, senza lasciare spazio, almeno nelle nostre bacheche, a persone che assumono dei comportamenti censurabili, o per ciò che condividono, o per ciò che affermano o per la mancanza di educazione nel condurre una interlocuzione. Io non inviterei mai a casa mia una persona che notoriamente va in giro con sotto il braccio una rivista di chiara ispirazione fascista, che afferma idee sulla superiorità della razza e che nel confronto verbale è offensivo nei confronti degli interlocutori e fa ampio uso di parolacce e di concetti non politicamente corretti. Lo so, ho descritto una specie di mostro sociale, ma non è raro oggi imbattersi in personaggi del genere sui social.

Io a queste persone dico “NO”!

Essere un “follower” (leggi anche “amico”) o avere un “follower” (leggi anche “amico”) deve essere un onore, come se fossimo invitati a casa di un amico o come se fossimo noi a invitarlo, e quindi un “follower” deve rispondere a certe caratteristiche, quelle della buona creanza.

Da oggi non tollererò più persone di “mala creanza” e se sono già inserite nella mia rete di contatti le rimuoverò. Io devo essere orgoglioso (parola forse grossa) dei miei contatti e ricordiamo che i social propongono gli amici in comune e la nostra amicizia viene utilizzata da terzi per valutare se accettare o meno la loro amicizia, è come se noi raccomandassimo quella persona, forse fino a oggi avevo sottovalutato questo aspetto.

Facciamo dei social network un luogo migliore, cominciando a farlo dalla nostra rete di contatti.

#perunsocialcheserve

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