Sul merito la pensiamo così … e voi?, del 23.10.2013, mercoledì

23 Ottobre 2013 in Post ad hoc

Mi scuso per il ritardo ma devo purtroppo ammettere che il tempo è tiranno e che non permette di fare tutto quello che uno vorrebbe.

L’incontro sul tema “Merito …” di lunedì 14.10 ha visto la partecipazione di dieci colleghi che per circa tre ore hanno dibattuto non soltanto della opportunità che il merito possa essere riconosciuto all’interno della Regione Siciliana. Buona parte dell’incontro è stato infatti incentrato sugli spunti offerti da Franco Schillaci sulla opportunità che la nostra Associazione si possa evolvere anche in un sindacato. Franco Schillaci ha sostenuto che le idee che la nostra Associazione vuole portare avanti sono largamente condivise tra i colleghi ma che non si comprende attraverso quali azioni concrete possano dare quelle risposte che i colleghi si aspettano, risposte che invece l’agibilità sindacale potrebbe permettere di ottenere. L’analisi svolta da Franco Schillaci è stata condivisa da altri presenti. Personalmente mi sono dichiarato disponibile ad avviare un sondaggio per capire quale potrebbe essere il livello di interesse verso una tale iniziativa ma ho anche ribadito che non è mia intenzione cambiare la natura dell’Associazione che non vorrei diventasse l’ennesimo sindacato che si trova a competere con gli altri per la conquista del consenso a “colpi” di favori, raccomandazioni e permessi. Non farei mancare il mio supporto agli amici che volessero intraprendere questa strada ma ho anche fatto presente che in questo eventuale nuovo soggetto non potrei essere disponibile a ricoprire alcun incarico. Detto ciò mi sono impegnato a promuovere un sondaggio attraverso il blog per offrire agli amici che volessero provare questa avventura un test sul potenziale associativo. Anche se in questi primi mesi di vita dell’associazione il dato associativo non è ancora andato oltre le 50 adesioni vorrei continuare a esplorare le potenzialità di una associazione che vuole dare voce alle persone di buone volontà della nostra Regione per provare a elaborare delle proposte da sottoporre alla politica, al sindacato e anche alla società civile alla quale ci rivolgiamo per cercare di far comprendere che noi regionali non siamo proprio come ci dipingono. Personalmente ritengo che il confronto sia importante e una Associazione che non ha alcun potere se non quello delle proprie idee ha qualche speranza in più di sensibilizzare e incidere sulle scelte che riguardano l’organizzazione e il funzionamento della nostra Regione per offrire ai siciliani le risposte che meritano. Alla fine si è anche parlato di merito. Per la riunione sono pervenuti due contributi scritti. Uno, che possiamo considerare un flash, inviato da M.S.R., che individua il ruolo unico della dirigenza previsto dalla l.r.10/2000 un limite al riconoscimento del merito nella misura in cui il percorso di studi e la professionalità acquisita sul campo non impediscono che soggetti senza alcuna competenza in un certo settore vengano preferiti nel conferimento di specifici incarichi dirigenziali. L’altro è un contributo più articolato fattoci pervenire da Francesco Grimaldi e che è stato oggetto di un post da titolo “Sul merito la penso così! Di Francesco Grimaldi”.

Francesco pone innanzitutto il tema del “… diritto/dovere che sta alla base della questione sul “merito”: ciascun dipendente deve essere messo nelle condizioni di operare nel rispetto di quella professionalità per la quale è stato “assunto”, ovvero per la quale è chiamato a svolgere un servizio per la “comunità”regionale.” e registra che “… Assistiamo … alla continua“mortificazione” , non solo della professionalità, ma anche della dignità personale: molti vorrebbero dare il proprio contributo, ma non sono messi nelle condizioni di farlo; vorrebbero adoperarsi per migliorare il proprio ambiente di lavoro e le“prestazioni” che rendono, ma l’Amministrazione non se ne preoccupa affatto; ad essa non interessa l’efficienza e l’efficacia, quanto piuttosto il rispetto di procedure formali, nella migliore delle ipotesi….”

Francesco pone inoltre l’accento sulla consistenza del “ … personale che è complessivamente sovradimensionato e mal distribuito, rispetto alle funzioni che svolge, in cui le procedure sono spesso “pletoriche”e “ridondanti”; un’Amministrazione “sclerotica”, chiusa in se stessa, incapace di vedere al di fuori delle proprie mura. …”

Secondo Francesco quindi“… parlare di “merito” mi pare che possa essere fuorviante.”e preferisce che si parli “… piuttosto di “risultati”, di quelli che riguardano la misurazione della qualità del lavoro all’interno della stessa e di quelli che è chiamata a conseguire nei confronti della collettività regionale. …” … “Individuare i risultati rispetto ai quali mobilitare le risorse umane e le professionalità interne rappresenta il primo gradino per ridefinire un’Amministrazione organizzata per “programmi e progetti” e non per “procedure”. Allora, parliamo di come l’Amministrazione nel suo complesso e nelle sue articolazioni possa essere più efficiente e più efficace; di come possa garantire qualità del lavoro e rispetto delle professionalità; di come, ciascuno possa trovare le giuste motivazioni (non tanto e non solo di carattere economico) per dare il proprio contributo alla “causa comune”.”

Francesco affronta anche il tema della motivazione … “Ciascuno deve potere dare una risposta alla domanda: a chi e a che cosa serve il mio lavoro quotidiano? Per quale Amministrazione sto lavorando?” e non c’è merito se non c’è valutazione … “Se vogliamo parlare di “merito”dobbiamo anche parlare di metodi e sistemi di valutazione che nel caso specifico non possono che essere di ordine qualitativo. Sappiamo tutti delle difficoltà, anche teoriche, di individuazione e definizione di criteri di valutazione di questo tipo, ma anche delle difficoltà della loro applicazione. Un esempio lampante delle difficoltà insite in tali sistemi di valutazione è quello relativo alla valutazione dei risultati delle attività dei dirigenti, al fine della corresponsione della relativa indennità. E poi, chi è il soggetto che valuta: l’Assessore, il Dirigente generale, un organismo indipendente?”

Ancora Francesco pone l’accento sul fatto che … “Più che parlare di “merito personale”, occorrerebbe, a mio avviso, parlare di organizzazione di gruppi di lavoro e di responsabilità singole e collettive, di capacità operative e di impegno gestionale, nel raggiungimento dei risultati di efficienza ed efficacia che l’Amministrazione intende perseguire. Ciascun operatore, a seconda del livello in cui si colloca, dovrebbe contribuire (e il suo contributo dovrebbe essere“tracciabile”) al perseguimento di questi risultati.” e che accanto al lavoro di squadra non può disconoscersi l’impegno individuale … “Esiste, poi, a livello individuale, un problema di“progressione” di carriera, che va intesa come riconoscimento, da parte dell’Amministrazione, dei risultati conseguiti, mediante l’affidamento di compiti e funzioni di più elevata professionalità, cui corrisponde evidentemente un adeguato corrispettivo economico. Si tratta, ovviamente, di un diritto ineludibile, ma anche di un’opportunità per l’Amministrazione stessa che ha bisogno di personale “motivato” e “qualificato”. …”

Infine Francesco avvista un pericolo … “Questo diritto potrà essere garantito soltanto se c’è un’Amministrazione che funziona, altrimenti si corre il rischio che prevalga, più che il “merito”, la “meritocrazia”,cioè una “selezione mirata” di soggetti, funzionali al mantenimento dello “status quo”.”

Come non essere d’accordo con l’analisi svolta da Francesco Grimaldi che nel suo “intervento”ha toccato quasi tutti i punti critici che un percorso che dovrebbe condurre al riconoscimento del merito deve affrontare.

Ma è anche vero che di fronte alla complessità di dover mettere in campo tutte quelle soluzioni che dovrebbero permettere il superamento della pregiudiziale illustrata da Francesco si rischia l’immobilismo …più che un rischio la certezza di ciò che è avvenuto fino a oggi, con la piena accettazione dei sindacati e quindi della maggioranza dei dipendenti che li delegano a non intraprendere alcun percorso che non sia quello che permetta di “accogliere” i desiderata delle diverse sigle … quantomeno di quelle più influenti.

A mio modo di vedere il merito è un fatto oggettivo che non può essere disconosciuto che meriterebbe due tipi di riconoscimenti, uno di tipo economico e uno di tipo giuridico, oltre, naturalmente, quello morale che non costa nulla ma del quale si fa un uso molto sparagnino (come qualcuno ha suggerito anche una pacca sulle spalle per riconoscere la bontà del lavoro svolto).

Il riconoscimento di tipo economico andrebbe determinato a livello di luogo di lavoro affidandone, così come è attualmente, la responsabilità alla dirigenza che dovrebbe assumersi l’onere di riconoscere il diverso impegno profuso dai lavoratori.

Il riconoscimento di tipo giuridico andrebbe affidato a specifiche commissioni che nell’ambito di un percorso di avanzamento legato alle competenze acquisite, ai risultati raggiunti e alle valutazioni individuali ottenute dovrebbe sottoporre i lavoratori a delle prove tese ad accertarne l’idoneità alle posizioni per le quali gli stessi risultano candidati.

Ciò comporterebbe naturalmente la definizione qualitativa e quantitativa delle posizioni che i lavoratori potrebbero ricoprire all’interno della Regione in funzione delle sue esigenze operative.

Questo sistema potrebbe permettere a ciascun lavoratore di poter immaginare un possibile percorso di carriera, così come avviene nelle forze armate o nelle forze di polizia, rispetto al quale poter nutrire delle legittime ambizioni.

Il sapere che il proprio lavoro non finisce nel dimenticatoio ma che contribuisce a costruire anno dopo anno la propria “reputazione” potrebbe innescare quel percorso virtuoso di ambizione e motivazione che tanto gioverebbe a qualsiasi organizzazione finanche quella della Regione Siciliana.

Sulla dirigenza mi piacerebbe che fossero altri a proporre dei percorsi perchè non vorrei sembrare troppo corporativo anche se non rinuncio a qualche suggestione.

Per la dirigenza, stante la pressochè analogia tra le fascie dirigenziali diverse dalla prima, sarebbe necessario che il riconoscimento del merito dovrebbe stare alla base degli incarichi dirigenziali da conferire e ogni dirigente dovrebbe percorrere un cursus honorum che partendo dagli incarichi di base lo dovrebbe portare fino agli incarichi apicali.

Il passaggio alla prima fascia dirigenziale è stato già normato e si tratterebbe di applicare la legge (d.l.vo 165/2001 e ss.mm.e ii.).

Quello che qui ho riportato non è propriamente quello che è stato detto nel corso dell’incontro quanto piuttosto quello che avrei voluto dire ma che non c’è stato il tempo di dire.

Partendo da questo documento si comincia a scrivere il capitolo sul “Riconoscimento del merito” che terrà conto, naturalmente, di tutti i commenti e i contributi, anche critici, che ci verranno fatti pervenire.

Su questo tema, e sugli altri che affronteremo, ci piacerebbe che i sindacati e il governo regionale si esprimessero … ma ci rendiamo conto che forse è pretendere troppo, hanno cose più importanti da fare!

Una lancia in favore del governo mi sentirei di spezzarla in materia di merito. Un plauso al presidente Crocetta per il riconoscimento del merito al funzionario Cicero che per meriti sul campo (così mi sembra di ricordare il presidente rispose a chi sosteneva la mancanza di titoli da parte del Cicero) è stato posto a capo dell’IRSAP. A questo punto però vorrei che il presidente non si fermasse e continuasse a riconoscere il merito dei fior di laureati dipendenti regionali che non si schiodano dalla qualifica di istruttori e funzionari. Demagogia? Forse, ma una risposta qualcuno la dovrà pur dare … o no?