Riforma della Regione targata Crocetta? Io non voglio subirla … e tu?, di Paolo Luparello

7 Novembre 2014 in Noi non facciamo sindacato, Prima Pagina

Registro un po’ di preoccupazione in giro.

Il presidente Crocetta parla di riforma dell’Amministrazione regionale … l’ennesima. L’unica cosa che trapela è che dovranno essere tagliate 700 figure dirigenziali o giù di lì. Non è dato sapere che fine si pensa di far fare alle eliminande 700 figure dirigenziali. Pensionamento? Demansionamento? Mobilità verso altri enti? Licenziamento? Solo voci di corridoio.Paolo a Marina di Cottone

Ma chi è al corrente del progetto di riforma? Forse i sindacati? Forse i partiti della maggioranza di Governo?

I lavoratori hanno diritto a conoscere il loro destino?

Come tutti sanno oramai non mi occupo più di sindacato. Il fatto che però non mi occupi più di sindacato non vuol dire che rinuncio al mio diritto a essere informato e a partecipare al percorso di confronto che democraticamente si dovrebbe svolgere all’interno del sindacato o con le forze politiche che l’eventuale riforma dovranno approvare all’ARS.

Come al solito la riforma dell’Amministrazione regionale, l’ennesima, si giocherà nel campo della dirigenza e non sarà, invece, occasione per un vero e profondo ripensamento del ruolo della Regione Siciliana … spero di sbagliarmi.

L’attuale Regione Siciliana non ha dove andare. Non c’è un progetto. Non c’è una visione. Non ce la volontà di costruire insieme alle attuali risorse umane della Regione un percorso di rinascita della Sicilia.

Si parla di rivoluzione senza che ci sia chiarezza su quale potere si vuole abbattere e con quale lo si voglia sostituire … e sinceramente non si riesce neanche a capire chi sono i rivoluzionari!

Giunti a questo punto, con un nuovo governo animato dalla voglia di fare e di dimostrare che dietro di esso i partiti che lo sostengono sono coesi, potrebbero essere maturi i tempi della riforma di cui vagheggia il presidente Crocetta … cosa facciamo?

Soluzione 1

Aspettiamo che la riforma venga inserita nel ddl di stabilità 2015 per poi avviare in ordine sparso la solita attività di “pressione” sui parlamentari affinchè vengano cassate le norme più “indigeste”.

Soluzione 2

Anticipiamo i tempi e attiviamo un confronto con tutte le forze politiche parlamentari per far sentire le nostre ragioni.

In una Sicilia in cui non c’è “esterno”, PIP, precario, operaio forestale, lavoratore della formazione, lavoratore delle società partecipate, consulente del governo, le cui ragioni non vengono ascoltate da chicchessia, vuoi vedere che proprio ai dipendenti della Regione viene negato il diritto di partecipare al processo di formazione della legge che lo riguarda?

Se siete interessati alla soluzione 2 fatevi sentire e vediamo di organizzare entro la fine del mese un incontro al quale inviteremo le forze politiche dell’ARS … se poi i sindacati si volessero dare una mossa potrebbero magari giustificare i soldi che versiamo loro per la delega … io non faccio sindacato ma questo non vuol dire che rinuncio ai miei diritti … e tu?

Paolo Luparello, dirigente di terza fascia della Regione Siciliana