La Sicilia che vogliamo … le prime 4 puntate, dal 22 al 25 agosto 2015

25 Agosto 2015 in Prima Pagina

La Sicilia che vogliamo, del 25.08.2015, martedìVai a votare

di Paolo Luparello (Perché no…qualcosa si muove – www.perchenosicilia.org)

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Ci sono avventure che si possono affrontare da soli e ci sono avventure che necessariamente devono essere affrontate in compagnia. Un progetto politico rientra tra le avventure che vanno affrontate in compagnia. Chi se la sente di affrontare con me questa avventura e di far parte del gruppo di lavoro sul quale graverà l’onere del progetto?

L’adesione al progetto richiede un certo impegno, soprattutto di tempo, ma non solo.

Partiamo dal fatto che avremmo bisogno di un luogo dove incontrarci per poterci conoscere, comprendere se possiamo intraprendere questo percorso comune, assegnarci dei ruoli in funzione di ciò che vogliamo mettere a disposizione del progetto.

Accanto alla elaborazione del progetto politico poi va portato avanti il progetto conoscenza attraverso il quale fare conoscere il nostro progetto politico a chi un giorno vorrà darci fiducia scegliendoci alle elezioni regionali.

Ritengo che dobbiamo utilizzare molto i social network, ma è anche importante realizzare quanti più incontri possibile in presenza. Penso a incontri di non più di 8 -10 persone nel corso dei quali ci sia la possibilità di farci conoscere, illustrare il progetto politico in corso di elaborazione e di ascoltare quanto ci vorrà raccontare chi parteciperà. Scopo di questi incontri sarà anche quello di allargare il gruppo di lavoro iniziale.

Il progetto politico è finalizzato a portare avanti un cambiamento reale del modo di fare politica in Sicilia e del modo di porsi dei siciliani difronte alla politica. Il nostro progetto politico è finalizzato ad aprire la gestione della cosa pubblica a tutti i cittadini che devono avere la possibilità di esercitare i propri diritti accedendo senza alcun bisogno di intermediazione ai servizi offerti dalla Amministrazione regionale, ma non solo. L’uso delle risorse finanziarie del bilancio regionale deve essere condiviso con i cittadini e non deve succedere più che l’uso dei soldi pubblici possa essere appannaggio delle solite cricche. I soldi pubblici devono servire per i servizi che servono e per gli investimenti destinati a dare ritorni concreti per la comunità siciliana in tempi certi. Ai cittadini deve essere dato sempre di più la possibilità di conoscere cosa succede negli uffici pubblici e quali sono le scelte del governo, in modo da poter esercitare il controllo democratico anche con il supporto di chi verrà eletto all’ARS in rappresentanza del nostro progetto politico.

Il progetto non deve ruotare soltanto attorno alla mia candidatura, ma deve stimolare anche altre amiche e amici a proporre essi stessi una propria candidatura nel momento in cui si riterranno pronti per questo impegno. Più persone perbene proveremo a mandare all’Assemblea Regionale Siciliana più possibilità avremo di avviare il cambiamento che serve alla Sicilia che vogliamo.

Chi è interessato a partecipare al progetto mi contatti attraverso un messaggio, anche privato, tramite Facebook oppure inviando una mail a associazione@perchenosicilia.org o alla PEC associazione@pec.perchenosicilia.org

Le più grandi imprese sono iniziate con un primo passo … facciamolo insieme!

Paolo a Marina di Cottone

La Sicilia che vogliamo, del 24.08.2015, lunedì

di Paolo Luparello

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Le ragioni di una candidatura

Chi mi conosce e mi segue da diversi anni sul blog dell’Associazione di cui sono presidente (Perché no…qualcosa si muove – www.perchenosicilia.org) o su Facebook, sa della disponibilità che ho manifestato alcuni mesi fa a candidarmi alla prossime elezioni regionali.

Si tratta di una “missione impossibile” per chi come me non ha un partito alle spalle e conta di investire nella campagna elettorale soltanto il proprio tempo, e tenendo conto che, al momento, anche se è ancora presto, forse, nessun movimento o partito mi ha proposto di candidarmi. Alle scorse elezioni ricevetti due proposte che rifiutai perché una candidatura non può essere un fatto estemporaneo ma deve essere frutto di un percorso opportunamente pianificato e condiviso con un gruppo di amiche e amici con i quali condividere il progetto di cambiamento. Un progetto di cambiamento che va costruito insieme condividendone valori e obiettivi.

Fino a qualche tempo fa credevo ancora nelle ideologie di partito, oggi considero i partiti e i movimenti dei meri contenitori nei quali si sale e si scende con una frequenza degna di una metropolitana. Non nascondo che mi piacerebbe far parte di un movimento costituito da intelligenze desiderose soltanto di provare a cambiare le cose in Sicilia e non animate da interessi personali, se mi ci imbatterò sarò lieto di mettermi a disposizione. Nell’attesa che ciò avvenga provo a spiegare le ragioni della mia disponibilità a candidarmi.

Perché mi candido

Mi candido perché sono stanco di assistere allo spettacolo offerto da tanti che oggi fanno politica e che occupano gli scranni di Palazzo dei Normanni e ritengo che sia giunto il momento che persone competenti diano il proprio contributo per realizzare il cambiamento che serve ai siciliani.

A cosa sono interessato.

Sono interessato a portare all’interno dell’Assemblea Regionale Siciliana la conoscenza della macchina burocratica regionale e contribuire a far produrre buone leggi in grado di essere attuate dagli uffici e che non si traducano in dichiarazioni di principio delle quali poi nessuno tiene conto. Sono interessato a esercitare tutte le forme di controllo e di indirizzo associate alla funzione di deputato regionale nell’interesse di tutti i siciliani affinché la Regione Siciliana non li discrimini in funzione di appartenenze di ogni sorta.

A cosa non sono interessato

Non sono interessato allo status che fino a oggi l’appartenenza all’Assemblea Regionale Siciliana ha garantito ai deputati regionali siciliani. Sono un dirigente di ruolo della Regione Siciliana che non intende guadagnare dal mandato parlamentare un euro in più di quanto percepisce al momento delle elezioni. Finché il trattamento economico dei parlamentari regionali non verrà ricondotto a una cifra ragionevole in linea con la situazione di povertà diffusa della Sicilia, tutti gli emolumenti eccedenti il reddito da dirigente regionale verrà utilizzato per finanziare il centro studi che intendo costituire per portare avanti il progetto di cambiamento della Sicilia.

Come intendo organizzare il percorso che porterà alla campagna elettorale

L’aver manifestato la disponibilità a candidarmi è già per me un atto di presunzione contrario al mio modo di essere. L’averlo dichiarato serve a comprendere in che misura vengo considerato da amiche e amici una persona in grado di portare avanti un progetto di cambiamento. La mia candidatura deve quindi essere supportata da un gruppo il più ampio possibile che mi conforti nel fatto che non si tratta di una mera velleità personale e che sia disposto a lavorare insieme a me per elaborare il progetto di cambiamento che non deve essere soltanto il progetto di Paolo Luparello ma di un gruppo che si ispira a “La Sicilia che vogliamo”.

Elaborare il progetto di cambiamento “La Sicilia che vogliamo” e poi condurre la campagna elettorale comporterà dei costi che dovranno essere i più contenuti possibile e che dovranno essere frutto di libere contribuzioni delle amiche e degli amici che vorranno impegnarsi nel progetto. Ogni contributo, ogni iniziativa e ogni spesa verranno pubblicizzati in un sito web dedicato.

La Sicilia che vogliamo, del 23.08.2015, domenica

Il progetto che ho in mente di realizzare è quello di lavorare per una Amministrazione Regionale che serve. Che serve ai cittadini. Che serve alle imprese.

Occuparsi soltanto di far funzionare la Regione Siciliana in quanto ente territoriale potrebbe sembrare riduttivo visti i tanti problemi che gravano sulla comunità siciliana e sulla Sicilia. Ma così non è visto che sulla burocrazia della Regione Siciliana vengo scaricati, a torto o a ragione, tutti i fallimenti e tutte le inefficienze che fanno della Sicilia una delle regioni europee più povere e meno progredite dell’Unione Europea.

La Regione Siciliana ha tanti torti che vanno divisi, non sono in grado di dire se equamente, tra la classe politica regionale e la burocrazia regionale, anche se propendo per dare le maggiori responsabilità alla classe politica regionale alla quale va ricondotto il ruolo di controllore dell’operato del Governo regionale e della macchina burocratica regionale. Una netta separazione dei ruoli avrebbe dovuto permettere alla classe politica di verificare il livello di applicazione delle norme regionali e di realizzazione delle politiche pubbliche di settore. Invece non è così. La tendenza della politica è quella di volersi occupare della gestione dell’Amministrazione e quella della burocrazia di farsi permeare dalla politica. Il perché di tutto questo lo troviamo nelle pagine di cronaca nei casi più efferati, mentre nelle situazioni non da codice penale sfociano nella deresponsabilizzazione che porta al mancato raggiungimento di qualsiasi obiettivo a danno della collettività. La politica deve esercitare il proprio ruolo e deve chiedere conto e ragione dell’operato degli uffici regionali e dei suoi vertici amministrativi senza forma alcuna di commistione che troppi danni ha arrecato alla Sicilia.

La Regione Siciliana deve servire non per amici e sodali, la Regione Siciliana deve servire per tutti.

La Sicilia che vogliamo, del 22.08.2015, sabato

Se oggi si dovesse andare a votare per l’elezione del Presidente della Regione Siciliana è verosimile che le chiavi di Palazzo d’Orleans verrebbero consegnate al Movimento 5 Stelle, e anche quelle dell’Assemblea Regionale Siciliana. L’evento non mi sconvolgerebbe più di tanto viste le esperienze di tutti questi anni e che ci consegnano una Sicilia nella quale si parla tanto di sviluppo ma che alla fine si interessa unicamente delle cosiddette questioni “sociali” che non riguardano l’intera popolazione siciliana ma soltanto una parte, quella che da decenni viene alimentata per alimentare a sua volta lo scambio reddito/voto, e mi riferisco quindi alle diverse forme di precariato, alle società partecipate, agli operai forestali, ai lavoratori della formazione e tanti altri poco noti alle cronache ma che vengono lasciati sopravvivere a spese dell’erario.

Una Sicilia quindi per pochi e che richiederà un lavoro immane per sbloccare questa situazione oramai incancrenita.

Come ho già scritto alcuni mesi fa, io voglio partecipare alla prossima tornata elettorale, anche se il suo esito sembra scontato. Pochi andranno a votare e tutti coloro che non si faranno abbindolare per l’ennesima volta dai professionisti della casta voteranno per il Movimento 5 Stelle. Ma sarà proprio così? Non ci può essere spazio per un gruppo di persone che stanche dei chiacchieroni e traffichini di professione decidono di mettere a disposizione il proprio impegno per costruire una proposta concreta e partecipata di cambiamento per la Sicilia?