Riflessione di Fedro, Somerset Maugham solo grandi opere, del 19 ottobre 2025

19 Ottobre 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina

William Somerset Maugham, nato a Parigi il 25 gennaio 1874 e morto a Saint-Jean-Cap-Ferrat nel 1965, fu uno degli scrittori e drammaturghi inglesi più prolifici e influenti del Novecento. Dietro un successo di pubblico straordinario e un’ironia acuta si celava una personalità tormentata, segnata da un’infanzia dolorosa e da un’irrequietezza interiore che avrebbe nutrito tutta la sua opera.​

Figlio di un avvocato dell’ambasciata britannica a Parigi, Maugham crebbe in un ambiente colto ma distante, e la sua vita cambiò bruscamente con la morte dei genitori, avvenuta quando era ancora bambino. Mandato in Inghilterra presso uno zio vicario, subì una severa educazione religiosa e un isolamento emotivo che segnarono per sempre la sua sensibilità. A scuola venne deriso per la sua scarsa padronanza dell’inglese e per la balbuzie, sviluppando una forma di osservazione distaccata e sarcastica che si sarebbe poi riflessa nei suoi personaggi.​

Dopo gli studi di letteratura e filosofia a Heidelberg, dove conobbe l’amico e amante John Ellingham Brooks, intraprese gli studi di medicina al King’s College di Londra, esperienza che avrebbe alimentato la sua attenzione per la sofferenza e la verità psicologica. Con il romanzo “Liza di Lambeth” (1897) ottenne il suo primo successo, ritraendo con crudezza la vita londinese dei quartieri popolari. Il successo non fu però immediato: solo dopo vari tentativi come commediografo raggiunse la fama, con opere messe in scena contemporaneamente nei teatri londinesi.

Durante la Prima guerra mondiale Maugham prestò servizio nella Croce Rossa e poi nei servizi segreti britannici, esperienze che confluirono nei racconti di “Ashenden, o l’agente inglese” (1928). La sua vita sentimentale, segnata da relazioni con uomini (soprattutto Frederick Gerald Haxton) e da un matrimonio infelice con Syrie Wellcome, influenzò profondamente il suo sguardo disincantato sulle relazioni umane. Dopo il divorzio, si ritirò nella Villa Mauresque sulla Costa Azzurra, che divenne un celebre ritrovo di intellettuali. Morì ricco e solo, autore di oltre ottanta volumi tra romanzi, racconti e opere teatrali.​

Lo stile di Maugham è limpido, controllato e apparentemente semplice, ma sotto questa chiarezza formale scorre un’osservazione psicologica feroce. I suoi racconti rifuggono ogni retorica e preferiscono il linguaggio della realtà. Egli si definiva “un osservatore” più che un inventore di trame, convinto che la vita umana contenesse già tutta la materia necessaria per la narrativa.​

Nei suoi testi domina un senso di scetticismo morale: Maugham osserva i difetti umani – vanità, codardia, inganno – con compassione e cinismo insieme. Il suo narratore spesso finge distacco, ma rivela una sottile malinconia per la miseria morale dei suoi personaggi. Si avverte l’influenza di Maupassant, nei toni realistici e nell’ironia, ma anche la tensione morale di Flaubert e l’introspezione di Henry James. A differenza dei modernisti suoi contemporanei, come Woolf o Joyce, Maugham non sperimenta sulla forma: resta fedele alla narrazione classica, lineare, affidata al potere della parola e al ritmo della vita quotidiana.

Le opere principali

Schiavo d’amore (Of Human Bondage, 1915)

È forse il suo capolavoro più noto, di tono fortemente autobiografico. Il protagonista, Philip Carey, orfano allevato da uno zio bigotto, cresce con una deformità fisica che diventa simbolo della sua fragilità e diversità. La sua passione per la crudele Mildred Rogers lo conduce a una spirale di umiliazioni che riflette la “schiavitù affettiva” cui allude il titolo. La parabola di Philip è quella di un uomo che, attraverso la sofferenza, impara che la libertà sta nell’accettazione della propria limitatezza. Il romanzo è un ritratto straordinario della formazione morale e degli scontri tra desiderio, compassione e disincanto.​

Il velo dipinto (The Painted Veil, 1925)

Ambientato in Cina, il romanzo ha come protagonista Kitty Fane, giovane donna frivola e adultera che, costretta dal marito medico a seguirlo in una regione colpita dal colera, attraversa una dolorosa metamorfosi interiore. Dietro la vicenda sentimentale si nasconde una profonda riflessione morale: la redenzione non scaturisce dal perdono, ma dalla capacità di guardare in faccia il proprio vuoto e assumersi la responsabilità della propria esistenza. È uno dei suoi romanzi più equilibrati e maturi, ricco di introspezione e di suggestioni orientali.​

Il filo del rasoio (The Razor’s Edge, 1944)

Pubblicato nel dopoguerra, il romanzo racconta la ricerca di senso di Larry Darrell, veterano della Prima guerra mondiale che, disilluso dal materialismo occidentale, parte per l’India in cerca dell’illuminazione spirituale. Maugham stesso compare nel romanzo come narratore-testimone, un espediente che fonde la dimensione confessionale con la riflessione filosofica. È un’opera sul rapporto tra la saggezza e l’illusione, sulla fragilità dei valori tradizionali dopo la catastrofe morale del secolo. Il “filo del rasoio” è l’immagine perfetta della tensione tra spirito e carne, tra desiderio e rinuncia.​

Conclusione

Somerset Maugham seppe coniugare una sensibilità classica con un’intima modernità. Non fu un innovatore formale, ma un magistrale analista dei limiti dell’uomo. Il suo realismo dell’anima, intriso di ironia e pietà, continua a parlare a lettori che cercano nella letteratura non solo estetica, ma verità umana. La sua è una lezione di misura: quella di uno scrittore che ha osservato, con disincanto e amore, l’eterno dramma del vivere.

L’opera di William Somerset Maugham si snoda lungo oltre sessant’anni di attività letteraria, accompagnando l’autore dall’età vittoriana sino agli anni Sessanta del Novecento. La sua produzione è vastissima e comprende romanzi, racconti brevi, opere teatrali, diari e saggi.

Maugham esordì nel 1897 con Liza di Lambeth, un romanzo ispirato alla sua esperienza di medico nei quartieri poveri di Londra, che rivelava già la sua attenzione per la realtà cruda e le passioni umane più elementari. L’anno seguente pubblicò La formazione di un santo (1898), e poi Orientamenti (1899) e L’eroe (1901), opere ancora di apprendistato ma già solide per costruzione e ritmo narrativo. In La signora Craddock (1902) sperimentò per la prima volta il tema del matrimonio come prigione morale, che ritornerà in tutto il suo percorso successivo.

Con La giostra (1904) e La terra della Vergine benedetta (1905) iniziò a rendere più netta la sua inclinazione verso il disincanto e la rappresentazione realistica della vita. Seguì Il grembiule del vescovo (1906), un esercizio di ironia borghese, e poi Il mago (1908), in cui ritrasse satiricamente l’occultista Aleister Crowley, dimostrando il suo gusto per la deformazione psicologica e l’atmosfera grottesca.

La maturità artistica arrivò con Schiavo d’amore (1915), un monumentale romanzo di formazione autobiografico, che racconta le ossessioni sentimentali come una forma di schiavitù spirituale. Questo libro consacrò definitivamente Maugham come uno dei grandi narratori europei del secolo. Seguì La luna e sei soldi (1919), ispirato alla vita di Gauguin, in cui riflette sul ruolo distruttivo dell’arte e sul prezzo della libertà creativa.

Negli anni Venti, Maugham coltivò anche la letteratura di viaggio: Il tremito di una foglia (1921) raccoglie racconti ambientati nei Mari del Sud, mentre Sullo schermo cinese (1922) nasce dalle sue osservazioni in Estremo Oriente. Nel 1925 apparve Il velo dipinto, storia di adulterio e redenzione ambientata in Cina, seguita da L’albero di casuarina (1926), che esplora la vita degli occidentali nelle colonie britanniche.

Con Ashenden, l’agente inglese (1928) Maugham inaugurò un nuovo genere – il racconto di spionaggio psicologico – ispirato alle sue esperienze nei servizi segreti britannici durante la guerra, opera che avrebbe influenzato profondamente autori come Graham Greene e Ian Fleming. Due anni dopo uscì Lo scheletro nell’armadio (1930), una brillante satira del mondo letterario inglese.

Negli anni Trenta pubblicò Acque morte (1932), ambientato nei mari del Sud, Ah King (1933) e Don Fernando (1935), un testo di viaggio che rivela il suo amore per la Spagna. Nel 1937 diede alle stampe La diva Julia, ironico ritratto di un’attrice dominata dall’ambizione e dal cinismo. Seguì Bilancio (1938), un’opera di riflessione autobiografica, e poi Vacanze di Natale (1939), dove il suo tono disincantato tocca tinte cupe, anticipate dal clima della guerra imminente.

Negli anni Quaranta Maugham pubblicò uno dei suoi romanzi più significativi, Il filo del rasoio(1944), in cui analizza la ricerca individuale di spiritualità dopo la crisi di valori seguita alla Grande Guerra. Nello stesso decennio scrisse anche In villa (1941) e Oggi e allora (1946), romanzo storico sul Rinascimento italiano, cui seguì Passioni (1947), una nuova raccolta di racconti.

Le opere tarde continuano a mostrare la lucidità e l’ironia dell’autore. Catalina (1948) è una favola morale ambientata nella Spagna del Seicento, mentre Lo spirito errabondo (1952) raccoglie saggi e riflessioni personali con tono diaristico. Con Dieci romanzi e i loro autori(1954) e Punti di vista (1958) Maugham tornò alla critica letteraria, alternando memoria e giudizio. Il suo ultimo libro, Per il mio solo piacere (1962), chiude con leggerezza un percorso di più di mezzo secolo dedicato alla scrittura e all’osservazione disincantata della vita.

Nel teatro, Maugham ottenne enormi successi con commedie come Lady Frederick, Il cerchio, Costanza e La fiamma sacra, tutte incentrate sulle ipocrisie borghesi e sull’ambiguità morale dei rapporti umani.

Infine, nelle raccolte di racconti cinematografiche Quartetto (1948), Trio (1950) e Ancora(1952), ripresentò in forma più breve e limpida i temi che lo avevano sempre appassionato: la fragilità dell’uomo, la menzogna sociale e il mistero dell’amore.

Questa lunga sequenza di opere, dal realismo di Liza di Lambeth alla sapienza introspettiva di Il filo del rasoio, restituisce l’immagine di un autore coerente e potente, che raccontò le illusioni e le contraddizioni dell’animo umano con una chiarezza impietosa e insieme profondamente umana.

(EdS)