Il resoconto dell’incontro con Riccardo Compagnino, del 10.03.2014, lunedì
10 Marzo 2014 in Incontri
Un grazie al dott. Riccardo Compagnino per il tempo che ci ha dedicato oggi pomeriggio. Riccardo Compagnino ha trascorso più di due ore con noi illustrandoci le sue idee su che cosa dovrebbe fare la Regione Siciliana per intraprendere un cammino di sviluppo. E’ stato interessante e spero che l’incontro sia stato gradito ai 5 amici che hanno partecipato all’incontro e che hanno avuto la possibilità di ascoltare il nostro ospite del giorno dal vivo.
Per i temi trattati da Riccardo Compagnino non mi sarà facile riassumerli in questo resoconto ma ci proverò.
Riccardo Compagnino ha esordito affermando che la verità e difficile da affermare, specialmente quando di mezzo c’è la politica. Un modo per rendere attendibile la politica c’è ed è quello di fare ricorso alla contabilità che è principalmente uno strumento di informazione, ma di contabilità sembrano saperne sempre meno sia i nostri politicanti che i cittadini … e da qui si aprono praterie sconfinate per chi riesce a illudere parlando del nulla.
Riccardo Compagnino ci ha parlato delle origini dell’attuale crisi che nella sua analisi inizia con l’Euro, e in particolare con la fissazione di un tasso di cambio che si è rivelato troppo gravoso per il nostro Paese al quale sarebbe stato utile un tasso più vicino alle 1.000 lire piuttosto che alle 2 mila. Altro elemento che ci ha penalizzato è stata la presenza nella UE di tanti sistemi contabili quanti sono i paesi membri con effetti distorsivi tra le diverse economie al pari degli effetti determinati dal vincolo al 3 % del rapporto deficit annuo/PIL del 3% che non ha lo stesso impatto sui diversi Paesi della UE.
L’armonizzazione dei sistemi contabili deve essere un obiettivo al quale l’Italia deve puntare. Ma le distorsioni non esistono soltanto tra i diversi Paesi, anche all’interno del nostro stesso Paese ci sono differenze profonde, per esempio sul sistema di rilevazione dei residui attivi e passivi che tanti problemi creano al bilancio regionale, differenza che viene affermata dalla sezione autonomie della Corte dei Conti e che impedisce il confronto e i controlli tra Regioni, facendo apparire situazioni che non è detto che siano come vengono descritte.
Con il suo intervento Riccardo Compagnino ha voluto mettere in evidenza le omissioni di cui si sono resi autori i governanti siciliani che non hanno perseguito ciò che era il bene della Sicilia a partire, per esempio, dalla definizione di quanto previsto dall’art.37 dello Statuto che rischia di essere svuotato della sua reale portata trasformandosi in una elemosina (48 milioni di €) che sarebbe stato più dignitoso rifiutare. I politici siciliani non hanno mai difeso gli interessi dei siciliani e della Sicilia e probabilmente non hanno ben compreso la portata di certe norme come quella della armonizzazione dei residui attivi e passivi che qualche effetto sul bilancio regionale avrà.
La mancanza di controlli preventivi e concorrenti, anche se può sembrare anacronistico affermarlo, sta alla base del dissesto di tanti enti e dei danni provocati dalla gestione scriteriata delle partecipate.
Si tratta nel complesso di un indebolimento della Pubblica Amministrazione e una P.A indebolita non funziona e dove non funziona la P.A non funziona nemmeno il territorio. Indebolimento della P.A determinato anche dal troppo frequente ricorso a professionalità esterne che si comportano da autentici mercenari che tanto pigliano e nulla lasciano alla P.A, e nella quale creano “dipendenza” pur non avendo nessuna capacità (che esperienza hanno di funzionamento della P.A?) e soprattutto nessun senso di appartenenza. E pur di giustificare il ricorso agli esterni è stato avviato un sistematico processo di svilimento delle professionalità interne che vengono mortificate da un lato perchè inutilizzate e dall’altro proprio per il ricorso agli esterni.
Prima di intraprendere qualsiasi iniziativa di riforma si deve conoscere e i governanti hanno dimostrato troppo spesso di non conoscere la realtà che vorrebbero riformare, mancanza di conoscenza che purtroppo hanno dimostrato anche i sindacati che sono diventati anche loro dei parolai non in grado di far seguire alle parole la concretezza della proposta, con qualche eccezione. Riccardo Compagnino, a questo proposito, ama citare l’impegno al fianco di Mimmo Milazzo – segretario provinciale della Cisl – con il quale dal 2009 ha avviato tantissime iniziative (convegni, corsi di studio e di formazione) di sensibilizzazione coronate, purtroppo, da risultati pessimi.
Per essere autorevoli e credibili si deve avere delle fondamenta basate sul sapere e si deve operare secondo principi di trasparenza e di chiarezza … quello che servirebbe per mettere in moto l’ente Regione e le sue risorse umane.
Ente Regione che avrebbe bisogno di una scossa e di una iniezione di fiducia. Una scossa che potrebbe essere rappresentata dal favorire l’esodo massiccio di quel personale oramai stanco e incapace di reagire ai nuovi stimoli che oggi servono. Una iniezione di fiducia stimolando chi resta a una maggiore assunzione di responsabilità che il momento ci impone e mettendo in atto un significativo investimento culturale basato su imponente sforzo di formazione.
La burocrazia regionale non deve essere soltanto orientata alla individuazione di nuovi piani di investimento ma deve guardare a ciò che fino a oggi non ha attenzionato e cioè il rapporto con alcune istituzioni dal cui operato dipende il successo di qualsiasi intervento pubblico.
Riccardo Compagnino ha citato in particolare 3 soggetti che dovrebbero essere destinatari di un intervento autorevole da parte dei governanti siciliani e cioè l’Agenzia delle Entrate, l’INPS e il settore bancario. Si tratta di tre soggetti che se operassero come operano nelle regioni del nord consentirebbero alle imprese siciliane di superare temporanee difficoltà e un costo minore degli oneri finanziari del credito alle imprese … si potranno avere tutte le migliori idee del mondo ma se non si riuscirà a fare sistema con questi soggetti, il rischio sarà che la competitività del territorio sarà sempre marginale.
I governanti siciliani dovranno dimostrare di avere veramente a cuore lo sviluppo della Sicilia e dovranno affrontare ciò che va affrontato … cosa che non è stata fatta fino a oggi … basti verificare, per esempio, quali regioni autonome non hanno definito il loro rapporto “dare-avere” con lo Stato … è rimasta soltanto la Sicilia … perchè?
Con Riccardo Compagnino si è parlato anche di altro (dell’art.27 della Legge 42 del 2009 in cui si tratta per la prima volta di “insularità”, del ruolo di una figura come il Garante per i diritti del contribuente, delle occasioni sprecate come quella della “svendita” dell’IRFIS), e tanti sono gli esempi e gli aneddoti che ci ha raccontato e che spero possa trovare il tempo di metterli su carta a integrazione di questo resoconto.
Come sempre mi scuso per le omissioni e per le licenze che mi concedo e resto a disposizione per ogni eventuale integrazione o correzione.
Un grazie ancora a Riccardo Compagnino, che speriamo avvii con noi una qualche forma di collaborazione, a chi ha avuto il piacere di intervenire all’incontro e a chi avrà la curiosità di leggere questo resoconto che non rende certo l’onore che merita alla qualità del confronto odierno.
Il prossimo incontro della nostra Associazione si terrà il prossimo 21 marzo, di venerdì, a Catania dove ci recheremo per incontrare il dott. Corrado Vigo, presidente dell’ordine degli agronomi di Catania nonché presidente della relativa federazione regionale con il quale parleremo di agricoltura e di cosa la Regione può fare per renderla una reale fonte di ricchezza per i siciliani.
Tags: La Regione che vorrei
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