22 Gennaio 2017 in Prima Pagina, Rassegna stampa
Io la penso così, di Paolo Luparello, del 22.01.2017, domenica
A proposito del voto di scambio.
Il voto di scambio è quando un candidato di una qualsiasi tornata elettorale dà soldi o fa o promette favori in cambio del voto. Non chiedetemi in base a quale articolo del codice penale, ma si tratta sicuramente di un reato per il quale si è perseguiti per legge. Non ne ho testimonianza diretta ma si racconta che un tempo i voti si raccoglievano andando in giro con pacchi di pasta e confezioni di pelati, pagando bollette di utenze domestiche, distribuendo buoni di benzina, anticipando scarpe spaiate, insomma non era importante se sapevi parlare, se avevi un programma, se avevi dei valori e se volevi una società migliore, i voti si compravano. E’ ancora così? Non so nemmeno questo, ma probabilmente no. Ritengo che tantissimi cittadini votino per convinzione o per protesta, ma non certo perché si aspettano una regalia o un ritorno immediato personale. Resta probabilmente una parte dell’elettorato che per formazione, cultura e condizioni di disagio sociale, vive il voto come una occasione per raggranellare qualcosa e alcuni politici non disdegnano di poter attingere a questo facile consenso, anche se un po’ oneroso. Ma ci sono politici che pur di poter esercitare il mandato per il quale si candidano, mossi dal sacro fuoco della politica, farebbero carte false, figuriamoci venire incontro alle richieste di chi versa nel bisogno, naturalmente soltanto in campagna elettorale. Poi c’è quella che io considero un’altra forma di voto di scambio. La mia è sicuramente una iperbole, ma vediamo fino a che punto. Esistono in Sicilia, non so se anche in altre regioni, dei gruppi di persone che vivono in situazioni di precarietà in quanto svolgono un lavoro al servizio della Pubblica Amministrazione per il quale non c’è certezza che alla fine di ogni anno si trovino i soldi per poter rinnovare i loro contratti o per prorogare le leggi in forza delle quali lavorano. Si fa sempre un gran parlare di stabilizzare questi lavoratori per sottrarli all’incertezza e portare serenità nelle loro famiglie ma sta di fatto che sono decenni che queste persone si prestano a una sceneggiata fatta di mobilitazioni, di audizioni in commissioni parlamentari, di azioni di sensibilizzazione e alla fine di norme che rinviano il problema ad altre date, dopo uno, due o tre anni, ma certamente prima della prossima campagna elettorale. Naturalmente ci sono politici che si intestano la paternità di queste soluzioni temporanee e su questo hanno anche costruito elezioni su elezioni. Voto di scambio? No, certamente. Qui a pagare non sono i candidati ma le casse della Pubblica Amministrazione.
La fissa per gli uomini forti!
E in Italia a chi pensa? A lui se medesimo? A Casaleggio jr? Alla “rete”? Trump non mi piace ma oramai è il Presidente degli USA. Proviamo a credere in quei pochi aspetti positivi che potrebbero esserci in quello che ha detto di voler fare e speriamo altresì che su quelli negativi ci ripensi o lo facciano ripensare!
Grillo, nel mondo servono uomini forti come Trump-Putin … http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/21/donald-trump-un-discorso-coerente-da-cui-prendere-esempio/3331220/
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Tags: La Sicilia che vogliamo
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