27 Ottobre 2014 in Noi la pensiamo così, Prima Pagina
Oggi si è tenuto il terzo incontro dedicato a “La Sicilia che vogliamo” … il progetto politico che mi piacerebbe portare avanti insieme a chi è stanco di stare sotto le bandiere del partito del lamento e che vorrebbe provare a credere nel partito del fare … della competenza … e della concretezza.
Oggi hanno risposto all’appello 4 amici e tra questi Agostino Porretto, già direttore regionale e oggi pensionato e impegnato in una bella esperienza con l’associazione “Osservatorio della Politica Turistica Mediterranea” che pubblica una interessante rivista dal titolo “Sicilia – L’isola del tesoro”. Rivista nella quale vengono pubblicati articoli in cui viene dato ampio risalto alla fotografia di luoghi e testimonianze della nostra Sicilia.
Naturalmente la presenza di Agostino Porretto ha orientato la conversazione sui temi che lo hanno visto protagonista nella sua esperienza di burocrate regionale e si è parlato di turismo, di trasporti e di eventi che hanno rappresentato delle belle esperienze per la promozione della Sicilia. Si è parlato anche di formazione, del recupero degli antichi mestieri e di quell’artigianato che potrebbe avere ancora una ragion d’essere ma che sembra destinato a scomparire nella più assoluta indifferenza. Si è parlato di quell’immenso tesoro che è la Sicilia e di cosa non si è fatto, purtroppo, per valorizzarla. Si è parlato di produzioni agricole locali e di tradizioni enogastronomiche da sposare in un connubio con le tante perle che incastonano i territori della Sicilia. Si è parlato anche di un modello di governo del territorio attraverso il coinvolgimento delle autonomie locali in grado di superare i campanilismi e che si muova in un’ottica di sistema. Si è parlato di porre alla base del prodotto Sicilia una delle principali caratteristiche della cultura siciliana … la cultura dell’accoglienza che faccia della Sicilia non soltanto un polo di attrazione del turismo, in tutte le sue diverse articolazioni e segmentazioni, ma anche un luogo di confronto con i popoli dell’Africa con i quali avviare un percorso di ricerca e di trasferimento di know-how attraverso il sistema universitario siciliano.
Ma oggi non si è parlato soltanto di idee ma anche di progetti. Il suggerimento che è venuto è quello di provare a finalizzare queste idee in un percorso che attraverso una serie di tappe porti a un obiettivo concreto che potrebbe essere la organizzazione di un evento nel quale presentare il prodotto delle idee e dei progetti di chi vorrà partecipare a questa impresa. Idee che devono essere elaborate in forma di progetti attraverso la produzione di schede nelle quali descriverle e valutarne i pro e o contro e i possibili impatti … e soprattutto i perché queste idee siano ancora soltanto idee e non siano state già realizzate.
Come diceva qualcuno, se applicheremo le stesse soluzioni del passato ai problemi di sempre otterremo gli stessi risultati di sempre … continueremo ad avere i problemi di sempre!
“La Sicilia che vogliamo” deve essere un modo per trarre conoscenza dall’esperienza del passato per non incorrere negli stessi errori e provare ad aiutare le nuove generazioni nel trovare una propria strada … che non sia soltanto quella che porta obbligatoriamente lontano dalla Sicilia.
Chi è disposto a partecipare a questo percorso?
Ne parleremo ancora nei prossimi incontri e anche nella pagina di Facebook dedicata a “La Sicilia che vogliamo” … cercatela!
Un grazie ai quattro amici con i quali un paio d’ore davanti a un tè e a una bibita sono letteralmente volate.
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