L’importanza di chiamarsi …, del 28.02.2015, sabato

Febbraio 28, 2015 in Noi la pensiamo così, Prima Pagina

L’importanza di chiamarsi …

di Paolo Luparello Paolo a Marina di Cottone

In Sicilia sono oramai diversi anni che la politica ha scoperto la figura dei tecnici. I tecnici sono soggetti che vengono chiamati al governo della Regione o delle amministrazioni locali al posto di figure politiche democraticamente elette. Sostituzione che non significa che non si tengono elezioni democratiche e che quindi non vengono eletti rappresentanti del popolo, semplicemente succede che il Presidente della Regione o i sindaci preferiscono avvalersi di soggetti non portatori di consenso elettorale … e cosa strana i rappresentanti del popolo non si lamentano, o quantomeno non sono in grado di far valere le loro aspettative. Qualcuno si aspetterebbe allora che i tecnici vengano scelti per la loro esperienza e per la competenza nelle materie per le quali vengono chiamati al governo. Non necessariamente. Succede così che i tecnici si debbano avvalere di consulenti che li aiutino nella comprensione delle politiche che fanno capo al loro incarico. Il tutto si traduce in costi aggiuntivi che pagherà il solito contribuente.

Molti tecnici sono spesso sconosciuti ai più. Alcuni invece godono di una certa notorietà. Notorietà in alcuni casi legata a tragici eventi che in Sicilia sono sovente connessi con il fenomeno mafioso.

Tutti i siciliani che non hanno nulla a che spartire con la mafia nutrono una profonda riconoscenza  nei confronti dei martiri della mafia e dei loro familiari  e se questa nostra comunità può in una qualche maniera trovare il modo di far sentire tutto il proprio affetto a chi ha sofferto questi tragici eventi è bene che lo faccia.

Tra queste modalità di riconoscere il valore di un sacrificio può essere annoverata la chiamata a far parte di un governo in qualità di tecnico? Se questa chiamata fosse effettivamente determinata dalle competenze e capacità professionali del tecnico non ci vedrei nulla di male, cosa diversa se il chiamante caricasse la chiamata di tutto il pathos connesso con il nome del chiamato e con ciò che quel nome rappresenta nella comunità di riferimento. Il chiamato dovrebbe essere il primo a doversi interrogare su quella chiamata e cioè chiedersi se essa sia frutto di una valutazione oggettiva della propria competenza o se strumentale rispetto a una operazione elettoralistica.

Ognuno di noi porta un nome e nella generalità dei casi si adopera perchè lo stesso sia degno di rispetto, ancor di più si deve adoperare chi sul proprio nome ha proiettata la luce di un faro al quale tutta la comunità si rivolge riconoscente. Portare un nome “pesante” impone, volenti o non volenti, delle responsabilità.

In Sicilia sono tanti le donne e gli uomini che portano dei nomi verso i quali i siciliani non mafiosi nutrono un profondo rispetto e il cui elenco è lunghissimo. Io vorrei continuare a considerarli un patrimonio di tutta la comunità e non degli uomini e delle donne da valutare per il proprio impegno politico sotto le bandiere di questa o quella fazione … specialmente quando quelle fazioni non sono guidate da figure di riconosciuta autorevolezza.

Queste donne e questi uomini dovrebbero riflettere di più sull’importanza di chiamarsi …