67, Adotta un libro, La scommessa della decrescita, di Serge Latouche, 7 gennaio 2026

Gennaio 7, 2026 in Post ad hoc, Prima Pagina

La scommessa della decrescita, di Serge Latouche

Pag. 215

La scommessa della decrescita è un saggio in cui Serge Latouche smonta l’ideologia della crescita illimitata e propone la “decrescita” come progetto politico, culturale e antropologico alternativo alla società dei consumi. Il punto di partenza è la constatazione dell’incompatibilità fra un’economia votata all’espansione infinita e un pianeta dalle risorse finite, incompatibilità che produce crisi ecologiche, sociali e culturali sempre più gravi. Latouche individua nella crescita del PIL, nel produttivismo e nel consumismo il cuore di un immaginario che riduce il mondo a mercato, omologa i modi di vita e alimenta disuguaglianze, esclusione e devastazione ambientale.
Il libro, tuttavia, non si limita alla critica: “decrescita” è una parola‑urto che serve a spezzare il fascino della crescita e ad aprire lo spazio di una diversa definizione di ricchezza e benessere, fondata sulle relazioni, sul tempo liberato, sulla qualità degli ambienti di vita, più che sull’accumulazione di merci. Latouche propone di “ripensare la società inventando un’altra logica sociale”, basata sulla relocalizzazione delle economie, sulla riduzione degli sprechi materiali ed energetici, sulla sobrietà volontaria e su forme di democrazia più partecipate e radicate nei territori. In questa prospettiva, la decrescita non è recessione subita ma scelta consapevole di rallentare per evitare un collasso brutale e per ridare senso ai legami sociali, al rapporto con la natura e alla stessa attività economica, reintegrata in un orizzonte etico ed ecologico. Il testo costituisce così una sintesi accessibile del pensiero della decrescita, una chiamata a riorientare desideri, istituzioni e politiche pubbliche, con particolare attenzione anche alle sfide del Sud del mondo, dove l’idea di sviluppo occidentale ha spesso significato dipendenza e distruzione di culture local

Serge Latouche (Vannes, 12 gennaio 1940) è un economista, sociologo e filosofo francese, tra i principali teorici della decrescita e critico radicale dell’occidentalizzazione del mondo. Professore emerito di economia all’Università Paris-Sud, si è occupato di relazioni Nord‑Sud, cooperazione allo sviluppo e antropologia economica, elaborando una critica dell’economicismo e della razionalità strumentale dominante. Nel dibattito internazionale è noto per la proposta di una “decrescita conviviale” e del localismo, che mirano a liberare le società dal dogma della crescita e a valorizzare culture, relazioni e limiti ecologici.

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Libro n.67

41, Adotta un libro, L’invenzione dell’economia, 31 dicembre 2025

Dicembre 31, 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina

L’invenzione dell’economia, di Serge Latouche

Pag.298

L’invenzione dell’economia ricostruisce come la “sfera economica” non sia un dato naturale, ma una costruzione storica recente, nata in Occidente tra modernità, capitalismo e nascita dello Stato-nazione. Latouche mostra come l’economia si sia progressivamente autonomizzata dal resto della vita sociale, fino a imporsi come religione secolare fondata sul dogma della crescita illimitata e dell’efficienza misurabile in termini monetari. Attraverso le tre dimensioni dell’invenzione teorica, storica e semantica, l’autore analizza la trasformazione del lavoro in attività astratta, dell’uomo in “homo oeconomicus” e del pianeta in semplice riserva di risorse da valorizzare, denunciando la monetizzazione di ogni relazione e la riduzione del senso dell’esistenza al consumo. In questo quadro, l’economia dominante appare come una “menzogna” che occulta i limiti fisici del mondo e produce distruzione ecologica, disuguaglianze e perdita di significato; da qui l’invito a disinventare l’economia come destino inevitabile e ad aprire la via a società sobrie, conviviali e “in decrescita”, capaci di rimettere al centro relazioni, misura e pluralità delle culture contro l’universalismo economico occidentale.

Serge Latouche (Vannes, 1940) è un economista, sociologo e filosofo francese, tra i principali teorici della decrescita e critico radicale dell’occidentalizzazione del mondo. Professore emerito all’Università Paris-Sud, ha sviluppato una vasta opera di antropologia economica, opponendosi a economicismo, consumismo e “sviluppo sostenibile” inteso come prolungamento del produttivismo

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Libro n.41

 

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