Riflessione di Fedro, Soldati e il maresciallo, del 3 novembre 2025
Novembre 3, 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina
Mario Soldati fu una delle personalità più poliedriche e rappresentative della cultura italiana del Novecento, capace di attraversare con audacia generi e linguaggi differenti—dalla narrativa al cinema, dal giornalismo alle inchieste televisive—sempre con una forte carica di originalità e vitalità.
Mario Soldati nacque a Torino il 17 novembre 1906, in una famiglia della borghesia cittadina. La formazione presso i Gesuiti segnò il suo percorso culturale e umano, caratterizzato da una viva inquietudine spirituale. Dopo la maturità classica, si laureò in lettere nel 1927 discutendo una tesi in storia dell’arte. Da giovanissimo mostrò grande passione per il teatro—scrisse e mise in scena il dramma “Pilato” nel 1924—e per il cinema, affascinato dalle figure di Charlot e Buster Keaton. Tra il 1929 e il 1931 fu a New York come docente alla Columbia University, assorbendo un’esperienza che influirà profondamente sulla sua visione del mondo, e che racconterà nel libro “America primo amore” (1935).
Sul ritorno in Italia, Soldati collaborò con le principali riviste e quotidiani letterari, e si avvicinò al mondo del cinema, prima come sceneggiatore, poi come regista. Nel corso della sua carriera diresse numerosi film, tra cui “Piccolo mondo antico”, “Malombra” e “La provinciale”, distinguendosi per la capacità di trasporre opere letterarie con grande sensibilità stilistica. Divenne popolare anche come autore televisivo grazie alle memorabili inchieste enogastronomiche, quali “Viaggio nella valle del Po” (1957). Morì a Tellaro nel 1999, lasciando una produzione letteraria e culturale ampissima.
Lo stile di Soldati si distinse sin dagli esordi per limpidezza e chiarezza; tuttavia, la sua scrittura è intrisa di ambiguità intellettuali e tensioni morali. Nei primi racconti, come “Salmace” (1929), l’autore affronta temi inquietanti e controversi con una prosa apparentemente semplice ma capace di articolare profonde sfumature psicologiche. Soldati privilegia una narrazione in prima persona, capace di coinvolgere il lettore con ritmo spedito, curiosità inesauribile e un rapporto di “fraternità” narrativa, come sottolineato da Pasolini.
Nel corso degli anni, si nota un progressivo affinamento stilistico, in cui l’essenzialità della lingua si unisce a una struttura narrativa spesso a cornice, fatta di racconti che alternano introspezione, gioco intellettuale e sguardo ironico sulle debolezze umane. L’elemento autobiografico è costante, specie nel rapporto problematico con la fede, nell’urgenza di confessione, nel continuo tentativo di espiazione, ma anche nella celebrazione della quotidianità e dei piccoli dettagli della vita. Soldati non ha mai avuto la pretesa di essere uno scrittore “alto”: la sua grandezza sta nella naturalezza con cui ha esplorato il disordine dell’esistenza, restituendo sempre una certa “allegria”, anche nelle pagine più drammatiche.
Questa evoluzione confluisce nella maturità dei racconti lunghi e delle raccolte, in cui la varietà di voci narrative e la sapienza della costruzione della scena si coniugano con una scrittura sempre più elastica, capace di oscillare dal grottesco, al giallo, al romanzo metafisico.
Tre opere fondamentali
- Le lettere da Capri (1953)
Il romanzo che consacrò Soldati con il Premio Strega è una delle più celebri narrazioni dell’infedeltà e della complessità psicologica, costruita come romanzo epistolare su più punti di vista. L’opera affronta temi come la fede, il tradimento e l’introspezione, con una lingua limpida, ordinata ma intensa, che si confronta con il “disordine dell’esistenza”. La critica ha discusso la misura del romanzo rispetto alle doti di Soldati, talvolta vedendolo più a suo agio nella forma breve, ma “Le lettere da Capri” resta uno dei testi più importanti del secondo Novecento. - America primo amore (1935)
Nato dall’esperienza newyorkese, questo libro-reportage fonde ricordi personali, osservazioni sulla società americana e una vivace tensione tra estraneità e fascinazione per l’altro. È una delle prime testimonianze italiane sugli Stati Uniti nel periodo tra crisi e ripresa, attraversata da uno sguardo ironico e già maturo, che farà scuola nel reportage narrativo. - I racconti del maresciallo (1967)
Raccolta di storie ambientate nella provincia italiana e in particolare nelle terre della pianura padana, “I racconti del maresciallo” segnarono una svolta nella narrazione televisiva e letteraria. Ambientazione minuta, dettagli di costume, gusto del dialogo e atmosfere semi-poliziesche, con personaggi che incarnano vizi, virtù e venature grottesche della società. Dall’opera derivò una famosa serie tv, testimone della forza di Soldati nel tradurre la letteratura in grande narrazione popolare.
Bibliografia
La produzione di Mario Soldati comprende romanzi, racconti, saggi, reportage, adattamenti teatrali, sceneggiature, testi di viaggio e inchieste. Esordì con “Salmace” (1929), raccolta a tema ambiguo e lucido, cui seguirono il celebrato “America primo amore” (1935) e il ciclo narrativo “La verità sul caso Motta” (1937). Negli anni Cinquanta, Soldati diede forma a pagine memorabili come “A cena col commendatore” (1950) e “Le lettere da Capri” (1953). Seguirono “Il vero Silvestri” (1957), “Le due città” (1964) e “La busta arancione” (1966), dove il racconto breve predomina e sublima le doti di Soldati.
Fondamentali sono le raccolte e i romanzi brevi, tra cui “I racconti del maresciallo” (1967), la ricchissima produzione di novelle come “55 novelle per l’inverno” (1971) e “44 novelle per l’estate” (1979). Nel solco del viaggio e del reportage Soldati pubblicò “Fuori” (1968), “Vino al vino. Viaggio alla ricerca dei vini genuini” (1969-1971), “Addio diletta Amelia” (1976) e “La sposa americana” (1977). L’esperienza intellettuale si allarga nei diari, critiche cinematografiche (“Da spettatore”, “Cinematografo”), scritti d’occasione e raccolte di interventi pubblici. Tra gli ultimi romanzi si ricordano “Lo smeraldo” (1974), “L’incendio” (1981), “L’architetto” (1985) ed “El Paseo de Gracia” (1987).
Il percorso di Soldati si riconosce dunque nella varietà dei generi, nel gusto della sperimentazione, nella tensione costante a una nuova modalità di incontro tra letteratura, cinema, televisione e vita civile italiana
(EdS)
Commenti recenti