Lunedì parleremo di merito … siete interessati?, del 07.10.2013, lunedì

7 Ottobre 2013 in Incontri, Post ad hoc

Parlare di merito alla Regione Siciliana non è facile. Non lo è probabilmente in tanti luoghi di lavoro, in particolar modo se il datore di lavoro è la Pubblica Amministrazione. Lo si è dovuto addirittura prevederlo per legge (decreto Brunetta) salvo poi stoppare tutto a causa della crisi che ha determinato il blocco dei contratti collettivi e il blocco del salario accessorio e degli emolumenti legati a eventuali avanzamenti di carriera.

Quindi niente più merito! Non se ne parlava quando le progressioni di carriera erano possibili figuriamoci ora che tutto è stato bloccato per legge e fino a quando non si sa.

Eppure di riconoscimento del merito ci sarebbe un gran bisogno.

I nostri politici, non si sa come, sono in grado di riconoscere il merito di tanti uomini e donne ai quali affidano incarichi e consulenze e salvo rare eccezioni si tratta sempre di professionisti esterni all’Amministrazione il cui curriculum è però una serie di incarichi e consulenze presso la Pubblica Amministrazione tanto che sorge spontanea la domanda se sia nato prima l’uovo o la gallina.

Quindi un soggetto esterno all’Amministrazione ha tantissime chance che il politico di riferimento lo tenga sotto osservazione e gli attribuisca via via incarichi sempre più prestigiosi. La stessa cosa è invece preclusa a un dipendente di ruolo che, salvo eccezioni anche qui, inizia la sua carriera da soldato e quasi sicuramente da soldato la finirà. In questo la Regione Siciliana è unica. E’ l’unico Ente in cui non si fa carriera. Si fa carriera nello Stato e si fa carriera anche negli enti vigilati dalla Regione ma non si fa carriera alla Regione.

Ma cosa intendiamo per carriera?

Personalmente per carriera intendo il passaggio a incarichi sempre più prestigiosi che permettono al dipendente di maturare sempre nuove esperienze, acquisire nuova professionalità e raggiungere risultati sempre più importanti per l’organizzazione per la quale lavora. A questa carriera dovrebbe corrispondere un avanzamento certamente economico ma anche giuridico. La prospettiva di fare carriera attraverso il riconoscimento del merito permette a ogni organizzazione di prosperare e per prosperare non deve intendersi soltanto l’incremento del fatturato e degli utili di gestione delle aziende private ma il riconoscimento della funzione sociale della organizzazione pubblica.

A mio modo di vedere, anche con un sistema bloccato “causa crisi”, il merito andrebbe riconosciuto “a prescindere”, anche in assenza di ritorni economici e giuridici.

Se ti viene riconosciuto il merito vuol dire che c’è qualcuno che osserva quello che fai, che ti propone obiettivi più sfidanti e che te ne riconosce la paternità. Per alcuni può sembrare poca cosa, per altri può essere invece importante in quanto non si vive di solo pane … anche se stiamo vivendo un momento storico critico.

Riconoscere il merito, oggi, non costerebbe nulla e gli strumenti ci sono già. Li prevedono i contratti collettivi, ma ci si guarda bene dall’utilizzarli. Perchè?

Le risposte proveremo a darle all’incontro del 14 ottobre 2013 dell’Associazione “Perchè no…qualcosa si muove” (leggi anche il post Incontriamoci il 14 ottobre per parlare di … merito!, del 06.10.2013, domenica )!