Resoconto dell’incontro con il dott. Claudio Paterna del 28 marzo 2014 a Palermo

1 Aprile 2014 in Incontri

Ho conosciuto Claudio Paterna alcuni anni fa quando venne chiamato a occuparsi di controllo di gestione nel dipartimento dei beni culturali. Oggi ho avuto modo di conoscerlo nella sua vera veste di ex professore di storia e filosofia e di studioso. Claudio Paterna ci ha dedicato più di due ore del suo tempo durante le quali ci ha intrattenuto con il racconto del suo percorso professionale all’interno della Regione Siciliana e le sue idee per valorizzare uno dei giacimenti culturali più ricchi e meno sfruttati del mondo.

Claudio ha esordito manifestandoci la sua sorpresa per il fatto che per la prima volta qualcuno gli chiede quali siano le sue idee per il futuro della Sicilia e della Regione. In quanto funzionari non sembra che qualcuno si aspetti da noi che si possa pensare e che si possano avere delle idee, che invece sembrano essere appannaggio esclusivo di politici e loro fidi collaboratori e sponsor. Detto ciò Claudio ci ha parlato di un progetto di didattica museale al quale si dedico fin dai primi anni di servizio, progetto che nacque dalla consapevolezza di come nella scuola non si avesse la necessaria attenzione per la valorizzazione dei beni culturali e per la loro fruizione. Fu così che nacque il progetto “l’educazione ai beni culturali” consistente in stage di insegnanti dentro i musei, progetto che muove i primi passi nel 1993 e che continua ancora oggi. Il progetto si realizzò in tutta la Sicilia e la finalità era anche quella di creare i presupposti per un futuro percorso lavorativo che gravitasse attorno alla cultura (laboratori di restauro, trasferimento di competenze in laboratori artigianali nei quali artigiani e studenti potessero vivere una esperienza irripetibile di staffetta generazionale nel recupero degli antichi mestieri ancora richiesti).

Secondo Claudio si deve sfruttare il bene culturale come una risorsa per creare occasioni di sviluppo e di lavoro.

Quella iniziativa però non ebbe la necessaria attenzione da parte della politica che allora sottovalutò l’iniziativa, distratta dalle ingenti risorse finanziarie che a quei tempi venivano elargite a profusione ma non per creare occasioni durevoli di sviluppo.

I beni culturali hanno conosciuto un lungo periodo di anonimato e soltanto durante l’esperienza dell’assessore Granata il settore conobbe un certo risalto.

L’assessorato beni culturali è stato visto, purtroppo, come un bacino occupazionale piuttosto che come occasione di sviluppo e di fonte di reddito e nonostante i circa 100 musei presenti in Sicilia i ritorni, specialmente economici, sono assolutamente modesti.

La Sicilia avrebbe dovuto investire sulla creazione di servizi educativi territoriali … creazione di una rete sul territorio fatta di musei biblioteche siti archeologici … all’interno della quale impostare una forma di formazione continua da utilizzare anche come forma più dignitosa di cassa integrazione.

La mancanza di risultati da parte del settore dei beni culturali sono anche da ricondurre al sovradimensionamento della macchina burocratica e alla sottovalutazione del “contatto con il bene culturale”, che non viene colto nella sua esatta dimensione da uffici troppo distanti da esso sia fisicamente sia soprattutto culturalmente.

Altra causa di mancata valorizzazione dei beni culturali, e non solo, è legata alla ignoranza, o non corretta analisi, dei flussi turistici i cui dati raccolti sistematicamente sono alla base della progettazione di qualsiasi iniziativa di valorizzazione del patrimonio a disposizione.

Una seria e intelligente politica di valorizzazione dei beni culturali non può non tenere conto della stagionalità del turismo (in Sicilia quasi tutto l’anno può considerarsi attrattivo, salvo forse i primi due o tre mesi dell’anno) della tenuta di un registro del patrimonio materiale e immateriale dei beni culturali che rappresenta la base per programmare una offerta di servizi di fruizione di “emozioni”. Emozioni dettate dal connubio di beni culturali, di riti folkloristici e religiosi, di veri e propri giacimenti eno-gastronomici. In Sicilia ci sono le condizioni che per ognuna delle 52 settimane dell’anno si potrebbero programmare “settimane organizzate” durante le quali si potrebbero far vivere a studiosi e turisti emozioni ed esperienze uniche.

Il ruolo della Regione dovrebbe essere quello di promuovere il marchio Sicilia e far scoccare la scintilla imprenditoriale di veri e propri animatori del territorio in grado di accogliere e non far dimenticare ciò che di bello e di buono c’è ancora.

Mettere a reddito i beni culturali deve essere oramai un “must” e per far ciò c’è la necessità di una guida certa e duratura. Soltanto dei governi di legislatura e degli uffici guidati per orizzonti temporali congrui possono portare alla realizzazione di progetti seri e destinati a lasciare il segno.

Nello specifico sarebbe anche necessario che la gestione dei siti di interesse potesse godere di una certa autonomia soprattutto nella allocazione delle entrate da destinare alla migliore fruizione e valorizzazione dei siti stessi.

Un investimento da non trascurare potrebbe anche essere quello di provare ad attrarre in Sicilia docenti e studenti delle più prestigiose università e istituti internazionali ai quali potrebbe essere offerta la possibilità praticare ciò che nei loro paesi non è possibile per mancanza di “materia prima” … millenni di popoli e civiltà che si sono succeduti in Sicilia … naturalmente sotto la regia delle istituzioni deputate alla tutela del nostro patrimonio.

Naturalmente solo turismo, cultura ed enogastronomia non possono rappresentare l’unico pilastro sul quale fondare il rilancio di una economia di oltre 5 milioni di siciliani, ma possono rappresentate elementi di attrazione che insieme al clima e a investimenti in connettività e in incubatoi di imprese contigui ai centri di ricerca delle università siciliane potrebbero rappresentare elementi unici di un cocktail “vulcanico”.

Come consuetudine mi scuso con il nostro ospite, Claudio Paterna, per la non puntualità e per le “interpretazioni” di questo resoconto, ma resto a sua disposizione e degli intervenuti all’incontro per eventuali rettifiche e integrazioni.

Anche questo è stato un bel pomeriggio di ascolto e di confronto … un grazie a Claudio Paterna.

Ricordo che il prossimo incontro si terrà lunedì 7 aprile e il nostro ospite sarà il dott. Giuseppe Briuccia di PriceWaterhouse&Coopers.

diruto

Foto di Eugenio Scaglione (https://www.facebook.com/eugescaphoto)