Io la penso così, di Paolo Luparello, del 22.02.2017, mercoledì

22 Febbraio 2017 in Prima Pagina, Rassegna stampa

Io la penso così, di Paolo Luparello, del 22.02.2017, mercoledì

Perché non si ha il coraggio di dire come stanno le cose? Perché ci si trincera sempre sulle responsabilità di chi c’è stato prima? Ma se uno si candida a qualcosa e sconfigge il precedente titolare dell’incarico non è, forse,  perché si confida nelle sue capacità di fare meglio? Se le cose andassero bene quale motivo avrebbe il popolo elettore per cambiare rappresentante? Si dovrebbe avere il coraggio di ammettere i propri limiti. Se so di affrontare una situazione catastrofica e temo di non farcela, perché mi candido promettendo di risolvere tutti i problemi? Molti politici, o presunti tali, mirano solamente al potere e sono abili nel cercare tutti gli alibi per scaricare sugli altri la propria incapacità. Se i predecessori hanno creato voragini nei bilanci degli enti ne dovranno rispondere difronte agli organi a ciò deputati, ma chi è stato eletto dovrà affrontare i problemi che si troverà difronte e se non raggiungerà i risultati attesi ne dovrà trarre le conseguenze, o rimettendo il mandato o non ricandidandosi per un nuovo incarico. Un politico che si candida per un qualsiasi incarico dovrebbe dichiarare a quali obiettivi punta e se quegli obiettivi non li raggiunge dovrebbe avere il senso di responsabilità di ammetterlo e di dedicarsi ad altro. Per una città come Palermo ci sentiamo sempre dire che i cittadini palermitani sono irredimibili. Ma se già si parte da questa affermazione perché ci si candida o si sostiene un candidato che la accetta? Non è già un modo di perdere in partenza e di accettare qualche pannicello caldo pur di poter assicurare ai soliti noti i vari orticelli? Si deve fare politica con i programmi e con le idee e con la capacità di portarli avanti e realizzarli, se ne si è capaci. Per troppi fare politica è soltanto un modo per occupare una poltrona e giocare un ruolo come se quel ruolo potesse dare sostanza a chi è soltanto apparenza. Per amministrare una città o una regione l’apparenza non serve a nulla, troppi cittadini invece si fermano all’apparenza, all’apparenza dell’antimafia, all’apparenza dell’antipizzo, all’apparenza dell’anticorruzione, come se per il fatto di essere “anti” qualcosa si fosse degli esperti di amministrazione e di gestione della cosa pubblica. Un candidato a qualsiasi carica dovrebbe sostenere un confronto con una commissione popolare indipendente e dimostrare lì tutto il proprio valore, senza gli scudi della propaganda o delle bandiere. Se il popolo lo eleggerà, almeno si potrà dire che non sapeva!