28 Agosto 2015 in Noi la pensiamo così, Prima Pagina
La Sicilia che vogliamo, del 28.08.2015, venerdì
di Paolo Luparello (Perché no…qualcosa si muove – www.perchenosicilia.org)
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Prima o poi sapremo come sarà andata a finire la programmazione comunitaria 2007-2013. Le notizie di questi giorni non sono positive ed entro la fine dell’anno, miracoli a parte e ripensamenti dell’ultima ora dell’Unione europea a causa della situazione di crisi generalizzata, sapremo in che misura avremo perso delle risorse. Potrebbe trattarsi di centinaia di milioni di euro. Ma non si rischia di perdere soltanto risorse comunitarie ma anche risorse nazionali quali quelle del PAC (Politica di azione e coesione), in parte già perse non avendole impegnate al 30 settembre 2014. Non so quante persone riescono a rendersi conto del significato del perdere delle risorse finanziarie destinate agli investimenti. Non riuscire a spendere i soldi che vengono messi a disposizione dei governi significa rinunciare agli stessi investimenti e agli effetti che questi avrebbero determinato in termini di occupazione, sia in fase di cantiere che a regime, di ricchezza creata e di servizi resi al territorio, alle imprese e ai cittadini.
Parliamo di strade, di depuratori, di acquedotti, di recupero di beni culturali e tanto altro ancora oltre che, naturalmente, di investimenti per le imprese nei diversi settori produttivi. In una regione in cui si stima che una famiglia su due è nell’area della povertà e con un tasso di disoccupazione di gran lunga superiore a quello del resto del Paese, drammatica quella giovanile, non riuscire a spendere ciò che ci viene assegnato, e nei tempi programmati, è qualcosa che grida vendetta e che purtroppo ricade sulla pelle dei siciliani al di là di ogni scaricabarile nel quale si diletteranno politici di oggi contro politici di ieri e tutti insieme contro i burocrati regionali.
Possibile che non si riesca a ricondurre alle proprie responsabilità chi è stato realmente causa di tutto ciò? Possibile che si corra il rischio che chi ha fallito nel passato ce lo si ritrovi a gestire anche il futuro?
Sarò di parte ma la politica è quella che ha le maggiori responsabilità, perché anche se le colpe reali fossero di una burocrazia inefficiente e inefficace, la politica avrebbe gli strumenti per rimuovere i responsabili di questo sfascio. Perché non lo fa? Perché la commistione politica-burocrazia, ben lontana dalla separazione dei ruoli che la legge vorrebbe, è tale che il padre non ucciderà mai il figlio! Questo connubio va spezzato e il rapporto tra politica e burocrazia deve essere ricondotto a una relazione fisiologica di controllore (la politica) e di controllato (la burocrazia) nell’ambito della quale si valutano realmente i risultati della gestione, determinando l’erogazione della premialità in caso di risultati positivi o la rimozione dall’incarico in caso di risultati negativi. Valutazione che non può restare un fatto “privato” ma che deve essere resa opportunamente trasparente in modo che i portatori di interesse (gli “stakeholder” in gergo tecnico) possano dire la loro … è “opportuno” e “accettabile” da parte dei cittadini distribuire premi di fronte a situazioni di evidente inefficienza della macchina organizzativa?
La politica nella Sicilia che vogliamo non può essere strabica e deve attribuire obiettivi chiari e risorse congrue alla burocrazia che dovrà essere valutata per ciò che riuscirà fare e non per “l’appartenenza”.
In questi giorni si legge di nuove riforme della Pubblica Amministrazione che i vari “leader” di partito vorrebbero portare avanti. Ancora riforme? Quando la politica non sa fare il proprio mestiere si inventa una riforma, dando a bere ai cittadini che la soluzione dei problemi verrà poi. Ma quanto dovranno aspettare ancora i siciliani per avere una classe politica normale che si occupi realmente dei loro problemi … subito? Le prossime elezioni! Sperando, naturalmente, che venga data fiducia non ai politicanti di ieri. Non ai duri e puri degli slogan contro le caste oltre i quali spesso c’è una impreparazione notevole. Ma che venga data fiducia a persone preparate e con esperienza in grado di proporre le soluzioni che servono.
Ne vogliamo parlare?
Chi è interessato a partecipare al progetto mi contatti attraverso un messaggio, anche privato, tramite Facebook oppure inviando una mail a associazione@perchenosicilia.org o alla PEC associazione@pec.perchenosicilia.org
Le più grandi imprese sono iniziate con un primo passo … facciamolo insieme!
Tags: Io mi candido, La Sicilia che vogliamo
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