Il governo della nazione e della regione non possono essere affidati a singoli individui, del 13.09.2013, venerdì

14 settembre 2013 in Post ad hoc, Prima Pagina

 

Il governo della nazione e della regione non possono essere affidati a singoli individui.

Anche quando si tratta di veri leader (persone in grado di farsi seguire) la storia degli ultimi 20 anni, almeno in Italia, ci sta dimostrando che non sono in grado di farsi carico dei problemi reali della comunità che dovrebbero governare.

Un leader solo al comando, circondato da degli “yes man” o da una stretta cerchia di amici autoreferenziali e non dipendenti dal consenso elettorale, può fare soltanto casini e anche se non dovesse fare nulla impedirebbe alla comunità di cogliere delle opportunità.

Senza andare troppo lontano e limitandoci alla nostra Sicilia, negli ultimi 5 anni abbiamo avuto e stiamo avendo uomini soli al comando. Uomini che nonostante siano stati eletti con il contributo di un gruppo di partiti che li hanno appoggiati se ne sono affrancati gestendo il potere da soli e con chi era ed è funzionale al consolidamento del loro consenso personale.

Personaggi che vedono tutto in funzione della loro carriera.

Un leader politico che non ha dietro di sé un partito o una coalizione con la quale condividere un programma non serve e i fatti lo stanno dimostrando.

In Sicilia in questo momento abbiamo un uomo che anziché occuparsi dei gravissimi problemi che generazioni di politici prima di lui hanno creato, tenta di comportarsi come chi lo ha preceduto con la presunzione che utilizzando il lessico della legalità e dell’antimafia a ogni piè sospinto potrà lasciare incancrenire i problemi che poi qualcun altro dovrà affrontare … un gran bel gioco del chi resta con il cerino in mano!

Stiamo perdendo il conto di quante sono, e quanti soggetti coinvolgono, tutte le categorie che guardano alla Regione quale fonte del proprio reddito. Ognuna di queste categorie nate per volontà di una politica becera recrimina il mantenimento delle risorse fin qui avute nonostante le evidenti difficoltà di bilancio della Regione.

E cosa ti fa il leader di turno?

Prova a mettere dei pannicelli caldi per rinviare di qualche giorno, di qualche settimana, di qualche mese il giorno del giudizio.

Ci rendiamo conto che un malato terminale non ama che gli si dica che la sua fine è vicina ma oggi stiamo vivendo una fase in cui si deve dire la verità.

Attaccati alle mammelle, un tempo floride ma oggi rinsecchite, della Regione continuano a vivere decine e decine di migliaia di uomini e donne. Precari, manager, formatori, orientatori, asu, pip, lsu, consulenti, revisori, co.co.co. e altro ancora, ognuno con la sua storia e con la sua posizione che va dai 500 euro al mese del precario alla mercè del politicante votoscambista alle centinaia di migliaia di euro all’anno dei consulenti e dei manager che gravitano nelle stanze del potere.

Un vero leader oggi direbbe che la festa , se di festa si è trattata per tanti, è finita. Che gli sperperi del passato non ce li si può più permettere. Si facciano i conti. Si veda quanta gente sta a libro paga e quanto costa. Si proponga un piano di solidarietà che distribuisca quello che ancora rimane di risorse per tentare di accontentare la più ampia platea possibile di soggetti.

Un vero leader dovrebbe cominciare a guardare in casa propria e dare il buon esempio. Solo se tutti subiranno lo stesso trattamento la gente capirà che è giunto il momento della responsabilità.

E invece a cosa assistiamo?

A chiacchiere che vanno avanti da mesi su idee e progetti rivoluzionari i cui risultati non si sa quando arriveranno. Sono oramai mesi che i partiti che hanno vinto le elezioni pressano il governo perchè cambi marcia e dia maggiore consistenza alla sua azione attraverso innesti di politici al posto di tecnici evanescenti per contratto (anche se sono capaci non devono oscurare la figura del leader onniscente, onnipresente e onnidenunciante).

Il leader non vuole invece dividere il potere con nessuno tranne che con chi non è in grado di esercitarlo e mena il can per l’aia per il rimpasto di governo dettando condizioni inaccettabili e accusando gli altri di bramosia del potere. Ma il leader sa che i partiti che scalpitano gli stanno garantendo la possibilità di scaricare la propria inconcludenza su di loro. Sono loro che hanno interrotto il suo progetto rivoluzionario. Sono loro che gli hanno impedito di trasformare la Sicilia e i siciliani.

In effetti in dieci mesi di governo ci sono ancora siciliani che credono in quello che dice … ma quanti saranno?

Questo è il momento delle scelte difficili e soltanto un governo coeso, sostenuto dai partiti e finanche di larghe intese può riuscire a evitare il disastro verso il quale ci sta guidando l’attuale vincitore della lotteria delle regionali siciliane del 2012.

 

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