Non c’è che dire, siamo un paese alla soglia della lobotomizzazione!, di Paolo Luparello, del 01.11.2013, venerdì

1 novembre 2013 in Post ad hoc

 

Non c’è che dire, siamo un paese alla soglia della lobotomizzazione.

Un paese nel quale, a parte una sparuta minoranza che ha ancora la voglia e la forza per scendere in piazza, la maggioranza assiste spettatrice silente alle performance di governi incapaci meditando vendetta alla prossima tornata elettorale. Vendetta che dura lo spazio di qualche settimana tempo di capire che si è commesso l’ennesimo errore e quello che sembrava essere l’unto del Signore si è rivelato l’ennesimo pataccaro.

Può anche darsi che siamo un popolo maturo con un elevatissimo livello di sopportazione. Forse. Ma quanto maturo potrà continuare a essere un popolo che continua a scivolare, franare forse rende meglio, verso la povertà?

Il numero di coloro che sono scivolati al di sotto della soglia di povertà è ormai dell’ordine di milioni. I giovani disoccupati non sono mai stati così tanti. I lavoratori che continuano a perdere il lavoro continua a crescere. Il paese nel suo complesso sta perdendo posizioni nella classifica dei paesi più industrializzati … potremmo rischiare di non essere più invitati al prossimo G8.

E in tutto questo cosa fanno i governi nazionali e regionali? Cincischiano!

I problemi del paese sembrano essere l’IMU e i guai giudiziari di una anziano delinquente.

Sul fronte dell’IMU si sono riusciti a trovare i miliardi di € necessari ad abbonarla per il 2013 e per gli sfrattati a causa della crisi non si riescono a trovare che poche decine di milioni di €.

Tanta gente perde il posto di lavoro senza godere di alcun “paracadute” (cassa integrazione et similia) e i governi si preoccupano soltanto di trovare i soldi per i cassintegrati ormai storici e i precari della pubblica amministrazione.

A quanto pare così come i cittadini non sono più uguali di fronte alla legge, i cittadini non sono uguali di fronte allo Stato.

Perchè si continuano a trovare soldi e marchingegni legislativi per decine di migliaia di precari approdati alla pubblica amministrazione per le più disparate, e clientelari, vie e non si danno risposte a tutti gli altri disoccupati che avrebbero gli stessi sacrosanti diritti di partecipare a un concorso … come vorrebbe la Costituzione italiana per l’accesso alla Pubblica Amministrazione?

Vicenda che assume, come sempre, i contorni del grottesco quando arriviamo in Sicilia.

Abbiamo precari nella P.A. più di tutto il resto d’Italia.

Abbiamo operai forestali pagati dalla Regione più di ogni altra regione … probabilmente non solo italiana.

Abbiamo operatori nel settore della formazione professionale finanziata dalla Regione più di qualsiasi altra regione italiana … neanche dovessimo occuparci della formazione di tutti i paesi del bacino del Mediterraneo.

Abbiamo migliaia di lavoratori nelle cosiddette “società partecipate” della Regione senza sapere precisamente cosa questi lavoratori producano.

Lavoratori tutti che da anni se non decenni attingono alle casse della Regione.

E di fronte alla crisi che anche in Sicilia sta buttando in mezzo alla strada migliaia di piccoli e medi imprenditori, e relative maestranze, quali risposte è in grado di dare il governo regionale “rivoluzionario”? Nessuna. Al centro dell’attenzione sono sempre i soliti … per i nuovi poveri non c’è nulla.

Quanto potrà durare tutto questo?

Ma questi governi lo comprendono che di questo passa si rischia la coesione sociale?

Probabilmente no … e non sono neanche in grado di comprenderlo affaccendati come sono alla ricerca del consenso per garantirsi un altro giro di giostra!

 

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