Sudore e sangue… niente di nuovo sotto il sole di Sicilia!, di Paolo Luparello, del 10.05.2016, martedì
10 Maggio 2016 in Prima Pagina, Racconti
Sudore e sangue… niente di nuovo sotto il sole di Sicilia! (*), di Paolo Luparello, del 10.05.2016, martedì

Lui correva. Sotto il sole cocente, era un dispensare sudore e saliva… anche schiuma si formava tra
le cosce. Il sentiero si inerpicava e più la salita diventava dura più lui intensificava i passi. Pochi
metri lo separavano dallo scollinamento. Raggiunta la sommità, si fermò. Sapeva cosa lo attendeva.
Lo schiudersi di una vista mozzafiato sulla valle della Santuzza. Era un rito oramai. Tirare alla
morte quella salita per poi fermarsi e godere di quel creato era lo scopo di tutta una settimana di
lavoro.
Le settimane erano scandite da quel piacere unico che poi gli avrebbe dato la carica per
un’altra settimana e un’altra ancora e così via … questa era la vita che amava vivere.
Dopo aver goduto per alcuni minuti della vista sul mare del golfo di Palermo, che non si stancava mai di
fotografare e postare, si avvio lentamente verso i cipressi… non tutti i liquidi possono essere
eliminati con sudore e saliva.
Mentre stava per riprendere la corsa, una strana sensazione lo assalì. Qualcosa gli diceva di
cominciare a correre il più velocemente possibile lungo la discesa che lo avrebbe portato di nuovo
in città. Ma quella sensazione non fu seguita con la velocità che avrebbe dovuto. L’adrenalina
attivata dall’amigdala non fu sufficiente. Un dolore intenso gli squarciò la testa. Il buio precipitò su
di lui e dell’azzurro intenso di quel cielo senza nuvole e di quel mare senza onde non rimase nulla.
Nessuno ne seppe più nulla.
A distanza di tanti anni c’è ancora qualcuno il cui pensiero va a lui e che riflette su ciò che sarebbe
potuto essere e che non è stato. C’è voluto del tempo, ma se ne sono fatti una ragione; in Sicilia ci
può stare che una vita possa essere interrotta per una corsa nei luoghi sbagliati, per un terreno che
non andava coltivato, per una risposta che non ammetteva replica, per qualcuno che non doveva
stare al volante di un’auto.
A lui non spettarono riti e onorificenze. I suoi non dovettero lottare per rivendicare diritti non
concessi. Ma se avesse potuto scegliere, avrebbe preferito così. Che la mano vile e assassina gli
avesse potuto togliere la vita lo aveva preso in considerazione, ma per ben altre ragioni. Non
avrebbe però voluto che anche le vite di chi amava potessero essere condizionate da quella
mistificazione che era diventato quel caravanserraglio che ruota attorno alle vittime del fenomeno
mafioso.
Oggi, se avesse potuto seguire le loro vite, non potrebbe che esserne felice. Le sue donne hanno
seguito la loro strada. Di quel mistero nulla sembra essere rimasto e ognuna ha seguito le proprie
passioni che lui conosceva. Sara oramai vive stabilmente a Parigi e lavora nel mondo che aveva
sempre desiderato. Federica non ha lasciato Palermo e adesso è entrata in magistratura. La sua
Maria non lo ha mai perdonato, eppure non lo avrebbe voluto di una virgola diverso da come era.
Il destino di ognuno di noi è imperscrutabile; quello che conta, però, è aver vissuto una vita degna
di essere vissuta, che non vuol dire ricchezze e potere… ma l’affetto e il rispetto di chi ci ha
conosciuto.
(*) Elaborato presentato al premio “Sicilianamente 2016”
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