Diario di Fedro, 23 marzo Covid-19 … o della morte

23 Marzo 2020 in Post ad hoc, Prima Pagina

Sto provando la stessa sensazione che provai quando partii per il servizio di leva, ma a quel tempo non c’era in gioco la mia vita e quella dei miei cari. Mi sento in mezzo a un guado e le rive sono lontanissime, non si vedono più.

E’ una sensazione tremenda.

La notizia di un parente entrato in terapia intensiva, intubato, piomba con il fragore di un tuono. Il virus non è più soltanto una notizia, il virus è entrato nella nostra famiglia, non colpisce uomini e donne indistinti, colpisce una persona che fa parte della nostra vita.

Penso a quante migliaia di persone in questi giorni hanno vissuto e stanno vivendo dei drammi. Persone che non hanno avuto il tempo di un ultimo saluto.

Un ultimo saluto.

Un ultimo bacio.

Un ultimo abbraccio.

Un’ultima cena nel locale preferito.

Un’ultima passeggiata nel giardino a mare.

Un ultimo caffè da Stagnitta.

Un’ultima “brioscia” da Latteria.

Un’ultima acchianata.

Un’ultima corsa.

Un ultimo libro.

Un’ultima riga nel diario segreto.

Un’ultimo post.

Un’ultima parola senza la maschera della convenzione.

Non credo che nessuno arrivi preparato alla morte.

Per quanto sulla vita dell’uomo aleggi il pensiero della morte fin dall’infanzia, mai come in questo frangente quella che sembrava una paura lontana si sta trasformando nell’ombra di ciascuno di noi.

Ho paura.

Ma di cosa ho paura?

Ho paura di soffrire?

Ho paura del non riuscire a respirare?

Ho paura che non ci sarà posto per me in un ospedale?

Non devo avere paura.

Finché io sarò vivo non ci sarà la morte, e quando ci sarà la morte io non ci sarò più.

Me lo ripeto spesso, io non devo avere paura.

E non c’è più tempo per i rimpianti … quello che non ho fatto fino a oggi sarebbe soltanto un ricordo.

Comunque andrà, questa partita a dadi ci segnerà.