Riflessione di Fedro, del 21 settembre 2025

Settembre 21, 2025 in Post ad hoc, Prima Pagina

Il diffondersi dei movimenti negazionisti nei confronti delle verità scientifiche rappresenta uno dei fenomeni sociali e culturali più rilevanti dell’epoca contemporanea. Dal rifiuto dei vaccini alla credenza nella Terra piatta, dal rigetto del cambiamento climatico alle teorie del complotto sulla genetica o sull’intelligenza artificiale, assistiamo a una crescente difficoltà nel riconoscere l’autorità del sapere scientifico. A un primo sguardo, si potrebbe pensare che queste posizioni siano il frutto di meri dubbi conoscitivi o di un’ignoranza generalizzata, ma la realtà è più complessa: dietro questi atteggiamenti troviamo una trama che intreccia diffidenza verso le istituzioni, fragilità culturale, dinamiche psicologiche e sfruttamento dei nuovi mezzi di comunicazione.

Il cuore del problema risiede, in gran parte, nella crisi di fiducia verso le istituzioni. La scienza, per la maggioranza dei cittadini, non è un sapere verificabile direttamente: si fonda su un sistema di delega. Pochissimi possiedono le competenze per replicare in laboratorio un esperimento di biologia molecolare o per leggere i dati satellitari sul clima; perciò ci si affida agli scienziati, alle università, ai centri di ricerca. Tuttavia, quando le istituzioni scientifiche appaiono compromesse da interessi economici, scandali o contraddizioni, si apre lo spazio per il sospetto. È sufficiente che una piccola minoranza alimenti l’idea che dietro ai vaccini vi siano lobby farmaceutiche o che dietro al cambiamento climatico ci siano strategie di controllo politico, perché il dubbio diventi fertile terreno per le teorie negazioniste.

Si può certamente parlare di ignoranza diffusa, ma non nel senso puro di mancanza di istruzione. Oggi la gran parte delle persone ha un livello di alfabetizzazione formale sufficiente; il problema è piuttosto l’analfabetismo funzionale e scientifico. In altre parole, molti hanno ricevuto nozioni superficiali di scienza, ma non possiedono la capacità critica per comprendere la natura del metodo scientifico: cioè che la conoscenza avanza attraverso tentativi, errori, correzioni, falsificazioni. La scienza non offre verità assolute ed eterne, ma costruzioni sempre perfettibili. Tuttavia, una parte della società confonde queste revisioni fisiologiche con segni di incertezza o di debolezza. Di fronte a ogni cambiamento di posizione, cresce il sospetto che la comunità scientifica nasconda qualcosa, mentre in realtà è esattamente in questa revisione che risiede la sua forza.

Un’altra chiave di lettura consiste nel ruolo psicologico dei movimenti negazionisti. Essi creano comunità. Nell’era digitale, molti individui si sentono isolati, disorientati e privi di punti di riferimento. Abbracciare una teoria alternativa, come credere che la Terra sia piatta, significa aderire a un gruppo che “ha capito la verità” e che si oppone al conformismo di massa. Questo genera senso di appartenenza e rafforza l’identità personale. In questo senso, il negazionismo è meno un problema cognitivo che esistenziale: non tanto un errore di logica, ma un modo per esprimere diffidenza verso l’autorità e, insieme, per costruire una controcultura.

Non possiamo dimenticare l’impatto dei social network. Questi strumenti amplificano le voci minoritarie e forniscono un’enorme cassa di risonanza a ogni teoria, per quanto infondata. Ciò che un tempo rimaneva confinato a circoli marginali trova oggi milioni di ascoltatori. Inoltre, la logica algoritmica delle piattaforme favorisce i contenuti che generano reazioni emotive: paura, indignazione, complotto. Ne deriva che un video sensazionalista sul “pericolo del vaccino” ha più probabilità di diffondersi rispetto a una lezione universitaria equilibrata.

Alla domanda se questi movimenti siano frutto di dubbi reali o di ignoranza, la risposta è che si tratta soprattutto di un fenomeno sociale più ampio, in cui l’ignoranza non è tanto assenza di conoscenze, quanto incapacità critica di riconoscere la natura del sapere scientifico. È una fragilità culturale che si combina al bisogno di sentirsi parte di una comunità e al clima di sfiducia verso autorità percepite come distanti.

Ciò chiama in causa anche la comunità scientifica e le istituzioni. Spesso il linguaggio tecnico, distante, poco accessibile, contribuisce ad alimentare la separazione tra esperti e cittadini. Occorre invece ripensare radicalmente la comunicazione scientifica, rendendola più trasparente, partecipata e capace di mostrare non solo i risultati, ma anche il percorso che porta a tali conquiste. Solo così si potrà ridurre quello spazio di sospetto che alimenta le teorie negazioniste.

In definitiva, il negazionismo non è semplicemente mancanza di istruzione, né una critica razionale a ipotesi scientifiche: è un fenomeno radicato nella diffidenza, nella solitudine e nell’incapacità di gestire la complessità del sapere contemporaneo. Ignoranza sì, ma non come vuoto, piuttosto come incapacità di trasformare le informazioni in conoscenza critica.

(EdS)

Diario di Fedro, 23 marzo Covid-19 … o della morte

Marzo 23, 2020 in Post ad hoc, Prima Pagina

Sto provando la stessa sensazione che provai quando partii per il servizio di leva, ma a quel tempo non c’era in gioco la mia vita e quella dei miei cari. Mi sento in mezzo a un guado e le rive sono lontanissime, non si vedono più.

E’ una sensazione tremenda.

La notizia di un parente entrato in terapia intensiva, intubato, piomba con il fragore di un tuono. Il virus non è più soltanto una notizia, il virus è entrato nella nostra famiglia, non colpisce uomini e donne indistinti, colpisce una persona che fa parte della nostra vita.

Penso a quante migliaia di persone in questi giorni hanno vissuto e stanno vivendo dei drammi. Persone che non hanno avuto il tempo di un ultimo saluto.

Un ultimo saluto.

Un ultimo bacio.

Un ultimo abbraccio.

Un’ultima cena nel locale preferito.

Un’ultima passeggiata nel giardino a mare.

Un ultimo caffè da Stagnitta.

Un’ultima “brioscia” da Latteria.

Un’ultima acchianata.

Un’ultima corsa.

Un ultimo libro.

Un’ultima riga nel diario segreto.

Un’ultimo post.

Un’ultima parola senza la maschera della convenzione.

Non credo che nessuno arrivi preparato alla morte.

Per quanto sulla vita dell’uomo aleggi il pensiero della morte fin dall’infanzia, mai come in questo frangente quella che sembrava una paura lontana si sta trasformando nell’ombra di ciascuno di noi.

Ho paura.

Ma di cosa ho paura?

Ho paura di soffrire?

Ho paura del non riuscire a respirare?

Ho paura che non ci sarà posto per me in un ospedale?

Non devo avere paura.

Finché io sarò vivo non ci sarà la morte, e quando ci sarà la morte io non ci sarò più.

Me lo ripeto spesso, io non devo avere paura.

E non c’è più tempo per i rimpianti … quello che non ho fatto fino a oggi sarebbe soltanto un ricordo.

Comunque andrà, questa partita a dadi ci segnerà.

Diario di Fedro, 22 marzo Covid-19

Marzo 22, 2020 in Post ad hoc, Prima Pagina

La città sembra ferma. Solo qualche imposta aperta dà una parvenza di vita all’interno di qualche abitazione. Nessun rumore. L’acufene riesce a sovrastare tutto come se anziché essere al mezzodì fossimo a notte inoltrata. Riscopro piccoli piaceri. Temevo che l’isolamento potesse far esplodere una fame nervosa. Invece no, riesco a rispettare quel minimo di tabella che mi sono dato e non faccio nemmeno fatica.

Sono al settimo giorno di isolamento. Il mio non è un isolamento stretto, devo continuare ad andare a lavorare, ma il numero di persone che incontro in presenza sono oramai ridotte al lumicino, le strette necessarie, tutte le altre, fortunatamente lavorano da casa.

Sto bene con me stesso, lo pensavo anche prima del Covid-19, ma adesso ne sto avendo la prova, anche se giorno dopo giorno sarà come avventurarsi in un territorio sconosciuto. Sarà un modo per conoscermi meglio.

Le emozioni che provo a seguito della notizie che giungono sono tante e mi spingono a scrivere e a interagire tramite i social. Ogni tanto mando qualche messaggio alla mia rete di contatti, è aumentato il numero di risposte, segno che non sono soltanto io a provare certe emozioni. Certe risposte mi toccano il cuore. Avverti l’ansia. l’angoscia, anche la solidarietà.

Domani inizierà una nuova settimana. Aspetteremo il famoso picco, con il suo carico di nuovi abbandoni. Si vive alla giornata.

Non mi manca nulla, ma non perchè ho tutto ma perchè sono abituato a non avere nulla!

Aspetto che passi, perchè passerà!, di Paolo Luparello, del 21.03.2020

Marzo 21, 2020 in Noi la pensiamo così, Post ad hoc, Prima Pagina

Aspetto che passi, perchè passerà!

Di Paolo Luparello

Non so quanto durerà e quando potrò riprendere le mie abitudini.

Lo stress che mi investe ha degli alti e bassi, e più passano i giorni più imparo a conoscere me stesso.

Non so se mi piacerò dopo questa esperienza dolorosa.

Non so come reagirò a tutte le situazioni che mi troverò a dover affrontare.

Non so se avrò paura per me stesso, o per le persone a me care o per entrambi.

Non so se farò le cose giuste e se in me prevarranno comportamenti opportunistici o altruistici.

Nei limiti del possibile evito di aggiungere stress a quello che non posso evitare.

Ricevo, come tutti, tanti messaggi.

Mi rifiuto di aprire messaggi di cui non conosco il contenuto o il cui contenuto è già dichiarato non potrà che aumentare lo stress (complotti, strategie di organizzazioni tipo Spectre, testimonianze di nessuna utilità).

Leggo con piacere messaggi che sono ispirazione per affrontare questa condanna a restare con me stesso.

In questo momento non ho bisogno di aumentare lo stress.

Guardo la televisione a partire dalle 18, quando la protezione civile legge il bollettino di guerra.

Ogni giorno, fino a oggi, è stata una delusione.

Delusione?

E come si devono sentire coloro che rientrano nelle statistiche che vengono snoccialate, deceduti esclusi purtroppo?

Come si devono sentire coloro che attendono il responso del tampone?

Come si devono sentire coloro che avvertono o credono di avvertire sintomi che possono far pensare a questa maledetta influenza?

Io aspetto.

Aspetto che passi. Perchè, passerà!

Chi oggi dispensa critiche e scenari apocalittici è da assimilare all’untore, perchè certi messaggi possono portare alla disperazione e possono determinare il panico tra la popolazione, quanto più a lungo durerà questa tragedia.

Solo se non mi farò prendere dal panico potrò prendere le migliori decisioni, e questo vale per tutti.

Finchè saranno assicurati i servizi essenziali si tratta di aspettare.

Tutta la comunità scientifica sta lavorando alla soluzione di questa tremenda crisi.

Buono o cattivo che mi possa sembrare, il nostro mondo è il risultato del lavoro di questa comunità scientifica.

Io attendo con fiducia e nel frattempo faccio la mia parte.

Seguo le indicazioni che le autorità politiche e scientifiche ci hanno dato, questo vuol dire fare la mia parte.

Caro amico, cara amica, prova anche tu a non alimentare lo stress, prova invece a contribuire affinchè ognuno faccia la propria parte e #andràtuttobene

Svegliamoci, non permettiamo che ancora una volta prevalga l’ignoranza!, di Paolo Luparello

Luglio 23, 2019 in Post ad hoc, Prima Pagina, Vergognatevi

Cosa sta succedendo in questi ultimissimi anni non è di facile interpretazione.Come possa una forza politica riuscire ad aggregare un notevole consenso sulla base di una serie di proclami che in altri momenti avrebbero destato esclusivamente ilarità e risate di scherno non è chiaro.Il fenomeno non è soltanto italiano, ma quello che sta succedendo in Italia è sotto i miei occhi e di questo posso parlare.Come può l’ignoranza e la rozzezza trovare spazio tra gli italiani?Come può la rissa prendere il sopravvento sul dialogo e sul confronto?Come possono i valori di una società civile e solidale venire barattati con l’egosimo e l’inciviltà?Troppo facile dare la colpa ai cittadini ignoranti, alle plebi suburbane, ai coatti di ogni estrazione, alla fine bisogna fare i conti con loro e con il loro voto capace di spianare la strada a governi liberticidi e a governanti inadatti alla gestione della complessità, quale è il governo di uno dei Paesi più industrializzati del mondo, chissà ancora per quanto.Tutti alla ricerca delle colpe, quando sarebbe necessario, invece, trovare le soluzioni.Non è tempo di persone di buona volontà.Non è tempo di studiare e di documentarsi.E’ tempo di slogan beceri e fasulli.E’ tempo di dare addosso al “nero” di turno (l’altro ieri gli ebrei, ieri i meridionali, oggi i migranti extracomunitari e c’è tempo, domani, per i migranti comunitari, i nostri figli).La storia si ripete.Sangue sarà versato.Violenza genererà violenza.Anch’io ne sarò responsabile perchè avrò sottovalutato la cattiveria degli ignoranti e la fame di ladri e pusillanimi.Neanche le ruberie riescono a svegliare dal sonno gli insipienti.Non possiamo lasciare nelle mani degli arruffapopolo il nostro destino e quello delle prossime generazioni.Chi ha memoria non si stanchi di esercitarla attivamente.Si segreghino gli ignoranti e i creduloni contenti.Non si dia diritto di cittadinanza agli opportunisti e ai lacchè.Se non vogliamo che si ripetano gli orrori del passato, svegliamoci!

Io la penso così, di Paolo Luparello, del 12.01.2017, giovedì

Gennaio 12, 2017 in Prima Pagina, Rassegna stampa

Io la penso così, di Paolo Luparello, del 12.01.2017, giovedì

A proposito della mia disponibilità a candidarmi alle prossime elezioni regionali

Ho deciso di impegnarmi in politica perchè ritengo di poter dare un contributo per provare a migliorare la comunità di cui faccio parte, quella siciliana.

Ho deciso di mettermi a disposizione per fare qualcosa a livello regionale perchè lavorando da tanti anni nell’Ente regione ritengo che tanto lavoro ci sia da fare nella sua organizzazione, lavoro di cui si deve fare carico la politica regionale. Molti immaginano di realizzare politiche che sul piano teorico appaiono perfette ma che poi, al di là della reale volontà di realizzarle, si scontrano anche con la realtà operativa dell’Ente chiamato a realizzarle. Da qui la mia priorità all’efficientamento della burocrazia regionale, il cui caposaldo è la massima attenzione alle risorse umane che operano al suo interno.

Valorizzazione delle professionalità, efficientamento delle procedure, informatizzazione dei processi lavorativi, adeguamento tecnologico delle infrastrutture tecnologiche e dei dispositivi di lavoro, e naturalmente ascolto, tanto ascolto degli operatori dell’Ente regione e degli utenti.

Sono argomenti dei quali si può occupare un deputato regionale sia che stia al governo che all’opposizione? Altri deputati regionali non lo so, io me ne occuperò, se avrò la fiducia di tanti amici e amiche che saranno disponibili ad appoggiare una mia candidatura alle prossime elezioni regionali.

E altri commenti …

Garantisti si, ma non a ore alterne, o forse il presidente ritiene che il suo cerchio magico paga la vicinanza al rivoluzionario siciliano?
Crocetta “esulta” per il caso-Anfe Ma il vero scandalo è la Monterosso
http://livesicilia.it/2017/01/12/crocetta-esulta-per-il-caso-anfe-ma-il-vero-scandalo-e-la-monterosso_816796/
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Quando lo dico io … dice il sindacato “Giucas Casella”!, di Paolo Luparello, del 22.03.2015, domenica

Marzo 22, 2015 in Noi non facciamo sindacato, Prima Pagina

Quando lo dico io … dice il sindacato “Giucas Casella”!, di Paolo Luparello, del 22.03.2015, domenicaPaolo a Marina di Cottone

Quella appena passata è stata una settimana di passione … intensa come non se ne viveva da tanto tempo. Una grande manifestazione di piazza il 17, sotto una pioggia battente, e una più contenuta manifestazione il 20, sotto un bel sole primaverile, … lo sciopero che in tanti attendevamo per “lanciare una scarpa” (metaforicamente) a questo Governo e al suo Presidente.

Cosa ci rimarrà di questa settimana?

Sicuramente un bel ricordo. Due piazze piene di tanta gente che ha voluto manifestare il proprio “non ci sto”, la propria stanchezza, il proprio disprezzo per una classe di politici e di tecnici incapaci di affrontare correttamente i gravi problemi che attanagliano la Regione in quanto Ente ma anche la Sicilia nel suo complesso economico e sociale.

Continuo ad accusare questo Governo di non essere ne equo ne trasparente.

Tutti siamo consci dei problemi nei quali si dibatte la Sicilia, non soltanto dal 2008.

Non si può però accettare che un Governo non eletto dai siciliani, ma frutto delle alchimie di palazzo fatte di “transumanze onorevoli”, si arroghi il diritto di vita e di morte su tante categorie sociali senza avere il coraggio di informare su chi graverà il costo di certe scelte.

Questo è il Governo della rivoluzione? Cosa c’è di diverso in questo Governo rispetto a quelli che lo hanno preceduto … non soltanto in questa legislatura?

A leggere una delle tante versioni di quella che, forse, un giorno sarà la “finanziaria regionale 2015 (anche legge di stabilità)” non sembra di trovarsi davanti a un progetto organico. Sembra, piuttosto, una miscellanea di “sassolini” che qualche “manina” ha lasciato cadere tra gli ingranaggi di una macchina già “grippata”. La “finanziaria” sembra sempre più l’occasione per dare sfogo alle peggiori pulsioni di chi, raggiunto non si sa ne come ne perchè certe postazioni, ha individuato le origini di tutti i mali.

Queste manine anonime perchè non escono dall’anonimato? Perchè non si palesano? Perchè accanto a ogni norma che si propone non si scrive il nome di chi l’ha proposta e le sue competenze, il perchè la si è proposta e l’impatto che ci si attende dalla norma stessa. Credo che tutti siamo bravi a scrivere “quello che c… vuoi di ciò che c… vuoi!” … un po’ più difficile è scrivere quello va scritto per il bene comune della Sicilia e dei siciliani.

Le manine continueranno a scrivere nel loro splendido anonimato, e i sindacati hanno avuto il tavolo al quale sedersi … aspettiamo, popolo bue, gli esiti di questi sforzi e non prima del 10, forse l’11, ma potrebbe essere il 15 aprile, sapremo se saremo chiamati alla mobilitazione … quando lo diranno loro … Giucas Casella ha fatto proseliti!

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e altri commenti …

Lupi a lezione dal ministro ombra Incalza: “Quella è una strada, non una ferrovia” … a leggere questa chiacchierata tra ministro e superdirigente cadono le braccia! Esiste un sistema informativo di monitoraggio delle opere pubbliche che tutte le amministrazioni sono obbligate a utilizzare e poi per sapere a che punto si trovano il ministro deve andare a ripetizioni private dal “superdirigente”? E’ la prova provata che la politica non conosce una beneamata …! … e parliamo di un’intervista!

Bankitalia gela il mattone italiano: “Non tornerà più ai livelli degli anni Novanta” … e se non fosse proprio un male?

Coordinatori rompono col leader “Prova a scalare Sel dalla poltrona” … proprio io non dovrei parlare ma ritengo che Civati sbagli … si può essere contrari alla linea della propria segreteria ma lui dà tutta la sensazione che stia lavorando non per cambiarla ma per fare qualche altra cosa!

“La soluzione non è il partito dei sindaci” … una bella intervista in perfetto politichese … Cracolici!

P.a: countdown ‘operazione verità’ su graduatorie concorsi … sarà un lavoraccio per la Sicilia!

Orlando su Crocetta: “Affetto da commissariomania” … io lo dico da un bel po’ di tempo!

Inchiesta Grandi Opere, Burchi: «Vi spiego come funziona il Sistema» … ma di queste cose Crocetta non ne sa niente? In Sicilia nulla di tutto ciò? Finora sembra che il presidente si sia occupato di “quisquilie” … di cose serie a quando?

Palermo, l’ultimo giardino dei normanni|Webreportage … cosa sarebbe Palermo se la governassero … altri!

Il fiume non si ferma, così il passante ferroviario va ko … Siamo a Palermo … una città costruita ove un tempo fluivano diversi fiumi … oggi un fiume ferma i lavori … imprevedibile?

Così Incalza «raccomandava» Balducci … lettura molto edificante e illuminante. Sovvengono due domande. Prima domanda. C’è un “Incalza” alla Regione Siciliana … nel senso di un personaggio di spessore in grado di orientare significativamente le scelte politiche e dal quale in un prossimo futuro qualcuno potrebbe essere costretto a prendere le distanze? Seconda domanda. Sono scarsi i consulenti siciliani o è troppo bravo Incalza … a vedere i suoi ingaggi?

Gli impiegati del 118 e le auto-telefonate: caricavano le schede … quindi in questi casi non scatta il licenziamento? Mah!

Sicilia, i viaggi in Spagna e Qatar dei deputati costano 40mila euro in 3 mesi … e se si cominciasse a dare il buon esempio a partire da qui?

 

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