Ottobre 19, 2016 in Politica, Prima Pagina
La crisi economica può attendere, parliamo di referendum!, del 19.10.2016, mercoledì
Fino a qualche mese fa Renzi navigava in cattive acque e gli si chiedeva conto e ragione dei mancati risultati che tutti ci aspettavamo. E invece, oggi, la priorità è il referendum. Le ricette di Renzi non hanno funzionato perché la Costituzione è vecchia e va riformata, o per meglio dire, rottamata. Quando Renzi parlava di rottamazione pensavo che si riferisse ai politici di lungo corso, si riferiva invece alla Costituzione. Nonostante tutte le leggi che hanno picconato i diritti di lavoratori e pensionati, il Governo ha bisogno di essere più veloce, di non dover perdere tempo a discutere con chicchessia, di riprendersi il governo dei territori sui quali lo Stato centrale tornerà a decidere cosa fare.
Il bello di tutta questa vicenda è che Renzi è riuscito a dividere gli italiani, i quali, come è noto, amano dividersi in fazioni, bianchi contro neri, guelfi contro ghibellini, polentoni contro terroni, e adesso sostenitori del Si e sostenitori del No. Come ha detto qualcuno, più del 90 % degli italiani non sa una mazza del merito del referendum e tantissimi di quelli che andranno a votare lo faranno per l’abilità mediatica dei sostenitori dei due schieramenti.
Da un lato si ripete a pappagallo che con il Si l’Italia decollerà verso un futuro ricco e radioso, mentre sull’altro fronte si nutrono seri timori sul destino che ci attende con una minoranza nel Paese che vincendo le elezioni diventa maggioranza in Parlamento con assoluta libertà legislativa senza dover perdere troppo tempo nel dibattito parlamentare.
Non sapevo che gli italiani avessero individuato nel bicameralismo perfetto l’origine di tutti i mali che hanno zavorrato l’Italia in tutti questi anni. Origine di tutti i mali che invece non è sfuggita ai Paesi stranieri, primi fra tutti Stati Uniti d’America, Paesi della UE, senza trascurare i grandi colossi della finanza internazionale. Abbiamo quindi un 90 % di italiani che non si farà una propria idea del quesito referendario per manifesta ignoranza, mentre dall’altra abbiamo mezzo mondo che sa esattamente cosa è bene per l’Italia e che apparentemente sembra sostenere la riforma Renzi-Boschi.
Mentre in Italia siamo quasi spaccati in due schieramenti del 50% circa ciascuno, gli altri Paesi sembrano unanimi nel loro giudizio. Ma mi domando, quale è l’interesse di mezzo mondo a suggerire all’Italia cosa è bene per l’Italia? E’ innegabile che non tanto i Paesi, quanto piuttosto gli investitori internazionali vogliono interlocutori forti con i quali si possano fare patti chiari (tra di loro) e lunghe amicizie. Degli interessi degli italiani non c’è traccia.
Gli italiani devono diventare competitivi con i Paesi che vantano uno stato sociale meno generoso e con trattamenti salariali più bassi.
No, non credo nelle politiche di questo governo Renzi e non credo alla sua affabulazione e ancora meno credo alla bontà della sua riforma costituzionale, visto che è costretto a ricorrere a trucchetti comunicativi e a marchette in legge di stabilità pur di portare dalla sua parte ampie fette della popolazione.
No, non credo nelle ragioni del Si, anche perché il messaggio che si vuole far passare non è esattamente quello dei contenuti della riforma costituzionale. La riforma di Renzi della Costituzione è una brutta riforma e non accetto di passare per conservatore solo perché non condivido una riforma che viene definita dai suoi stessi estensori come un “meglio che niente”, come se una qualsiasi riforma potrà portare chissà quali vantaggi agli italiani, quando serve soltanto a far passare il messaggio che adesso in Italia c’è un uomo forte.
Ognuno si faccia gli affari di casa propria, ci si concentri su una legge elettorale costituzionalmente sostenibile e poi si vada dritti al voto e quel che deve succedere succeda.
Non dimentichiamo quello che è successo in Belgio e più recentemente in Spagna. Non hanno governi addirittura da anni, ma non per questo cambiano le costituzioni o modificano le leggi elettorali, o quantomeno noi non ne sappiamo nulla, invece qualcuno pensa che all’estero si sappia esattamente tutto su cosa sta succedendo in Italia. Ma ci facciano il piacere!
Qualcuno, tra i pochi lettori di queste righe, si domanderà a quale mulino porto acqua con il mio No al referendum. Sinceramente non lo so, penso soltanto che ogni cittadino dovrebbe fare quanto è nelle proprie possibilità per portare avanti il bene comune e in questo momento il bene comune è rappresentato dalla difesa della nostra Carta Costituzionale, ci vogliate credere ma questo è il mio libero convincimento.
Tags: La Sicilia che vogliamo
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