Le riflessioni del viandante, del 25 giugno 2016, sabato

25 Giugno 2016 in Prima Pagina, Racconti

Le riflessioni del viandante, del 25 giugno 2016, sabato

Oggi avevo deciso che avrei fatto la salita (“l’acchianata”) di Montepellegrino. Sarebbe stato un Luparello Paolo 02fuoriprogramma per questo periodo dell’anno, ma l’incendio che una decina di giorni fa ha sfregiato il monte caro ai palermitani mi aveva fatto prendere questa decisione. Avevo preso questa decisione dopo la triste immagine di Montepellegrino, di un colore marrone scuro tipico delle superfici percorse dal fuoco, che mi era apparsa tornando a Palermo da una breve vacanza. Non che prima il monte fosse coperto da boschi rigogliosi, ma quella vegetazione che lo copriva a tratti sul versante che guarda a oriente, era una immagine familiare per chi giungeva a Palermo proveniente dalla Sicilia occidentale, percorrendo l’ultimo tratto dell’autostrada Palermo-Catania.

Così come tanti altri non ho potuto mantenere l’impegno che avevo preso con me stesso. Strade transennate e posti di blocco della Polizia Municipale impedivano a pellegrini, podisti e ciclisti di intraprendere la salita all’eremo di Santa Rosalia, chi per devozione, chi per fitness, chi per amore per la natura e l’ambiente.

Anche se non sono salito, lo spettacolo triste del monte percorso dal fuoco è visibile anche dal perimetro stradale che circonda Montepellegrino. Fin dal prossimo autunno un po’ di verde tornerà a colorire le pendice del monte, ma non sarà il verde degli alberi che da decenni vegetavano in quei luoghi.

Strano rapporto quello dei palermitani con il monte che dovrebbe essere loro caro. Oggi lo sfregio è visibile a tutti e anche in lontananza da diverse parti della città. Qualcuno sarà forse orgoglioso del proprio operato. Tanti altri non saranno minimanente turbati da quella prova di probabile inciviltà. Mafia? Interessi economici? E che c’entra la mafia o gli interessi economici con il degrado di quel caro monte, che ancor prima dell’incendio era stato ridotto a una pattumiera come più volte si è denunciato? Dobbiamo renderci conto che i palermitani non amano il bello, quantomeno il bello di tutti, quello che ricrea l’occhio e dona pace e tranquillità agli animi, anche quelli meno gentili. Ma a pensarci bene i palermitani non amano soltanto il bello di tutti, non amano tante altre cose e per dimostrare il proprio “non amore” ricorrono alle soluzioni più diverse, dal piombo al tritolo, e per dimostrarlo non esitano a versare sangue innocente … figurarsi a bruciare “quattro piante”.

Strano popolo siamo quello palermitano. Abbiamo talmente tanti problemi, ben altri problemi, che siamo arrivati al punto di crogiolarci nella nostra mancanza di senso civico, che non è soltanto il rispetto per il prossimo ma soprattutto il piacere di vivere in un ambiente sano e pulito.

Fino a quando la bellezza naturale dei luoghi in cui viviamo riuscirà a emergere, nonostante noi, sull’incuria e sul degrado e sulla tolleranza dell’ignoranza?