La protesta ai tempi dei social, di Paolo Luparello, del 20 gennaio 2019, domenica

20 Gennaio 2019 in Prima Pagina, Sindacato

Oltre che pubblicare post sui principali social (Facebook, Twitter e Linkedin) ho una lista di distribuzione di Whatsapp attraverso la quale raggiungo circa 400 colleghi dirigenti.

Naturalmente ho anche modo di incontrare di persona molti colleghi dirigenti e non, ma devo dire che le principali interazioni in materia sindacale avvengono tramite social.

In ordine di tempo l’ultimo post che ho “immesso” nel sistema social di cui sopra è “Non più di 15 minuti, poi in piazza!, di Paolo Luparello, del 19 gennaio 2019, sabato” (raggiungibile al linkhttp://www.perchenosicilia.org/2019/01/20/non-piu-di-15-minuti-poi-in-piazza-di-paolo-luparello-del-19-gennaio-2019-sabato/) con il quale invito a prepararsi a una mobilitazione per sollecitare la definizione del contratto collettivo regionale di lavoro per l’area della dirigenza.

Il post ha sortito alcune immediate risposte.

Qualcuno mi ha fatto presente che non ritiene appropriato per la categoria fare manifestazioni e mi pare di capire che ritiene che il sindacato non abbia utilizzato gli strumenti a sua disposizione per costringere la controparte al tavolo negoziale, non mi ha però scritto quali sarebbero questi strumenti, proverò a chiederglielo.

Qualcuno mi ha scritto che si sente preso per i fondelli e che verosimilmente ci saremmo dovuti incatenare da qualche parte fino a che l’Aran Sicilia non fosse stata costretta a sedersi al tavolo negoziale che si sarebbe dovuto svolgere parallelamente a quello del comparto non dirigenziale. Ho spiegato nel post sopra segnalato i motivi per cui non si è potuto procedere e ho anche scritto che adesso possiamo dire che la pazienza è finita, ma se qualcuno vorrà farmi compagnia sono anche disposto a incatenarmi.

Diversi altri hanno condiviso quanto scrivo nel post di cui sopra e ciò mi lascia ben sperare per il seguito della faccenda che ci riguarda, almeno relativamente alla condivisione del percorso che vogliamo intraprendere.

Alcune considerazioni sulle quali ognuno potrà fare le riflessioni che meglio crede.

Prima considerazione. In una nave il comandante è l’ultimo ad abbandonare la nave in caso di naufragio. Che ci piaccia o no i dirigenti sono i comandanti di questa flotta che si chiama Regione Siciliana. Da comandante di una piccola navicella di questa flotta non mi sentirei a posto se prima pensassi a me e poi a chi mi permette di svolgere la mia funzione.

Seconda considerazione. Continuando con la metafora del comandante, non è facile per chi esercita il comando dover ricorrere a manifestazioni di piazza per far valere un proprio diritto. Chi esercita il comando si aspetta che i propri bisogni siano immediatamente percepiti dalla proprietà (dal “Governo”) con la quale si lavora a diretto contatto e ci aspetterebbe che si creassero le condizioni affinchè non si costringano i propri più diretti collaboratori alla protesta. Purtroppo così non è e anche i dirigenti sono costretti alla protesta, di malavoglia.

Terza considerazione. Quale è la forma di protesta più gradita ai dirigenti?

Quella più gettonata in assoluto è la “minaccia” al sindacato del ritiro della delega. Non sono pochi quelli che credono che sia il sindacato a frapporre ostacoli alla soluzione della questione. Se ci riflettete un attimo vi rendete conto della assurdità della cosa ma così è e in un Paese di dietrologi non è facile toglierlo dalla testa a qualcuno.

Altra forma di protesta è il sit in. Non siamo ancora allo sciopero ma consente di “contarsi” e di far vedere la forza dei numeri della categoria che protesta. Soluzione cui faccio riferimento nel post sopra citato. E’ un modo per far vedere a chi si trova nelle stanze del Governo quale è il livello di insoddisfazione. Di solito ha un buon livello di partecipazione anche perchè non ci si rimette un euro.

Dopo il sit in passiamo allo sciopero. Qui si paga. Qui, cioè, ci si rimettono dei soldi. Se si ricorre allo sciopero chi protesta fa capire che si è passato il segno. Il livello di partecipazione allo sciopero dipende dal grado di insoddisfazione della categoria. Ci sono quelli che a uno sciopero di un giorno non partecipano perchè sostengono che non è efficace e che ritengono che uno sciopero efficace deve durare più giorni, fino allo sblocco della vertenza. A parte la normativa che regolamenta il diritto di sciopero, e che non permette di proclamare uno sciopero a oltranza, domanderei ai colleghi chi è in grado di perdere anche per un solo mese una parte significativa del proprio stipendio?

Mentre riflettevo su queste considerazioni mi è venuta in mente un’altra forma di protesta, silenziosa ma che potrebbe arrivare direttamente a chi ha responsabilità di governo. Potremmo indossare durante il nostro tempo di lavoro un distintivo con su riportato “2008”, l’anno dal quale siamo senza contratto collettivo. Sarebbe un modo per far notare a presidenti, assessori, dirigenti generali, deputati regionali, utenza e umanità varia, che i dirigenti della Regione Siciliana attendono qualcosa e la attendono da troppo tempo.

E tu, a che categoria di “protestante” appartieni?

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